Vittorio Sgarbi e quella voglia di Sicilia

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi e le provocazioni
Vittorio Sgarbi e le provocazioni

Vittorio Sgarbi ci tiene proprio “a prenderci per il culo”. Ed io lo capisco.

La sua candidatura, ennesima, resta un modo simpatico per far parlare di sé e occupare i giornali con le sue sparate. I giornalisti ed i quotidiani ringraziano.

Uomo di televisione, cultura, arte, politica, e tanto altro ancora, Vittorio Sgarbi è sempre al centro della scena, qualsiasi cosa faccia.

Capiamoci: io lo amo. E’ un personaggio di cui l’Italia non può fare a meno. Un vero adone della notizia, anzi erotico, citandolo, praticamente come le colonnine di destra dei quotidiani: tu cerchi la notizia, ma alla fine la buttano sempre sui culi.

Ed io lo amo, ripeto, perché quest’Italia cialtrona, senza un Vittorio Sgarbi, dovrebbe sostituire l’ ironia con altre cazzate, tipo quelle di Salvini. Matteo della Lega, che non ne fa una questione di satira, ma di programma e questo alla fine della fiera, appunto, diventa un problema, non uno spasso. Al contrario di Vittorio.

“La politica è eros. E non mi venite a sostenere che è attraente ed erotico Armao: mi dicono che abbia delle splendide giarrettiere inglesi… oppure Lagalla… Vi sembra erotico Musumeci? Micari è erotico come un baccalà. Fava invece non è male: ha un suo erotismo drammatico” (fonte Repubblica Palermo).

Logo Mir Vittorio SgarbiE’ cominciata così la nuova campagna, stampa, di Sgarbi e del suo MIR (Moderati in Rivoluzione) alla ricerca di un “Rinascimento Siciliano”. Due battute, messe là, come esca appunto, per mettere in chiaro le cose, soprattutto una: sono pronto a buttarla in caciara! Alla ricerca di voti, sicuramente. Alla ricerca di visibilità, immancabilmente.
Un classico.

E devo dirvi la verità, il piattume che si prospettava per questa tornata elettorale era assai evidente; Con Crocetta fuori dai giochi, Fava e Musumeci che si scambiano amorevolmente mazzi di fiori e con i Cinque Stelle impegnati a tradurre i discorsi di Cancelleri, si rischiava la noia.

E per non farci annoiare, il nuovo risorgimento di matrice sgarbiana, ha già messo sul piatto nomine assessoriali di livello, artistico, quali il cantante Morgan o del comico e presentatore tv Piero Chiambretti per non parlare delle più “anti-sistema” Mori-Contrada o di quelle “gay friendly” come Wladimir Luxuria.

Insomma, il tentativo, tedioso, è di entrare “in competizione” a gamba tesa, nonostante sia una battaglia già persa in partenza. Lo sanno tutti. Pure Sgarbi, che si da già al 4%.
Ma con simpatia.

Una pratica che usò pure a Salemi (Tp) quando ne divenne Sindaco; chiamò ancora Morgan, appena epurato dalla Rai, Alessandro Cecchi Paone che sostituì in corsa un altro famoso, Oliviero Toscani e tanti altri ancora.
Un sistema che non va premiato certo per originalità, diciamocelo (pure io voglio fare richiami a personaggi famosi). E non solo per via di Sgarbi.

Più recentemente infatti sono ancora fresche le fallite “nomination” del primo Crocetta in Regione (Battiato-Zichichi), di cui Sgrarbi era grande sodale ai tempi di Salemi o di Virginia Raggi che ci provò a Roma con il rugbista Andrea Lo Cicero. Un utilizzo del “political-show” all’ americana, l’attore Reagan fu addirittura Presidente o per andare un po’ indietro nel tempo, alla romana, Caligola, un’altro “matto di successo”, che nacque un po’ prima di Vittorio e che nominò al suo fianco un cavallo.

In Italia comunque, giusto per riassaporarne il gusto, furono storiche e di berlusconiana memoria le elezioni ottenute da Iva Zanicchi in Europa e a Palermo, su tutti, Totò Schillaci al Consiglio Comunale.

Vittorio Sgarbi e Totò Cuffaro
Vittorio e Totò in una foto pubblicata stanotte (13 settembre) da Sgarbi sul suo profilo Fb.

Un altro Totò di Sicilia (se vi sfugge la citazione leggete qui); Eh sì, perché sul “rinascimento show” c’è finito pure lui, Totò, però Cuffaro. L’eroe dei due torti.

Già, perché un’altra delle risposte che Totò Cuffaro ha dato sulle elezioni di novembre é stata proprio la candidatura di Vittorio: “farei voto disgiunto”. Totò che parlò, pur avendo un grande amico in corsa, l’ex Rettore e suo ex Assessore in giunta, Roberto Lagalla che viaggia, dopo l’ennesimo tentativo di candidatura fallito, al fianco di Musumeci.

E se di sicuro non è per un fatto esclusivamente politico, l’ex Presidente risulta sodale a Sgarbi per ciò che lo stesso critico d’arte pensa della sentenza che lo portò in prigione: “vittima della magistratura”, come Contrada e Mori, già citati. Una solidarietà che Totò, a mio avviso, ironicamente, ha deciso di contraccambiare con un endorsment, “fasano”, ribadisco sempre a mio avviso, elettorale.

E se di Cuffaro tutti sappiamo, nel curriculum dell’eccentrico critico, ci sono decine di “querelle” legali contro le toghe e non solo. Per citare la più famosa, una condanna per diffamazione che subì in favore del pool di Mani Pulite per una dichiarazione del 1994 a “Sgarbi quotidiani”. Ma questo non è il nostro campo.

E tra le cose che meno, forse, ci ricordiamo, c’è un’altra esperienza siciliana e risorgimentale, anzi rivoluzionaria, di Sgarbi. Nel 2012 infatti, provò a diventare di Sindaco di Cefalù; dopo due sentenze che lo videro perdere (ancora i magistrati, sic!), in virtù dell’art. 143 del D. Lgs. n. 267/2000 che prevede l’incandidabilità al primo turno elettorale utile per gli amministratori di enti sciolti per infiltrazioni mafiose (fonte Wikipedia), finì così l’avventura di Salemi (Tp), riuscì comunque ad arrivare al voto del 6 e 7 maggio, non ho ben chiaro come, piazzandosi però al terzo posto tra i vari candidati con il 16,8% dei voti.

Ma se in Sicilia i tentativi politici, con questo, al momento, si fermano a tre, è su tutto il territorio nazionale che Vittorio ha collezionato incarichi e frequentazioni che a citarli tutti ci vorrebbe un mese. Uno sforzo che lascio alla vostra curiosità, ma che voglio rendervi più succulento dicendovi che esiste una lista, di partiti e incarichi, da far invidia a Ferrandelli, che però è ancora “giovane”. Ma se posso “spoilerarvi” qualcosa, alcuni passaggi resteranno per sempre inarrivabili: tipo il Partito Monarchico o le candidature simultanee, cioè nella stessa competizione ma su comuni diversi, con il PCI e il PSI del 1990 . Chissà!

Buon divertimento, rivoluzionario, anzi rinascimentale.

Giovanni Bivona, eroe contemporaneo

Giovanni Bivona (foto presa da qualche parte nel web)

Giovanni Bivona se n’è andato così come era arrivato nelle case di tutti noi: in una notte. Il suo “protestiamo!” seguito da un cazzotto alla parete, diede il via ad uno dei tormentoni della prima era di Youtube in Italia ed in particolare in Sicilia, dove internet ancora per molti era un miraggio.

Una clip che passava di cellulare in cellulare, da pc a pc, da penna usb a penna usb, che all’epoca, in campo informatico, equivaleva a trasferirsi l’aids senza preservativo. Tutti corremmo il rischio di contagio, per avere, finalmente, il piacere di quel montaggio strampalato sul proprio dispositivo.

Il web e in particolare con l’arrivo di Youtube, creava miti e fenomeni fino ad allora intrappolati presso tv locali oppure relegati al semplice appellativo di “personaggio bizzarro” o “matto di paese”. “Fenomeni” per pochi, cominciavano da quel momento ad invadere le nostre case.

Non c’è uno in questa regione, uno solo, che non si ricordi di lui. Tutti ci divertimmo ad ascoltare quello sgrammaticato signore, “linobanfesco” nell’aspetto, che si proponeva su internet e sulle tv locali, per un voto alle amministrative agrigentine del 2003 (500 preferenze). Tre minuti di puro “scialo”, dove non si capii mai il confine tra satira e realtà, ma soltanto una cosa: “protestiamo!”

Giovanni Bivona VolantinoUn monito che lo rese celebre su scala nazionale, con tre anni di ritardo rispetto alle elezioni per cui si candidava, con tanto di interviste e trasferte reportage dalla sua attività di barbiere. Ne parlò persino il “Corriere della Sera“. Ricordo pure quel pomeriggio che ebbi la forte tentazione di passare da Agrigento per il solo piacere di farmi una foto con lui.

Io lo devo conoscere!

Poi mi arresi alla pigrizia e non se ne fece nulla.

Bivona eroe moderno e siciliano. Ispiratore/ispirato di/a una politica “cialtrona” e televisiva, chiassosa e sconclusionata, che aspirava però a parlare alla pancia della gente con temi quali il lavoro, la famiglia e il matrimonio con la mitica frase di sconforto: “così non ci saranno neanche produzione umana” ed infine, l’immancabile tema scottante dell’agrigentino: l’acqua.

“Manca l’acqua, a chiuvutu da matina a sira. Un invernu ca chiove e manca l’acqua!” da qui il secondo tormentone della clip “diciamo tutti insieme grazie che ho bevuto” e poi “un mi potti fare a doccia” e “fazzu na tanfa di moriri”, insomma, per farla breve, un linguaggio al limite del cabaret, montato ad arte con tanto di inno nazionale come sottofondo e gruppetto di giovani a far da coro in puro stile “Forza Italia”.

Praticamente un antesignano di quella politica della gente tra la gente che diventò, pochi anni dopo, il cavallo di battaglia del neonato “grillismo”.

Ecco chi era Giovanni Bivona, un “eroe” e primo vero grillino della storia della Sicilia.

Ti abbiamo voluto bene e te ne vorremo per l’eternità.

E protestiamo!

Una vecchia canzone siciliana, amica mia

squadra sicilia una vecchia canzone italiana

Come nelle storie delle grandi rock band italiane degli anni ’60, il centro destra siciliano, schierato in formazione, ha evocato la grande “Reunion” per il concerto elettorale del cinque novembre di quest’anno. Tornati a dirigere il traffico (cit.) dopo i fasti del “61 a 0” degli anni 2000, gli ex colonnelli di Berlusconi in Sicilia, si presenteranno di nuovo uniti.

Emozionati, stempiati, brizzolati, claudicanti e con gli occhi lucidi, senza lasciar trasparire alcun rancore personale per il passato, dopo anni di insulti, di accuse, di tradimenti, di relazioni “extraconiugali”, di inciuci, gli uomini di Miccichè, al completo, come la Squadra Italia al Sanremo del ’94 (le coincidenze eh!), sono pronti a riproporci “una vecchia canzone italiana”. Anzi siciliana.

“Sentirai
una radio che suona lontana
canterà
una vecchia canzone italiana
rivedrai
in attimo il tuo primo amore
passano gli anni e la vita però…
una canzone no…”

Davanti alla sala stampa gremita c’erano proprio tutti: Saverio Romano, Renato Schifani, Gianfranco Miccichè, Roberto Lagalla, Gaetano Armao, Raffaele Stancanelli, Francesco Scoma, Giusi Savarino e persino Ignazio La Russa a fare il Wess della situazione e, ovviamente, al primo microfono Nello Musumeci.

Immagino invece commossi, dietro ad uno schermo, gli uomini e le donne di Alfano, nostalgici, persi e vuoti, come Little Tony, Bobby Solo e Orietta Berti, sciogliersi in lacrime per il mancato invito.
Che poi in realtà di inviti ne hanno ricevuti parecchi e, a quanto pare, qualcuno pensa pure di accettarli. Tanto da indurre Cascio, Vicari e Castiglione a cantare al balcone delle primarie “tanta voglia di Lei”

Mi dispiace devo andare
il mio posto è là
il mio amore si potrebbe svegliare
chi la scalderà?
….nella mente c’è tanta, tanta voglia di lei.

Traballa infatti l’accordo con l’area del potere temporale e spirituale del Partito Democratico “Cardinale-Faraone” e la nuova “Rete” di Orlando, impassibile sul palcoscenico, intento a cantare il suo “minchia signor tenente” in favore del Rettore palermitano Fabrizio Micari.

Forse possiamo cambiarla ma è l’unica che c’è
Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Forse cent’anni o duecento è un attimo che va

Da Fabrizio a Fabrizio, quello “vero”: Ferrandelli e la sua solita punta del cono (autocit.). Anche lui creatura Orlandiana, il Tony Dallara siciliano è rimasto fuori da tutte le coalizioni e combinazioni possibili. Aveva provato ad affiancarsi all’opzione Roberto Lagalla, sostenuto anche dal nuovo amico Saverio Romano e che, alla fine, come il Mario Merola del ’94, ha deciso di fare il vero straniero della “squadra siciliana”, accettando l’invito di Micciché.
E nella Sicilia di Gianfranco non c’è spazio per Fabrizio, sgradito come la bionda dei Ricchi Poveri ad una rimpatriata.

La cosa che mi più crea ansia adesso è con chi riuscirà a chiudere un accordo di candidatura.
Da Fava, e alla coalizione di riferimento, non può avvicinarsi: è stato appena candidato a Sindaco di Palermo dal Pdl e non v’è stato il tempo di dimenticare.
Col Pd c’è Leoluca Orlando, sua nemesi. A Crocetta non può neppure pensarlo, si dimise dall’Assemblea Regionale proprio per “protesta” con il suo Governo.

Insomma, probabilmente toccherà raschiare tutto il coraggio dal barile, chiamiamolo così, candidandosi in proprio. In alternativa resterà fuori, a dirigere il nuovo traffico all’interno di Palazzo delle Aquile cantando “uomini soli”.

A volte un uomo è da solo
perché ha in testa strani tarli
perché ha paura del sesso
o per la smania di successo

Ammucchiata in Regione, amica mia

Ammucchiata amica miaAll’alba dell’ormai certa candidatura del Rettore Fabrizio Micari si ricompatta, quasi definitivamente, l’ammucchiata che ha già visto trionfare a Palermo Leoluca Orlando. Unici a sfilarsi, rispetto alle elezioni di primavera, mi riferisco alla stagione, sono gli uomini e le donne di Sinistra Comune, tenuti al palo e fuori dalla giunta il giorno dopo le elezioni.

Vince il braccio di ferro, più che altro la luna di miele, ottenuta già a Marzo, Leoluca Orlando, promotore e ideatore dell’idea Micari, vissuta fortemente anche dai Renziani, un volto unico che parte da Davide Faraone fino ad arrivare all’ex Ministro democristiano Totò Cardinale, da sempre ostili, senza mai lasciare la giunta, a Rosario Crocetta.

Della partita dunque saranno gli Alfaniani di Sicilia con Giuseppe Castiglione (ex PDL) e Giovanni Pistorio, (ex MPA) già assessore del Governo in carica ed i “Centristi per l’Europa” di Pier Ferdinando Casini guidati in Regione da Gianpiero D’Alia, per un attimo possibile candidato in terna con Giovanni La Via e Dore Misuraca ( entrambi ex PDL).

Ultimi ad aggregarsi, con buona probabilità, saranno i crocettiani, fin’ora agguerriti sull’ipotesi di un “Crocetta bis” e da ieri invece, morbidi, con le dichiarazioni e possibilisti.

A far da sponda lo stesso Segretario Regionale del Partito Democratico, Fausto Raciti, che ha parlato di unità del partito per evitare la rottura con i fedelissimi del Presidente gelese. “Sto lavorando per creare le condizioni per tenere anche Crocetta, perché dia una mano, non per espellere nessuno. A decidere saranno gli organismi regionali competenti”. Aperti e disponibili all’ipotesi ticket “Micari-Crocetta” persino Giuseppe Lumia, co-ideatore del Megafono e Giovanni Panepinto unico ad esprimersi nel Pd, insieme a Raciti. Intanto l’attuale Governatore ha già convocato la stampa per il 30 di agosto inviando a tutti un manifesto elettorale con su scritto “Liberi”.

Vacillano invece gli uomini di “Campo Progressista” di Giuliano Pisapia, che in Sicilia contano ben 27 fan nella pagina ufficiale facebook per la regione , inizialmente accomodanti sull’ipotesi Rettore e che adesso sembrerebbero più orientati ad un accordo con SI, Mdp-Articolo 1 e gli altri, Psi, Possibile, Verdi e Prc, su Claudio Fava, ancora (?!?), o Ottavio Navarra.

Breve storia di un aperitivo (1a parte)

storia di un aperitivo

Voler fare un aperitivo anche nelle città più “pronte” all’accoglienza turistica può essere un’esperienza sbalorditivamente negativa… Vediamo perché…

storia di un aperitivoNon sono bastati tripadvisor, social, twitter, food blogger, nonne col telefonino, tag super utilizzati quali “foodporn” e recensioni di qualsiasi genere. In provincia di Palermo un aperitivo, ma anche una cena, devono sempre essere motivo di mortificazione e noncuranza del cliente.
Caso vuole, “bottana ra miseria”, che il cliente sia molto spesso pure io.

Più o meno la storia è sempre uguale: fai un giro, è quasi ora di cena e decidi di fermarti in un bar più o meno noto della zona. In questo caso Cefalù.

Apro una parentesi.

Cefalù ad agosto, per la nostra provincia, è come Taormina per i Messinesi o Cortina per i Veneti.

Comunque sia, dicevo, l’obiettivo è abbastanza semplice: ristorarsi prima di rientrare a casa.
Il problema invece è sempre lo stesso: la gestione delle attività.
Teoricamente, tutte attrezzate e organizzate per accogliere al meglio il cliente. Nella pratica invece, sembra siano in gara per non farlo tornare più.

Non farò i nomi delle attività in questione, non è il mio compito e manco mia intenzione far cattiva pubblicità. Con questo post invece vorrei aprire un dibattito sul tema “accoglienza del cliente”. Ovviamente, sono salve dalla questione, tutte quelle imprese che ben lavorano e figurano sul territorio e che, come diciamo noi a Palermo: “ca sa sientinu”. Meno invece, per quelli “ca sa sientunu sucata”. Loro, in genere, sono esattamente quelli che dovrebbero prestare più attenzione.

Ma torniamo ai fatti.

Dopo un pomeriggio di mare, con alcuni amici, decidiamo appunto, di fermarci in un rinomato bar di Cefalù. Appena arrivati prendiamo posto in uno dei tavoli liberi sulla terrazza esterna del locale. Qualche minuto dopo, una cortese dipendente, ci invita ad alzarci poiché il tavolo risulta essere prenotato, pur non avendo alcuna indicazione evidente al mondo esterno.

Un po’ seccati, ci spostiamo su quello affianco da cui altri clienti s’erano appena alzati per andar via.
Mentre ci stavamo per sedere, una coppia di ragazzi del luogo, si avventa sul tavolo, con fare prepotente, per soffiarci lo spazio.
Poco prima infatti, li avevo visti intrattenersi con la cameriera, seppur in amicizia, per la nostra stessa ragione: un altro tavolo riservato in anonimo.

A differenza nostra però, avevano deciso di andar via scendendo le scale d’ingresso. Solo allora s’erano accorti del tavolo attorno a cui ci stavamo accomodando e, invertendo la rotta a tutto gas, come se noi fossimo assenti, pretendendo anche e forse, il diritto di prelazione di cittadinanza. “Prima di tutto i Cefalutani!”

Presa un po’ alla sprovvista dalla mossa degli “amici” ci propone, su invito del ragazzo che ormai aveva anche deciso di sedersi, di condividere il “nostro” tavolino.
All’insistenza della cameriera e all’invadenza del ragazzo, ormai deciso a non andarsene, rispondo con un secco “no”. Prendo lo zaino con fare infastidito per andar via e a quel punto il colpo di genio dell’impiegata: “guardate che dentro abbiamo altri tavoli, potete accomodarvi li”.

Me lo dice sorridendo e col block notes pronto per le ordinazioni degli amici.

Quindi pure la più classica delle beffe. Comunque salutiamo e andiamo via.

E intendiamoci, il tavolo condiviso non mi spaventa, mi da fastidio la dinamica.

E vabbè…

Senza perdere l’entusiasmo decidiamo di trasferirci in un altro locale. Alla fine Cefalù è grande, l’offerta infinita.

Anche questo è un bar, un pò più affollato del precedente, di quelli dove fai lo scontrino prima di consumare.

Scegliamo dunque un’arancina accompagnato da un Crodino. Un aperitivo tutto da consumare in piedi.

“Stavota un mi futtinu”, pensai tra me e me.

continua… (qui)

Isnello senza volano, amico mio!

Marcello Catanzaro è il nuovo Sindaco di Isnello. Si chiude una campagna elettorale da “volano” della simpatia, con “PartecipazioneImpegno” che fa il pienone

Da un periodo di tempo ho scoperto che si vince un’elezione solo se non si citano alcune particolari parole che potremmo definire parole “chiavica”. Una di queste, sicuramente è “volano”, termine tra i più abusati dalla politica italiana, per indicare un potenziale “traino inarrestabile” di un settore di qualcosa. Una “metafora” insomma, usata dalla stragrande maggioranza della politica, la stessa che ha esaurito termini, terminologie e persino le metafore.

Per non parlare delle idee, dei progetti e della progettualità. Anche ad Isnello si voleva vincere usando “volano” dentro ad un comizio, citando Papi da un balcone alto sei metri rispetto alla piazza in ascolto e con la tattica dell’immersione e sottrazione dal confronto. Una cosa che manco il Berlusconi dei “cucù” avrebbe retto.

Insomma, qualcosa che a pensarci non è solo anacronismo, è proprio un errore di comunicazione da sussidiario della politica. Da abecedario della comunicazione del secolo scorso.

Bubusettete!

E’ così che il gruppo “PartecipazioneImpegno”  ha stravinto, con uno scarto di 265 preferenze, la competizione per la guida della cittadina. Marcello Catanzaro, amico mio, quindi, da ieri notte, è il nuovo Sindaco.

Sfida ad isnello palchi che si guardano
Le due liste allestiscono la piazza Mazzini in contemporanea

Avevo previsto sarebbe stata una vittoria con una forbice dal 65% al 70%, ho sbagliato più o meno di 3 punti percentuali, senza però mai rompere con le telefonate ed i sondaggi. Giusto una questione di intuito rispetto al sentire della piazza, la stessa che si tentava di coinvolgere da 6 metri d’altezza. La stessa che ad un certo punto è rimasta ad ascoltare Marcello raccontare ormai la sua infanzia, il meteo e come si stava bene quando gli autobus partivano in orario (ad Isnello non ci sono e non ci saranno mai ferrovie).

Una campagna elettorale arrivata al culmine, dopo mesi di mugugni e grandi entusiasmi, venerdì notte, quando, entrambi i candidati, a pochi minuti di distanza uno dall’altro, si sono sfidati per la prima volta vicini (incredibile!), ma non insieme.

Una situazione surreale. Momento che ho vissuto come in una delle famose scene del film di Franco e Ciccio “I 2 Deputati“; la trama era la stessa, due parenti, qui ad Isnello molti di più, che si detestano e si scontrano a pochi passi uno dall’altro, cordialmente.

Un duello fatto di parole, accuse, contraccolpi. Prima da parte di Maria Grisanti ed i suoi, infine di Marcello, da solo, su un palco affollato.

Ma è stata la parola “volano” a mettere fine alle speranze della candidata della lista “Insieme per Isnello” (“votate per il simbolo con la fontana” cit.).

Scherzo (non è vero).

E’ così, ieri sera e tutta la notte fino al mattino, col fiato sospeso, ma non troppo, buona parte del paese si è riunito presso la scuola di Isnello, ad attendere il risultato dello scrutinio.

Intorno alle due era ormai chiaro che Marcello fosse ad un passo dalla vittoria e dunque calava, silenziosamente, anch’esso verso i seggi per l’esito definitivo dello spoglio. Più leggero, incredulo, baciando bambini, adulti, anziani, uomini e donne indistintamente, il tutto mentre si avviava un cambio turno naturale con i supporters della lista avversaria, che, pian piano, capito l’andazzo, si allontanavano “felpatamente” tra la folla. A differenza invece di quelli che avevano già in tasca il biglietto del carro del vincitore. Loro stavano sempre al loro posto. Da tristi a felici in poco meno di un secondo. Più veloci di una Lamborghini! Alcuni anche in lacrime, da veri professionisti.

Più o meno verso le tre, un lungo l’applauso, accompagnava alla conclusione le operazioni di lettura delle schede, proprio mentre tra la folla, ormai da due ore e per la trecentesima volta, arrivava il messaggero di turno con il telegramma dai seggi: “mancano le ultime 50 e ci siamo”. “Carollo (Antonio ndr) da primato, quasi gli stessi voti di Maria (Grisanti ndr)“.

E fu subito festa.

Foto, abbracci, baci, doppi baci, baci ripetuti, baci carpiati, baci bavosi, baci sudati, baci rubati. Catanzaro ufficialmente Sindaco di Isnello e tutti in fila, in ascesa, presso la sede di “PartecipazioneeImpegno” dove, spumante e bicchierini da caffè, siglavano il termine della notte delle elezioni.

E venne il giorno…

Codardi, amici miei!

volpe isnello codardi

Manca pochissimo e finalmente si chiuderanno le partite di governo di tantissimi comuni siciliani. Faccio un appello agli ultimi codardi: esprimetevi

Manca un giorno al voto, in Sicilia c’è grande fermento. La tensione sale, i bar quintuplicano gli affari, l’arancina al burro vale oro, i fischi sembrano fiaschi.

E’ il momento in cui si può attaccare tutto e chiunque, travisarne i momenti, scontornarne le emozioni, i messaggi, i segnali e criticare. Magari chi, ad esempio, ha deciso di mettere la propria faccia candidandosi, oppure perché no, scrivendo. Anche faziosamente come me.

Non è un problema. Il valore della critica resta sempre più alto di un qualsiasi silenzio, resta comunque avulso dal contesto o meglio, dal momento in cui lo si pone.

Si può essere contrari ad una scelta, ne siamo tutti consapevoli. Lo si può essere con decisione. Mai però sottobanco! Utilizzando mezze parole, messaggi subliminali, ipotesi surreali e mezzucci utili a sostenere le proprie tesi. Bisogna urlarle, anche quando tutto questo può attirare palate di merda.

Perché non è la negazione di un confronto a rendere migliori le persone, è l’esercizio della propria coscienza a farlo.

Non serve il livore, non serve il rancore, non serve l’autoproclamazione per sentirsi migliori, se poi, l’unico “essere” che rendete partecipe del vostro intelletto è lo specchio di casa.

Abbiate la forza di non essere codardi, di uscire le emozioni, anche stupide. Anche quando verrete demoliti. Sappiate parlare anche dietro ad una bordata di fischi.

Alla fine, chi perde, è solo chi si nega. Perché non saprà mai il valore delle proprie idee.

L’espressione del proprio pensiero non è un cartello con su scritto “wanted”, è solo la libertà di essere se stessi, al di là di ciò che può pensare qualcuno.

E sentirsi dire ogni tanto “cretino/a” non ha mai ucciso nessuno. Non ucciderà neppure voi.

20 anni, amici miei!

comizio 20 anni

Meno due giorni al voto. Isnello è in fermento! Ieri una candidata di 20 anni sul palco

daniela colantoni 20 anniIeri sera in piazza Mazzini ad Isnello si è svolta la penultima giornata di comizi dedicati alle amministrative per il Paese. Un momento assai particolare per la cittadina, un comizio dove a parlare non era il candidato Sindaco, ma due rappresentanti importanti del progetto “PartecipazioneImpegno“.

Uno dei motivi è stato ascoltare la voce di una ragazza di vent’anni, Daniela Colantoni, libera, forse ancora un po’ incerta nella gestione dei tempi di un comizio, ma convincente nello spirito da battaglia.

Ed io di comizi ne ho visti parecchi, da quando i vent’anni erano i miei. Ho già detto che per la lista legata a Marcello Catanzaro ho un debole, di amicizia, di stima e di speranza, da qualche tempo anche di curiosità.

In particolare verso questa giovane candidata che da ultima arrivata in lista ha saputo integrarsi in un gruppo forte e coeso. Un collettivo che già da tempo costruiva un progetto per Isnello e che ha aperto le porte ad una “carusa” più “carusa” ancora. Forse in una città sarebbe stata una partecipazione scontata, meno in una piccola realtà come questa, dove, non sempre, ci sono sempre dei giovani motivati e a cui comunque molto spesso si lascia il ruolo di riempi lista.

Qui invece qualcosa suona in modo diverso. Vedo una seria partecipazione e tanto, tantissimo impegno. Può sembrare scontato, può sembrare retorico, ma io vent’anni li ho avuti quasi vent’anni fa, quando le porte molto spesso erano chiuse o ad accesso controllato. E comunque, noi, per pigrizia o disinteresse al massimo stavamo concentrati sul pallone.

Dunque sono rimasto sorpreso da ciò che sta accadendo in paese, sia per Daniela, che mi auguro possa essere eletta per lanciare un ulteriore messaggio sia alla comunità che alle Madonie stesse. Luoghi che da troppo tempo si crogiolano dietro la delega di responsabilità e, soprattutto, al menefreghismo verso i propri territori.

Momento di relax post comizio presso la sede di PartecipazioneImpegno

“PartecipazioneImpegno” sta dimostrando di essere qualcosa di diverso, in tutti i sensi. Una spinta emotiva che tutte le sere anima la piazza a pochi passi dalla Chiesa Madre, dove una fiumana di persone si ritrova presso la sede della campagna elettorale, con momenti di confronto, buon cibo e devo dirvi, anche divertimento. Sono queste le serate che stanno accompagnando i giorni del voto ed io molto spesso vi partecipo. Soprattutto per il cibo.
Questa infatti, sicuramente, è la campagna elettorale più banchettosa a cui abbia mai partecipato.

Vi allego il video del comizio di ieri sera, 8 giugno 2017, un momento importante per Isnello.

Giorno 11 dunque, andate a votare! Per il futuro di Isnello!

Insieme a Daniela, Mariano Leggio (Assessore designato) e Marcello Catanzaro, vi segnalo le persone valide che invito a sostenere e sulle quali avrei difficoltà a scegliere, perché veramente, tutte amiche e perbene. Ve le cito, linkandovi anche profili facebook:

Anna Agostara, Salvatore Alleca, Antonio Carollo, Maria Enza Capitummino, Giuseppe Cultrara, Rosario Crapa, Irene Di Stefano, Marco Grisanti, Anna Scalzo

Figli, amici miei

Sarà ricordata come la campagna elettorale “in successione”: una bella rimpatriata di famiglia, tra amici appunto. Ovviamente tutte le persone citate sono “amici miei”

È partita la chiassosa partita delle liste lungo la ricerca del consenso. Tra queste, quelle legate al sindaco in carica Leoluca Orlando sembrano le più organizzate. Curiosa la lunga partecipazione di ex militanti del Popolo delle Libertà, Udc, Mpa etc etc, che negli anni S.O. (senza Orlando), si presero “l’onere” di sostenere per 10 anni Diego Cammarata, il cittadino del sorriso, l’unico, il suo.

In questi giorni, al grido sussurrato di “facciamo squadra”, in piazza Politeama, si raccolgono le firme a sostegno di alcune delle liste legate al primo cittadino. Firme, ricordiamolo, necessarie all’ottenimento del bollino verde per essere ammesse ufficialmente alla competizione. Dietro e davanti il super gazebo, tanti volti, vecchi e nuovi, della compagine Orlandiana. Tra loro anche Aurelio Scavone e Massimo Pullara, che non si ricandideranno, ma sempre a disposizione della squadra.

continua su Balarm.it

Ferrandelli, amico mio (prima parte)

È giovane e per almeno altri 15 anni ce lo continueremo a ripetere. Lo era cinque anni fa, proprio quando, di questi tempi, erano sei mesi ch’era partita la sua corsa alla poltrona di primo cittadino.

Oggi inizia la mia avventura sul rinnovato Balarm, sara’ un percorso divertente e satirico, almeno per me e spero lo anche per chi legge, senza nulla a pretendere.
Sarà un modo per raccontare la politica ed i suoi mutamenti in modo più leggero e stuzzicante.
Voglio esprimere un ringraziamento speciale a Fabio Ricotta e Mariantonia Ciprì per avermi coinvolto in questa avventura e a cui auguro di poter raccontare questa città per tanto tempo.
Auguri Balarm

È l’uomo politico del momento, in “negativo”, purtroppo, ma pur sempre del momento. Fabrizio Ferrandelli, coetaneo e “amico mio”, fa politica da tempo immemore. È giovane e per almeno altri 15 anni ce lo continueremo a ripetere. Sì perché Fabrizio era/è il nome nuovo di Palermo. Lo era cinque anni fa, proprio quando, di questi tempi, erano sei mesi ch’era partita la sua corsa alla poltrona di primo cittadino. Sei mesi che lo portarono pian piano nelle grazie dei buoni della politica locale.

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