Il club delle menze maniche di Palermo

CLUB MENZE MANICHE DI PALERMO

Ciccio Cascio, Gianfranco Miccichè, Dore Misuraca e Diego Cammarata; i 4 temuti esponenti palermitani che formavano il “club delle menze maniche di camicia bianca” si è ormai definitivamente sciolto.

diego cammarata scrive a doreQuel che resta di un sistema di potere e aperitivi rinforzati, si è ormai dissolto come un candeggio riuscito male. Lo dicono i fatti, lo dicono le cronache, lo dicono anche le lettere di “suo pugno” (Leggi alla voce Diego Cammarata in fondo al pezzo).
Tra la fine degli anni ’90 e la fine del primo decennio del duemila, questi quattro, erano, insieme a Ciccio Scoma, che è un po’ il Riccardo Fogli di questi Pooh della politica, i padroni di Palermo.
Lo dicevano numeri e incarichi, lo dicevano interviste e ruoli di potere.
Erano il cavallo bianco di Napoleone di quel sessantuno a zero che rese Miccichè il P.R. indiscusso della Sicilia e Berlusconi il capo del Governo.
Il blocco del “qui si può”, per parafrasare un noto pezzo dell’alter ego musicale, in grado di eleggere sindaci e amministrazioni premiando uomini per il solo merito essere amici.
Dominavano e fagocitavano le folle con l’arma dei sorrisi ammalianti e delle abbronzature alla Miami Vice.
Tenenti di un esercito del destino dal petto villoso, di una guerra giocatosi tra il tennis club e le serate danzanti nel cuore della città cementificata.
CLUB MENZE MANICHE DI PALERMOQuel tocco di esotico vippismo che tanto piace ai “Miserabili” e principalmente ai miserabili con tessera Vip, che per un decennio e non solo, hanno consentito a Forza Italia di essere bello e sciccosissimo tempo.
Lo so, la mia è una affermazione forte e forzata, ma scremata dalla licenza letteraria, alla fine, tutti ricorderanno ciò che sto descrivendo, senza avere necessità di un “rinfresco di memoria”.
Ma come ogni storia da alcolista insegna; dopo una sbornia, arriva sempre un mal di testa fortissimo. Ecco dunque giungere una discesa, quasi una serata da settantenne che ha dimenticato il viagra ad un’orgia di potere, che noi chiameremo più semplicemente: secondo decennio del duemila.
Una nuova (!?) generazione di giovani marmotte a mezze maniche, capeggiata da Angelino Alfano (ex forzista) e Matteo Renzi (ex margherita) formavano un sodalizio che in pochi mesi avrebbe saccheggiato quel che restava degli ormai defunti partiti.
Con una sorta di shakerata post elettorale infatti, avrebbe preso il potere, aggiungendo all’indigesto cocktail una fetta di limone, i democristiani dispersi. Avrebbe anche diviso il potere con la formula dei grandi portatori di voti e accontentava le masse, bramose di cambiamento. Praticamente una selezione della differenziata, mettendo nel sacco l’utilizzabile e lasciando filtrare l’umido nel sottosuolo.
Da quel momento, coinciso con la caduta del secondo impero silvista, il quattro bianchi di Palermo ha smesso di essere gruppo, di essere blocco, di essere aperitivo esclusivo. Divisi un po’ di qua e un po’ di la. Soli, come uno “Ius” in casa Meloni, rimasti senza cordone e paletti a dividere i belli dai brutti, i sorrisi dalle coltellate, i fighi dai fiaschi, i pettinati dagli spettinati.
Ma il sottosuolo tutto ciò che assorbe, prima o poi, lo sputa fuori. A piccoli spruzzi infatti, ecco tornare di scena vecchi simboli e partiti per coagularsi sotto al sole caldo della disfatta dei nuovi Marescialli dalle maniche arrotolate. Renzi e Alfano insieme sono durati meno di una prestazione occasionale, di un lavoratore a voucher o di un po’ di sesso al telefono con l’199 che poi costava caro e dunque meglio “venire” subito. Una coppia di oggi, sposata, ma pronta a divorziare alla prima avance dall’esterno.
dore misuraca
Forza Italia dunque, lentamente, tornava ad esistere e con lui vecchie glorie ringalluzzite a sperare. Berlusconi, sempre lui, sul posto a riassegnare medaglie al valore. Miccichè, dimenticato nell’angolo come una “babe” qualsiasi, piano piano, a riorganizzare le truppe, vincendo, alla prima occasione, le bislacche elezioni  siciliane.
E man mano che le elezioni nazionali si avvicinano, rientrano in squadra quasi tutti: compresi il numero due Cascio ed il riporto Schifani.
Torna a parlare persino Diego (qui la lettera), il numero 3, scomparso ormai da quasi un decennio e sconvolto, persino lui, dalla decisione di uno dei bianchi, Dore, il numero 4, di entrare nel Pd.
L’uomo con la giacca sulle spalle, Misuraca, quasi un messaggio di allora per distinguersi nel club, infatti, ad un mese dalle elezioni decide di tesserarsi al partito democratico, folgorato, pensate un po’, dalla missione speranza e carità voluta dall’aggregato renziano sudato di Sicilia, Leoluca Orlando e Davide Faraone.
Il sintomo, questo, di una fine che non avrà mai fine, ma di un finale che varia a seconda della stagione.

Luigi Maria Burruano e ho detto tutto

Unico, immenso e irripetibile. Dalle canzoni con Alamia e Sperandeo, di cui voglio sicuramente ricordare “Fofò“, al cinema al teatro.

Burruano era l’espressività più estrema, la faccia del cinismo e la brutalità del Palermitano come noi soltanto lo conosciamo.

Strafottente, un po’ cafone (fingeva di esserlo), ed allo stesso tempo raffinato, di cultura, quella vera e di strada. Un grande, grandissimo caratterista che se ne va.

Un mito.

Eccezionale nel suo genere. Capace di far sorridere, sognare e incantare. Persino quando fu arrestato nel 2006, riuscì a sorprendere tutti; lo trovarono a sorseggiare una birra al bar, poco dopo aver accoltellato il genero, colpevole, disse, di esasperare la moglie e di non pagare gli alimenti ai tre figli. Finì ai domiciliari e patteggiò una pena a 16 mesi.

Lo perdonarono tutti e tornò sul grande e piccolo schermo.

Oggi, a soli sessantanove anni ci ha lasciato, con la certezza d’aver svuotato questa città della sua arte, della sua ironia.

Burruano: alla salute!

Viviemu!

Ismaele (si futteru a lapa), amico mio

Isma ed Io fingiamo che amicizia nel 2017
Isma ed Io che fingiamo amicizia nel 2017

La candidatura a Sindaco di Palermo di Ismaele La Vardera è destinata a diventare un episodio da biblioteca della memoria della fanta-politica cittadina. Tipo quella del Sindaco Isidoro*, alias Raffaele Sabato o di Tommaso Dragotto**, alias Tommaso Dragotto.

L’esperienza, nata sotto la spinta della caccia alle streghe civica “contro i Golia” della politica, si è via via mutata in un assembramento di sigle a destra e sempre più a destra fino a Salvini, conclusasi poi con un giallo tutt’ora irrisolto: era un candidato reale o un esperimento pagato da mediaset?

E se già non fosse sembrato strano un candidato sostenuto fortemente dalla Lega Nord a Palermo, la querelle legale nata a seguito della scazzottata con Francesco Benigno, l’ha trasformata in un thriller alla Dan Brown.

Su questo, un giorno, chiaramente, si esprimerà definitivamente la magistratura, a cui tutti si sono poi rivolti per tutelare un pezzo di “sé” o di “io”.

Ad oggi intanto sappiamo che un giudice ha attribuito una ragione ad Ismaele e condannato l’ex Assessore Alessandro Pagano al pagamento delle spese legali.

Pagare e sorridere.

Ma chi è sto Ismaele La Vardera?

Ismaele deriva dall’ebraico “Yishma’el” che significa letteralmente “Dio ascolta”. Nella variante palermitana confuso con l”antico detto: “U signuri t’accumpagna” (il signore t’ accompagna).

Lo conobbi durante una campagna elettorale nel 2013. Stavamo dalle parti del comitato di Michela Stancheris allora candidata alle elezioni Europee, di cui facevo parte, e si aggirava in qualità di “responsabile stampa” di un artista che fu protagonista dalla “Maria Nazionale”. Sicuramente di quell’incontro non se ne ricorderà, ma tra un ammiccamento, un sorriso a favore di telecamere che non ci ripresero mai, diventammo “amici”. Ma non della De Filippi. Lo rividi durante il periodo elettorale durante qualche incontro. Gli chiesi il solito selfie per il mio archivio “amico mio” e nulla più.

Ismaele a questo giro faceva parte del gruppo dei candidati dalle voce bianca, cioè quelli che che si candidano sapendo di non centrare l’obiettivo del 5%, la soglia minima per ottener e dei consiglieri comunali. E’ giovane, anzi giovanissimo, tanto da far venire una crisi di gioventù e un brufolo sulla fronte a Ferrandelli.

"Contro i Golia", foto Repubblica Palermo
“Contro i Golia”, foto “arrubbata” a Repubblica Palermo

Ma La Vardera o come lo chiamano tutti, Ismaele La Vardera, non è nuovo alle candidature; Ecco infatti che, durante una delle mie ricerche per casa, spuntare fuori un volantino del 2014. Era ancora più giovane ed il ciuffo stava ancora spalmato, nascosto, come un qualsiasi ragioniere di provincia. E’ curioso, ma già all’epoca, il 2014, dovevo essere stato folgorato dal ragazzo, infatti lo fotografai col mio cellulare fino a ritrovarne traccia proprio adesso. Destini.

Identificato dai più per i capelli rossi, è un comunicatore, di quelli che fanno la televisione commerciale. Nel suo recente, breve, passato può vantare la partecipazione da inviato alla trasmissione “Le Iene” e l’iscrizione all’ordine dei giornalisti. Un modello, quello legato alla campagna elettorale che già all’epoca mi ricordava l’organizzazione di una trasmissione da proporre su Italia uno (lo ricorderanno i pochi amici a cui feci leggere le bozze di un articolo che non pubblicai mai). C’erano infatti tutti i presupposti; personaggi, musichette accattivanti, attori, nani da giardino, professionisti della ripresa, Giorgia Meloni e persino Ignazio La Russa. Manco fossimo agli “Sgommati”!

Forse è anche per questo che si è messo a studiare.

Il primo risultato, ad esempio, fu imparare a copiare, ma era il programma del Sindaco di Segrate (Mi). Vabbè, un errore. Qualcuno però se ne accorse e avvisò i giornali (non si capii mai come andarono le cose o meglio, non ci riuscii io. Qui la cronaca di quei giorni).

volantino francesco benignoSuccessivamente applicandosi con la matematica, in particolare con gli insiemi, ci accorgemmo tutti del talento.

Presentando infatti il simbolo della campagna elettorale: un cerchio con dentro altri tre cerchi che rappresentano altri simboli, scoprimmo la particolare propensione nel mettere insieme le cose, così come le persone. E siccome la matematica non è un’opinione, a differenza in ogni caso del voto, ne tennero conto persino gli elettori.

Ma nella logica degli insiemi, Ismaele, è riuscito a fare miracoli. In poco meno di un mese, è riuscito a portare a sé personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura quali, Francesco Benigno, Totò Borgese e persino Zoccola, che non è una mestierante, ma l’assessore ai rifiuti di Casal di Principe. Mica pizza e fichi.

Il ragazzo comunque si applica, ma può dare di più.

Ed è nella lettura dietro alla telecamera che si fa spazio il suo talento. Tipo quando in risposta al leader del carroccio Salvini, che in tv aveva proposto una possibile alleanza su Palermo, rispose, citando Gesù: “Io non ci sto!” E infatti uno dei tre loghi dell’insieme fu proprio “Noi con Salvini”.

Amunì dai, Salvini, come richiesto dallo stesso Ismaele, ti sarai scusato sul tuo passato di dichiarazioni sui siciliani.

Vero?

No!

Vabbè, ora però stai puntando il dito! Penserete voi…

Si presentò alla città dicendo di non saper fare il Sindaco, oggi, tenne a specificare, e noi, palermitani, che siamo persone che premiamo la sincerità, ce ne ricordammo. Il Sindaco infatti non arrivò a farlo, raggranellando comunque seimilacinquecentonovantasei preferenze (2,79%).

Ma a dar luce alla lista furono due candidati che si rivelarono delle belle realtà, uno molto noto e citato già poche righe fa, Francesco Benigno, l’altro, noto agli addetti ai lavori, tale Francesco Vozza, leader del carroccio palermitano, praticamente “un arancino” a Palermo.

Commento di Francesco Benigno sulla rissa

Con Francesco Benigno, l’idillio amoroso, fatto di video e selfie finì con una scazzottata che fece scaturire poi l’indignazione della coalizione a cui entrambi appartenevano. Motivo della lite, disse all’epoca l’attore, fu la presunta rivelazione fattagli dal giornalista e cioè, che la candidatura fosse in realtà un mezzo per conoscere e riprendere fatti e segreti di una campagna elettorale, da mandare poi in onda, sotto forma di documentario.

Benigno, raccontano le cronache di quei giorni, non prese bene la vicenda e non prese bene neppure il risultato, 156 preferenze personali. E per dimostrare che in effetti lui era “per dare voce a chi voce non ha, ma ha molto da dire”, mettendo in pratica il suo successivo slogan “abbattiamoli”, quella sera del 14 di giugno, deve aver reagito secondo coscienza (qui). Scrisse in seguito sulla sua pagina facebook, il 20 giugno, “tutti a rimproverarmi per avergli dato solo uno schiaffo e pensandoci forse avete ragione, ma preferisco che lo faccia la giustizia”. Insomma, una semi ammissione, dopo le prime dichiarazioni che smentivano quanto raccontato dall’ex Iena ai carabinieri e alla stampa, e che comunque aveva sempre giustificato quale reazione ad una presunta aggressione alla compagna.

Volantino di Francesco VozzaVozza, che ha anche un blog che vi invito a leggere (francescovozza.net), invece fu il più polemico sulla stampa e sui profili personali (qui alcune notizie). Inizialmente indicato quale possibile candidato a Sindaco dal suo partito, “Noi con Salvini”, venne spossessato dell’opportunità sulla scia dell’irriverenza mostrata da Ismaele.

Ma fu una sua dichiarazione contro un candidato di Sinistra Comune, tale Md Alamin, immigrato e residente a Palermo, che lo fece balzare agli onori della cronaca e riprendere dallo stesso La Vardera (qui). Una polemica che si chiuse con le scuse dello stesso Vozza, ma che inasprì di molto il rapporto tra i due. Come si capii dopo la scazzottata.

Finite dunque le ore della campagna elettorale e del post rissa, di Isma e dei suoi non si sa più nulla, fino ad arrivare ad oggi.

Buttana ra miseria! Ci futtieru a Lapa!

Io, Ismaele, Giorgia Meloni e la Lapa durante un evento elettorale al Politeama

Questa mattina (7 settembre 2017), infatti, Palermo si è svegliata con la notizia, terribile, del ratto della Lapa che il prode Ismaele aveva portato in giro per la città. La stessa sulla quale si accomodarono le chiappe di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Ignazio La Russa. La stessa che fu mezzo di trasporto da esibire lungo i giorni che separarono la città al voto.

Uno sgarro, che il Rosso questa mattina ha denunciato anche pubblicamente.

“Signori ladri togliete almeno gli adesivi con la mia faccia!” scrive sul suo profilo facebook.

Che poi dico io, vi futtite ‘u lapino ca so facci?

Ma cu quali coraggio?!?

Note:
* Raffaele Sabato, il Sindaco Isidoro
Caratterista e noto cabarettista palermitano, sfidò la politica palermitana con una lista chiamata appunto “Sindaco Isidoro”, personaggio dei suoi spettacoli, che racimolò alle elezioni del 1997, vinte da Leoluca Orlando (58,6%), secondo Gianfranco Micciché (35,3%), lo 0,65% dei voti, cioè 2305 preferenze. Attenzione, duemilatrecento preferenze possono sembrare poche, ma viste oggi, raffrontate con i dati delle ultime comunali, sono percentuali che coalizioni ben più abbondanti e “serie” non raggiunsero mai.
** Tommaso Dragotto
L’imprenditore con la passione della politica, oggi sponsor del Palermo Calcio. Nel 2012 fondò il movimento “Impresa Palermo” che sfidò, Leoluca Orlando (sempre lui!) e Fabrizio Ferrandelli, racimolando appena 1985 preferenze (circa quattromila le liste), nonostante l’esborso milionario e personale, così si narra, per la campagna elettorale. Un’esperienza che lo turbò e lo fece arrabbiare molto, e che non ripeté più. Almeno fino ad oggi.

Ego, amico mio!

ego amico mio

A tre giorni dal voto, una riflessione sulla potenza dell’ego che la campagna elettorale scatena. Narcisi all’arrembaggio

Da più di 15 anni, a vario titolo, partecipo a comitati elettorali, segreterie, sedi improvvisate, camper e persino balconi elettorali. La politica mi piace e cerco di rendermi utile per quello che so fare. È sempre occasione divertente per conoscersi e per trovare spunti per la scrittura.
E quando si sta in campagna elettorale, tutto diventa riferito a se stessi. Ormai ne ho la convinzione.

Sta parrannu cu mia! ‘U sintisti chi dissi? Curnutu!

Ogni occasione di questa, ogni diceria, messaggio, comunicato di un avversario e non solo, persino i messaggi nella bottiglia, danno luogo ad incazzature di proporzioni bibliche.
Attorno a queste voci si costruiscono liti che arrivano fino alla distruzione di intere famiglie.
Specialmente poi nei piccoli centri o nei quartieri di città, dove tutto è amplificato dai “riporter” di professione: portieri, parrucchieri, persianisti, banconisti e banconisti di chiesa.
Ad ognuno di loro è assegnato il ruolo implicito di penetrazione dell’informazione sui vari livelli della collettività.

Che siano uomini, donne, ragazzi, avventori di passaggio, nessuno, ripeto, nessuno, durante una campagna elettorale, può scansare un commento, un aneddoto o una storia “da non raccontare a nessuno, la so solo io”.

E’ un gioco delle parti che accontenta tutti, chi racconta, chi è citato e chi soddisfa la propria curiosità ascoltando.

Ecco perché è divertente stare tra la gente. La gente che si candida. E’ un modo per conoscere quanto spropositato è l’ego di ognuno di loro, di ciascuno di noi.

Nessuno infatti può ritenersi escluso dal sentirsi tirato fuori dall’essere narciso. Neppure io, che nel mio piccolo contribuisco al sentimento d’amor proprio d’ognuno di loro con questi miei post che poi non raccontano altro che voci, che si diffondono a colpi di click. Come in un salone da barba.

Praticamente sono una parrucchiera anch’io. Ormai l’ho capito.

Non so per chi votare, amico mio

Siamo a pochi giorni dalle elezioni comunali palermitane e veramente non so ancora per chi votare. D’altronde sono tutti amici miei, chi potrei mai scontentare?

Cari amici degli amici, ormai ci siamo.

Mancano soltanto pochi giorni, ballottaggio escluso e sapremo, finalmente (yuuu uh), chi sarà il prossimo sindaco di Palermo, anzi dell’area Metropolitana di Palermo.

Nella noia più totale sono passati i mesi che hanno avvicinato la città all’evento più atteso dalle tipografie: le elezioni. Nessuno scoop, nessun colpo di scena, qualche colpo di scopa, i soliti annunci di querele tra candidati e nulla più.

Siamo a pochi giorni dal voto e veramente non so ancora per chi votare. D’altronde sono tutti amici miei, chi potrei mai scontentare?

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Ferrandelli, amico mio (seconda parte)

“Il candidato locali locali”, così lo apostrofò un servizio di Zoro nel 2012, era ormai ad un bivio: tornare a lavorare fino alla pensione o cercare una pensione per cui lavorare

Il candidato locali locali“, così lo apostrofò un servizio di Zoro nel 2012 (tolleranza Zoro puntata 82), era ormai ad un bivio: tornare a lavorare fino alla pensione o cercare una pensione in cui andare a lavorare. Optò per la seconda. Organizzò un comitato di persone che rinominò i “coraggiosi”. Preparava così il ritorno al suo primo amore: la carica di Sindaco di Palermo.

Devo fare una piccola nota, probabilmente vi starete chiedendo in che consistesse il coraggio, se nello schierarsi con un deputato dimissionario o nel chiamarsi proprio coraggiosi. Questo però, non lo sapremo mai. Nasce così un nuovo Fabrizio, quello della solitudine coraggiosa, pronto ad investire risorse e persone, nel tentativo di non finire schiacciato dal peso della memoria.

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Figli, amici miei

Sarà ricordata come la campagna elettorale “in successione”: una bella rimpatriata di famiglia, tra amici appunto. Ovviamente tutte le persone citate sono “amici miei”

È partita la chiassosa partita delle liste lungo la ricerca del consenso. Tra queste, quelle legate al sindaco in carica Leoluca Orlando sembrano le più organizzate. Curiosa la lunga partecipazione di ex militanti del Popolo delle Libertà, Udc, Mpa etc etc, che negli anni S.O. (senza Orlando), si presero “l’onere” di sostenere per 10 anni Diego Cammarata, il cittadino del sorriso, l’unico, il suo.

In questi giorni, al grido sussurrato di “facciamo squadra”, in piazza Politeama, si raccolgono le firme a sostegno di alcune delle liste legate al primo cittadino. Firme, ricordiamolo, necessarie all’ottenimento del bollino verde per essere ammesse ufficialmente alla competizione. Dietro e davanti il super gazebo, tanti volti, vecchi e nuovi, della compagine Orlandiana. Tra loro anche Aurelio Scavone e Massimo Pullara, che non si ricandideranno, ma sempre a disposizione della squadra.

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Ferrandelli, amico mio (prima parte)

È giovane e per almeno altri 15 anni ce lo continueremo a ripetere. Lo era cinque anni fa, proprio quando, di questi tempi, erano sei mesi ch’era partita la sua corsa alla poltrona di primo cittadino.

Oggi inizia la mia avventura sul rinnovato Balarm, sara’ un percorso divertente e satirico, almeno per me e spero lo anche per chi legge, senza nulla a pretendere.
Sarà un modo per raccontare la politica ed i suoi mutamenti in modo più leggero e stuzzicante.
Voglio esprimere un ringraziamento speciale a Fabio Ricotta e Mariantonia Ciprì per avermi coinvolto in questa avventura e a cui auguro di poter raccontare questa città per tanto tempo.
Auguri Balarm

È l’uomo politico del momento, in “negativo”, purtroppo, ma pur sempre del momento. Fabrizio Ferrandelli, coetaneo e “amico mio”, fa politica da tempo immemore. È giovane e per almeno altri 15 anni ce lo continueremo a ripetere. Sì perché Fabrizio era/è il nome nuovo di Palermo. Lo era cinque anni fa, proprio quando, di questi tempi, erano sei mesi ch’era partita la sua corsa alla poltrona di primo cittadino. Sei mesi che lo portarono pian piano nelle grazie dei buoni della politica locale.

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Topi protagonisti dell’estate

I topi protagonisti della vostra estate, con il sito che ha fatto commuovere il webbe. Iscrivete il vostro quartiere al Palio di Santa Rosalia

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Stanno prendendo le iscrizioni per il palio dei topi di Santa Rosalia nostra patrona di Palermo. Ogni quartiere può iscrivere un numero massimo di 5 topi. Si raccomandano soprattutto le dimensioni minime: 20 cm + 20 max di coda. Onde evitare esclusioni e perdite di tempo, si pregano gli organizzatori di quartiere, di leggersi il regolamento che verrà pubblicato sul sito ufficiale del concorso all’indirizzo che ha fatto commuovere il webbe, “www.topiprotagonistiinnocentidellatuaestate.it”.

Si ricorda ai furbi che è severamente vietato camuffare gatti da sorci. La gara è prevista per la notte del 14 luglio, quale omaggio alla Santa nonché alla presa della Bastiglia (lo ha voluto il Sindaco in persona). La gara si terrà lungo il percorso che va dai cantieri culturali della Zisa al Tribunale, Prenderanno parte all’evento tutte le autorità della città; il Sindaco, i Consiglieri comunali tutti, i Consiglieri di quartiere, i bidelli, i preti e le perpetue. Il premio, 5mila euro in gettoni di croccante, offerto dalla gelateria “Uno su mille ce la fa” di Corso dei mille, sarà consegnato la mattina del 15 luglio alle ore 5.40 presso i giardini di villa Giulia. Non più tardi perché poi si squara dal caldo. Presentano la manifestazione Gegia (in ricordo di Bud Spencer), i suoi fratelli e la speciale omelia del Vescovo del capoluogo.

E’ gradita la partecipazione di tutta la cittadinanza.

P.s. : Questo concorso potrebbe non essere vero.

Quelle morti in via Castelforte

Oggi il giornalista di Rai Tre, Marco Sacchi, ha perso la vita percorrendo la via Castelforte. Occorre una riflessione seria sul quell’importante tratto che veicola il traffico di Mondello

via castelforteLa via Castelforte è di una pericolosità unica. La morte di Marco Sacchi, giornalista di Rai Tre avvenuta questo pomeriggio, è solo l’ultima delle tante accadute lungo quel piccolo tratto di strada che collega Pallavicino a Mondello. Basta guardare i pali della corrente elettrica per rendersi di quante persone, troppe, hanno perso la vita in quei due km, nel tratto tra piazza Pallavicino e piazza Castelforte, di asfalto rattoppato. Un budello, largo giusto lo spazio per due vetture e nel punto più curvo, regolato da un semaforo alternato che molti imbecilli sono soliti non rispettare. Un luogo la cui pericolosità, come spesso accade, viene ignorata dalla non curante frettolosità e disattenta guida di chi l’ attraversa.

Dalla via Castelforte, anche per l’elevato numero di abitazioni che la sovrastano, transitano ogni giorno un numero di auto, bus, moto, biciclette e pedoni da fare invidia ad una delle arterie principali della città. Per gli abitanti e i lavoratori di Mondello e Partanna ha la stessa funzione della più famosa via Ugo La Malfa, eppure, l’incuria, il disordine e la violazione delle più elementari regole di civiltà sono l’evidenza. Praticamente per superarla c’è un livello di difficoltà da far invidia al gioco del momento: l’escape street (room).

Se volessimo percorrerla da Pallavicino in direzione Modello, secondo google sarebbero sufficienti cinque minuti, ci ritroveremmo immediatamente imbottigliati tra le auto che sostano in doppia e tripla fila subito all’imbocco da piazza Pallavicino. Ti deve andare di culo che non stia arrivando uno degli autobus di linea in senso contrario o da via Mater Dolorosa, mezzi, che spesso si trovano a limare specchietti, fiancate e tetto, tra balconi sporgenti e auto in doppia fila.

Automobilisti e talvolta anche residenti infatti, non si preoccupano di sostare e/o occupare buona parte della carreggiata e in alcuni casi persino in entrambi i sensi di marcia, lasciando al resto del traffico un corridoio utile solamente al passaggio di utilitarie e moto.

Superato il primo incubo, sei entrato in una sorta di territorio minato, dove il manto si va sbriciolando ad ogni pioggia e che nelle giornate invernali mutano le buche in piccoli laghetti artificiali utili al sostentamento di uccelli e cani randagi. Per non parlare poi dei tradizionali allagamenti dell’ultimo tratto, quello vicino al Carrefour, dove direttamente puoi allenarti per i regionali di nuoto su fogna. Problema anche questo da non sottovalutare; pensate a quanto è stretta la strada e quanto possa essere pericolosa l’acqua sollevata dai mezzi che la percorrono in senso contrario in prossimità di marciapiedi e pali. Mi è capitato più volte di restare al buio, sommerso improvvisamente, per diversi secondi, che nei casi più sfortunati sarebbero potuti rivelare fatali. Non sto qui a dire quali sono i rischi per i motociclisti e i ciclisti.

Sperato che non piova dunque, devi pregare il cielo che sia stata regolare la raccolta dei rifiuti che, quando abbondano, occupano anch’essi un consistente fetta di suolo carrabile, ove poi, ancora, devi augurarti che qualche altro “intelligentone” non abbia provveduto a spostare i cassonetti per far largo alla propria autovettura in sosta, mettendo di traverso gli stessi. Tutto questo immaginando che per una volta nessuno abbia lasciato rifiuti ingombranti in prossimità dei cassonetti (divani, poltrone, mobilio, porte, finestre, elettrodomestici).

Schermata 2016-05-25 alle 22.00.15Oltrepassate le avversità astrali, si torna ancora sulle problematiche più banali. Tipo Il calcetto che sta dopo il semaforo proprio sulla curva cieca col traffico regolato dal semaforo e che non segnala, a chi esce dalla struttura, il senso di marcia in atto. Quindi magari vai a sinistra, direzione mondello, quando il verde ce l’hanno quelli che arrivano da destra convinti che non possa arrivare nessuno.

E’ andato tutto bene anche se hai attraversato il percorso evitando le auto che sbucano con premura dai cancelli dei residence e che si affacciano direttamente sulla strada o le vecchine che escono improvvisamente dalle persiane. Senza dimenticare l’infinità di stradine con lo sbocco nascosto da cassonetti o auto parcheggiate, da cui escono anche mezzi pesanti. Restano in campo da considerare le variabili, velocità e sorpassi, sempre in agguato in entrambi i sensi.

Non va dimenticato inoltre che di notte, al semaforo, è capitato pure che facessero dei “fermi”, cioè rapine, che hanno lasciato automobilisti in preda al panico e motociclisti senza il mezzo.

Nell’ottica della speranza e del colpo di fortuna, attraversandola, devi sempre e comunque augurarti una buona dose di fortuna, che non ci siano pedoni di notte o corridori di mattina.

La frittata dunque è sempre dietro l’angolo, per questo ritengo intollerabile la pantomima del come è successo e del come sia potuto accadere. E’ sempre un miracolo il giorno in cui non accadano gravi fatti come quelli che oggi hanno fatto perdere la vita al giornalista, a prescindere dalle specifiche responsabilità dell’incidente.

Personalmente ho visto il sig. Sacchi fare il suo lavoro tante volte, con serietà e professionalità. Mi raccontano da più parti che fosse un uomo di una gentilezza che ha pochi pari.

Mi dispiace tanto, mi dispiace per questa città e per tutte le persone che in questo momento stanno soffrendo la sua scomparsa.