Le “start-up” hanno rotto il cazzo

start-up hanno rotto il cazzo

Le start-up hanno rotto il cazzo, ve lo dico senza un minimo di preoccupazione sulle “ritorsioni” che subirò per questa affermazione. Le start-up, che in Italia poi sarebbero le attività, tutte, che stanno cominciando un percorso d’impresa, sono state per un lungo periodo la panacea dell’imprenditoria. E se questo di per sé non è un male, ad aver sinceramente rotto i coglioni è stato l’abuso dell’inglesismo.

“Ho una start-up”, ad un certo punto, è stato come dire c’ho la minchia di venti centimetri. Improvvisamente tutti hanno cominciato ad avercela lunga e ancor peggio a spiegare agli altri come avercela ancora più lunga. Una corsa all’allungamento del pene che non si vedeva dai tempi dell’esordio della mailing list.

A Palermo poi si è totalmente confuso il concetto di start-up, dove aziende con un decennio di attività si continuavo a definire “startuppers” di belle speranze. E ci guadagnavano pure. Certo nel 2008 faceva figo, poi di cinquantenne col sigaro.

Uno start-up d’impresa dura più o meno tre anni, mettetevelo in testa. Dieci no. E poi, sappiatelo, per definirsi “startupper” bisogna che la vostra impresa abbia una forte innovazione imprenditoriale. L’impresa delle pulizie è una start-up soltanto se riesce a lavare i pavimenti con la forza del pensiero. Sennò no, è solo una nuova impresa di pulizie.

Sentir parlare di “start-up” all’italiana mi fa letteralmente venire il vomito. Non scherzo. Ogni volta che qualcuno ne parla, distolgo sguardo e mimetizzo la presenza. Vado via. E’ capitato anche che mia sia alzato da tavoli, trattative e conferenze.

È ipocrita, come è ipocrita questo sistema di “presunta” impresa. Si è voluto fare credere alle persone che si poteva creare lavoro, diventar liberi e ricchi, senza spiegare a nessuno come e perché.

Da un certo momento in poi tutti volevo essere dei “Gates” e degli “Jobs” indossando maglioni a lupetto ed occhiali quadrati, dimenticando di vivere in un paese con regole e burocrazia del medioevo.

E se ancora non bastasse, nessuno ha spiegato loro i guai che una scelta del cazzo avrebbe comportato alla loro famiglia. Debiti, erosione dei risparmi e conseguente distruzione della serenità.

Oggi si piangono “startuppers”, domani soltanto dei disperati.

I contributi per l’autoimprenditorialità

I contributi per l'autoimprenditorialità

Ragazzi sappiatelo, nonostante tutto, per il futuro ci toccherà sempre tirare a campare. Già, perché nonostante i proclami, i redditi di cittadinanza, i finanziamenti per i giovani, il nostro domani, anzi il vostro, resta cupo quanto un lunedì di tempesta.

E se sarà vero che arriverà il reddito di cittadinanza, forse, sarà anche vero che non tutti, pur facendo assai comodo, vogliano restare dei disoccupati “campati” dallo Stato.

Entriamo un attimo nel dettaglio. Parliamo ad esempio dei contributi alle imprese o per i giovani che vogliono mettersi in proprio. Tutto nasce dall’inganno e dalla farlocca idea che il lavoro “lo si deve creare”. Vero, siamo tutti d’accordo su questo, ma come si fa?

Partiamo dal primo punto. I soldi che vengono messi sul piatto, possono bastare per uno sparuto numero di persone, mi pare pure ovvio, ed è assai improbabile che tutti i fortunati possano avere delle idee geniali o capacità tali da riuscire nell’intento di mettersi in proprio.

E vabbè, mettiamo il caso che siete tra questi, se anche la metà di voi, ma lo trovo impossibile, riesca nelle idee, l’altra metà teoricamente potrebbe assumere gli altri. Minchiate. 

L’avvio e la stabilità economica di una nuova impresa, in media, è stimato in tre anni. Quindi, se non siete tra le aziende che nel 90% dei casi fallisce, difficilmente riuscirete ad assumere personale prima del triennio.

Eppure la favola dell’autoimprenditorialità nasce più o meno su questi propositi. Viene pubblicizzato un vortice di denaro enorme al quale tu, cittadino senza alcuna speranza, potrai accedere con facilità al fine di realizzare il tuo sogno. Minchiate bis.

Se infatti i fondi sono realmente disponibili, anche se poi vedremo quanto alcuni di questi siano presunti, vengono distribuiti con dei bandi pubblici a cui però non possono accedere tutti. E qui c’è già il primo inganno. Se sono per tutti, debbono poterci accedere tutti.

La prima fetta di aspiranti imprenditori infatti, nella stragrande maggioranza dei casi non può accedere ai contributi poiché incapaci di supportare il carico a loro spese più il 22% di iva.

Mi spiego meglio.

La quasi totalità dei bandi invero, chiede come requisito che la “persona” che presenta domanda, sia in grado di supportare alla richiesta un co-finanziamento che in genere va dal 20 al 25 % dell’importo totale del progetto, oltre appunto le spese d’iva che non vengono mai finanziate, ergo su 100.000 mila euro, 25 mila del totale richiesto, più il 22% d’iva su 100mila, altri 22 mila euro.

In buona sostanza se non c’hai i “sordi”, non ti avvicinare neppure.

Alcune persone, per partecipare accingono ai fondi di famiglia, che in molti casi non sono neppure sufficienti. Cosa significa questo? I soldi ci sono, ma soltanto per quelli che c’hanno già i soldi. E a casa mia si dice: “picciuli cu picciuli”. Soldi con soldi, infatti se vuoi provare a fare soldi in Italia, attualmente devi avere già i soldi.

Se non bastasse, questi finanziamenti, per essere approvati poi ti richiedono fideiussioni o garanzie di “altro genere”, e per altro genere, visto che siete dei nullatenenti, significano i vostri genitori.

Quindi se c’hai una idea e non c’hai i soldi, chiedi a mamma e papà di farti da garante.

Ma se io c’ho genitori facoltosi, perché devo rivolgermi ad un bando? Ovvio, chi ha il genitore facoltoso, può richiedere dei soldi, pubblici, che alla fine della fiera possono anche perdersi in un progetto del cazzo, gli altri invece “fanculo”. Si attacchino alla canna del gas. E visto che il 90% di queste imprese fallisce, allora perché affidarla a dei nullatenenti?

Inutile quindi aggiungere che suddetti finanziamenti non aiutino la classe meno borghese di questo paese.

Sono un incentivo offerto esclusivamente a ragazzi e ragazze che possono, sprecare denaro, con idee di merda che non muoveranno di un millimetro l’economia di questa nazione e figuriamoci il lavoro.

Tutti gli altri no. Per loro non c’è neanche la speranza.

Reddito di scimunitanza

reddito di scimunitanza

Trasformare la questione del reddito di cittadinanza in reddito di “scimunitanza” sta sinceramente facendo scadere qualsiasi ragionamento post voto.

Questo fatto che il m5s sia stato votato esclusivamente per la misura appunto del reddito è una bufala a cui solo degli stupidi allocchi possono credere. Intanto chiariamo un punto: al sud non siamo degli imbecilli.

Non voglio schierarmi ne con loro ne contro di loro, ma a conti fatti, nel mezzogiorno gli unici fin qui ad aver fatto assistenzialismo sono la Dc e gli eredi nostalgici di quel sistema di potere. La ragione però su cui mi concentrerei è poi una sola: auto-sostenersi è un diritto!

Non è un privilegio pensare di campare. Non una volontà per scansarsi il lavoro.

Continuare a parlare di assistenzialismo in termini dispregiativi mi fa ribrezzo, e anche sinceramente orrore. Prima gli italiani, che non è sicuramente uno slogan del “movimento”, passa anche da un presupposto: gli italiani debbono stare meglio!

Per farlo hanno bisogno di lavoro e reddito certo. Se le case sono sfitte, se i negozi sono vuoti, se non c’è lavoro è perché non circola denaro, non perché si pensa agli immigrati.

Sono concetti elementari, banali. Quando tutti, dal nord al sud, vi troverete senza un lavoro, perché nessuno è disposto a pagarvi, auguratevi che qualcuno abbia a cuore di sostenervi, pagare la vostra birra e se avete avuto coraggio, le spese della vostra famiglia.

Insomma auguratevi che almeno la politica si curi di voi.

Storie di ordinario fascismo

storie di ordinario fascismo - nonni

Diciamocelo, il ritorno del fascismo è irreale, ma i fascisti no.

Ci saranno sempre.

In quest’Italia, e non solo, cI sarà sempre quella voglia di tornare ad una dittatura; morale, fisica, violenta. Potrà essere di parole, speriamo mai di fatti, ma quella voglia, quel sentire, che chiamiamo “fascismo”, forse, non è ancora stato debellato. E’ una legge fisica di ritorni, di ricordi e di profonda immaturità di questo paese.

E’ una storia  di famiglia, sconosciuta, forse, anche alla diretta interessata.

Ricordo gli ultimi mesi prima della nascita di mia sorella Claudia, la piccola. Siamo nel 1989 e mio nonno, anche lui Carmelo, contadino e di sinistra, che aveva vissuto gli ultimi anni del ventennio a Roma, presso il Ministero degli Interni, intento nel supplicare mia madre sulla scelta del nome della nascitura.

Io non capivo, ma leggevo una strana tensione nella sua voce, avevo poco più di 9 anni, ed era per me insolito assistere ad una discussione del nonno preoccupato per cose così “stupide”.

Miriam, era il nome designato per la prossima della famiglia e ricordo lo sbigottimento e le risatine alle parole di mio nonno: “tu non puoi sapere” diceva, “non lo puoi sapere se un giorno torneranno i nazisti ed i fascisti!”

Evitate, non vi costa nulla.

Sembravano parole irragionevoli, dette da un nonno in preda ad un terrificante ricordo da emigrato in Germania e poi costretto dai fascisti a vivere a Roma per campare. Le parole di un folle anziano che aveva fatto la guerra, la seconda e che nella prima ci aveva perso un fratello. Un vecchio, che non si rassegnava al progresso, al nuovo, al futuro. Soprattutto nei mesi successivi alla caduta del muro di Berlino.

Eppure, lette adesso, fanno quasi paura. Fa tremare le gambe non vedere l’uomo imparare dagli errori, anzi, dall’orrore.

L’orrore che faceva vivere i nostri nonni, che il ventennio lo vissero con la fame e la povertà, nel ricordo e col presagio di un futuro di ritorno.

Ecco, forse loro gli italiani, quelli “veri”, li conobbero sul serio e 45 anni dopo ne avevano ancora paura.

A tutto campo amico mio

a tutto campo amico mio

Eroi a tutto campo con l’avvicinarsi del 4 marzo. Mancano poco meno di 10 giorni al voto. Candidati di tutti gli schieramenti, pochi, decidono di incontrare la gente.

a tutto campo amico mio
Io che do un consiglio per gli acquisti

Mi capita sempre più spesso di partecipare ad incontri elettorali dove oratori spregiudicati, alcuni anche pregiudicati, illustrano la propria storia politica, morale e intellettuale con un tocco di eroismo che manco la Marvell ha mai osato immaginare per i propri personaggi.

Ci sono candidati che hanno condiviso il letto con Lady D., imbiancato la Casa Bianca, illuminato gli Illuminati, montato coi lego la cappella Sistina, cantato l’italiano con Toto Cutugno, sbagliato un congiuntivo con Di Maio, raddrizzato la torre di Pisa, spiegato la bibbia a Dante e per ragioni di tempo non sono stati sbarcati sulla Luna, ma che stanno risolvendo con ampie sessioni di video montaggio notturno.

Foto tratta dalla pagina dei Socialisti Gaudenti

Insomma, fanfaroni dall’ego esagerato.

E’ facile, li riconoscerete con poca difficoltà. Terminano e cominciano le frasi con “Io” ed in mezzo illustrano l’ampio arco di amicizie coltivate nel tempo. Praticamente si raccontano come dei “Forrest Gump” consapevoli e con più talento.

Hanno la soluzione per ogni emergenza, ma ci avevano pensato prima degli altri. S’intendono di tutto e soprattutto di più. Di chi, non si sa.

salvini mangia banane
Salvini mangia banane e pubblica sul suo fb.

Durante le campagne elettorali riscoprono il mare, il turismo e la freschezza della montagna, assaporano sapori bio e dal gusto a km zero, sorseggiano vini frizzanti prodotti nei giardini di casa, aprono chiese con la sola imposizione dello sguardo e snocciolano dati manco se fossimo al dopo cenone di natale con il cesto di frutti secchi di circostanza.

Insomma ci siamo capiti.

Se vi capita di incontrali, individuarli o persino conoscerli, sappiate bene che sono i primi da non votare per le stesse ragioni per cui vi chiedono il voto.

Le campagne elettorali sono diventate così: vuote e piene di pazzi.

Si voterà a Marzo nel segno dei pesci, qualcuno si è improvvisato candidato ed ha lanciato un’esca nel mare.

Voi, non abboccate.