Das Auto, Das Fidanken

Questa mattina, dopo 12 anni di “onorato”, quasi, servizio, ho rottamato la mia auto. Le ho voluto dedicare un pensiero affettuoso

Non ce la faccio, troppi ricordi.
Il fresco profumo di gasolio la mattina, quel continuo ticchettio sotto le ruote,
Ricorda il piacere di rimanere al buio di notte ed ogni singola lampadina cambiata.
Ricorda il brivido di viaggiare con gli stop continuamente bruciati.
Ricorda la mattina, quando speravo che girando la chiave ti mettessi anche in moto.
Ricorda la sensazione di non poter fare sorprese per la paura che ricambiassi di cuore facendoti trainare.
Ecco, oggi è il tuo ultimo viaggio, te ne sei andata come avresti voluto.
Sul carroattrezzi. Ancora una volta, per l’ultima volta.
Vai Meriva, insegna alle altre come ci si guasta.
DAS AUTO, DAS FIDANKEN
Tuo amato

La doppia preferenza. L’opzione di genere

doppia preferenza di genere

Si torna a discutere in Sicilia sulla preferenza di genere. L’Udc punta ad abrogare la norma, le associazioni insorgono. Cosa penso

Stamattina ho trovato questa notizia in rete. In poche parole, un Onorevole dell’ Udc siciliano ha richiesto che venisse abrogata la famosa e tanto reclamizzata legge che consente ai cittadini di poter votare segnando due preferenze in unica scheda, ma solo nel caso in cui, una delle due espresse, sia data ad una donna. Ovviamente si è scatenato un putiferio; associazioni e sigle di qualunque estrazione si sono mosse per fare scudo contro l’iniziativa del parlamentare e probabilmente riusciranno anche nell’intento di fermarla.

Onestamente sono convinto che le donne non abbiano bisogno di una preferenza di genere per essere elette. Sono in gamba, intelligenti e capaci da non dover necessitare di espedienti normativi per arrivare all’elezione. Ma questo è il paese del politicamente corretto, dove per affermare un principio di equità si interpreta il diritto di partecipazione.

E’ una norma che non mi è mai piaciuta e che abolirei. Il compito di partecipare al dibattito, alle liste, al governo, deve essere delle donne, senza che una legge stupida lo imponga.

Diversa invece è l’autonomia dei partiti che possono dotarsi di tutti gli strumenti interni utili a regolare la democrazia e la rappresentanza del proprio partito. La selezione va lasciata a loro, senza la necessità di un intervento normativo a far da “schermo”.

Penso che non ci sia neppure da discutere, ancora, su questo. Roma, Torino, lo stesso Governo Renzi, hanno una rappresentanza significativa, senza che nessuna legge sia intervenuta a “finta tutela” della categoria.

Adesso, attaccatemi pure.

Caro Mario Giordano

Vivono di contributo pubblico, eppure sono sempre pronti a dire agli altri, in particolare a noi siciliani, che rubiamo soldi dello stato. L’ultimo pezzo di Mario Giordano

Mario Giordano - SiciliaE’ singolare che a scrivere un pezzo del genere sia un giornalista che ha sempre scritto e/o diretto testate che “vivono” di contributi pubblici, che hanno meno lettori dei volumetti di preghiera della domenica e che stampano meno copie di un qualsiasi volantino di offerte da discount di periferia e che però, non si sono mai sognati di rinunciare al contributo pubblico all’editoria. E’ singolare caro Mario Giordano, che si preoccupi in questo momento dei soldi pubblici, senza minimamente comprendere le difficoltà di un territorio che senza quei boschi e quelle aziende colpite dalle fiamme rischia seriamente di morire. E’ ancora più singolare, caro Giordano, evidenziare le responsabilità delle amministrazioni regionali e locali, senza notare tutti gli elementi di “dolo” che hanno sviluppato quei danni. E’ singolare che la stampa, il suo giornale, si occupino di non informare ma di politicizzare gli eventi.
Ma tanto a voi chi ve lo tocca il contributo?
Ma tanto a voi che ve ne fotte?
E non si preoccupi per noi, caro Giordano, se ci saranno delle responsabilità politiche staremo così attenti da farlo notare alle prossime elezioni.
Nel frattempo però, si evitino pezzi del genere che fanno soltanto male ai cittadini che senza quei soldi rischiano di veder scomparire definitivamente il proprio territorio.

Senza nulla a pretendere.

Incendi: Sicilia ferita, adesso sosteniamo i territori

Al Ministro dell’ Interno Angelino Alfano

Al Presidente del Consiglio Matteo Renzi

Al Presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta

Al Capo del Dipartimento della Protezione Civile Franco Curcio

Si costituisca un fondo di solidarietà per i comuni siciliani colpiti dagli incendi di Giugno 2016

Abbiamo assistito ad una 48 ore di fuoco che ha reso la Sicilia un inferno ingestibile ed incontrollabile. Una situazione che ha messo in ginocchio diversi comuni del territorio, colpiti dalla violenza delle fiamme ed un sincronismo dei focolai apparso fin dal primo momento troppo perfetto per essere di natura “spontanea”. La Sicilia ed i siciliani, sottinteso che si debbano ancora verificare che gli incendi siano effettivamente di natura dolosa, è stata vittima di un attacco al polmone verde del territorio.

Appare chiaro però, che non “sospettare” che dietro al fuoco che ha devastato le Madonie e non solo, ci sia un atto coordinato e criminale sarebbe altrettanto grave ignorare i due precedenti segnali, già preoccupanti, che hanno visto vittime prima il Dott. Antoci, Presidente del Parco dei Nebrodi, scampato ad agguato armato e poi l’isola di Pantelleria, colpita da un attacco incendiario di natura dolosa.

Non se ne può più. L’economia muore, il territorio viene devastato e i cittadini si sentono abbandonati.

Ieri mentre ero al telefono col Sindaco di Collesano, comune fortemente piegato dai fatti, sentivo la rabbia dei cittadini che sbraitavano al suo fianco, impauriti, giustamente, sentendosi lontani dalla prontezza dello Stato.

Hanno fatto in modo che non bastassero i mezzi e le risorse umane, hanno messo in ginocchio le comunità, spaventato le persone ed innescato un sentimento di impotenza tra i siciliani.

E fa rabbia leggere qualche “imbecille” prendersela, con troppa leggerezza, coi lavoratori forestali, che è vero, per carità, saranno pure tanti, stagionali e in alcuni casi colpevoli, ma che non possono aver colpito al cuore, così ferocemente le proprie “case”, i propri terreni e le proprie famiglie.

Tutto ciò non è tollerabile e si deve immediatamente reagire e agire!

Il fuoco e le fiamme di queste ore sono un chiaro attacco allo Stato. Non ci sono i mezzi e gli uomini per gestire situazioni di pericolo così ampie e vaste, “organizzate”, “accaduti”, con uno stile terroristico, più o meno come gli attentati di Parigi e con danni al patrimonio, come accadeva ai tempi dei “Corleonesi” (Roma e Firenze), praticamente un evento terroristico-mafioso atto a destabilizzare la nostra Regione e non solo.

Accertare le responsabilità è chiaramente il primo atto da compiere. Aiutare i territori colpiti il primo ad ex aequo.

Appare fin troppo evidente il “piano organizzato” per colpire le istituzioni, terrorizzare i siciliani,  immobilizzare l’economia e la vita di centinaia di famiglie oltre che le risorse di ognuna di loro.

Ci hanno attaccato, ferito e abbiamo il dovere di reagire, di solidarizzare e di sostenere. Roma metta immediatamente dei fondi per aiutare famiglie e le aziende che da subito devono rimettersi in piedi. La Regione Siciliana si premuri a trovare strumenti per potenziare le risorse a disposizione per la tutela del territorio. La Protezione Civile attivi dei protocolli di emergenza per ricostruire quanto è andato perso. Si militarizzino i nostri boschi e le nostre riserve. Non possiamo dormire sapendo di  aver già perso mezzo polmone di Sicilia e rischiando che ci colpiscano ancora.

scritto per Possibile.com il 17 giugno 2016

La Sicilia che dice No al Referendum

Tre buoni ragioni per dire No al Referendum di Ottobre. La Sicilia ha il dovere di salvare la nostra costituzione ed il nostro paese

referendum no possibileNoi Italiani siamo cresciuti col diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione e con quell’articolo 48, che consegna ad ogni cittadino il diritto di voto. Diritto che va espresso secondo il principio della libertà, personalità e segretezza dello stesso.

Libertà dunque di scegliere personalmente e segretamente anche la propria rappresentanza nelle istituzioni. Eppure oggi, tutto questo sembra essere messo in discussione, secondo logiche di potere e di visione che immaginano un Paese consegnato a poteri sempre più centralisti e autoritari, in controtendenza dunque, al legittimo fondamento della proporzionalità delle idee e della rappresentanza.

Su tutte, tre ragioni, da Siciliano, mi preoccupano in particolare: una Nazione di Fedelissimi, una Nazione di Trasformisti,una Nazione in mano alla mafia e ai colletti bianchi.

Diciamo No ai fedelissimi

E che ve lo dico a fare? Una spartizione a tavolino che non chiama in causa l’elettorato, che democrazia garantisce?

Abrogare l’Italicum che porta alla Camera una lista di nominati, che poi è il miglior metodo per ottenere un consenso blindato. Cento collegi garantiscono al Presidente del Consiglio e al suo Governo, di qualsiasi matrice esso sia, che ampia parte del Parlamento sia composto da fedelissimi, che mai e dico mai, avrebbero ragione di cedere il passo a motivazioni che non siano puramente opportunistiche.

Diciamo No ai trasformisti

In Sicilia abbiamo un esempio lampante: nelle ultime legislature abbiamo visto eleggere due Governi nati esclusivamente grazie a liste che si sono riempite di candidati passati, sia prima che durante, da tutte le formazioni politiche del territorio in modo assolutamente trasversale. Da Forza Italia ai Democratici, dai Democristiani, ai Socialisti e persino dai Cinque Stelle verso tutte le altre destinazioni. L’obiettivo unico, senza appunto neanche troppe precauzioni per celarlo, è sempre stato uno: saltare sul carro del vincitore, cioè, del Governatore eletto e promuovere, alla luce del sole, il proprio apparato di potere.

Non v’è stato alcun sentimento ideologico, e vabbè ormai lo sappiamo, ma fatto ancor più grave, non c’è stata alcuna preoccupazione verso il proprio elettorato.

L’appartenenza è il fine ultimo, forse neppure un elemento considerato, verso la corsa alla spartizione del potere.

Veramente, dunque, siamo disposti ad avere un Senato occupato acriticamente da trasformisti senza riferimenti?Veramente vorremmo un’ulteriore pletora di nominati di gelatina, che, già nel recente passato, hanno ottenuto un amalgama frutto esclusivamente di interessi personali?

Diciamo No alla criminalità organizzata

E qui veniamo al punto. Soldi, potere e immunità. Che si può volere di più? Troppo facile per la mafia consolidare in pochi passi un sistema perfetto di lecito potere. Colletti bianchi che si allocano in un partito e che, senza troppi filtri elettorali, potranno decidere le sorti del Paese. Con una sola elezione porterebbero i loro uomini dai Comuni e Regioni allo Stato Centrale, controllando e gestendo, di fatto, normative nazionali che influenzano quelle locali, con in più, il beneficio dell’immunità ottenuto grazie allo scranno romano.

Con la modifica della Costituzione ad esempio, verrebbe riservato al governo nazionale il diritto di decidere sulla costruzione di grandi opere dichiarate di interesse nazionale, anche di fronte alla contrarietà delle popolazioni locali e dei Comuni. La facilità di inquinamento delle azioni amministrative, appare dunque evidente. Grazie alla sottrazione di poteri alle Regioni e ai Comuni e con un sistema elettorale che premia il “regime di fedeltà”, sarà semplice bypassare il volere dei cittadini. E questo, per la criminalità nostrana, sarà il compimento del delitto perfetto.

Cittadini, come abbiamo visto, che verrebbero dunque privati di alcuni diritti fondamentali, come il diritto di rappresentanza e di una parte consistente della democrazia. La partecipazione ce la siamo già giocata, anche se, questo referendum, può segnare il ritorno di un’Italia che partecipa.

Ad ottobre abbiamo il dovere di fermare questa scellerata riforma voluta dal Governo Renzi e dai suoi fedelissimi. Un’Italia, una Sicilia, che dicano NO al centralismo, all’autoritarismo e alla scomparsa della Nazione, positiva, democratica, che conosciamo.

Per comprendere meglio la proposta alternativa di Possibile è stato attivato un sito http://www.iovoto.no/ con tutte le informazioni e la possibilità di partecipare alla nostra campagna.

Scritto per Possibile.com il 3 giugno 2016

Quelle morti in via Castelforte

Oggi il giornalista di Rai Tre, Marco Sacchi, ha perso la vita percorrendo la via Castelforte. Occorre una riflessione seria sul quell’importante tratto che veicola il traffico di Mondello

via castelforteLa via Castelforte è di una pericolosità unica. La morte di Marco Sacchi, giornalista di Rai Tre avvenuta questo pomeriggio, è solo l’ultima delle tante accadute lungo quel piccolo tratto di strada che collega Pallavicino a Mondello. Basta guardare i pali della corrente elettrica per rendersi di quante persone, troppe, hanno perso la vita in quei due km, nel tratto tra piazza Pallavicino e piazza Castelforte, di asfalto rattoppato. Un budello, largo giusto lo spazio per due vetture e nel punto più curvo, regolato da un semaforo alternato che molti imbecilli sono soliti non rispettare. Un luogo la cui pericolosità, come spesso accade, viene ignorata dalla non curante frettolosità e disattenta guida di chi l’ attraversa.

Dalla via Castelforte, anche per l’elevato numero di abitazioni che la sovrastano, transitano ogni giorno un numero di auto, bus, moto, biciclette e pedoni da fare invidia ad una delle arterie principali della città. Per gli abitanti e i lavoratori di Mondello e Partanna ha la stessa funzione della più famosa via Ugo La Malfa, eppure, l’incuria, il disordine e la violazione delle più elementari regole di civiltà sono l’evidenza. Praticamente per superarla c’è un livello di difficoltà da far invidia al gioco del momento: l’escape street (room).

Se volessimo percorrerla da Pallavicino in direzione Modello, secondo google sarebbero sufficienti cinque minuti, ci ritroveremmo immediatamente imbottigliati tra le auto che sostano in doppia e tripla fila subito all’imbocco da piazza Pallavicino. Ti deve andare di culo che non stia arrivando uno degli autobus di linea in senso contrario o da via Mater Dolorosa, mezzi, che spesso si trovano a limare specchietti, fiancate e tetto, tra balconi sporgenti e auto in doppia fila.

Automobilisti e talvolta anche residenti infatti, non si preoccupano di sostare e/o occupare buona parte della carreggiata e in alcuni casi persino in entrambi i sensi di marcia, lasciando al resto del traffico un corridoio utile solamente al passaggio di utilitarie e moto.

Superato il primo incubo, sei entrato in una sorta di territorio minato, dove il manto si va sbriciolando ad ogni pioggia e che nelle giornate invernali mutano le buche in piccoli laghetti artificiali utili al sostentamento di uccelli e cani randagi. Per non parlare poi dei tradizionali allagamenti dell’ultimo tratto, quello vicino al Carrefour, dove direttamente puoi allenarti per i regionali di nuoto su fogna. Problema anche questo da non sottovalutare; pensate a quanto è stretta la strada e quanto possa essere pericolosa l’acqua sollevata dai mezzi che la percorrono in senso contrario in prossimità di marciapiedi e pali. Mi è capitato più volte di restare al buio, sommerso improvvisamente, per diversi secondi, che nei casi più sfortunati sarebbero potuti rivelare fatali. Non sto qui a dire quali sono i rischi per i motociclisti e i ciclisti.

Sperato che non piova dunque, devi pregare il cielo che sia stata regolare la raccolta dei rifiuti che, quando abbondano, occupano anch’essi un consistente fetta di suolo carrabile, ove poi, ancora, devi augurarti che qualche altro “intelligentone” non abbia provveduto a spostare i cassonetti per far largo alla propria autovettura in sosta, mettendo di traverso gli stessi. Tutto questo immaginando che per una volta nessuno abbia lasciato rifiuti ingombranti in prossimità dei cassonetti (divani, poltrone, mobilio, porte, finestre, elettrodomestici).

Schermata 2016-05-25 alle 22.00.15Oltrepassate le avversità astrali, si torna ancora sulle problematiche più banali. Tipo Il calcetto che sta dopo il semaforo proprio sulla curva cieca col traffico regolato dal semaforo e che non segnala, a chi esce dalla struttura, il senso di marcia in atto. Quindi magari vai a sinistra, direzione mondello, quando il verde ce l’hanno quelli che arrivano da destra convinti che non possa arrivare nessuno.

E’ andato tutto bene anche se hai attraversato il percorso evitando le auto che sbucano con premura dai cancelli dei residence e che si affacciano direttamente sulla strada o le vecchine che escono improvvisamente dalle persiane. Senza dimenticare l’infinità di stradine con lo sbocco nascosto da cassonetti o auto parcheggiate, da cui escono anche mezzi pesanti. Restano in campo da considerare le variabili, velocità e sorpassi, sempre in agguato in entrambi i sensi.

Non va dimenticato inoltre che di notte, al semaforo, è capitato pure che facessero dei “fermi”, cioè rapine, che hanno lasciato automobilisti in preda al panico e motociclisti senza il mezzo.

Nell’ottica della speranza e del colpo di fortuna, attraversandola, devi sempre e comunque augurarti una buona dose di fortuna, che non ci siano pedoni di notte o corridori di mattina.

La frittata dunque è sempre dietro l’angolo, per questo ritengo intollerabile la pantomima del come è successo e del come sia potuto accadere. E’ sempre un miracolo il giorno in cui non accadano gravi fatti come quelli che oggi hanno fatto perdere la vita al giornalista, a prescindere dalle specifiche responsabilità dell’incidente.

Personalmente ho visto il sig. Sacchi fare il suo lavoro tante volte, con serietà e professionalità. Mi raccontano da più parti che fosse un uomo di una gentilezza che ha pochi pari.

Mi dispiace tanto, mi dispiace per questa città e per tutte le persone che in questo momento stanno soffrendo la sua scomparsa.

Con Antoci a Sant’Agata di Militello

Ieri a Sant’Agata di Militello (Me) 5mila persone hanno sfilato in corteo in solidarietà alle forze dell’ordine e al Presidente del Parco dei Nebrodi

Con Antoci a Sant’Agata di MilitelloSono le 9.30 di un sabato mattina di maggio, mi muovo velocemente in mezzo alla folla tra un dopobarba e l’altro, tra un alunno sorridente ed un anziano claudicante. Sant’Agata di Militello è in fermento, come non si vedeva dal 1992 ricordano alcuni cittadini. Ci sono facce, donne, uomini e ragazzi che si mischiano a fasce tricolore provenienti da tutte le comunità dei Nebrodi.

Tra loro, riconosco la Sicilia che sa ancora respirare il fresco profumo della libertà e della dignità. La stessa folla che non si nasconde dietro la viltà di uomini che colpiscono nella notte. Quei siciliani che apprezzano l’impegno e il coraggio di persone perbene, trasformati in eroi per il semplice fatto d’essere normali. Quella stessa Sicilia che sa emergere dal submondo di infedeli che la infesta. Come ha sempre e sottolineo sempre, dimostrato di saper fare.

Giuseppe Antoci, Presidente del Parco dei Nebrodi, la Polizia di Stato e i quanti potevano essere vittime inconsapevoli, le mogli, i figli, i cittadini, di quel vile attentato di mercoledì 18 maggio, sanno ancora di più di non essere soli.

I Siciliani sono con voi, a testa alta, come quei ragazzi di Tortorici che oggi sono intervenuti con più voce dalla piazza, sottolineando a polmoni pieni, che i Nebrodi non sono della mafia, che i suoi abitanti sono liberi.

Intervento di Vito Lo Monaco

Intervento di Fabio Venezia

Intervento di Tano Grasso

Intervento di Rosario Crocetta

Intervento di Giovanni Ardizzone

Intervento di Giuseppe Antoci

pubblicato su Possibile.com il 22 maggio 2016

Antoci e la questione dei Nebrodi

Antoci e la questione dei Nebrodi

Domani a Sant’Agata di Militello al fianco di Giuseppe Antoci e della Polizia di Stato, contro la mafia con le persone perbene

Il Parco dei Nebrodi rappresenta l’area verde protetta più grande dell’intero territorio siciliano e ricade su tre delle nove province della Regione: Messina Enna e Catania per un totale di 86 mila ettari e in 24 comuni. Appare subito chiaro che in Sicilia, qualcosa di “grande e protetto”, non possa non essere oggetto di attenzione dei più svariati settori della criminalità organizzata, che ricavano centinaia di milioni di euro, creando anche un clima di connivenze e potere, per il quale si può addirittura arrivare a sparare in una notte del 2016.

Ed è sulle tracce di questi affari che si è messo Giuseppe Antoci, presidente del Parco dal 2013, col supporto dell’Amministrazione Regionale e di qualche amministratore del territorio, il Sindaco di Troina (En) Fabio Venezia su tutti. Da allora, su quella carica, si è creato un clima a dir poco teso, sfociato nell’agguato di mercoledì 18 maggio.

La posta in gioco, al momento, riguarderebbe la gestione allegra, definita dagli operatori un “patto sociale”, che consentirebbe l’utilizzo per pascolo, a canoni irrisori, dei terreni demaniali. Nasce così il “brand” “mafia dei pascoli” o “dei terreni agricoli”, interessato principalmente alla gestione di contributi europei, per il valore, dicono, di quasi un miliardo di euro. Almeno così ritengono il Governatore Crocetta e lo stesso presidente Antoci.

Un “affare milionario” osteggiato dal Parco dei Nebrodi attraverso anche un protocollo di legalità firmato con la Prefettura di Messina, che prevede, tra le altre cose, la richiesta di certificazione antimafia e dei carichi pendenti anche per chi intende stipulare o rinnovare contratti di piccolo importo, e comunque ben al di sotto della soglia prevista per legge. Un documento che non sarebbe stato gradito dai mafiosi locali, che avrebbero dunque organizzato il tradizionale “rituale” di minacce che poi, con progressiva evoluzione di violenza, sono arrivate ai colpi di fucile di mercoledì scorso.

Per capire l’importanza di questo atto, si può tenere conto che, ad esempio, per raccogliere 100 mila euro di pizzo occorre taglieggiare almeno 20 attività imprenditoriali sul territorio, 5 mila euro all’anno ciascuno dicono le cronache, con tutti i rischi che ne conseguono: denunce, intercettazioni, testimoni, etc, mentre, servendosi di un terreno indebitamente gestito, a fronte di una spesa di 30 euro ad ettaro, chi ottiene la concessione gode, di un contributo di circa 3 mila euro per ettaro. Insomma un bel business, tranquillo, ai danni della comunità.

Il Presidente Antoci, coperto da solidarietà istituzionale, a cui anche Possibile si è affiancata, si è dichiarato pronto ad andare avanti, con più forza e decisione di adesso. Per questo domani, sabato 21 maggio, il comune di Sant’Agata di Militello (Me), la Fai Antiracket e tutti i sindaci del comprensorio nebroideo, manifesteranno in solidarietà dello stesso Giuseppe Antoci, di Daniele Manganaro, dirigente del Commissariato di Sant’Agata che si è trovato coinvolto nella sparatoria, nonché di tutta la Polizia di Stato.

Pubblicato su Possibile.com il 20/maggio/2016

Vittime d’eroi distratti

Terrore per creare vittime e generare eroi. Sembra questo il trend della nuova generazione, degli antimafiosi 2.0, dei parolai di questa nuova stagione

Il carro armato per demolire l’antimafia è partito. I suoi cingoli sono pronti a distruggere quanto di buono si è riuscito fin qui a costruire; sensibilizzare l’opinione pubblica e formare una interiorità critica. A guidare la retata di coscienza, un anonimo plotone disorganizzato, che da questa partita, forse, non è riuscito per tempo a guadagnarci qualcosa.

C’è un astio pastorizzato, polveroso, rancoroso, accumulato come solo il tempo sa fare nelle cantine dove si conserva il vino buono, che poi, una volta aperto, nasconde il sapore acido e nauseante dell’aceto.

E loro hanno saputo aspettare. Ora sfornano tonnellate d’articoli ed inchieste che puntano a misurare la forza di una “contro controintormazione” che sembra desiderosa d’erodere ogni giorno il margine positivo conquistato dopo gli anni di morte e dolore.

Forse si è persa memoria storica della Palermo anni ’80, di proiettili e lupare, immersa fino al collo negli “anni di piombo”. O forse, peggio ancora, se l’augurano quella città sangue e merda che fu Palermo. Perché si sa, ovunque ci siano vittime, nascono gli eroi.

E quindi uccidiamola sta memoria, uccidiamolo sto presente che sta consumando la piazza.

“Questa antimafia non ce l’ha fatta, rifacciamola!” è il nuovo mantra dei parolai. “Tanto vale provare a ripartire da zero” dicono, appunto quasi un auspicio al terrore che generò la schiera di eroi veri,che celebriamo ancora e, degli eroi distratti che ne compromettono l’insieme.

Lo so, è una grave e forte provocazione, la mia, ma di questo passo torneremo a respirare quell’aria, come se questo clima infame non ci bastasse ancora.

Si deve fare molta attenzione, il baratro é vicino. Siamo vittime della distrazione, compromessi, affranti, ma non si può tornare indietro, non si può tornare al passato.

Travolti da un insolito destino d’onestà

Dopo la raffica di espulsioni alla Camera e al Senato, dopo l’allontanamento del Sindaco di Quarto e di quello Gelese, arriva la sospensione per Pizzarotti a Parma. E’ corretto questo concetto di onestà?

I Cinque Stelle amano farsi male da soli, ormai ne abbiamo le prove. Creano una classe dirigente pulita, la coccolano, la esaltano e poi la espellono o sospendono senza troppi giri di parole. Isolano praticamente tutti gli amministratori di rilievo fin qui eletti regalandoli, di fatto, al Partito Democratico che, con la sensualità tipica della corte, mostra il suo terzo capezzolo spalancandogli le porte.

Ragazzi, ci vuole una riflessione seria sulle regole di trasparenza del Movimento o presto la disillusione prenderà il sopravvento. Ne va le della qualità della vostra proposta di onestà. La richiesta di trasparenza non può superare ogni regola democratica di questa nazione.

E’ giusto, per carità, bisogna essere prudenti anche sugli onesti, ma fate attenzione agli eccessi di snobismo.

La burocrazia ti espone al giudizio più spesso di quanto si pensi e, a volte, più di quanto sia realmente necessario. Ecco, la realtà, “questa sconosciuta”, mi viene da pensare. Oggi, il Movimento, per resistere a se stesso necessita di una riflessione fatta di sostanza e concretezza. Attenzione alla cecità delle regole, specialmente di quelle scritte senza tener conto dello stato delle cose.

Sì alle regole, sì alle buone prassi, sì anche alla tutela del proprio patrimonio umano.