Sardine che si agitano nel mare

logo sardine palermo
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Qualche giorno fa, narrano le cronache, che a Palermo si siano ritrovate circa 4000 “sardine”, persone, che tutte messe insieme, formerebbero un banco contro la deriva “fascista”, di questo paese. Il movimento nato intorno ai social network, raccoglierebbe individui che spontaneamente si raccolgono nelle piazze a manifestare appunto, contro la prepotenza di nazione rappresentate dall’attuale “Lega” di Salvini ivi compresa tutta la sua compagnia al seguito.

Fin qui tutto apparentemente interessate, seppur, sento la necessità di evidenziare un paio di cose che ruotano attorno a questo ormai celebre movimento della gente. L’ennesimo.

La prima è che a Palermo, un modo per celare un accordo nato clandestinamente tra le parti, viene espresso dietro alla maschera di un celebre modo di dire che è “pasta chi sarde”. Con questa piccola premessa, vorrei illustrarvi intanto quello che mi è arrivato durante questa “celebrazione” del pesce, per poi arrivare ad alcune considerazioni più generali sui movimenti della “gente”.

Ad esempio, probabilmente ispirati dalla possibilità di un accordo pasta con le sarde, ecco che in quella piazza erano presenti alcuni esponenti di tutto l’arco costituzionale politico del panorama cittadino che avranno pensato bene, di mescolarsi al banco sapido delle sardine per colmare il proprio vuoto d’esistenza. E’ sempre bello farsi due selfie con tanta gente intorno, specialmente se in prospettiva ci si vuole ricandidare.

Tra la loro, per dire, non ho potuto fare a meno di notare attuali Sindaci, ex candidati a sindaco con il centro destra (eh si, alleati di Salvini), ex senatori del Movimento Cinque Stelle, gran parte della galassia dei defunti/rinati di Liberi e Uguali e tantissimi amici di Italia Viva, i renziani per capirci, che da veri appassionati della spesa “low cost”, probabilmente sono andati da quelle per verificare l’occhio della sarda. Ora, questo “neonato” movimento, e scusate il gioco di parole, “nato dalla gente”, altra frase che si una per celare qualcosa di uguale e non libero ma che deve apparire naturale, si é presento alla piazza sotto forma di tantissime persone e questo di per sé é l’unico aspetto che finora ho apprezzato. 

Quello che però non mi piace, oltre al succitato impasto di ex qualcosa, é per esempio l’aver fatto di una rappresentazione popolare, un “brand”. Già, perché al di là del fatto che sia nato ed esploso così in fretta, la cosa che mi incuriosisce di più é questo fatto che si é subito pensato di registrare il marchio delle sardine. In sostanza è come se domani mattina scorreggiassi sul bus, e la prima cosa che pensassi di fare, piuttosto che dimostrare che quella non é puzza, ma fragranza, fosse quella di registrare la macchia sulla mutanda, elevata a simbolo della forza aggregativa che pirito e merda hanno di suo per costituzione.

Quindi, per sintetizzare, neanche sono nati e pochi giorni dopo hanno sentito la necessità di brandizzare “piazza e gente” allo stesso modo di come si identifica e marchia un qualsiasi sottoprodotto da discount. Perché dico questo, perché trovo assurdo che la prima cosa che si sia pensato di fare di un sentimento, sia stato quello di rinchiuderlo all’interno di un brand rivendibile in qualche contesto, magari che ne so, sotto forma di magliette. E lo capisco che Ficarra e Picone lanciarono una bella idea parlando della fama di Che Guevara nel mondo della moda, ma si può veramente circoscrivere in un logo, una in una piccola “r” un sentimento?

Successivamente, la seconda domanda che mi pongo e vi giro è poi sempre la stessa, finita l’aggregazione contro qualcuno, l’idea, l’ideologia, qual é? Ho letto il manifesto, ne condivido alcuni punti ovviamente, ma ci si può presentare ancora dicendo no ai partiti, no ai simboli, no alle ideologie? Ma veramente siamo convinti che serva un qualcosa di già visto che non parli ad una visione del mondo?  Io credo proprio di no, perché la necessità di oggi che poi è quella di sempre é avere una visione del mondo, delle cose del mondo, del funzionamento del mondo! Un’idea, un’ideale di mondo, e non mi basta dire no a Salvini e alla sua Lega, per sentire appagato il mio desiderio di realtà! Non servono i simboli, servono simboli associati ad idee e quindi ad ideologie.

Il fatto di aver alzato immediatamente le mani davanti a domande che facevano riferimento alla vostra idea politica del mondo, mi mette più paura dell’idea inutile del mondo che hanno i seguaci di Salvini!  Perché di domande ne abbiamo tutti tante e a queste domande devono rispondere visioni precise del futuro, non l’unione sotto all’egida di un marchio (pure brutto eh). Qual é lo spirito che succede alla piazza? Qual é lo spirito che metterà un qualcosa di concreto tra gli ex di tutto? Perché attenzione, quelli di cui parlavo sono già al loro posto in prima fila, non é che li schioderete così facilmente. Sono gli stessi che hanno ucciso qualsiasi argomentazione su ambiente, politica, dignità, lavoro e così via.

Nella vostra azione, al momento, ho visto solo la nascita di un marchio, di un logo, di un claim e di una piazza, piena, per carità, ma che risponde esattamente a schemi già visti e rivisti decine di volte! Sarete stati anche bravi a far presenziare tutte le ex al vostro “Life Achievement Award” riunendole al tavolo come un Jack Nicholson qualsiasi, ma non è sufficiente; sicuramente non è stimolante trovarsi in una piazza e rivedere le solite trite e ritrite facce tristi del fallimento. Questo lo abbiamo già visto decine di volte, in Sicilia poi migliaia; abbiamo avuto lenzuoli, forchette, forconi, onde e ora non ci mancavano pure i pesci.  Che poi anche a me piacciono le “idee” che vengono dalla “gente”, mi piacevano pure i “Cinque Stelle”, poi ne hanno voluto fare un brand senza identità e il risultato si é visto.

Mi piacevano pure le “forchette rotte” (non è vero), solo che già le vedovo posizionate alla destra della portata e infatti…  Mi vorrebbero piacere ancora le piazze, ma se a riempirle ci saranno sempre le questioni contro e mai le questioni pro, allora mi dispiace, ma fazzu a sulu, in solitaria.

Occhiu vivu!

Di complotti e ragionamenti (pausa)

Di maio salvini complotti e ragionamenti

Questi appena trascorsi possono definirsi con estrema franchezza i tre giorni più pazzi dell’ultimo ventennio della politica e allora non possiamo non occuparci con dei ragionamenti di ciò che è accaduto.

Eppure ne abbiamo passate negli ultimi vent’anni. Tra ribaltoni, D’Alemoni, Prodoni, Berlusconi, tecniconi, trattativoni e chi più ne ha più ne metta, niente e nessuno, aveva mai costretto l’Italia e gli Italiani a riflettere e discutere così tanto di politica.

“Prima di tutto gli italiani” uno slogan a forma di boomerang, di quelli che lo lanci e prima o poi ti torna indietro. Per il lanciatore la speranza ha un volto soltanto: riprenderlo al volo. Un errore potrebbe colpirlo alla nuca con irrimediabile danno.

Improvvisamente infatti, la possibilità del cambiamento ha reso i cittadini partecipi e questo, in politica è un bene, per i politici no. Un pubblico presente si può manovrare. Un pubblico partecipe lo si deve convincere.

Dopo aver analizzato i percorsi che fin qui hanno portato l’Italia a non avere un Governo, due Premier incaricati, uno con rinuncia e l’altro sospeso come un caffè al bar di Napoli è il momento di provare a formulare anche qualche conclusione.

Mentre le sorti del paese, dopo quasi quattro mesi dall’esito del voto, restano ancora in balia degli “scontri”, l’elettorato, prima convinto di aver trovato un nuovo nemico nel Capo dello Stato, adesso si trova a duellare e parteggiare fra Matteo e Luigi. Ci siamo infatti tutti svegliati con in testa una domanda: chi ha vinto e chi ha perso nella trattativa per il fallito “governo del cambiamento”. Salvini o Di Maio?

Questa, anche se per molti è soltanto la risposta senza un approfondito ragionamento, è comunque una questione che va analizzata.

Dicevo quindi, quello tra chi sia stato il vero vincitore morale di questa partita è il dibattito del popolo. I sostenitori degli uni e degli altri, dopo 24h passate ad insultare il Presidente della Repubblica, fino ad allora, accusato persino dai due partiti d’essere mandante del fallimento, hanno scoperto un nuovo nemico: l’alleato.

Il tarlo del dubbio infatti si è insediato un po’ ovunque. E’ bastato infine che Di Maio confessasse a denti stretti che Salvini in fondo lo avrebbe fregato, per far zompare dalle sedie anche i sostenitori del cambiamento più ottusi.L’input che forse il vero responsabile del fallito governo del cambiamento non sia stato Sergio Mattarella infondo non era difficile da ipotizzare. Tutti, nella loro vita, prima o poi si saranno trovati a dover fare un passo indietro per il bene di qualcosa. Persino i muli più cazzuti.

Tra i sostenitori di entrambi scricchiola l’armonia e tra chi accusa quello e chi accusa l’altro, alla fine bisogna tirare le somme sui fatti.

Abbiamo già raccontato la strategia vincente della Lega che, grazie alla fermezza di un equino ha in realtà raggiunto l’obiettivo di inchiodare al palo il movimento cinque stelle e lo stesso Mattarella, divenuto il nemico del popolo, ottenendo così l’obiettivo di un voto anticipato dopo un forte incremento della popolarità.
Di Maio invece sta sul filo. Rantola

Il leader degli stellati ha vinto proprio nulla ed abbastanza palese il fallimento di strategia promosso. Cospargendosi il capo di cenere, dopo una figuraccia stratosferica col Capo dello Stato e con la maggior parte degli italiani, ha compreso di essere stato fregato da Salvini. Ha fatto l’unica mossa che gli restava: chiedere scusa e tornare col cappello in mano dal Presidente.