A tutto campo amico mio

a tutto campo amico mio

Eroi a tutto campo con l’avvicinarsi del 4 marzo. Mancano poco meno di 10 giorni al voto. Candidati di tutti gli schieramenti, pochi, decidono di incontrare la gente.

a tutto campo amico mio
Io che do un consiglio per gli acquisti

Mi capita sempre più spesso di partecipare ad incontri elettorali dove oratori spregiudicati, alcuni anche pregiudicati, illustrano la propria storia politica, morale e intellettuale con un tocco di eroismo che manco la Marvell ha mai osato immaginare per i propri personaggi.

Ci sono candidati che hanno condiviso il letto con Lady D., imbiancato la Casa Bianca, illuminato gli Illuminati, montato coi lego la cappella Sistina, cantato l’italiano con Toto Cutugno, sbagliato un congiuntivo con Di Maio, raddrizzato la torre di Pisa, spiegato la bibbia a Dante e per ragioni di tempo non sono stati sbarcati sulla Luna, ma che stanno risolvendo con ampie sessioni di video montaggio notturno.

Foto tratta dalla pagina dei Socialisti Gaudenti

Insomma, fanfaroni dall’ego esagerato.

E’ facile, li riconoscerete con poca difficoltà. Terminano e cominciano le frasi con “Io” ed in mezzo illustrano l’ampio arco di amicizie coltivate nel tempo. Praticamente si raccontano come dei “Forrest Gump” consapevoli e con più talento.

Hanno la soluzione per ogni emergenza, ma ci avevano pensato prima degli altri. S’intendono di tutto e soprattutto di più. Di chi, non si sa.

salvini mangia banane
Salvini mangia banane e pubblica sul suo fb.

Durante le campagne elettorali riscoprono il mare, il turismo e la freschezza della montagna, assaporano sapori bio e dal gusto a km zero, sorseggiano vini frizzanti prodotti nei giardini di casa, aprono chiese con la sola imposizione dello sguardo e snocciolano dati manco se fossimo al dopo cenone di natale con il cesto di frutti secchi di circostanza.

Insomma ci siamo capiti.

Se vi capita di incontrali, individuarli o persino conoscerli, sappiate bene che sono i primi da non votare per le stesse ragioni per cui vi chiedono il voto.

Le campagne elettorali sono diventate così: vuote e piene di pazzi.

Si voterà a Marzo nel segno dei pesci, qualcuno si è improvvisato candidato ed ha lanciato un’esca nel mare.

Voi, non abboccate.

Leoluca porta il pallone nel Pd

Una foto d’archivio. Luca Orlando con Idv nel 2008

Orlando, Sindaco di Palermo, Presidente dell’Area Metropolitana, Presidente dell’Anci e dell’Ati, capo della curva nord, sud, ovest ed est, controllore dell’autobus, delle zone blu, della ztl e nel tempo libero posteggiatore abusivo. In poche parole, uno a cui piace comandare, decidere e come si direbbe a Palermo “fottere”, ma non nel senso stretto del termine, cioè “arrubbare” o ancora “sodomizzare”, ma nella sua accezione di “futti cumpagnu”, cioè di frega il compagno.

Ma “cumannare è megghiu ri futtiri”, lo sa benissimo il pentasindaco di Palermo.

Leoluca o Luca, è l’uomo che porta il pallone. Decide tutto lui e se non ci sta, tutti a casa. E’ cosi da venticinque anni. Adesso torna nel Pd, lo stesso partito che ha demolito, insultato, contrastato per quasi un decennio. Lo stesso partito da cui è uscito, ancor prima d’entrare, all’alba di due elezioni comunali fa.

Orlando è così, mattatore e mattacchione. Ama la ribalta, ma anche la risvolta, il colpo di teatro e, soprattutto, annunciare il copione. Nel 2012, ad esempio, disse che non sarebbe mai stato candidato Sindaco di Palermo, anzi lo precisò in aramaico, un mese prima di candidarsi. Tutto il 2017 ci rassicurò che mai si sarebbe alleato con il Pd in campagna elettorale, per poi invece averli alleati sotto “falsa identità”. Continui nel tempo furono i suoi no al Partito Democratico a cui oggi appunto si è iscritto e da cui ha annunciato, come se qualcuno gliel’avesse anche chiesto, che non sarà candidato alle prossime elezioni europee.

Ergo, preparatevi a vederlo in campo.

E se ancora non vi basta, sul sito democratica.com le sue parole appaiono chiare: “sono stato io nel ’97 a depositare il simbolo Partito Democratico”.

Fischio e palla al centro.

I partigiani del Pd si allarmano, pronosticando una scalata all’interno del partito. Sì lo so che fa ridere l’accostamento ai partigiani, ma su una cosa c’hanno ragione, il vecchio Leone non aderisce a niente che non possa scalare, dominare, comandare. Le premesse ci sono tutte. Il Pd è in declino, la sua classe dirigente è frantumata, disunita e stanca. Dividi et Impera, tutto servito su un piatto d’argento. E’ lo stile Orlando, sul serio, questo lo sa fare.

Al suo fianco, durante la celebrativa presentazione d’iscrizione, manco se fosse un avvenimento storico poi, c’era soltanto un pezzo, un’area, del Pd, quella Renziana, la stessa che si appresta a ricevere una clamorosa sconfitta alle urne (il 4 marzo n.d.r.). La stessa che, dal 5 marzo, si dovrà riorganizzare insieme a tutto il resto del partito.

E con Orlando in campo…

 

Buongiornissimo, Celerino?

Buongiornissimo celerino

Buongiornissimo celerinoE’ terminata da appena quindici giorni la campagna elettorale siciliana, la più brutta e noiosa degli ultimi 60 anni, 160 se sei di Forza Italia.

Una lunghissima battaglia dove le compagini sfidanti sono state più abili nel cercare assoluzioni che soluzioni per la regione.

Alla fine l’ha spuntata il centrodestra, storicamente il più preparato sul tema e sulla difesa, che se fosse stata l’Italia, quella di calcio, ci saremmo persino qualificati ai mondiali. E invece no, siamo sempre l’altra Italia, quella che si “accontenta e gode”, anche se di quelli che a goderne oggi si fa fatica a trovarli. Persino qui in Sicilia.

continua su Possibile.com

Domani si vota

domani si vota - beatrice brignone carmelo di gesaro pippo civati franz foti

Vorrei scrivervi un “domani si vota - beatrice brignone carmelo di gesaro pippo civati franz fotipitazzo” chilometrico su domani, vorrei trovare le parole per entrare nella testa di ognuno di voi e scoprire con estrema certezza che insieme non “traghetteremo” la Sicilia nelle mani del centrodestra siciliano.

Vorrei, ma non posso. Opto però per la fiducia, in particolare nella vostra libertà individuale, qualsiasi essa sia, affinché domani alle urne, esprimiate una preferenza, libera e onesta, ricordandovi, ancora, di mettere a fuoco gli anni che furono di Cuffaro e Lombardo.

Non avete bisogno di qualcuno che vi spieghi ogni singolo perchè; ce l’avete in casa, in famiglia o tra i vostri amici.

Ecco, citando Jobs, non act, siate folli, ma smettetela di essere affamati con le motivazioni sbagliate.

A domani

Quasi 5 novembre

Quasi 5 novembre

Quasi 5 novembreForse l’ultimo di questa campagna elettorale, ma anche il più difficile, quello in cui effettivamente dobbiamo impegnarci a fare l’ultima telefonata, l’ultimo sms e l’ultimo caffè per raccontare quanto è pericoloso riconsegnare questa regione al blocco di potere che dal 2000 ad oggi ha portato la Sicilia al default e che ci ha tolto, in sintesi, l’opzione “diritti” dalla scheda dignità.

Quel blocco, dopo anni di sputi e veleni, rivendica una gestione eccelsa della nostra terra, la stessa che oggi viene ricordata dai media solo come la “regione degli sprechi” senza però ma chiedersi la “ragione” degli sprechi.

La cosa divertente, non per me chiaramente, è che buona parte di essi, nel periodo d’oro della Casa delle libertà, la stessa che oggi si proclama al futuro al grido “sarà bellissima” ma con il fondamentale hashtag (il cancelletto), fu il motore di quella stagione degli sperperi.

Dalle assunzioni senza concorsi, alle gare di appalto milionarie, dai servizi esternalizzati e senza controllo fino alle famose partecipate. I somma, basta farsi un giro negli archivi della stampa per capire i motivi per cui quel blocco che si ripropone, adesso unito, per tornare a gestire quel che resta della nostra Regione.

E noi, sinceramente, non possiamo consentirlo! E attenzione, non per via di nomi impresentabili (che ci saranno sempre) e altre cagate varie che sono l’unico argomento di questa tornata elettorale, ma più semplicemente perché questa sicilia ha bisogno di redistribuire i diritti, non poltrone, non soldi, non clientele.

Questione di questioni

Questione di questioni

Questione di questioniTra poche settimane si chiuderanno le liste elettorali che proietteranno i siciliani verso gli ultimi 30 giorni di campagna elettorale. Quelli veri, dove non mancheranno colpi bassi e gli immancabili premi “fuffa” per le sparate più grosse.

Per dirne una, è ricominciata la storia del ponte quale opera strategica per lo sviluppo della Sicilia.

Vabbè. A canusciemu chista.

Il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana è storicamente il nodo centrale su cui poi si riassettano alleanze e partiti dei prossimi cinque anni. Praticamente l’anno zero, il reset generale per tutti i sistemi operativi della politica locale. Un tempo si riteneva fungesse da laboratorio in proiezione delle politiche. Praticamente noi le cavie inconsapevoli per la costruzione delle nuove camere, usati come “maiali” della cosmesi.

Negli ultimi anni ad esempio, si parlò di “modello-sicilia”, quando per un brevissimo periodo Crocetta riuscì a dialogare apertamente col Movimento Cinque Stelle, suscitando clamore su tutto il territorio nazionale. Durò pochissimo, ma si sperimentò.

Un po’ come quando fai giocare dei bambini con le costruzioni, ci giocano fino a sera, poi tutto viene smontano e conservato nella scatola, per poi ricominciare da zero l’indomani.

Funziona esattamente allo stesso modo, solo che nelle scatole ci vanno sempre i buoni propositi, i progetti e tutte le promesse, mentre i bambini si mettono a letto, comodi, al calduccio.

Saltano alleanze, ci redistribuisce, ci si accorda e tutto quello che è stato fatto il giorno prima non esiste, è una partita a se.

Ecco quindi che, giusto per farvi un altro esempio, a Palermo, la sinistra “sinistra”, che ha chiuso in primavera una alleanza “strategica e programmatica” anche in vista delle regionali con Leoluca Orlando e con il carrozzone identico a quello che oggi si presenta all’appuntamento per il rinnovo dell’Ars, diventa improvvisamente un accordo “insostenibile”.

Attenzione. Giusto così. Ma doveva esserlo anche a Palermo, dove, le presenze ingombranti erano esattamente le stesse. Un pò come se le influenze un peso diverso a seconda dell’istituzione che si intende guidare.

In realtà, gli addetti ai lavori conoscono bene i motivi di quella scelta. Meno i disattenti. E allora ci si presenta separati in regione e sposati in città, con un doppio ruolo complicato da spiegare e discutere, sia politicamente che logicamente.

Ma chi se ne frega. Un po’ di cipria copre tutto.

La coerenza in politica non è poi solo una questione di fatti, alla fine è un problema di dignità. Un evidenza che viene superata dalla “necessità” di sopravvivere a tutti i costi. Non ci si assume mai la responsabilità di non essere stati scelti, di non essere risultati credibili o semplicemente di non stare simpatici.

Il cambio casacca quale metodo, strumento, per riciclarsi.

Allora capita pure che due mesi prima ti candidi con un partito e all’alba di una nuova elezione vieni folgorato dal “cambiamento”, fino allo spergiuro di quanto fatto fino al giorno prima.

Una volta perso il giro, si deve e si può calpestare tutto: percorsi, identità e valori, principalmente. Appunto una questione di dignità.

Una semplice “questione di questioni” come la chiameremmo da queste parti.

Valori che probabilmente non si avevano neppure prima, quando in qualche modo s’ era riusciti ad entrare nel “circuito degli eletti”. Dei buoni. Poi invece un colpa di tromba, irretisce, trasforma in una notte. Ed è un modo elegante per dire che sono dei semplici “trombati” con il solo obiettivo di collocarsi in un nuovo spazio.

Ci si sposta, come sostanze liquide, fino al prossimo argine. E facciamone pure una questione di punti di vista, il mio è questo. Il vostro spiegatelo agli elettori.

Vittorio Sgarbi e quella voglia di Sicilia

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi e le provocazioni
Vittorio Sgarbi e le provocazioni

Vittorio Sgarbi ci tiene proprio “a prenderci per il culo”. Ed io lo capisco.

La sua candidatura, ennesima, resta un modo simpatico per far parlare di sé e occupare i giornali con le sue sparate. I giornalisti ed i quotidiani ringraziano.

Uomo di televisione, cultura, arte, politica, e tanto altro ancora, Vittorio Sgarbi è sempre al centro della scena, qualsiasi cosa faccia.

Capiamoci: io lo amo. E’ un personaggio di cui l’Italia non può fare a meno. Un vero adone della notizia, anzi erotico, citandolo, praticamente come le colonnine di destra dei quotidiani: tu cerchi la notizia, ma alla fine la buttano sempre sui culi.

Ed io lo amo, ripeto, perché quest’Italia cialtrona, senza un Vittorio Sgarbi, dovrebbe sostituire l’ ironia con altre cazzate, tipo quelle di Salvini. Matteo della Lega, che non ne fa una questione di satira, ma di programma e questo alla fine della fiera, appunto, diventa un problema, non uno spasso. Al contrario di Vittorio.

“La politica è eros. E non mi venite a sostenere che è attraente ed erotico Armao: mi dicono che abbia delle splendide giarrettiere inglesi… oppure Lagalla… Vi sembra erotico Musumeci? Micari è erotico come un baccalà. Fava invece non è male: ha un suo erotismo drammatico” (fonte Repubblica Palermo).

Logo Mir Vittorio SgarbiE’ cominciata così la nuova campagna, stampa, di Sgarbi e del suo MIR (Moderati in Rivoluzione) alla ricerca di un “Rinascimento Siciliano”. Due battute, messe là, come esca appunto, per mettere in chiaro le cose, soprattutto una: sono pronto a buttarla in caciara! Alla ricerca di voti, sicuramente. Alla ricerca di visibilità, immancabilmente.
Un classico.

E devo dirvi la verità, il piattume che si prospettava per questa tornata elettorale era assai evidente; Con Crocetta fuori dai giochi, Fava e Musumeci che si scambiano amorevolmente mazzi di fiori e con i Cinque Stelle impegnati a tradurre i discorsi di Cancelleri, si rischiava la noia.

E per non farci annoiare, il nuovo risorgimento di matrice sgarbiana, ha già messo sul piatto nomine assessoriali di livello, artistico, quali il cantante Morgan o del comico e presentatore tv Piero Chiambretti per non parlare delle più “anti-sistema” Mori-Contrada o di quelle “gay friendly” come Wladimir Luxuria.

Insomma, il tentativo, tedioso, è di entrare “in competizione” a gamba tesa, nonostante sia una battaglia già persa in partenza. Lo sanno tutti. Pure Sgarbi, che si da già al 4%.
Ma con simpatia.

Una pratica che usò pure a Salemi (Tp) quando ne divenne Sindaco; chiamò ancora Morgan, appena epurato dalla Rai, Alessandro Cecchi Paone che sostituì in corsa un altro famoso, Oliviero Toscani e tanti altri ancora.
Un sistema che non va premiato certo per originalità, diciamocelo (pure io voglio fare richiami a personaggi famosi). E non solo per via di Sgarbi.

Più recentemente infatti sono ancora fresche le fallite “nomination” del primo Crocetta in Regione (Battiato-Zichichi), di cui Sgrarbi era grande sodale ai tempi di Salemi o di Virginia Raggi che ci provò a Roma con il rugbista Andrea Lo Cicero. Un utilizzo del “political-show” all’ americana, l’attore Reagan fu addirittura Presidente o per andare un po’ indietro nel tempo, alla romana, Caligola, un’altro “matto di successo”, che nacque un po’ prima di Vittorio e che nominò al suo fianco un cavallo.

In Italia comunque, giusto per riassaporarne il gusto, furono storiche e di berlusconiana memoria le elezioni ottenute da Iva Zanicchi in Europa e a Palermo, su tutti, Totò Schillaci al Consiglio Comunale.

Vittorio Sgarbi e Totò Cuffaro
Vittorio e Totò in una foto pubblicata stanotte (13 settembre) da Sgarbi sul suo profilo Fb.

Un altro Totò di Sicilia (se vi sfugge la citazione leggete qui); Eh sì, perché sul “rinascimento show” c’è finito pure lui, Totò, però Cuffaro. L’eroe dei due torti.

Già, perché un’altra delle risposte che Totò Cuffaro ha dato sulle elezioni di novembre é stata proprio la candidatura di Vittorio: “farei voto disgiunto”. Totò che parlò, pur avendo un grande amico in corsa, l’ex Rettore e suo ex Assessore in giunta, Roberto Lagalla che viaggia, dopo l’ennesimo tentativo di candidatura fallito, al fianco di Musumeci.

E se di sicuro non è per un fatto esclusivamente politico, l’ex Presidente risulta sodale a Sgarbi per ciò che lo stesso critico d’arte pensa della sentenza che lo portò in prigione: “vittima della magistratura”, come Contrada e Mori, già citati. Una solidarietà che Totò, a mio avviso, ironicamente, ha deciso di contraccambiare con un endorsment, “fasano”, ribadisco sempre a mio avviso, elettorale.

E se di Cuffaro tutti sappiamo, nel curriculum dell’eccentrico critico, ci sono decine di “querelle” legali contro le toghe e non solo. Per citare la più famosa, una condanna per diffamazione che subì in favore del pool di Mani Pulite per una dichiarazione del 1994 a “Sgarbi quotidiani”. Ma questo non è il nostro campo.

E tra le cose che meno, forse, ci ricordiamo, c’è un’altra esperienza siciliana e risorgimentale, anzi rivoluzionaria, di Sgarbi. Nel 2012 infatti, provò a diventare di Sindaco di Cefalù; dopo due sentenze che lo videro perdere (ancora i magistrati, sic!), in virtù dell’art. 143 del D. Lgs. n. 267/2000 che prevede l’incandidabilità al primo turno elettorale utile per gli amministratori di enti sciolti per infiltrazioni mafiose (fonte Wikipedia), finì così l’avventura di Salemi (Tp), riuscì comunque ad arrivare al voto del 6 e 7 maggio, non ho ben chiaro come, piazzandosi però al terzo posto tra i vari candidati con il 16,8% dei voti.

Ma se in Sicilia i tentativi politici, con questo, al momento, si fermano a tre, è su tutto il territorio nazionale che Vittorio ha collezionato incarichi e frequentazioni che a citarli tutti ci vorrebbe un mese. Uno sforzo che lascio alla vostra curiosità, ma che voglio rendervi più succulento dicendovi che esiste una lista, di partiti e incarichi, da far invidia a Ferrandelli, che però è ancora “giovane”. Ma se posso “spoilerarvi” qualcosa, alcuni passaggi resteranno per sempre inarrivabili: tipo il Partito Monarchico o le candidature simultanee, cioè nella stessa competizione ma su comuni diversi, con il PCI e il PSI del 1990 . Chissà!

Buon divertimento, rivoluzionario, anzi rinascimentale.

Giovanni Bivona, eroe contemporaneo

Giovanni Bivona (foto presa da qualche parte nel web)

Giovanni Bivona se n’è andato così come era arrivato nelle case di tutti noi: in una notte. Il suo “protestiamo!” seguito da un cazzotto alla parete, diede il via ad uno dei tormentoni della prima era di Youtube in Italia ed in particolare in Sicilia, dove internet ancora per molti era un miraggio.

Una clip che passava di cellulare in cellulare, da pc a pc, da penna usb a penna usb, che all’epoca, in campo informatico, equivaleva a trasferirsi l’aids senza preservativo. Tutti corremmo il rischio di contagio, per avere, finalmente, il piacere di quel montaggio strampalato sul proprio dispositivo.

Il web e in particolare con l’arrivo di Youtube, creava miti e fenomeni fino ad allora intrappolati presso tv locali oppure relegati al semplice appellativo di “personaggio bizzarro” o “matto di paese”. “Fenomeni” per pochi, cominciavano da quel momento ad invadere le nostre case.

Non c’è uno in questa regione, uno solo, che non si ricordi di lui. Tutti ci divertimmo ad ascoltare quello sgrammaticato signore, “linobanfesco” nell’aspetto, che si proponeva su internet e sulle tv locali, per un voto alle amministrative agrigentine del 2003 (500 preferenze). Tre minuti di puro “scialo”, dove non si capii mai il confine tra satira e realtà, ma soltanto una cosa: “protestiamo!”

Giovanni Bivona VolantinoUn monito che lo rese celebre su scala nazionale, con tre anni di ritardo rispetto alle elezioni per cui si candidava, con tanto di interviste e trasferte reportage dalla sua attività di barbiere. Ne parlò persino il “Corriere della Sera“. Ricordo pure quel pomeriggio che ebbi la forte tentazione di passare da Agrigento per il solo piacere di farmi una foto con lui.

Io lo devo conoscere!

Poi mi arresi alla pigrizia e non se ne fece nulla.

Bivona eroe moderno e siciliano. Ispiratore/ispirato di/a una politica “cialtrona” e televisiva, chiassosa e sconclusionata, che aspirava però a parlare alla pancia della gente con temi quali il lavoro, la famiglia e il matrimonio con la mitica frase di sconforto: “così non ci saranno neanche produzione umana” ed infine, l’immancabile tema scottante dell’agrigentino: l’acqua.

“Manca l’acqua, a chiuvutu da matina a sira. Un invernu ca chiove e manca l’acqua!” da qui il secondo tormentone della clip “diciamo tutti insieme grazie che ho bevuto” e poi “un mi potti fare a doccia” e “fazzu na tanfa di moriri”, insomma, per farla breve, un linguaggio al limite del cabaret, montato ad arte con tanto di inno nazionale come sottofondo e gruppetto di giovani a far da coro in puro stile “Forza Italia”.

Praticamente un antesignano di quella politica della gente tra la gente che diventò, pochi anni dopo, il cavallo di battaglia del neonato “grillismo”.

Ecco chi era Giovanni Bivona, un “eroe” e primo vero grillino della storia della Sicilia.

Ti abbiamo voluto bene e te ne vorremo per l’eternità.

E protestiamo!

Una vecchia canzone siciliana, amica mia

squadra sicilia una vecchia canzone italiana

Come nelle storie delle grandi rock band italiane degli anni ’60, il centro destra siciliano, schierato in formazione, ha evocato la grande “Reunion” per il concerto elettorale del cinque novembre di quest’anno. Tornati a dirigere il traffico (cit.) dopo i fasti del “61 a 0” degli anni 2000, gli ex colonnelli di Berlusconi in Sicilia, si presenteranno di nuovo uniti.

Emozionati, stempiati, brizzolati, claudicanti e con gli occhi lucidi, senza lasciar trasparire alcun rancore personale per il passato, dopo anni di insulti, di accuse, di tradimenti, di relazioni “extraconiugali”, di inciuci, gli uomini di Miccichè, al completo, come la Squadra Italia al Sanremo del ’94 (le coincidenze eh!), sono pronti a riproporci “una vecchia canzone italiana”. Anzi siciliana.

“Sentirai
una radio che suona lontana
canterà
una vecchia canzone italiana
rivedrai
in attimo il tuo primo amore
passano gli anni e la vita però…
una canzone no…”

Davanti alla sala stampa gremita c’erano proprio tutti: Saverio Romano, Renato Schifani, Gianfranco Miccichè, Roberto Lagalla, Gaetano Armao, Raffaele Stancanelli, Francesco Scoma, Giusi Savarino e persino Ignazio La Russa a fare il Wess della situazione e, ovviamente, al primo microfono Nello Musumeci.

Immagino invece commossi, dietro ad uno schermo, gli uomini e le donne di Alfano, nostalgici, persi e vuoti, come Little Tony, Bobby Solo e Orietta Berti, sciogliersi in lacrime per il mancato invito.
Che poi in realtà di inviti ne hanno ricevuti parecchi e, a quanto pare, qualcuno pensa pure di accettarli. Tanto da indurre Cascio, Vicari e Castiglione a cantare al balcone delle primarie “tanta voglia di Lei”

Mi dispiace devo andare
il mio posto è là
il mio amore si potrebbe svegliare
chi la scalderà?
….nella mente c’è tanta, tanta voglia di lei.

Traballa infatti l’accordo con l’area del potere temporale e spirituale del Partito Democratico “Cardinale-Faraone” e la nuova “Rete” di Orlando, impassibile sul palcoscenico, intento a cantare il suo “minchia signor tenente” in favore del Rettore palermitano Fabrizio Micari.

Forse possiamo cambiarla ma è l’unica che c’è
Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Forse cent’anni o duecento è un attimo che va

Da Fabrizio a Fabrizio, quello “vero”: Ferrandelli e la sua solita punta del cono (autocit.). Anche lui creatura Orlandiana, il Tony Dallara siciliano è rimasto fuori da tutte le coalizioni e combinazioni possibili. Aveva provato ad affiancarsi all’opzione Roberto Lagalla, sostenuto anche dal nuovo amico Saverio Romano e che, alla fine, come il Mario Merola del ’94, ha deciso di fare il vero straniero della “squadra siciliana”, accettando l’invito di Micciché.
E nella Sicilia di Gianfranco non c’è spazio per Fabrizio, sgradito come la bionda dei Ricchi Poveri ad una rimpatriata.

La cosa che mi più crea ansia adesso è con chi riuscirà a chiudere un accordo di candidatura.
Da Fava, e alla coalizione di riferimento, non può avvicinarsi: è stato appena candidato a Sindaco di Palermo dal Pdl e non v’è stato il tempo di dimenticare.
Col Pd c’è Leoluca Orlando, sua nemesi. A Crocetta non può neppure pensarlo, si dimise dall’Assemblea Regionale proprio per “protesta” con il suo Governo.

Insomma, probabilmente toccherà raschiare tutto il coraggio dal barile, chiamiamolo così, candidandosi in proprio. In alternativa resterà fuori, a dirigere il nuovo traffico all’interno di Palazzo delle Aquile cantando “uomini soli”.

A volte un uomo è da solo
perché ha in testa strani tarli
perché ha paura del sesso
o per la smania di successo

Ammucchiata in Regione, amica mia

Ammucchiata amica miaAll’alba dell’ormai certa candidatura del Rettore Fabrizio Micari si ricompatta, quasi definitivamente, l’ammucchiata che ha già visto trionfare a Palermo Leoluca Orlando. Unici a sfilarsi, rispetto alle elezioni di primavera, mi riferisco alla stagione, sono gli uomini e le donne di Sinistra Comune, tenuti al palo e fuori dalla giunta il giorno dopo le elezioni.

Vince il braccio di ferro, più che altro la luna di miele, ottenuta già a Marzo, Leoluca Orlando, promotore e ideatore dell’idea Micari, vissuta fortemente anche dai Renziani, un volto unico che parte da Davide Faraone fino ad arrivare all’ex Ministro democristiano Totò Cardinale, da sempre ostili, senza mai lasciare la giunta, a Rosario Crocetta.

Della partita dunque saranno gli Alfaniani di Sicilia con Giuseppe Castiglione (ex PDL) e Giovanni Pistorio, (ex MPA) già assessore del Governo in carica ed i “Centristi per l’Europa” di Pier Ferdinando Casini guidati in Regione da Gianpiero D’Alia, per un attimo possibile candidato in terna con Giovanni La Via e Dore Misuraca ( entrambi ex PDL).

Ultimi ad aggregarsi, con buona probabilità, saranno i crocettiani, fin’ora agguerriti sull’ipotesi di un “Crocetta bis” e da ieri invece, morbidi, con le dichiarazioni e possibilisti.

A far da sponda lo stesso Segretario Regionale del Partito Democratico, Fausto Raciti, che ha parlato di unità del partito per evitare la rottura con i fedelissimi del Presidente gelese. “Sto lavorando per creare le condizioni per tenere anche Crocetta, perché dia una mano, non per espellere nessuno. A decidere saranno gli organismi regionali competenti”. Aperti e disponibili all’ipotesi ticket “Micari-Crocetta” persino Giuseppe Lumia, co-ideatore del Megafono e Giovanni Panepinto unico ad esprimersi nel Pd, insieme a Raciti. Intanto l’attuale Governatore ha già convocato la stampa per il 30 di agosto inviando a tutti un manifesto elettorale con su scritto “Liberi”.

Vacillano invece gli uomini di “Campo Progressista” di Giuliano Pisapia, che in Sicilia contano ben 27 fan nella pagina ufficiale facebook per la regione , inizialmente accomodanti sull’ipotesi Rettore e che adesso sembrerebbero più orientati ad un accordo con SI, Mdp-Articolo 1 e gli altri, Psi, Possibile, Verdi e Prc, su Claudio Fava, ancora (?!?), o Ottavio Navarra.