Minchia! Si futtieru i cabine!

Minchia! Si futtieru i cabine
Minchia! Si futtieru i cabine
Io e un facinoroso gruppo di estremisti della pennica, durante una manifestazione per liberare Mondello dalle cabine (gabbine).

Dopo la triste e sorprendente notizia del furto della Lapa ai danni dell’ex candidato Sindaco di Palermo, Ismaele La Vardera, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa qui, si viene a sapere che ben mille cabine elettorali, anzi “gabbine” in alluminio, sono state sottratte la scorsa settimana, da un deposito comunale in via Luigi Galvani (fonte Repubblica Palermo).

Un ratto, pensato o forse nato, sulla base di un notevole equivoco: poterle riutilizzare lungo il rinnovato litorale di romagnolo.

Da qui dunque, la trovata di tre palermitani, così dicono le cronache, ricercati e poi trovati, per aver sottratto alla città beni di notevole valore a pochi mesi dalle elezioni di novembre. Un danno che il Comune adesso dovrà affrettarsi a risarcire, magari chiedendo un prestito alla “Italo Belga”.

Alle prossime elezioni dunque, si potrebbe realizzare il sogno di tutti i palermitani: un posto vista mare, grazie alla politica.

Purtroppo, la notizia vera dice che, nonostante siano stati individuati i presunti ladri, una parte di essere era già stata triturata per essere venduta sotto altra forma.

Ma se non fossero state distrutte, sarebbero sicuramente finite al “porto franco” di Ballarò, come bancarelle sui cui appoggiare ulteriore merce “arrubbata”.

Dove devo firmare? (citazione di una domanda che se hai fatto almeno una volta nella vita lo scrutatore avrai subito)

p.s.

Vi allego l’articolo pubblicato su “La Sicilia di Catania” del 2007 che ci raccontò come un gruppo di pensionati, io avevo 27 anni, che voleva liberare il mare dai ladri con le cabine. Un pezzo di storia da non dimenticare

Micari e la generazione Next amica mia!

Micari e la generazione Next amica mia!

Micari e la generazione Next amica mia!Fin dalla comparsa dell’uomo, prevedere il futuro è stato al centro del più grande mistero da indagare per l’intera umanità. Se ne sono occupati tutti; dai Maya, alle civiltà Egizie fino ad arrivare oggi al candidato dell’ammucchiata e Rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari.

Interessarsi dei giovani e del loro futuro è un bell’intento, non ho che dire su questo. Rende onore a qualsiasi politico di qualsiasi schieramento, persino uno che non voterei.

Il problema resta invece sui contenuti. L’uso di concetti triti e ritriti come Next, un inglesismo per una candidatura che si immagina di accattivare la sicilia ed i siciliani, e, non si capisce perché, rivolta in particolare ai giovani, che a loro dire, vedrebbero in una parola Inglese, lo stesso fascino che suscitavano specchietti e perline sui colonizzati.

Una Sicilia a cui si prova a rendere onore colorando di giallo e rosso due strisce all’interno di un logo, che onestamente, non rappresenta nessuno: né i giovani, né i Siciliani. Un’identità grafica stantia e con un concetto antico già ai tempi dei fenici.

Ecco, ci potevate mettere una bella nave! Quella sì che avrebbe rappresentato la situazione attuale dei siciliani: la fuga da questa regione. E non la migrazione per migliorarsi auspicata e venduta ai quattro venti da Leoluca Orlando.

Dalla Sicilia si scappa. E non solo perché non c’è il lavoro. Non ci sono concetti. Si vende frittura di aria come se fosse prelibatezza di prima scelta. E la puzza di frittura da questa parte del fronte ha saturato l’aria. Fino a farci mancare il respiro. Fino a farci mancare la volontà.

Dal Rettore della prestigiosa Università di Palermo, sinceramente, mi sarei aspettato un passo in più, un impegno concettuale tale da coinvolgere, coinvolgermi, piuttosto che farmi pensare: la solita minchiata.

Perché se è vero che Alfano non lo sosterrei mai, è pur vero che abbiamo bisogno di un progetto a cui “affezionarci”. Non due parole su “chi non vuole restare solo a guardare” chiamandolo a raccolta, differenziata, solo per i giovani, ma anche i non giovani (un si ecca nienti, eh! ), dentro ad un “contenitore politico”, l’ennesimo (qui alcune dichiarazioni).

Perché di contenitori siamo pieni. Mancano sempre e soltanto i contenuti.
Argomenti che un Rettore, seppur alla sua prima uscita da candidato, avrebbe dovuto proporre, visto che ci si rivolge ad una fascia di persone che non vive di soli social network, per citarlo, ma anche di social network, proprio a partire dall’immagine proposta con il suo stemma.

“Next” e “nuova generazione”, non parlano a nessuno, neppure agli Inglesi in vacanza in cerca di una direzione o ai vecchi nostalgici del futurismo! E quel cerotto coi colori della nostra regione, sinceramente, è assai indicativo del progetto che si vuole rappresentare: una toppa.

Vittorio Sgarbi e quella voglia di Sicilia

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi e le provocazioni
Vittorio Sgarbi e le provocazioni

Vittorio Sgarbi ci tiene proprio “a prenderci per il culo”. Ed io lo capisco.

La sua candidatura, ennesima, resta un modo simpatico per far parlare di sé e occupare i giornali con le sue sparate. I giornalisti ed i quotidiani ringraziano.

Uomo di televisione, cultura, arte, politica, e tanto altro ancora, Vittorio Sgarbi è sempre al centro della scena, qualsiasi cosa faccia.

Capiamoci: io lo amo. E’ un personaggio di cui l’Italia non può fare a meno. Un vero adone della notizia, anzi erotico, citandolo, praticamente come le colonnine di destra dei quotidiani: tu cerchi la notizia, ma alla fine la buttano sempre sui culi.

Ed io lo amo, ripeto, perché quest’Italia cialtrona, senza un Vittorio Sgarbi, dovrebbe sostituire l’ ironia con altre cazzate, tipo quelle di Salvini. Matteo della Lega, che non ne fa una questione di satira, ma di programma e questo alla fine della fiera, appunto, diventa un problema, non uno spasso. Al contrario di Vittorio.

“La politica è eros. E non mi venite a sostenere che è attraente ed erotico Armao: mi dicono che abbia delle splendide giarrettiere inglesi… oppure Lagalla… Vi sembra erotico Musumeci? Micari è erotico come un baccalà. Fava invece non è male: ha un suo erotismo drammatico” (fonte Repubblica Palermo).

Logo Mir Vittorio SgarbiE’ cominciata così la nuova campagna, stampa, di Sgarbi e del suo MIR (Moderati in Rivoluzione) alla ricerca di un “Rinascimento Siciliano”. Due battute, messe là, come esca appunto, per mettere in chiaro le cose, soprattutto una: sono pronto a buttarla in caciara! Alla ricerca di voti, sicuramente. Alla ricerca di visibilità, immancabilmente.
Un classico.

E devo dirvi la verità, il piattume che si prospettava per questa tornata elettorale era assai evidente; Con Crocetta fuori dai giochi, Fava e Musumeci che si scambiano amorevolmente mazzi di fiori e con i Cinque Stelle impegnati a tradurre i discorsi di Cancelleri, si rischiava la noia.

E per non farci annoiare, il nuovo risorgimento di matrice sgarbiana, ha già messo sul piatto nomine assessoriali di livello, artistico, quali il cantante Morgan o del comico e presentatore tv Piero Chiambretti per non parlare delle più “anti-sistema” Mori-Contrada o di quelle “gay friendly” come Wladimir Luxuria.

Insomma, il tentativo, tedioso, è di entrare “in competizione” a gamba tesa, nonostante sia una battaglia già persa in partenza. Lo sanno tutti. Pure Sgarbi, che si da già al 4%.
Ma con simpatia.

Una pratica che usò pure a Salemi (Tp) quando ne divenne Sindaco; chiamò ancora Morgan, appena epurato dalla Rai, Alessandro Cecchi Paone che sostituì in corsa un altro famoso, Oliviero Toscani e tanti altri ancora.
Un sistema che non va premiato certo per originalità, diciamocelo (pure io voglio fare richiami a personaggi famosi). E non solo per via di Sgarbi.

Più recentemente infatti sono ancora fresche le fallite “nomination” del primo Crocetta in Regione (Battiato-Zichichi), di cui Sgrarbi era grande sodale ai tempi di Salemi o di Virginia Raggi che ci provò a Roma con il rugbista Andrea Lo Cicero. Un utilizzo del “political-show” all’ americana, l’attore Reagan fu addirittura Presidente o per andare un po’ indietro nel tempo, alla romana, Caligola, un’altro “matto di successo”, che nacque un po’ prima di Vittorio e che nominò al suo fianco un cavallo.

In Italia comunque, giusto per riassaporarne il gusto, furono storiche e di berlusconiana memoria le elezioni ottenute da Iva Zanicchi in Europa e a Palermo, su tutti, Totò Schillaci al Consiglio Comunale.

Vittorio Sgarbi e Totò Cuffaro
Vittorio e Totò in una foto pubblicata stanotte (13 settembre) da Sgarbi sul suo profilo Fb.

Un altro Totò di Sicilia (se vi sfugge la citazione leggete qui); Eh sì, perché sul “rinascimento show” c’è finito pure lui, Totò, però Cuffaro. L’eroe dei due torti.

Già, perché un’altra delle risposte che Totò Cuffaro ha dato sulle elezioni di novembre é stata proprio la candidatura di Vittorio: “farei voto disgiunto”. Totò che parlò, pur avendo un grande amico in corsa, l’ex Rettore e suo ex Assessore in giunta, Roberto Lagalla che viaggia, dopo l’ennesimo tentativo di candidatura fallito, al fianco di Musumeci.

E se di sicuro non è per un fatto esclusivamente politico, l’ex Presidente risulta sodale a Sgarbi per ciò che lo stesso critico d’arte pensa della sentenza che lo portò in prigione: “vittima della magistratura”, come Contrada e Mori, già citati. Una solidarietà che Totò, a mio avviso, ironicamente, ha deciso di contraccambiare con un endorsment, “fasano”, ribadisco sempre a mio avviso, elettorale.

E se di Cuffaro tutti sappiamo, nel curriculum dell’eccentrico critico, ci sono decine di “querelle” legali contro le toghe e non solo. Per citare la più famosa, una condanna per diffamazione che subì in favore del pool di Mani Pulite per una dichiarazione del 1994 a “Sgarbi quotidiani”. Ma questo non è il nostro campo.

E tra le cose che meno, forse, ci ricordiamo, c’è un’altra esperienza siciliana e risorgimentale, anzi rivoluzionaria, di Sgarbi. Nel 2012 infatti, provò a diventare di Sindaco di Cefalù; dopo due sentenze che lo videro perdere (ancora i magistrati, sic!), in virtù dell’art. 143 del D. Lgs. n. 267/2000 che prevede l’incandidabilità al primo turno elettorale utile per gli amministratori di enti sciolti per infiltrazioni mafiose (fonte Wikipedia), finì così l’avventura di Salemi (Tp), riuscì comunque ad arrivare al voto del 6 e 7 maggio, non ho ben chiaro come, piazzandosi però al terzo posto tra i vari candidati con il 16,8% dei voti.

Ma se in Sicilia i tentativi politici, con questo, al momento, si fermano a tre, è su tutto il territorio nazionale che Vittorio ha collezionato incarichi e frequentazioni che a citarli tutti ci vorrebbe un mese. Uno sforzo che lascio alla vostra curiosità, ma che voglio rendervi più succulento dicendovi che esiste una lista, di partiti e incarichi, da far invidia a Ferrandelli, che però è ancora “giovane”. Ma se posso “spoilerarvi” qualcosa, alcuni passaggi resteranno per sempre inarrivabili: tipo il Partito Monarchico o le candidature simultanee, cioè nella stessa competizione ma su comuni diversi, con il PCI e il PSI del 1990 . Chissà!

Buon divertimento, rivoluzionario, anzi rinascimentale.

Il destino dei Totò

Totò Cuffaro è indubbiamente il volto della Sicilia degli anni duemila.

Un imprescindibile connubio tra bene e male che nel primo decennio del nuovo secolo ha incantato, deluso e amareggiato almeno due milioni, su sei, cittadini dell’isola.

Totò Cuffaro e Pierferdinando Casini
Totò Cuffaro e Pierferdinando Casini nel 2008. Alle spalle cerca visibilità Totò Cordaro. Fu l’Udc

Totò l’impareggiabile: baciatore e baciato, amato e odiato, sbeffeggiato e sbeffeggiatore. Nessuno meglio di lui può simboleggiare la nostra sicilianità; Mafioso, ma anche no. Con un problema di coscienza, ma risolvibile. Carcerato, ma salutava sempre. Totò grasso, poi dimagrito. Totò infamato, ma celebrato. Insomma Totò, per sempre Totò.

Da quando è uscito di prigione non si fa altro che rincorrerlo, intervistarlo, coccolarlo. Tutti vogliono un parere da Totò; per chi votare alle regionali, comunali, condominiali. Totò ti piace Ferrandelli? Vorresti adottare un figlio con Crocetta? Sei renziano o vulcaniano? Che ne pensi delle bretelle di Crisafulli?

Insomma tutti a fargli domande, a cercare risposte e avanzare richieste. Totò qua, Totò là. Domande che non disattende mai, come ai bei tempi della sua Presidenza.

Totò un postu ppi me figghiu; Totò mi tagghiaru l’acqua; Totò fa chioviri.

Totò cuore d’oro rispondeva sempre.

Totò centralino.

Totò 2008.

E da allora, da quel fatidico anno, da quell’ingestibile giorno, da quel pomeriggio di dolore e indignazione, da quei cannoli, poggiati su un piano che Totò zuccherato diventò Totò sdisonorato.

E venne il giorno, ca su purtaru. Anzi, che si consegnò, con l’incredibile forza di un uomo, distrutto e logorato dal potere, un uomo su cui tutti mangiarono e fecero mangiare, come solo il triste destino di un ultimo, vero, democristiano saprebbe fare.

Totò croce e delizia.

Totò numerato, anzi, sbarrato, come una vecchia identificazione dell’Amat.

Totò in galera, come un orso in primavera.

Totò crociato, per i compagni d’avventura, per i compagni in gattabuia.

Totò scudato, per i compagni di partito, per i compagni di destino.

Totò parafulmine, come un altro Totò, quello che baciava un democristiano.

Il destino dei Totò. Smack

Luigi Maria Burruano e ho detto tutto

Unico, immenso e irripetibile. Dalle canzoni con Alamia e Sperandeo, di cui voglio sicuramente ricordare “Fofò“, al cinema al teatro.

Burruano era l’espressività più estrema, la faccia del cinismo e la brutalità del Palermitano come noi soltanto lo conosciamo.

Strafottente, un po’ cafone (fingeva di esserlo), ed allo stesso tempo raffinato, di cultura, quella vera e di strada. Un grande, grandissimo caratterista che se ne va.

Un mito.

Eccezionale nel suo genere. Capace di far sorridere, sognare e incantare. Persino quando fu arrestato nel 2006, riuscì a sorprendere tutti; lo trovarono a sorseggiare una birra al bar, poco dopo aver accoltellato il genero, colpevole, disse, di esasperare la moglie e di non pagare gli alimenti ai tre figli. Finì ai domiciliari e patteggiò una pena a 16 mesi.

Lo perdonarono tutti e tornò sul grande e piccolo schermo.

Oggi, a soli sessantanove anni ci ha lasciato, con la certezza d’aver svuotato questa città della sua arte, della sua ironia.

Burruano: alla salute!

Viviemu!

Giovanni Bivona, eroe contemporaneo

Giovanni Bivona (foto presa da qualche parte nel web)

Giovanni Bivona se n’è andato così come era arrivato nelle case di tutti noi: in una notte. Il suo “protestiamo!” seguito da un cazzotto alla parete, diede il via ad uno dei tormentoni della prima era di Youtube in Italia ed in particolare in Sicilia, dove internet ancora per molti era un miraggio.

Una clip che passava di cellulare in cellulare, da pc a pc, da penna usb a penna usb, che all’epoca, in campo informatico, equivaleva a trasferirsi l’aids senza preservativo. Tutti corremmo il rischio di contagio, per avere, finalmente, il piacere di quel montaggio strampalato sul proprio dispositivo.

Il web e in particolare con l’arrivo di Youtube, creava miti e fenomeni fino ad allora intrappolati presso tv locali oppure relegati al semplice appellativo di “personaggio bizzarro” o “matto di paese”. “Fenomeni” per pochi, cominciavano da quel momento ad invadere le nostre case.

Non c’è uno in questa regione, uno solo, che non si ricordi di lui. Tutti ci divertimmo ad ascoltare quello sgrammaticato signore, “linobanfesco” nell’aspetto, che si proponeva su internet e sulle tv locali, per un voto alle amministrative agrigentine del 2003 (500 preferenze). Tre minuti di puro “scialo”, dove non si capii mai il confine tra satira e realtà, ma soltanto una cosa: “protestiamo!”

Giovanni Bivona VolantinoUn monito che lo rese celebre su scala nazionale, con tre anni di ritardo rispetto alle elezioni per cui si candidava, con tanto di interviste e trasferte reportage dalla sua attività di barbiere. Ne parlò persino il “Corriere della Sera“. Ricordo pure quel pomeriggio che ebbi la forte tentazione di passare da Agrigento per il solo piacere di farmi una foto con lui.

Io lo devo conoscere!

Poi mi arresi alla pigrizia e non se ne fece nulla.

Bivona eroe moderno e siciliano. Ispiratore/ispirato di/a una politica “cialtrona” e televisiva, chiassosa e sconclusionata, che aspirava però a parlare alla pancia della gente con temi quali il lavoro, la famiglia e il matrimonio con la mitica frase di sconforto: “così non ci saranno neanche produzione umana” ed infine, l’immancabile tema scottante dell’agrigentino: l’acqua.

“Manca l’acqua, a chiuvutu da matina a sira. Un invernu ca chiove e manca l’acqua!” da qui il secondo tormentone della clip “diciamo tutti insieme grazie che ho bevuto” e poi “un mi potti fare a doccia” e “fazzu na tanfa di moriri”, insomma, per farla breve, un linguaggio al limite del cabaret, montato ad arte con tanto di inno nazionale come sottofondo e gruppetto di giovani a far da coro in puro stile “Forza Italia”.

Praticamente un antesignano di quella politica della gente tra la gente che diventò, pochi anni dopo, il cavallo di battaglia del neonato “grillismo”.

Ecco chi era Giovanni Bivona, un “eroe” e primo vero grillino della storia della Sicilia.

Ti abbiamo voluto bene e te ne vorremo per l’eternità.

E protestiamo!

Ismaele (si futteru a lapa), amico mio

Isma ed Io fingiamo che amicizia nel 2017
Isma ed Io che fingiamo amicizia nel 2017

La candidatura a Sindaco di Palermo di Ismaele La Vardera è destinata a diventare un episodio da biblioteca della memoria della fanta-politica cittadina. Tipo quella del Sindaco Isidoro*, alias Raffaele Sabato o di Tommaso Dragotto**, alias Tommaso Dragotto.

L’esperienza, nata sotto la spinta della caccia alle streghe civica “contro i Golia” della politica, si è via via mutata in un assembramento di sigle a destra e sempre più a destra fino a Salvini, conclusasi poi con un giallo tutt’ora irrisolto: era un candidato reale o un esperimento pagato da mediaset?

E se già non fosse sembrato strano un candidato sostenuto fortemente dalla Lega Nord a Palermo, la querelle legale nata a seguito della scazzottata con Francesco Benigno, l’ha trasformata in un thriller alla Dan Brown.

Su questo, un giorno, chiaramente, si esprimerà definitivamente la magistratura, a cui tutti si sono poi rivolti per tutelare un pezzo di “sé” o di “io”.

Ad oggi intanto sappiamo che un giudice ha attribuito una ragione ad Ismaele e condannato l’ex Assessore Alessandro Pagano al pagamento delle spese legali.

Pagare e sorridere.

Ma chi è sto Ismaele La Vardera?

Ismaele deriva dall’ebraico “Yishma’el” che significa letteralmente “Dio ascolta”. Nella variante palermitana confuso con l”antico detto: “U signuri t’accumpagna” (il signore t’ accompagna).

Lo conobbi durante una campagna elettorale nel 2013. Stavamo dalle parti del comitato di Michela Stancheris allora candidata alle elezioni Europee, di cui facevo parte, e si aggirava in qualità di “responsabile stampa” di un artista che fu protagonista dalla “Maria Nazionale”. Sicuramente di quell’incontro non se ne ricorderà, ma tra un ammiccamento, un sorriso a favore di telecamere che non ci ripresero mai, diventammo “amici”. Ma non della De Filippi. Lo rividi durante il periodo elettorale durante qualche incontro. Gli chiesi il solito selfie per il mio archivio “amico mio” e nulla più.

Ismaele a questo giro faceva parte del gruppo dei candidati dalle voce bianca, cioè quelli che che si candidano sapendo di non centrare l’obiettivo del 5%, la soglia minima per ottener e dei consiglieri comunali. E’ giovane, anzi giovanissimo, tanto da far venire una crisi di gioventù e un brufolo sulla fronte a Ferrandelli.

"Contro i Golia", foto Repubblica Palermo
“Contro i Golia”, foto “arrubbata” a Repubblica Palermo

Ma La Vardera o come lo chiamano tutti, Ismaele La Vardera, non è nuovo alle candidature; Ecco infatti che, durante una delle mie ricerche per casa, spuntare fuori un volantino del 2014. Era ancora più giovane ed il ciuffo stava ancora spalmato, nascosto, come un qualsiasi ragioniere di provincia. E’ curioso, ma già all’epoca, il 2014, dovevo essere stato folgorato dal ragazzo, infatti lo fotografai col mio cellulare fino a ritrovarne traccia proprio adesso. Destini.

Identificato dai più per i capelli rossi, è un comunicatore, di quelli che fanno la televisione commerciale. Nel suo recente, breve, passato può vantare la partecipazione da inviato alla trasmissione “Le Iene” e l’iscrizione all’ordine dei giornalisti. Un modello, quello legato alla campagna elettorale che già all’epoca mi ricordava l’organizzazione di una trasmissione da proporre su Italia uno (lo ricorderanno i pochi amici a cui feci leggere le bozze di un articolo che non pubblicai mai). C’erano infatti tutti i presupposti; personaggi, musichette accattivanti, attori, nani da giardino, professionisti della ripresa, Giorgia Meloni e persino Ignazio La Russa. Manco fossimo agli “Sgommati”!

Forse è anche per questo che si è messo a studiare.

Il primo risultato, ad esempio, fu imparare a copiare, ma era il programma del Sindaco di Segrate (Mi). Vabbè, un errore. Qualcuno però se ne accorse e avvisò i giornali (non si capii mai come andarono le cose o meglio, non ci riuscii io. Qui la cronaca di quei giorni).

volantino francesco benignoSuccessivamente applicandosi con la matematica, in particolare con gli insiemi, ci accorgemmo tutti del talento.

Presentando infatti il simbolo della campagna elettorale: un cerchio con dentro altri tre cerchi che rappresentano altri simboli, scoprimmo la particolare propensione nel mettere insieme le cose, così come le persone. E siccome la matematica non è un’opinione, a differenza in ogni caso del voto, ne tennero conto persino gli elettori.

Ma nella logica degli insiemi, Ismaele, è riuscito a fare miracoli. In poco meno di un mese, è riuscito a portare a sé personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura quali, Francesco Benigno, Totò Borgese e persino Zoccola, che non è una mestierante, ma l’assessore ai rifiuti di Casal di Principe. Mica pizza e fichi.

Il ragazzo comunque si applica, ma può dare di più.

Ed è nella lettura dietro alla telecamera che si fa spazio il suo talento. Tipo quando in risposta al leader del carroccio Salvini, che in tv aveva proposto una possibile alleanza su Palermo, rispose, citando Gesù: “Io non ci sto!” E infatti uno dei tre loghi dell’insieme fu proprio “Noi con Salvini”.

Amunì dai, Salvini, come richiesto dallo stesso Ismaele, ti sarai scusato sul tuo passato di dichiarazioni sui siciliani.

Vero?

No!

Vabbè, ora però stai puntando il dito! Penserete voi…

Si presentò alla città dicendo di non saper fare il Sindaco, oggi, tenne a specificare, e noi, palermitani, che siamo persone che premiamo la sincerità, ce ne ricordammo. Il Sindaco infatti non arrivò a farlo, raggranellando comunque seimilacinquecentonovantasei preferenze (2,79%).

Ma a dar luce alla lista furono due candidati che si rivelarono delle belle realtà, uno molto noto e citato già poche righe fa, Francesco Benigno, l’altro, noto agli addetti ai lavori, tale Francesco Vozza, leader del carroccio palermitano, praticamente “un arancino” a Palermo.

Commento di Francesco Benigno sulla rissa

Con Francesco Benigno, l’idillio amoroso, fatto di video e selfie finì con una scazzottata che fece scaturire poi l’indignazione della coalizione a cui entrambi appartenevano. Motivo della lite, disse all’epoca l’attore, fu la presunta rivelazione fattagli dal giornalista e cioè, che la candidatura fosse in realtà un mezzo per conoscere e riprendere fatti e segreti di una campagna elettorale, da mandare poi in onda, sotto forma di documentario.

Benigno, raccontano le cronache di quei giorni, non prese bene la vicenda e non prese bene neppure il risultato, 156 preferenze personali. E per dimostrare che in effetti lui era “per dare voce a chi voce non ha, ma ha molto da dire”, mettendo in pratica il suo successivo slogan “abbattiamoli”, quella sera del 14 di giugno, deve aver reagito secondo coscienza (qui). Scrisse in seguito sulla sua pagina facebook, il 20 giugno, “tutti a rimproverarmi per avergli dato solo uno schiaffo e pensandoci forse avete ragione, ma preferisco che lo faccia la giustizia”. Insomma, una semi ammissione, dopo le prime dichiarazioni che smentivano quanto raccontato dall’ex Iena ai carabinieri e alla stampa, e che comunque aveva sempre giustificato quale reazione ad una presunta aggressione alla compagna.

Volantino di Francesco VozzaVozza, che ha anche un blog che vi invito a leggere (francescovozza.net), invece fu il più polemico sulla stampa e sui profili personali (qui alcune notizie). Inizialmente indicato quale possibile candidato a Sindaco dal suo partito, “Noi con Salvini”, venne spossessato dell’opportunità sulla scia dell’irriverenza mostrata da Ismaele.

Ma fu una sua dichiarazione contro un candidato di Sinistra Comune, tale Md Alamin, immigrato e residente a Palermo, che lo fece balzare agli onori della cronaca e riprendere dallo stesso La Vardera (qui). Una polemica che si chiuse con le scuse dello stesso Vozza, ma che inasprì di molto il rapporto tra i due. Come si capii dopo la scazzottata.

Finite dunque le ore della campagna elettorale e del post rissa, di Isma e dei suoi non si sa più nulla, fino ad arrivare ad oggi.

Buttana ra miseria! Ci futtieru a Lapa!

Io, Ismaele, Giorgia Meloni e la Lapa durante un evento elettorale al Politeama

Questa mattina (7 settembre 2017), infatti, Palermo si è svegliata con la notizia, terribile, del ratto della Lapa che il prode Ismaele aveva portato in giro per la città. La stessa sulla quale si accomodarono le chiappe di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Ignazio La Russa. La stessa che fu mezzo di trasporto da esibire lungo i giorni che separarono la città al voto.

Uno sgarro, che il Rosso questa mattina ha denunciato anche pubblicamente.

“Signori ladri togliete almeno gli adesivi con la mia faccia!” scrive sul suo profilo facebook.

Che poi dico io, vi futtite ‘u lapino ca so facci?

Ma cu quali coraggio?!?

Note:
* Raffaele Sabato, il Sindaco Isidoro
Caratterista e noto cabarettista palermitano, sfidò la politica palermitana con una lista chiamata appunto “Sindaco Isidoro”, personaggio dei suoi spettacoli, che racimolò alle elezioni del 1997, vinte da Leoluca Orlando (58,6%), secondo Gianfranco Micciché (35,3%), lo 0,65% dei voti, cioè 2305 preferenze. Attenzione, duemilatrecento preferenze possono sembrare poche, ma viste oggi, raffrontate con i dati delle ultime comunali, sono percentuali che coalizioni ben più abbondanti e “serie” non raggiunsero mai.
** Tommaso Dragotto
L’imprenditore con la passione della politica, oggi sponsor del Palermo Calcio. Nel 2012 fondò il movimento “Impresa Palermo” che sfidò, Leoluca Orlando (sempre lui!) e Fabrizio Ferrandelli, racimolando appena 1985 preferenze (circa quattromila le liste), nonostante l’esborso milionario e personale, così si narra, per la campagna elettorale. Un’esperienza che lo turbò e lo fece arrabbiare molto, e che non ripeté più. Almeno fino ad oggi.

Ferrandelli si allea con la grande ammucchiata

Fabrizio ed io appena susuti ru lietto
Fabrizio ed io appena susuti ru lietto (foto 2012)

Che Fabrizio Ferrandelli fosse un fenomeno assoluto, anzi “strategico”, è sotto gli occhi di tutti. Da almeno un decennio. Se fosse un accessorio, sarebbe un cuscino da stadio. Magari rosanero. Ma anche rossoblù. Così i tifosi del Catania non ci restano male.

La cosa che mi sorprende è che riesce a farsi invitare a cena anche quando recita la parte della biondina dei Ricchi e Poveri alla rimpatriata (cit.).

Lo ritenevo impossibile fino pochi giorni fa ed invece niente, c’è l’ha fatta.

Fabrizio è così, un po’ come le autostoppiste degli anni ’70: si sposta da un posto all’altro mostrando la coscia. Quella buona.

Le cronache di oggi infatti, raccontano che (6 settembre per chi leggerà da domani in poi), dopo un colloquio con Matteo Renzi, durato più o meno un’ora e mezza, u tiempu r’un cafè, si è deciso di chiudere un’alleanza strategica col Partito Democratico, Leoluca Orlando e Fabrizio Micari per le regionali di novembre.

E pensare che un tempo queste operazioni le chiamavamo questioni di poltrone. Adesso invece, le raccontiamo come alleanze strategiche.

Voulez vous
voulez vous
voulez vous danser?
Che vuol dire ti va di ballar con me*

Insomma dopo un quinquennio di veleni, due candidature contro Leoluca Orlando, le dimissioni al vetriolo anti Crocetta, ulteriore nuovo “amico” di coalizione, dopo aver perso un terzo degli “amici”, due gatti, un criceto, l’ostia della prima comunione, la sedia con tutte le gomme da masticare, la tradizionale punta del cono (cit.), il giovane #coraggioso è riuscito nell’impresa di compiere il giro dell’arco istituzionale in 80 competizioni. Un racconto epico, ritenuto fino ad oggi, al limite della leggenda. Inaccessibile, inarrivabile.

Ma Ferrandelli è per le missioni impossibili; lo raccontano la pettinatura alla Tom Cruise e l’impeccabile vestito elegante. Lo raccontano persino le anziane sull’autobus: “una volta ho conosciuto uno che è passato dagli umanisti, dai verdi, dai comunisti, dai socialisti, dai democratici, dai centristi, dai forzisti per finire ancora coi democratici, mancano solo i cabarettisti, ma quelli non l’hanno voluto. Almeno per il momento”.

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua**

Come cantava Enrico Beruschi nell’85, “per fare il Dongiovanni ci vuole un bel violino, per fare un bel violino ci vuole un Dongiovanni, per diventare neri bisogna andare al mare, ma state attenti all’onda che spesso va su e giù”***

E con Fabrizio non si rischia certo di restare senza violino e senza partito. Lo sanno tutti. D’altronde per essere bello è bello, come diceva bene anche la Bouchet.

Se tu fossi, se tu fossi bello (Bello)
Se tu fossi, se tu fossi bello (Bello)
Mi innamorerei di te,
Di quel certo non so che
Col tuo viso che somiglia un po’ a Miguel Bosè
Mi puoi fare da Playboy
Che mi fa impazzire e poi
Mi fa fare tutto quello che tu vuoi****

Insomma, l’ammucchiata va via via delineandosi e il bell’impavido non poteva sottrarsi. ‘U coraggio avissi a ghiri a centumalalè ‘o chilu! Adesso non vorrei essere tedioso con le citazioni: ma cosa resterà di questi anni 2000? Boh.

“Mi fa fare tutto quello che tu vuoi”. Ripetiamolo in loop. Fino alle prossime elezioni.

Bravi! Bravi tutti!

Aggiornamento 7 settembre

In una intervista rilasciata a Livesicilia, Ferrandelli ha dichiarato che non concorrerà per un posto da deputato di questa legislatura.

Note:
* Tratto da “Voulez-vous danser” un brano dei Ricchi e Poveri.
** Tratto da “Chi chi chi co co co” un brano di Pippo Franco.
*** Tratto da “Mira l’onda del mar” un brano di Enrico Beruschi.
**** Tratto da “Se tu fossi bello” un brano di Barbara Bouchet.

Una vecchia canzone siciliana, amica mia

squadra sicilia una vecchia canzone italiana

Come nelle storie delle grandi rock band italiane degli anni ’60, il centro destra siciliano, schierato in formazione, ha evocato la grande “Reunion” per il concerto elettorale del cinque novembre di quest’anno. Tornati a dirigere il traffico (cit.) dopo i fasti del “61 a 0” degli anni 2000, gli ex colonnelli di Berlusconi in Sicilia, si presenteranno di nuovo uniti.

Emozionati, stempiati, brizzolati, claudicanti e con gli occhi lucidi, senza lasciar trasparire alcun rancore personale per il passato, dopo anni di insulti, di accuse, di tradimenti, di relazioni “extraconiugali”, di inciuci, gli uomini di Miccichè, al completo, come la Squadra Italia al Sanremo del ’94 (le coincidenze eh!), sono pronti a riproporci “una vecchia canzone italiana”. Anzi siciliana.

“Sentirai
una radio che suona lontana
canterà
una vecchia canzone italiana
rivedrai
in attimo il tuo primo amore
passano gli anni e la vita però…
una canzone no…”

Davanti alla sala stampa gremita c’erano proprio tutti: Saverio Romano, Renato Schifani, Gianfranco Miccichè, Roberto Lagalla, Gaetano Armao, Raffaele Stancanelli, Francesco Scoma, Giusi Savarino e persino Ignazio La Russa a fare il Wess della situazione e, ovviamente, al primo microfono Nello Musumeci.

Immagino invece commossi, dietro ad uno schermo, gli uomini e le donne di Alfano, nostalgici, persi e vuoti, come Little Tony, Bobby Solo e Orietta Berti, sciogliersi in lacrime per il mancato invito.
Che poi in realtà di inviti ne hanno ricevuti parecchi e, a quanto pare, qualcuno pensa pure di accettarli. Tanto da indurre Cascio, Vicari e Castiglione a cantare al balcone delle primarie “tanta voglia di Lei”

Mi dispiace devo andare
il mio posto è là
il mio amore si potrebbe svegliare
chi la scalderà?
….nella mente c’è tanta, tanta voglia di lei.

Traballa infatti l’accordo con l’area del potere temporale e spirituale del Partito Democratico “Cardinale-Faraone” e la nuova “Rete” di Orlando, impassibile sul palcoscenico, intento a cantare il suo “minchia signor tenente” in favore del Rettore palermitano Fabrizio Micari.

Forse possiamo cambiarla ma è l’unica che c’è
Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Forse cent’anni o duecento è un attimo che va

Da Fabrizio a Fabrizio, quello “vero”: Ferrandelli e la sua solita punta del cono (autocit.). Anche lui creatura Orlandiana, il Tony Dallara siciliano è rimasto fuori da tutte le coalizioni e combinazioni possibili. Aveva provato ad affiancarsi all’opzione Roberto Lagalla, sostenuto anche dal nuovo amico Saverio Romano e che, alla fine, come il Mario Merola del ’94, ha deciso di fare il vero straniero della “squadra siciliana”, accettando l’invito di Micciché.
E nella Sicilia di Gianfranco non c’è spazio per Fabrizio, sgradito come la bionda dei Ricchi Poveri ad una rimpatriata.

La cosa che mi più crea ansia adesso è con chi riuscirà a chiudere un accordo di candidatura.
Da Fava, e alla coalizione di riferimento, non può avvicinarsi: è stato appena candidato a Sindaco di Palermo dal Pdl e non v’è stato il tempo di dimenticare.
Col Pd c’è Leoluca Orlando, sua nemesi. A Crocetta non può neppure pensarlo, si dimise dall’Assemblea Regionale proprio per “protesta” con il suo Governo.

Insomma, probabilmente toccherà raschiare tutto il coraggio dal barile, chiamiamolo così, candidandosi in proprio. In alternativa resterà fuori, a dirigere il nuovo traffico all’interno di Palazzo delle Aquile cantando “uomini soli”.

A volte un uomo è da solo
perché ha in testa strani tarli
perché ha paura del sesso
o per la smania di successo

Ammucchiata in Regione, amica mia

Ammucchiata amica miaAll’alba dell’ormai certa candidatura del Rettore Fabrizio Micari si ricompatta, quasi definitivamente, l’ammucchiata che ha già visto trionfare a Palermo Leoluca Orlando. Unici a sfilarsi, rispetto alle elezioni di primavera, mi riferisco alla stagione, sono gli uomini e le donne di Sinistra Comune, tenuti al palo e fuori dalla giunta il giorno dopo le elezioni.

Vince il braccio di ferro, più che altro la luna di miele, ottenuta già a Marzo, Leoluca Orlando, promotore e ideatore dell’idea Micari, vissuta fortemente anche dai Renziani, un volto unico che parte da Davide Faraone fino ad arrivare all’ex Ministro democristiano Totò Cardinale, da sempre ostili, senza mai lasciare la giunta, a Rosario Crocetta.

Della partita dunque saranno gli Alfaniani di Sicilia con Giuseppe Castiglione (ex PDL) e Giovanni Pistorio, (ex MPA) già assessore del Governo in carica ed i “Centristi per l’Europa” di Pier Ferdinando Casini guidati in Regione da Gianpiero D’Alia, per un attimo possibile candidato in terna con Giovanni La Via e Dore Misuraca ( entrambi ex PDL).

Ultimi ad aggregarsi, con buona probabilità, saranno i crocettiani, fin’ora agguerriti sull’ipotesi di un “Crocetta bis” e da ieri invece, morbidi, con le dichiarazioni e possibilisti.

A far da sponda lo stesso Segretario Regionale del Partito Democratico, Fausto Raciti, che ha parlato di unità del partito per evitare la rottura con i fedelissimi del Presidente gelese. “Sto lavorando per creare le condizioni per tenere anche Crocetta, perché dia una mano, non per espellere nessuno. A decidere saranno gli organismi regionali competenti”. Aperti e disponibili all’ipotesi ticket “Micari-Crocetta” persino Giuseppe Lumia, co-ideatore del Megafono e Giovanni Panepinto unico ad esprimersi nel Pd, insieme a Raciti. Intanto l’attuale Governatore ha già convocato la stampa per il 30 di agosto inviando a tutti un manifesto elettorale con su scritto “Liberi”.

Vacillano invece gli uomini di “Campo Progressista” di Giuliano Pisapia, che in Sicilia contano ben 27 fan nella pagina ufficiale facebook per la regione , inizialmente accomodanti sull’ipotesi Rettore e che adesso sembrerebbero più orientati ad un accordo con SI, Mdp-Articolo 1 e gli altri, Psi, Possibile, Verdi e Prc, su Claudio Fava, ancora (?!?), o Ottavio Navarra.