
Articolo pubblicato su Left n°41, di Di Gesaro Carmelo e Scaglione Francesca
In un’atmosfera di totale apparente assopimento e di silenzio dell’opposizione, si è votato il bilancio di previsione del Comune di Palermo per l’anno 2008. Con una variazione di 600mila euro che sta per scatenare una bagarre non solo politica. In fase di approvazione i due schieramenti avrebbero stretto un tacito patto per ribaltare la decisione presa precedentemente dalla giunta di non votare variazioni di spesa in capitoli che erano stati, invece, azzerati in fase di presentazione: l’azzeramento riguardava in particolare settori strategici come il sociale. La giustificazione di questi tagli era chiara: il rischio del dissesto economico per il Comune di Palermo. Una decisione dolorosa, che comunque non aveva convinto gran parte dei consiglieri di entrambi gli schieramenti. All’improvviso però qualcosa sembra cambiare. La coalizione di centrodestra sarebbe riuscita nell’impresa di portare a casa, con il consenso dell’opposizione, un bilancio con alcune variazioni inserite all’ultimo istante grazie a emendamenti presentati e votati, e a quanto risulta senza dibattito in consiglio, da tutti i gruppi presenti in aula a eccezione di un consigliere che si è astenuto al momento del voto. Il consigliere in questione è Nadia Spallitta, del gruppo “Un’ altra storia”, movimento nato alla fine di maggio da un progetto voluto da Rita Borsellino, che contattata da left spiega le ragioni del dissenso, analizzando il meccanismo utilizzato quest’anno per l’istituzione dei capitoli di bilancio. Spallitta avanza, anche, una serie di dubbi sulla legittimità di alcuni di questi atti. Appare infatti dubbio, fra l’altro, il meccanismo con il quale vengano istituti i capitoli del bilancio, dove le spese sembrano essere assegnate senza alcuna progettualità comune. Inoltre sembrerebbero non guardare non tanto alla validità del contenuto ma soprattutto ad “accontentare” il primo firmatario dell’emendamento.

