Mostri: Chi è Zaira? (2a p.)

Zaira - mostri seconda puntata
Zaira - mostri seconda puntata
Nei panni di Zaira

Zaira è la protagonista assoluta di questo viaggio nell’abisso dello squallore umano. Un tuffo scoordinato nell’asimmetrico animo dell’individuo qualunque. Zaira è una donna, ma sono io.

È una storia vera, che, a parte i nomi di fantasia, non subirà censure.

La storia di Zaira, questo il nome della protagonista, come anticipato, si sviluppa per caso, quando uno scherzo muta inconsapevolmente in uno studio/inchiesta sui nuovi “mostri” che si nascondono tra le pieghe del web.

Poco dopo aver vestito i panni di una donna, infatti, mi ritrovai invaso da notifiche e richieste di amicizia, tante delle quali, mi parvero sin da subito un po’ inquietanti. I social network però sono così, dopo tanti anni non ci fai neppure caso a ciò che ricevi, figuriamoci poi quanta attenzione si può prestare ad un profilo fasullo. Mai mi sarei messo a filtrare.

Quello che mi stupì qualche giorno dopo è che cominciarono ad arrivare richieste sempre più strane, ma da un target preciso, seppur non individuabile per età o gruppo sociale, erano tutti “arrapati” dalla richiesta facile. Come avessero fatto a trovarmi non riuscivo a spiegarmelo. Probabilmente qualcuno di quelli che avevo accettato funzionava da cavallo di troia, della serie “questa ci sta”, proviamoci tutti insieme. Non trovo altra risposta all’ondata sempre crescente di “nuovi amici” con gli stessi istinti con il quale cominciai ad interloquire.

Ne venne immediatamente fuori un quadro desolante; ero entrato in un giro di “pistolettari” del sesso che mi tormentavano di chiamate, videochiamate, messaggi, “poke” e tutto quanto fosse nelle loro possibilità di utenti digitali. Una realtà che prima d’allora non avevo esattamente percepito.

Quello di Zaira è un profilo praticamente anonimo, con l’immagine personale tratta da un personaggio dei cartoni animati e neanche di quelli avvenenti. Scrive tra le informazioni di vivere a Palermo e non condivide, almeno fino a quando non decido di cimentarmi nel ruolo, praticamente nulla. Ci sono articoli di giornale, qualche like, condivisioni stupide e frasi fatte.

In “copertina” una donna di spalle e poi in seguito, fino alla fine dell’esperimento, una poesia stupida, scritta a macchina da scrivere per trollare un’altra comunità, quella degli autori de “ilmiolibro.com”, storia di cui parlerò in seguito.

Zaira, come dicevo, arriva sul web senza alcuno scopo, se non quello di deridere qualche amico e poi, in seguito, per monitorare la reazione ad alcuni post suscitata da un particolare bacino di utenza: casalinghe, pensionati, uomini e donne fuori dalla mia tradizionale rete di contatti. Insomma, volevo tastare il polso della gente su alcuni contenuti.

Lo scopo era ben chiaro, studiare le reazioni per sviluppare alcuni linguaggi di comunicazione diversi che riuscissero a raggiungere una porzione di utenti differenti dai soliti che frequentavo e che ormai sapevo intercettare.

Quello che non mi sarei mai aspettato accadde però, in messaggistica privata.

Stay tuned.

Prima Puntata
Terza Puntata
Quarta Puntata
Quinta Puntata

Alla ricerca della banalità

Se ci fosse un nuovo titolo accademico da creare, proporrei sicuramente quello di ricercatore della banalità. Se fosse un premio, avrei poche difficoltà ad assegnarlo.

Ogni giorno comprendo sempre di più le potenzialità di un social network invasivo come facebook. Grazie ad esso, anzi ad essi, riesco ormai, con più facilità a saltare notizie che non meritano la mia attenzione o un mio commento.
La potenza e la capacità degli algoritmi del nuovo pianeta sociale, per me, sono divenuti infatti un utile strumento per arrivare al centro di tantissime questioni, soprattutto quelle da evitare per non sembrare banale. Ai miei occhi, è chiaro.
Ad esempio uso i trend topic o per meglio dire, gli argomenti più utilizzati, per arrivare alle notizie più stupide del “mondo del web”.
E’ infatti consuetudine per i cosiddetti “influencer” concentrarsi sulle notizie futili del giorno e commentarle fino allo sfinimento.
Un metodo, questo, nato per le classifiche di gradimento che intendono superare, confondendo il potere di influenzare, col potere di farsi commentare o di questuare un commento, come spesso accade con l’utilizzo spregiudicato dei tag che alcuni sono soliti fare, abusandone.
Sarà infatti capitato a tutti voi di essere stato infilato in discussioni di cui faremmo a meno e su cui vogliono estorcerci un parere. È vero?
Un po’ come se il vostro vicino più loquace, fosse anche il più popolare del condominio, solo perchè in ascensore oltre al buongiorno, discute con voi delle condizioni meteo.
Ma la necessità di sentirsi appagati, gratificati e attivi, è ormai una bestia incontrollabile, arrivando ad infestare le bacheche dei seguaci, i nostri vicini silenziosi, fino a renderli dei potenziali “assassini della porta accanto”.

La privacy degli allocchi

privaci allocchi

Se anche voi siete diffusori “legali” esperti in privacy sul web allora benvenuti su questo post. Copiatelo e condividetelo coi vostri amici

privaci allocchiVi sarete sicuramente accorti che periodicamente girano degli status su facebook, che invitano la collettività a diffondere, copiare ed incollare, degli altri status che disciplinano il proprio volere su presunti aggiornamenti relativi alla privacy utente.

Mettiamola così; premesso che tutte le volte che “Zucky” fa delle modifiche voi non vi accorgete mai di un cazzo, tutto ciò che pubblicate sul profilo lo avete sempre scelto voi in maniera autonoma, disinibita e ogni tanto nel pieno delle vostre facoltà.

Nessuno vi ha quindi obbligato, anzi, avete pure sottoscritto un contratto tra le parti, che disciplina la privacy, che non avete neppure mai letto. Dunque qualsiasi cosa accada ai vostri dati è sempre colpa vostra (nostra).

Detto questo; l’argomento mi appassiona. Dunque voglio partecipare alla diffusione di un messaggio centoundici (!!!111!!!), che vi pregherei di condividere per mantenere alta l’attenzione sul tema dei rincoglioniti.

Attenzione: Facebook nelle prossime 16 ore avvierà un programma di perforazione globale della vostra privacy attivando, a suo insindacabile giudizio, le vostre web cam personali. A quel punto ogni vostra scorreggia in ufficio diverrà proprietà intellettuale di Mark Elliot Zuckerberg che potrà disporne come meglio crede, anche per girare un sequel di “Vacanze sul Nilo” senza Boldi ma con De Sica.

Successivamente tutti quelli che scrivono “sei/siete bellissimi/a/o” sotto alle foto verranno segnalati alle autorità competenti quali molestatori della sanità mentale. Sappiate inoltre, che tutti i vostri messaggi privati verranno inoltrati a tutti i parenti che avete segnalato come tali per il vostro profilo.

I vostri selfie, anche quelli di spalle mentre tutelate la privacy dei vostri figli, verranno cestinati poiché inutili al mondo. Le foto dei vostri animali domestici saranno utilizzate per promuovere le sottomarche dei croccantini dei cani e dei gatti. Mentre infine le foto copertina saranno inoltrate ai produttori di pannoloni.

Se volete evitare che tutto ciò accada copiate ed incollate questo status su un foglio word, firmatelo e fatelo autenticare da un notaio di vostra fiducia ed inviatelo per raccomandata con ricevuta di ritorno all’indirizzo del vostro Sindaco che, in prima persona, si occuperà di raccogliere e segnalare a Facebook la vostra volontà.

Buona condivisione

privacyIn questo screenshot un’altra invenzione su facebook, per social allocchi, che sta girando