Vittime d’eroi distratti

Terrore per creare vittime e generare eroi. Sembra questo il trend della nuova generazione, degli antimafiosi 2.0, dei parolai di questa nuova stagione

Il carro armato per demolire l’antimafia è partito. I suoi cingoli sono pronti a distruggere quanto di buono si è riuscito fin qui a costruire; sensibilizzare l’opinione pubblica e formare una interiorità critica. A guidare la retata di coscienza, un anonimo plotone disorganizzato, che da questa partita, forse, non è riuscito per tempo a guadagnarci qualcosa.

C’è un astio pastorizzato, polveroso, rancoroso, accumulato come solo il tempo sa fare nelle cantine dove si conserva il vino buono, che poi, una volta aperto, nasconde il sapore acido e nauseante dell’aceto.

E loro hanno saputo aspettare. Ora sfornano tonnellate d’articoli ed inchieste che puntano a misurare la forza di una “contro controintormazione” che sembra desiderosa d’erodere ogni giorno il margine positivo conquistato dopo gli anni di morte e dolore.

Forse si è persa memoria storica della Palermo anni ’80, di proiettili e lupare, immersa fino al collo negli “anni di piombo”. O forse, peggio ancora, se l’augurano quella città sangue e merda che fu Palermo. Perché si sa, ovunque ci siano vittime, nascono gli eroi.

E quindi uccidiamola sta memoria, uccidiamolo sto presente che sta consumando la piazza.

“Questa antimafia non ce l’ha fatta, rifacciamola!” è il nuovo mantra dei parolai. “Tanto vale provare a ripartire da zero” dicono, appunto quasi un auspicio al terrore che generò la schiera di eroi veri,che celebriamo ancora e, degli eroi distratti che ne compromettono l’insieme.

Lo so, è una grave e forte provocazione, la mia, ma di questo passo torneremo a respirare quell’aria, come se questo clima infame non ci bastasse ancora.

Si deve fare molta attenzione, il baratro é vicino. Siamo vittime della distrazione, compromessi, affranti, ma non si può tornare indietro, non si può tornare al passato.

Travolti da un insolito destino d’onestà

Dopo la raffica di espulsioni alla Camera e al Senato, dopo l’allontanamento del Sindaco di Quarto e di quello Gelese, arriva la sospensione per Pizzarotti a Parma. E’ corretto questo concetto di onestà?

I Cinque Stelle amano farsi male da soli, ormai ne abbiamo le prove. Creano una classe dirigente pulita, la coccolano, la esaltano e poi la espellono o sospendono senza troppi giri di parole. Isolano praticamente tutti gli amministratori di rilievo fin qui eletti regalandoli, di fatto, al Partito Democratico che, con la sensualità tipica della corte, mostra il suo terzo capezzolo spalancandogli le porte.

Ragazzi, ci vuole una riflessione seria sulle regole di trasparenza del Movimento o presto la disillusione prenderà il sopravvento. Ne va le della qualità della vostra proposta di onestà. La richiesta di trasparenza non può superare ogni regola democratica di questa nazione.

E’ giusto, per carità, bisogna essere prudenti anche sugli onesti, ma fate attenzione agli eccessi di snobismo.

La burocrazia ti espone al giudizio più spesso di quanto si pensi e, a volte, più di quanto sia realmente necessario. Ecco, la realtà, “questa sconosciuta”, mi viene da pensare. Oggi, il Movimento, per resistere a se stesso necessita di una riflessione fatta di sostanza e concretezza. Attenzione alla cecità delle regole, specialmente di quelle scritte senza tener conto dello stato delle cose.

Sì alle regole, sì alle buone prassi, sì anche alla tutela del proprio patrimonio umano.

Appello ai dietroquintisti televisivi

Uno sfogo rivolto ai “dietroquintisti” televisivi, ai produttori, ai partiti politici italiani. Stoppiamo i soliti 4 volti noti dei talk show!

Ci hanno regalato una televisione con 900 canali digitali e la cosa meno interessante di questa storia è che su almeno 899 di essi, contemporaneamente, mandano dei talk show in cui l’ospite del giorno è il Senatore Stefano Esposito del Pd che argomenta il nulla.

Ora lo capiamo tutti che la politica fa della televisione la necessità di cui il popolo ha bisogno, però che cazzo, cambiateli ogni tanto gli interlocutori!

Rivolgo questo appello al gruppo selettivo per le telecomunicazioni del Partito Democratico e alle altre componenti Parlamentari; basta con Stefano Esposito, basta con Enrico Zanetti, basta con Andrea Romano, basta Gasparri, basta Lupi. Poi a voi conduttori e “dietroquintisti” di La 7: basta Rondolino amoroso, basta Andrea Scanzi, basta Maria Teresa Meli, insomma basta, basta e ancora basta.

I vostri programmi sono già poco interessanti, per carità, è una mia opinione, ma quantomeno selezionate ospiti differenti. Possibile mai che ruotate i commentatori scegliendo quasi esclusivamente tra questi citati sopra? Possibile mai che in Italia non ci siano interlocutori con altri argomenti da proporre? Possibile mai che l’opinione di questo paese si formi soltanto sul commento di queste poche persone?

Basta.

Questo sfogo a casa mia  lo chiamiamo “santiare”! Voi prendetelo come un appello.

Prendetene nota.

Fermi tutti: è Pino Maniaci

Pino Maniaci

Pino Maniaci, giornalista di Telejato, sbattuto in prima pagina con l’accusa di estorsione

Ho aspettato un po’ per costruirmi una opinione attenta sulla vicenda che sta colpendo il giornalista e proprietario di Telejato Pino Maniaci. E’ difficile, è difficile schierarsi, scegliere i buoni e i cattivi di questa storia. Non perché Pino sia un cattivo, ma come si fa a credere che lo possano essere i magistrati?

Pino è Pino, in questi anni lo ha dimostrato. Nei commenti non riesce ad essere morbido neanche con se stesso. E’ dedito al 100% al ruolo di scassacazzi. Mi ricordo le nottate in redazione per finire un servizio fiume per il tg dell’indomani, molto spesso senza neanche mangiare. Come possiamo identificarlo adesso con la ferocia dell’ estorsore !?!

E poi per cosa?

Ve la ricordate l’auto con l’impianto gpl che immetteva i fumi di scarico dentro l’abitacolo! Non sembrava di certo l’auto di un ricco giornalista.

Oggi sui presunti fatti si è scatenata la solita inquisizione 2.0, fatta molto spesso da persone che non vivono “al di sopra ogni sospetto”.  Purtroppo non è una novità. In quest’era si esercità con molta più enfasi il ruolo di accusatori che il dono di possessori di cervello. Mi dispiace per Pino e per la sua famiglia, non meritano una giuria di anonimi Torquemada.

A naso dunque, penso di potergli dare fiducia, di stare dalla sua parte, di confermargli stima professionale. Così come in generale credo ci si possa fidare delle persone e degli amici.

Ci voglio credere per questa Regione e per quelli che verranno dopo di noi.

Letture: Il Ritorno di Catone

Matilde Asensi 14 anni dopo l'”Ultimo Catone”, torna nelle librerie con una nuova avventura della ricercatrice Ottavia Salina

matilde asensiIl Ritorno di Catone è un thriller avvincente e accattivante lungo la storia del cristianesimo e all’ombra del Vaticano. Protagonisti dell’avventura sono Farag Boswel e Ottavia Salina, conosciuti già nell’opera “L’ultimo Catone”, romanzo che rese famosa l’autrice Matilde Asensi in tutto il mondo.

I coniugi Ottavia, italiana e ricercatrice di Paleografia all’Università di Toronto, che non ricordavo essere cosi’ irritante ed indisponente, e Farag affascinante ed ateo archeologo egiziano, 14 anni dopo la scoperta del “Mausoleo di Costantino”, vengono coinvolti in un nuovo rompicapo, ambientato ai giorni nostri e, come molti romanzi della scrittrice spagnola, immerso in un passato misterioso ricostruito attraverso riferimenti religiosi e ritrovamenti archeologici.

Tra Canada, Mongolia, Turchia, Italia e Israele gli studiosi, accompagnati ancora una volta dal “Catone CCLVIII” della confraternita segreta degli “Staurophylakes” e dai nuovi amici, i multimilionari Jake, Becky ed Abby Simonson, scopriranno gli eventi, gli insabbiamenti e le motivazioni che nascosero al mondo gli ossari con i resti della famiglia di Gesù di Nazareth.

La vastità del vuoto renziano di Sicilia

Si è svolto questo fine settimana l’evento del cambiamento renziano di Sicilia promosso dal Sottosegretario al Miur Davide Faraone

I siciliani renziani nello scorso weekend hanno promosso una di kermesse dal nome “cambiamenti 2.0”, semplicemente, la seconda edizione della “Leopoldina” sicula. Dell’evento, sia prima, ma anche (fa molto Veltroni) dopo, si sa veramente pochissimo, principalmente che sul palco si sarebbero alternate diverse personalità provenienti dal mondo della società e, soprattutto, politici. In poche parole, una “reunion” per misurare il gradimento dell’organizzazione “faraonica” in vista delle prossime elezioni regionali.

In ginocchio da te (cit.) Foto d'archivio
In ginocchio da te (cit.) Screenshoot d’archivio

Qualcuno l’ha definita un “flop”, qualcun altro un successo, non sta a me giudicare il risultato finale dell’evento. Posso però sottolineare che i quotidiani non sono riusciti a tirar fuori uno straccio di notizia e/o dichiarazione da farci leggere. Anomalo dato per un “vasto” incontro di politica locale con Ministri e dirigenti di partito impegnati a promuovere il cambiamento di questa regione.

Personalmente l’unico dato che mi ha veramente colpito è stato lo “Smack&Smack” che non è un finanziamento per start-up, ma il doppio bacio che il “promosottoSegretario” ha riservato ai suoi ospiti al termine di ogni intervento:

Comunque, per farla breve, il terzo giorno, cioè l’ultimo atto, poco prima della partita del Palermo, il promotore Capo dell’iniziativa, Davide Faraone, è però riuscito a far passare un messaggio, poi ripreso da alcuni sodali d’area nonché da tutti i media: “Se io vi dichiarassi il sostegno a Crocetta che si vuole ricandidare mi considerereste da trattamento sanitario obbligatorio”.

Dal pubblico arrivavano lunghi applausi, baci, fiori, reggiseni, copie invendute del libro del Sottosegretario, insomma finalmente c’era qualcosa su cui poter dibattere!

Subito dopo arrivava la risposta del Presidente Crocetta via tweet: “L’unico incarico presidenziale al quale può aspirare ? Quello di presidente della Leopoldina sicula flop.”

E così via per tutta la serata. Successivamente, infatti, intervenivano nell’interessante dibattito, interessante quanto un porno con idraulico e casalinga, tutti gli altri; da Cancelleri a Falcone (quello di Forza Italia) fino ai piccoli dirigenti d’area.

Insomma ci è cascato e ci sono cascati tutti. L’obiettivo di Faraone è stato raggiunto: si può tornare a far traballare il Governo discutendo del nulla.

La causa dello shock? Sta nel titolo

Go Crocetta

Lo shock, provocato da un sondaggio “carbonaro”, indicherebbe Crocetta quale Presidente incandidabile nel 2017. Ma è davvero così?

Prima di cominciare, vorrei premettere che non sono un analista e non ho avuto modo di leggere le tabelle contenute in questo sondaggio commissionato dall’On. Musumeci (ma dicono dovesse restare segreto). Vorrei quindi limitarmi a commentare gli elementi che compongono il post, cioè il ritaglio sgranato della tabella, presumo proveniente dal sondaggio “ufficialoso”, e il titolo dell’articolo.

Partiamo proprio dal risultato venuto fuori da questa ricerca. I dati dicono, anzi direbbero, che 7 siciliani su 10, non sarebbero disponibili a votare per il Governatore siciliano. E fin qui, che posso aggiungere, è possibile. Anzi, possibilissimo. Sarebbe dura per chiunque andare al voto in questo momento, figuriamoci per uno che è stato a capo di un Governo continuamente attaccato sia dall’interno che dall’esterno. Questo, pare, dopo 3/4 tentativi andati a male, sia forse l’unico momento in cui non stia ricevendo pressioni mediatiche e politiche. Insomma un “successone” da condividere con l’intero gruppo dirigente democratico. A qualsiasi livello.

E poi i numeri.

Se prendiamo infatti il risultato finale delle scorse elezioni (foto allegata), Crocetta, vinse le elezioni con il 30% del totale dei votanti. Appare dunque palese che la percentuale calcolata nel dato di oggi, cioè 3 elettori su 10, sia identica a quella che lo portò sullo scranno più alto della Regione.

Ora mettiamo pure che di questo 30%, due terzi, vacillino nella scelta e quindi, per una questione di probabilità, che almeno un ulteriore 10% (del 20%) non lo voti. Resterebbe un 20% (complessivo) di siciliani che sarebbero disponibili a rivotarlo o quantomeno a discuterne. Stiamo dunque parlando di una forbice di elettori simile a quella che portò lo stesso On. Musumeci al secondo posto nella competizione del 2012. Ed è qui che non si intende, bene, il perché di uno “shock” provocato da un sondaggio diffuso, si legge, con metodo “carbonaro” (Dati che – fanno sapere dall’entourage di Musumeci – dovevano restare riservati cit.).

Dunque la questione è essenzialmente una: lo shock starebbe nel leggere un sondaggio che sostanzialmente conferma numeri pressoché identici alla scorsa tornata elettorale? Perché se è così non ho ben capito il senso dell’articolo e la diffusione enfatica dello stesso.

Senza nulla a pretendere.

Il circo Roma

Dal circo “Città di Roma” al circo Roma. Saranno le elezioni amministrative più disertate della storia italiana

Venghino siori, venghino!

E’ tempo di elezioni e mi viene subito con una riflessione: ma il circo “Città di Roma”, non prevedeva pagliacci, elefanti, scimmiette, noccioline e numeri sui trampoli?

Ah, dite che è si evoluto? Capisco…

Domenica sei marzo è stato il grande giorno delle primarie di Roma. Sì, quella città, dove tutti parlano di buche, bachi e buste e nessuno di bustarelle, mafie ed “ostie”. I tassinari, diffusori per eccellenza della romanitá, sono perplessi, ce lo dicono “col core in mano” : “c’hanno rotto li cojoni”!

La città non ha ancora gradito lo sgambetto del Partito Democratico ad Ignazio Marino, uno che le aveva vinte davvero le primarie. E pure le elezioni.

Roma è così: semplice, generosa e sincera! Non glielo puoi togliere un Sindaco senza motivo e poi chiedergli di tornare a votare senza offrirgli neppure un programma(cit.). Figuriamoci poi se quell’appello ai gazebo viene accompagnato da accuse di poche trasparenza, da Orsi di peluche e da fotografie prese di sbieco. Alterazioni che manco nella Russia dei tempi d’oro.

E poi c’è il centrodestra, quello che un tempo si organizzava in una stanza e sceglieva senza che nessuno fiatasse. Oggi invece, organizza anch’esso delle primarie, che incredibilmente intanto, potrebbero essere state più partecipate di quelle originali del Pd (cioè copiate per primi).

E infine ci sono tutti gli altri, i cinquestelle, che potrebbero pure vincere, i consumatori, gli Adinolfi, i bellocci di Marchini, Fassina (perchè!?!?) e c’è anche Lui, Ignazio Marino.

Adesso non ci crede più nessuno. Lo si sente ovunque per le vie della città. I tassinari, sempre loro, più precisi dei sondaggi, parlano con sdegno misto a rassegnazione; si asterranno in buona parte e il resto si asterrà secondo coscienza.

Il partito della Nazione di chi?

Il tam tam del partito della nazione e la voglia di distinguere le storie

Sono ormai due anni che i media concentrano i loro messaggi per indirizzarci lungo la visione del “partito della nazione”. Un unico partito di centro(!?), contenitore di qualsiasi ideologia. Ah no,  questo non si può dire, le ideologie sono morte (bah). Contenitore dicevamo, forse unico termine corretto per definire questo spazio dove nessuno apporta qualcosa se non se stesso.
La Sicilia, come sempre, assume il ruolo di precursore delle iniziative imbarazzanti, un laboratorio, come spesso è indicato, di pastrocchi che poi alla lunga si rivelano proprio schifezze.
Le cose giuste vanno dette.
Io sinceramente da questo contenitore della nazione voglio smarcarmi, non ci sto per niente, anzi “manc po’ cazz”! Lasciando perdere le banalità del tipo “chi era contro chi”, sinceramente non me la sento di cedere alla convinzione che questo paese, questa Regione, abbiano bisogno di un partito dove al posto delle idee si sommano esclusivamente delle facce.

Sono ancora convinto che le differenze, per quanto esigue, contino. E in questa terra conta ancora sapere di essere differente nelle scelte, nelle amicizie e nelle esperienze.
Io voglio essere valore, voi dovete essere valore. Anche nella diversità.
Non ci sto ad essere sommato per raggiungere un risultato. Voglio essere riconosciuto ed identificato per quello che sono.
E così vorrei che fossero anche le storie delle persone che scelgono di appartenere a qualcosa, che sia esso un gruppo di amici o che sia un partito.

Roma: Bray non si candida

Il Direttore Generale della Treccani ed ex Ministro della Cultura, Massimo Bray, ha sciolto le riserve: non si candiderà a Sindaco di Roma

E siamo arrivati alla fine di questa telenovela. Massimo Bray, com’era ormai nell’aria, ha deciso di non accettare gli appelli e le sirene per una candidatura su Roma. Dietro ai monitor, cittadini e politici, ci hanno sperato, almeno fino a due ore fa, quando, con il commento che allego sotto, ha definitivamente chiuso la questione.
Attenzione però, Bray è una persona di estrema raffinatezza, dietro a quelle parole si nasconde un evidente desiderio di fare qualcosa, è un testo che dice molto di più che una semplice rinuncia.
Ha fatto bene o ha fatto male? Questo sarà il tema delle prossime ore.
Intanto noi, io, non resteremo a guardare.

Ringrazio le donne e gli uomini che in questi giorni mi hanno chiesto di candidarmi alle elezioni per sindaco di…

Pubblicato da Massimo Bray su Sabato 12 marzo 2016