Un pensiero per i genitori della mia generazione

Un pensiero per i genitori della mia generazioneCosa resterà degli anni ’80, ma ancor di più, cosa resterà alla classe ’80?

Una riflessione, un dialogo avuto principalmente con la mia mente. In solitaria, come sono solito fare.

Una rivoluzione, forse, tra 5 anni arriverà. Forse, sia chiaro.

Nel momento in cui cominceranno a morire i genitori dalla classe ’80 in poi, sorgerà un problema sociale che avrà un impatto che in qualche modo si ripercuoterà sul sistema politico nazionale e, spero, nelle piazze.

Diciamoci la verità, fuori dai denti, i nostri genitori ci campano; in qualche forma, in qualche modo, in qualche misura. Che sia una casa regalata, una paghetta extra stipendio o l’intera quota di sussistenza in vita, Mamma e Papà, sono lì, a prendere il ruolo dei nonni, ormai scomparsi da tempo.

Prima del 2007 mai avevo pensato di trovarmi in una così tragica posizione nel futuro. Ho lavorato fin da quando avevo 19 anni, sempre. Anche due tre lavori nello stesso momento, accumulato contributi previdenziali fino al 2013. Poi niente, il silenzio. Ecco, il futuro. Un silenzio senza pause, un universo circondato da meteoriti e rottami spaziali.

Come me tanti quasi quarantenni, sono prossimi a restare orfani, oltre che di un reddito, anche delle proprie famiglie. Un cambiamento epocale che porterà anche i miei coetanei a farsi delle domande; a contare i danni di questa seconda Repubblica.

A prepararsi alla discesa in campo. Già, sarà per forza così. Quando cominceranno a toglierci le case, le auto e quel poco di consolidato che abbiamo, allora presumibilmente, arriverà il momento di schiodare il cervello dal chiodo.

Ma prima ancora che a quei rincoglioniti della classe ’80, è ai loro genitori che rivolgo questo mio pensiero. Agli stessi che fino ad adesso, inerti, hanno pensato alle loro pensioni, al mantenimento dei piccoli privilegi ed anche ai loro fottutissimi figli.

C’è un problema serio da far capire a quella generazione, la stessa che fino ad ora ha fatto spallucce pensando che una soluzione infinita fosse sempre dietro l’angolo. Facendo finta di non vedere i propri figli ormai adulti continuare a fare una vita da ventenni a quasi quarant’anni.

Una vita da coglioni. Spesso per indole, altre volte per rivalsa (!?!), altre perché pur provandoci, non ci si riesce.

Vi siete mai chiesti se fosse normale tutto ciò? Vi siete mai chiesti perché la maggior parte di loro, per esempio, per comprare un’auto, avesse la necessità di un garante? E perché per comprarsi la casa, ci volesse qualcuno che si intestasse il mutuo e ancora peggio che a pagare gli aperitivi fossero le vostre pensioni.

Fatiche dissipate per un’idea di vita migliore che ha decerebrato una generazione, la mia. Una miglioria, sicuramente, illusoria però, che c’ha resi immuni all’intelligenza, alla riflessione.

Un dubbio, solo uno, veramente non vi è mai venuto in mente che nessuno potrà ultimare di pagare i vostri mutui, i vostri finanziamenti o tra quelli più sicuri, i costi fissi di possesso di un immobile, di un’auto o di qualsiasi altra attuale conquista crediate di aver ottenuto?

E allora, cosa pensate di fare? Sul serio l’ultimo atto di ribellione resterà votare la Lega, tornare a Berlusconi o sentirsi le cagate di Renzi per i prossimi 5 anni?

E’ saltato il tappo. E noi siamo ancora al countdown.

Pensateci bene cari Papà, care Mamme.

Chi pagherà i vostri anni ’80? E i vostri figli…

P.s.

Intanto è di oggi la notizia che Netflix si sia trasformato nel nuovo servizio sociale del futuro. Un cliente è stato contattato a seguito di una anomala abboffata di serie tv. Un tecnico solerte infatti, si sarebbe preoccupato della salute mentale dell’utente alle prese con 63 ore filate di filmati.

Una solidarietà arrivata in streaming (qui la notizia), con  tecnici del web che si prendono cura della salute dei propri fruitori. Un evento che, se vero, sa tanto di rivoluzione appropriata per un popolo di “rincoglionati”.

Uno “psicobabysitting” dal web.

E’ tutto.

Siamo al tramonto, siamo giunti ai titoli di coda
Di una storia unica, una bella musica
Una scelta artistica di origine domestica
E questa storia unica, ha una fine drastica Leggermente comica.
Arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci (Elio e le storie tese – Arrivedorci)

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