Giovanni Bivona, eroe contemporaneo

Giovanni Bivona (foto presa da qualche parte nel web)

Giovanni Bivona se n’è andato così come era arrivato nelle case di tutti noi: in una notte. Il suo “protestiamo!” seguito da un cazzotto alla parete, diede il via ad uno dei tormentoni della prima era di Youtube in Italia ed in particolare in Sicilia, dove internet ancora per molti era un miraggio.

Una clip che passava di cellulare in cellulare, da pc a pc, da penna usb a penna usb, che all’epoca, in campo informatico, equivaleva a trasferirsi l’aids senza preservativo. Tutti corremmo il rischio di contagio, per avere, finalmente, il piacere di quel montaggio strampalato sul proprio dispositivo.

Il web e in particolare con l’arrivo di Youtube, creava miti e fenomeni fino ad allora intrappolati presso tv locali oppure relegati al semplice appellativo di “personaggio bizzarro” o “matto di paese”. “Fenomeni” per pochi, cominciavano da quel momento ad invadere le nostre case.

Non c’è uno in questa regione, uno solo, che non si ricordi di lui. Tutti ci divertimmo ad ascoltare quello sgrammaticato signore, “linobanfesco” nell’aspetto, che si proponeva su internet e sulle tv locali, per un voto alle amministrative agrigentine del 2003 (500 preferenze). Tre minuti di puro “scialo”, dove non si capii mai il confine tra satira e realtà, ma soltanto una cosa: “protestiamo!”

Giovanni Bivona VolantinoUn monito che lo rese celebre su scala nazionale, con tre anni di ritardo rispetto alle elezioni per cui si candidava, con tanto di interviste e trasferte reportage dalla sua attività di barbiere. Ne parlò persino il “Corriere della Sera“. Ricordo pure quel pomeriggio che ebbi la forte tentazione di passare da Agrigento per il solo piacere di farmi una foto con lui.

Io lo devo conoscere!

Poi mi arresi alla pigrizia e non se ne fece nulla.

Bivona eroe moderno e siciliano. Ispiratore/ispirato di/a una politica “cialtrona” e televisiva, chiassosa e sconclusionata, che aspirava però a parlare alla pancia della gente con temi quali il lavoro, la famiglia e il matrimonio con la mitica frase di sconforto: “così non ci saranno neanche produzione umana” ed infine, l’immancabile tema scottante dell’agrigentino: l’acqua.

“Manca l’acqua, a chiuvutu da matina a sira. Un invernu ca chiove e manca l’acqua!” da qui il secondo tormentone della clip “diciamo tutti insieme grazie che ho bevuto” e poi “un mi potti fare a doccia” e “fazzu na tanfa di moriri”, insomma, per farla breve, un linguaggio al limite del cabaret, montato ad arte con tanto di inno nazionale come sottofondo e gruppetto di giovani a far da coro in puro stile “Forza Italia”.

Praticamente un antesignano di quella politica della gente tra la gente che diventò, pochi anni dopo, il cavallo di battaglia del neonato “grillismo”.

Ecco chi era Giovanni Bivona, un “eroe” e primo vero grillino della storia della Sicilia.

Ti abbiamo voluto bene e te ne vorremo per l’eternità.

E protestiamo!

Ismaele (si futteru a lapa), amico mio

Isma ed Io fingiamo che amicizia nel 2017
Isma ed Io che fingiamo amicizia nel 2017

La candidatura a Sindaco di Palermo di Ismaele La Vardera è destinata a diventare un episodio da biblioteca della memoria della fanta-politica cittadina. Tipo quella del Sindaco Isidoro*, alias Raffaele Sabato o di Tommaso Dragotto**, alias Tommaso Dragotto.

L’esperienza, nata sotto la spinta della caccia alle streghe civica “contro i Golia” della politica, si è via via mutata in un assembramento di sigle a destra e sempre più a destra fino a Salvini, conclusasi poi con un giallo tutt’ora irrisolto: era un candidato reale o un esperimento pagato da mediaset?

E se già non fosse sembrato strano un candidato sostenuto fortemente dalla Lega Nord a Palermo, la querelle legale nata a seguito della scazzottata con Francesco Benigno, l’ha trasformata in un thriller alla Dan Brown.

Su questo, un giorno, chiaramente, si esprimerà definitivamente la magistratura, a cui tutti si sono poi rivolti per tutelare un pezzo di “sé” o di “io”.

Ad oggi intanto sappiamo che un giudice ha attribuito una ragione ad Ismaele e condannato l’ex Assessore Alessandro Pagano al pagamento delle spese legali.

Pagare e sorridere.

Ma chi è sto Ismaele La Vardera?

Ismaele deriva dall’ebraico “Yishma’el” che significa letteralmente “Dio ascolta”. Nella variante palermitana confuso con l”antico detto: “U signuri t’accumpagna” (il signore t’ accompagna).

Lo conobbi durante una campagna elettorale nel 2013. Stavamo dalle parti del comitato di Michela Stancheris allora candidata alle elezioni Europee, di cui facevo parte, e si aggirava in qualità di “responsabile stampa” di un artista che fu protagonista dalla “Maria Nazionale”. Sicuramente di quell’incontro non se ne ricorderà, ma tra un ammiccamento, un sorriso a favore di telecamere che non ci ripresero mai, diventammo “amici”. Ma non della De Filippi. Lo rividi durante il periodo elettorale durante qualche incontro. Gli chiesi il solito selfie per il mio archivio “amico mio” e nulla più.

Ismaele a questo giro faceva parte del gruppo dei candidati dalle voce bianca, cioè quelli che che si candidano sapendo di non centrare l’obiettivo del 5%, la soglia minima per ottener e dei consiglieri comunali. E’ giovane, anzi giovanissimo, tanto da far venire una crisi di gioventù e un brufolo sulla fronte a Ferrandelli.

"Contro i Golia", foto Repubblica Palermo
“Contro i Golia”, foto “arrubbata” a Repubblica Palermo

Ma La Vardera o come lo chiamano tutti, Ismaele La Vardera, non è nuovo alle candidature; Ecco infatti che, durante una delle mie ricerche per casa, spuntare fuori un volantino del 2014. Era ancora più giovane ed il ciuffo stava ancora spalmato, nascosto, come un qualsiasi ragioniere di provincia. E’ curioso, ma già all’epoca, il 2014, dovevo essere stato folgorato dal ragazzo, infatti lo fotografai col mio cellulare fino a ritrovarne traccia proprio adesso. Destini.

Identificato dai più per i capelli rossi, è un comunicatore, di quelli che fanno la televisione commerciale. Nel suo recente, breve, passato può vantare la partecipazione da inviato alla trasmissione “Le Iene” e l’iscrizione all’ordine dei giornalisti. Un modello, quello legato alla campagna elettorale che già all’epoca mi ricordava l’organizzazione di una trasmissione da proporre su Italia uno (lo ricorderanno i pochi amici a cui feci leggere le bozze di un articolo che non pubblicai mai). C’erano infatti tutti i presupposti; personaggi, musichette accattivanti, attori, nani da giardino, professionisti della ripresa, Giorgia Meloni e persino Ignazio La Russa. Manco fossimo agli “Sgommati”!

Forse è anche per questo che si è messo a studiare.

Il primo risultato, ad esempio, fu imparare a copiare, ma era il programma del Sindaco di Segrate (Mi). Vabbè, un errore. Qualcuno però se ne accorse e avvisò i giornali (non si capii mai come andarono le cose o meglio, non ci riuscii io. Qui la cronaca di quei giorni).

volantino francesco benignoSuccessivamente applicandosi con la matematica, in particolare con gli insiemi, ci accorgemmo tutti del talento.

Presentando infatti il simbolo della campagna elettorale: un cerchio con dentro altri tre cerchi che rappresentano altri simboli, scoprimmo la particolare propensione nel mettere insieme le cose, così come le persone. E siccome la matematica non è un’opinione, a differenza in ogni caso del voto, ne tennero conto persino gli elettori.

Ma nella logica degli insiemi, Ismaele, è riuscito a fare miracoli. In poco meno di un mese, è riuscito a portare a sé personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura quali, Francesco Benigno, Totò Borgese e persino Zoccola, che non è una mestierante, ma l’assessore ai rifiuti di Casal di Principe. Mica pizza e fichi.

Il ragazzo comunque si applica, ma può dare di più.

Ed è nella lettura dietro alla telecamera che si fa spazio il suo talento. Tipo quando in risposta al leader del carroccio Salvini, che in tv aveva proposto una possibile alleanza su Palermo, rispose, citando Gesù: “Io non ci sto!” E infatti uno dei tre loghi dell’insieme fu proprio “Noi con Salvini”.

Amunì dai, Salvini, come richiesto dallo stesso Ismaele, ti sarai scusato sul tuo passato di dichiarazioni sui siciliani.

Vero?

No!

Vabbè, ora però stai puntando il dito! Penserete voi…

Si presentò alla città dicendo di non saper fare il Sindaco, oggi, tenne a specificare, e noi, palermitani, che siamo persone che premiamo la sincerità, ce ne ricordammo. Il Sindaco infatti non arrivò a farlo, raggranellando comunque seimilacinquecentonovantasei preferenze (2,79%).

Ma a dar luce alla lista furono due candidati che si rivelarono delle belle realtà, uno molto noto e citato già poche righe fa, Francesco Benigno, l’altro, noto agli addetti ai lavori, tale Francesco Vozza, leader del carroccio palermitano, praticamente “un arancino” a Palermo.

Commento di Francesco Benigno sulla rissa

Con Francesco Benigno, l’idillio amoroso, fatto di video e selfie finì con una scazzottata che fece scaturire poi l’indignazione della coalizione a cui entrambi appartenevano. Motivo della lite, disse all’epoca l’attore, fu la presunta rivelazione fattagli dal giornalista e cioè, che la candidatura fosse in realtà un mezzo per conoscere e riprendere fatti e segreti di una campagna elettorale, da mandare poi in onda, sotto forma di documentario.

Benigno, raccontano le cronache di quei giorni, non prese bene la vicenda e non prese bene neppure il risultato, 156 preferenze personali. E per dimostrare che in effetti lui era “per dare voce a chi voce non ha, ma ha molto da dire”, mettendo in pratica il suo successivo slogan “abbattiamoli”, quella sera del 14 di giugno, deve aver reagito secondo coscienza (qui). Scrisse in seguito sulla sua pagina facebook, il 20 giugno, “tutti a rimproverarmi per avergli dato solo uno schiaffo e pensandoci forse avete ragione, ma preferisco che lo faccia la giustizia”. Insomma, una semi ammissione, dopo le prime dichiarazioni che smentivano quanto raccontato dall’ex Iena ai carabinieri e alla stampa, e che comunque aveva sempre giustificato quale reazione ad una presunta aggressione alla compagna.

Volantino di Francesco VozzaVozza, che ha anche un blog che vi invito a leggere (francescovozza.net), invece fu il più polemico sulla stampa e sui profili personali (qui alcune notizie). Inizialmente indicato quale possibile candidato a Sindaco dal suo partito, “Noi con Salvini”, venne spossessato dell’opportunità sulla scia dell’irriverenza mostrata da Ismaele.

Ma fu una sua dichiarazione contro un candidato di Sinistra Comune, tale Md Alamin, immigrato e residente a Palermo, che lo fece balzare agli onori della cronaca e riprendere dallo stesso La Vardera (qui). Una polemica che si chiuse con le scuse dello stesso Vozza, ma che inasprì di molto il rapporto tra i due. Come si capii dopo la scazzottata.

Finite dunque le ore della campagna elettorale e del post rissa, di Isma e dei suoi non si sa più nulla, fino ad arrivare ad oggi.

Buttana ra miseria! Ci futtieru a Lapa!

Io, Ismaele, Giorgia Meloni e la Lapa durante un evento elettorale al Politeama

Questa mattina (7 settembre 2017), infatti, Palermo si è svegliata con la notizia, terribile, del ratto della Lapa che il prode Ismaele aveva portato in giro per la città. La stessa sulla quale si accomodarono le chiappe di Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Ignazio La Russa. La stessa che fu mezzo di trasporto da esibire lungo i giorni che separarono la città al voto.

Uno sgarro, che il Rosso questa mattina ha denunciato anche pubblicamente.

“Signori ladri togliete almeno gli adesivi con la mia faccia!” scrive sul suo profilo facebook.

Che poi dico io, vi futtite ‘u lapino ca so facci?

Ma cu quali coraggio?!?

Note:
* Raffaele Sabato, il Sindaco Isidoro
Caratterista e noto cabarettista palermitano, sfidò la politica palermitana con una lista chiamata appunto “Sindaco Isidoro”, personaggio dei suoi spettacoli, che racimolò alle elezioni del 1997, vinte da Leoluca Orlando (58,6%), secondo Gianfranco Micciché (35,3%), lo 0,65% dei voti, cioè 2305 preferenze. Attenzione, duemilatrecento preferenze possono sembrare poche, ma viste oggi, raffrontate con i dati delle ultime comunali, sono percentuali che coalizioni ben più abbondanti e “serie” non raggiunsero mai.
** Tommaso Dragotto
L’imprenditore con la passione della politica, oggi sponsor del Palermo Calcio. Nel 2012 fondò il movimento “Impresa Palermo” che sfidò, Leoluca Orlando (sempre lui!) e Fabrizio Ferrandelli, racimolando appena 1985 preferenze (circa quattromila le liste), nonostante l’esborso milionario e personale, così si narra, per la campagna elettorale. Un’esperienza che lo turbò e lo fece arrabbiare molto, e che non ripeté più. Almeno fino ad oggi.

Ferrandelli si allea con la grande ammucchiata

Fabrizio ed io appena susuti ru lietto
Fabrizio ed io appena susuti ru lietto (foto 2012)

Che Fabrizio Ferrandelli fosse un fenomeno assoluto, anzi “strategico”, è sotto gli occhi di tutti. Da almeno un decennio. Se fosse un accessorio, sarebbe un cuscino da stadio. Magari rosanero. Ma anche rossoblù. Così i tifosi del Catania non ci restano male.

La cosa che mi sorprende è che riesce a farsi invitare a cena anche quando recita la parte della biondina dei Ricchi e Poveri alla rimpatriata (cit.).

Lo ritenevo impossibile fino pochi giorni fa ed invece niente, c’è l’ha fatta.

Fabrizio è così, un po’ come le autostoppiste degli anni ’70: si sposta da un posto all’altro mostrando la coscia. Quella buona.

Le cronache di oggi infatti, raccontano che (6 settembre per chi leggerà da domani in poi), dopo un colloquio con Matteo Renzi, durato più o meno un’ora e mezza, u tiempu r’un cafè, si è deciso di chiudere un’alleanza strategica col Partito Democratico, Leoluca Orlando e Fabrizio Micari per le regionali di novembre.

E pensare che un tempo queste operazioni le chiamavamo questioni di poltrone. Adesso invece, le raccontiamo come alleanze strategiche.

Voulez vous
voulez vous
voulez vous danser?
Che vuol dire ti va di ballar con me*

Insomma dopo un quinquennio di veleni, due candidature contro Leoluca Orlando, le dimissioni al vetriolo anti Crocetta, ulteriore nuovo “amico” di coalizione, dopo aver perso un terzo degli “amici”, due gatti, un criceto, l’ostia della prima comunione, la sedia con tutte le gomme da masticare, la tradizionale punta del cono (cit.), il giovane #coraggioso è riuscito nell’impresa di compiere il giro dell’arco istituzionale in 80 competizioni. Un racconto epico, ritenuto fino ad oggi, al limite della leggenda. Inaccessibile, inarrivabile.

Ma Ferrandelli è per le missioni impossibili; lo raccontano la pettinatura alla Tom Cruise e l’impeccabile vestito elegante. Lo raccontano persino le anziane sull’autobus: “una volta ho conosciuto uno che è passato dagli umanisti, dai verdi, dai comunisti, dai socialisti, dai democratici, dai centristi, dai forzisti per finire ancora coi democratici, mancano solo i cabarettisti, ma quelli non l’hanno voluto. Almeno per il momento”.

Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua
Chichichi cococo
Curucuru curucurucu quaqua**

Come cantava Enrico Beruschi nell’85, “per fare il Dongiovanni ci vuole un bel violino, per fare un bel violino ci vuole un Dongiovanni, per diventare neri bisogna andare al mare, ma state attenti all’onda che spesso va su e giù”***

E con Fabrizio non si rischia certo di restare senza violino e senza partito. Lo sanno tutti. D’altronde per essere bello è bello, come diceva bene anche la Bouchet.

Se tu fossi, se tu fossi bello (Bello)
Se tu fossi, se tu fossi bello (Bello)
Mi innamorerei di te,
Di quel certo non so che
Col tuo viso che somiglia un po’ a Miguel Bosè
Mi puoi fare da Playboy
Che mi fa impazzire e poi
Mi fa fare tutto quello che tu vuoi****

Insomma, l’ammucchiata va via via delineandosi e il bell’impavido non poteva sottrarsi. ‘U coraggio avissi a ghiri a centumalalè ‘o chilu! Adesso non vorrei essere tedioso con le citazioni: ma cosa resterà di questi anni 2000? Boh.

“Mi fa fare tutto quello che tu vuoi”. Ripetiamolo in loop. Fino alle prossime elezioni.

Bravi! Bravi tutti!

Aggiornamento 7 settembre

In una intervista rilasciata a Livesicilia, Ferrandelli ha dichiarato che non concorrerà per un posto da deputato di questa legislatura.

Note:
* Tratto da “Voulez-vous danser” un brano dei Ricchi e Poveri.
** Tratto da “Chi chi chi co co co” un brano di Pippo Franco.
*** Tratto da “Mira l’onda del mar” un brano di Enrico Beruschi.
**** Tratto da “Se tu fossi bello” un brano di Barbara Bouchet.

Una vecchia canzone siciliana, amica mia

squadra sicilia una vecchia canzone italiana

Come nelle storie delle grandi rock band italiane degli anni ’60, il centro destra siciliano, schierato in formazione, ha evocato la grande “Reunion” per il concerto elettorale del cinque novembre di quest’anno. Tornati a dirigere il traffico (cit.) dopo i fasti del “61 a 0” degli anni 2000, gli ex colonnelli di Berlusconi in Sicilia, si presenteranno di nuovo uniti.

Emozionati, stempiati, brizzolati, claudicanti e con gli occhi lucidi, senza lasciar trasparire alcun rancore personale per il passato, dopo anni di insulti, di accuse, di tradimenti, di relazioni “extraconiugali”, di inciuci, gli uomini di Miccichè, al completo, come la Squadra Italia al Sanremo del ’94 (le coincidenze eh!), sono pronti a riproporci “una vecchia canzone italiana”. Anzi siciliana.

“Sentirai
una radio che suona lontana
canterà
una vecchia canzone italiana
rivedrai
in attimo il tuo primo amore
passano gli anni e la vita però…
una canzone no…”

Davanti alla sala stampa gremita c’erano proprio tutti: Saverio Romano, Renato Schifani, Gianfranco Miccichè, Roberto Lagalla, Gaetano Armao, Raffaele Stancanelli, Francesco Scoma, Giusi Savarino e persino Ignazio La Russa a fare il Wess della situazione e, ovviamente, al primo microfono Nello Musumeci.

Immagino invece commossi, dietro ad uno schermo, gli uomini e le donne di Alfano, nostalgici, persi e vuoti, come Little Tony, Bobby Solo e Orietta Berti, sciogliersi in lacrime per il mancato invito.
Che poi in realtà di inviti ne hanno ricevuti parecchi e, a quanto pare, qualcuno pensa pure di accettarli. Tanto da indurre Cascio, Vicari e Castiglione a cantare al balcone delle primarie “tanta voglia di Lei”

Mi dispiace devo andare
il mio posto è là
il mio amore si potrebbe svegliare
chi la scalderà?
….nella mente c’è tanta, tanta voglia di lei.

Traballa infatti l’accordo con l’area del potere temporale e spirituale del Partito Democratico “Cardinale-Faraone” e la nuova “Rete” di Orlando, impassibile sul palcoscenico, intento a cantare il suo “minchia signor tenente” in favore del Rettore palermitano Fabrizio Micari.

Forse possiamo cambiarla ma è l’unica che c’è
Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Forse cent’anni o duecento è un attimo che va

Da Fabrizio a Fabrizio, quello “vero”: Ferrandelli e la sua solita punta del cono (autocit.). Anche lui creatura Orlandiana, il Tony Dallara siciliano è rimasto fuori da tutte le coalizioni e combinazioni possibili. Aveva provato ad affiancarsi all’opzione Roberto Lagalla, sostenuto anche dal nuovo amico Saverio Romano e che, alla fine, come il Mario Merola del ’94, ha deciso di fare il vero straniero della “squadra siciliana”, accettando l’invito di Micciché.
E nella Sicilia di Gianfranco non c’è spazio per Fabrizio, sgradito come la bionda dei Ricchi Poveri ad una rimpatriata.

La cosa che mi più crea ansia adesso è con chi riuscirà a chiudere un accordo di candidatura.
Da Fava, e alla coalizione di riferimento, non può avvicinarsi: è stato appena candidato a Sindaco di Palermo dal Pdl e non v’è stato il tempo di dimenticare.
Col Pd c’è Leoluca Orlando, sua nemesi. A Crocetta non può neppure pensarlo, si dimise dall’Assemblea Regionale proprio per “protesta” con il suo Governo.

Insomma, probabilmente toccherà raschiare tutto il coraggio dal barile, chiamiamolo così, candidandosi in proprio. In alternativa resterà fuori, a dirigere il nuovo traffico all’interno di Palazzo delle Aquile cantando “uomini soli”.

A volte un uomo è da solo
perché ha in testa strani tarli
perché ha paura del sesso
o per la smania di successo

Ammucchiata in Regione, amica mia

Ammucchiata amica miaAll’alba dell’ormai certa candidatura del Rettore Fabrizio Micari si ricompatta, quasi definitivamente, l’ammucchiata che ha già visto trionfare a Palermo Leoluca Orlando. Unici a sfilarsi, rispetto alle elezioni di primavera, mi riferisco alla stagione, sono gli uomini e le donne di Sinistra Comune, tenuti al palo e fuori dalla giunta il giorno dopo le elezioni.

Vince il braccio di ferro, più che altro la luna di miele, ottenuta già a Marzo, Leoluca Orlando, promotore e ideatore dell’idea Micari, vissuta fortemente anche dai Renziani, un volto unico che parte da Davide Faraone fino ad arrivare all’ex Ministro democristiano Totò Cardinale, da sempre ostili, senza mai lasciare la giunta, a Rosario Crocetta.

Della partita dunque saranno gli Alfaniani di Sicilia con Giuseppe Castiglione (ex PDL) e Giovanni Pistorio, (ex MPA) già assessore del Governo in carica ed i “Centristi per l’Europa” di Pier Ferdinando Casini guidati in Regione da Gianpiero D’Alia, per un attimo possibile candidato in terna con Giovanni La Via e Dore Misuraca ( entrambi ex PDL).

Ultimi ad aggregarsi, con buona probabilità, saranno i crocettiani, fin’ora agguerriti sull’ipotesi di un “Crocetta bis” e da ieri invece, morbidi, con le dichiarazioni e possibilisti.

A far da sponda lo stesso Segretario Regionale del Partito Democratico, Fausto Raciti, che ha parlato di unità del partito per evitare la rottura con i fedelissimi del Presidente gelese. “Sto lavorando per creare le condizioni per tenere anche Crocetta, perché dia una mano, non per espellere nessuno. A decidere saranno gli organismi regionali competenti”. Aperti e disponibili all’ipotesi ticket “Micari-Crocetta” persino Giuseppe Lumia, co-ideatore del Megafono e Giovanni Panepinto unico ad esprimersi nel Pd, insieme a Raciti. Intanto l’attuale Governatore ha già convocato la stampa per il 30 di agosto inviando a tutti un manifesto elettorale con su scritto “Liberi”.

Vacillano invece gli uomini di “Campo Progressista” di Giuliano Pisapia, che in Sicilia contano ben 27 fan nella pagina ufficiale facebook per la regione , inizialmente accomodanti sull’ipotesi Rettore e che adesso sembrerebbero più orientati ad un accordo con SI, Mdp-Articolo 1 e gli altri, Psi, Possibile, Verdi e Prc, su Claudio Fava, ancora (?!?), o Ottavio Navarra.

Breve storia di un aperitivo (2a parte)

Dicevamo nella prima parte

Nella prima parte eravamo in cerca di un aperitivo, venendo rimbalzati tra i tavoli con fare scortese. La storia si ripete e si conclude la giornata…

Giunti all’interno del locale decidiamo di fare un aperitivo in piedi. I tavoli erano tanti, ma l’orario ormai era quasi quello di cena.

Locandina aperitivo campariAl volo riusciamo ad “acchiappare” la banconista del banco rosticceria, la quale di lì a poco si dileguerà fino alla fine della nostra consumazione, facciamo riscaldare un’arancina al burro, facendola tagliare in due parti.

La ragazza, prima della consegna, ci chiede l’esibizione dello scontrino. Nel frattempo dunque, uno di noi va a pagare e l’altro ritira il pezzo. Peccato che alla cassa, una sola per 30 persone in fila, si poteva ammirare la più classiche delle scene da “cassa”: le persone si dividono su tre file disorganizzate e con inserimenti dai lati. Quindi la cassiera si improvvisava spartitraffico a casaccio con i clienti in coda per un tempo superiore a qualsiasi media di attesa diversa dal “parto”.

Intanto il pezzo stava sul piatto a freddarsi.

Nell’attesa, ero io quello rimasto sulla sponda del bar, col piattino in mano, decido di spostarmi sul bancone. Mi faccio preparare i Crodini, 2,50 € cad., che mi vengono serviti senza alcun stuzzichino (a quel prezzo è il minimo che uno si aspetti). Faccio passare qualche minuto, tanto ancora l’altra persona stava in coda e chiedo dei tovaglioli per coprire l’arancina ormai fredda.

Sgarbatamente mi viene risposto che posso prenderli da solo al banco pasticceria. Premetto che avevo fatto la richiesta soltanto perché i due contenitori di fazzoletti sul banco stavano coperti da altre persone che non mi sembrava carino disturbare.

Ma vabbè. Mi girai e andai a prenderli al banco pasticceria.

Nel frattempo nessuno “stuzzichino” veniva portato e cominciavo a spazientirmi.

Durante i 15 minuti di attesa, non sapendo cos’altro fare e non avendo manco niente da “spizzuliare”, presi ad osservare in giro.

Lo stesso banconista, annoiato e sgarbato, continuava lentamente il suo lavoro. Un tizio con accento milanese di Bagheria, smoking e scarpa da tennis, chiedeva due calici di vino. Sbuffando, il barman prendeva la bottiglia e e riempiva i bicchieri fino all’orlo. Mi accorgevo da lontano che qualcosa galleggiava in superficie. Se n’accorge anche il “milanese”.

“Scusi, c’è del sughero nel bicchiere!”

“Ah si?” risponde seccatamente.

A quel punto tutto il bar si aspettava il cambio del calice. E invece no.

Il banconista pensava bene di riversare il contenuto di metà calice in un bicchiere, praticamente fino a rimuovere il sughero in superficie, poi beatamente prendeva la bottiglia e saturava ancora il calice del cliente. Io lo guardavo incredulo, il cliente, un po’ sbigottito, mestamente si allontanava coi calici in mano.

15 minuti dopo, con l’arancina ormai intenta a chiedere pietà, arrivava il mio amico con lo scontrino. Una volta al mio fianco, si girava con sorpresa, poiché accanto a noi aspettava stoicamente la sua arancina, un tizio che aveva pagato almeno dieci minuti prima. Praticamente lo aveva intravisto alla cassa ad un terzo del percorso d’attesa ed ora ancora lì in cerca della “banconista Houdinì”.

Intanto i nostri Crodini, ormai acquosi, grazie all’enorme quantità di ghiaccio, aspettavano di essere bevuti sgranocchiando qualche cosa, così mi decidevo a chiedere due stuzzichini: “scusi, ci può portare delle patatine?”

Senza ricevere alcuna risposta, venivamo serviti con una ciotola scarsa di patatine, però bella “‘nzivata”.

A quel punto finivamo in fretta il nostro aperitivo per tornarcene finalmente a casa.

Si potrebbe dire che “la breve storia di un aperitivo” si sia conclusa così, con un pizzico di delusione e di scontento. In realtà questo, dalle nostre parti, è solo un esempio tra i tanti che ho voluto raccontare. Un cattivo modo di fare pubblicità alla propria città e alla propria impresa.

Ed è un peccato.

Siamo in un momento favorevole, in cui l’economia legata al turismo è in ascesa, dove Sicilia fa coppia con bellezza. E invece, ancora, stiamo qui a raccontarci le occasioni perdute, le delusioni e i locali da evitare.

Purtroppo questo è un “atteggiamento” diffuso, quello sì che andrebbe evitato, per il futuro degli esercenti e, in verità, per il futuro del nostro “turismo”. Un futuro di cui siamo responsabili, anche, per non dire soprattutto, attraverso l’atteggiamento. Un’arroganza che deve cedere il passo all’accoglienza, che, badate bene, passa anche da una semplice ciotola di patatine pulita.

Breve storia di un aperitivo (1a parte)

storia di un aperitivo

Voler fare un aperitivo anche nelle città più “pronte” all’accoglienza turistica può essere un’esperienza sbalorditivamente negativa… Vediamo perché…

storia di un aperitivoNon sono bastati tripadvisor, social, twitter, food blogger, nonne col telefonino, tag super utilizzati quali “foodporn” e recensioni di qualsiasi genere. In provincia di Palermo un aperitivo, ma anche una cena, devono sempre essere motivo di mortificazione e noncuranza del cliente.
Caso vuole, “bottana ra miseria”, che il cliente sia molto spesso pure io.

Più o meno la storia è sempre uguale: fai un giro, è quasi ora di cena e decidi di fermarti in un bar più o meno noto della zona. In questo caso Cefalù.

Apro una parentesi.

Cefalù ad agosto, per la nostra provincia, è come Taormina per i Messinesi o Cortina per i Veneti.

Comunque sia, dicevo, l’obiettivo è abbastanza semplice: ristorarsi prima di rientrare a casa.
Il problema invece è sempre lo stesso: la gestione delle attività.
Teoricamente, tutte attrezzate e organizzate per accogliere al meglio il cliente. Nella pratica invece, sembra siano in gara per non farlo tornare più.

Non farò i nomi delle attività in questione, non è il mio compito e manco mia intenzione far cattiva pubblicità. Con questo post invece vorrei aprire un dibattito sul tema “accoglienza del cliente”. Ovviamente, sono salve dalla questione, tutte quelle imprese che ben lavorano e figurano sul territorio e che, come diciamo noi a Palermo: “ca sa sientinu”. Meno invece, per quelli “ca sa sientunu sucata”. Loro, in genere, sono esattamente quelli che dovrebbero prestare più attenzione.

Ma torniamo ai fatti.

Dopo un pomeriggio di mare, con alcuni amici, decidiamo appunto, di fermarci in un rinomato bar di Cefalù. Appena arrivati prendiamo posto in uno dei tavoli liberi sulla terrazza esterna del locale. Qualche minuto dopo, una cortese dipendente, ci invita ad alzarci poiché il tavolo risulta essere prenotato, pur non avendo alcuna indicazione evidente al mondo esterno.

Un po’ seccati, ci spostiamo su quello affianco da cui altri clienti s’erano appena alzati per andar via.
Mentre ci stavamo per sedere, una coppia di ragazzi del luogo, si avventa sul tavolo, con fare prepotente, per soffiarci lo spazio.
Poco prima infatti, li avevo visti intrattenersi con la cameriera, seppur in amicizia, per la nostra stessa ragione: un altro tavolo riservato in anonimo.

A differenza nostra però, avevano deciso di andar via scendendo le scale d’ingresso. Solo allora s’erano accorti del tavolo attorno a cui ci stavamo accomodando e, invertendo la rotta a tutto gas, come se noi fossimo assenti, pretendendo anche e forse, il diritto di prelazione di cittadinanza. “Prima di tutto i Cefalutani!”

Presa un po’ alla sprovvista dalla mossa degli “amici” ci propone, su invito del ragazzo che ormai aveva anche deciso di sedersi, di condividere il “nostro” tavolino.
All’insistenza della cameriera e all’invadenza del ragazzo, ormai deciso a non andarsene, rispondo con un secco “no”. Prendo lo zaino con fare infastidito per andar via e a quel punto il colpo di genio dell’impiegata: “guardate che dentro abbiamo altri tavoli, potete accomodarvi li”.

Me lo dice sorridendo e col block notes pronto per le ordinazioni degli amici.

Quindi pure la più classica delle beffe. Comunque salutiamo e andiamo via.

E intendiamoci, il tavolo condiviso non mi spaventa, mi da fastidio la dinamica.

E vabbè…

Senza perdere l’entusiasmo decidiamo di trasferirci in un altro locale. Alla fine Cefalù è grande, l’offerta infinita.

Anche questo è un bar, un pò più affollato del precedente, di quelli dove fai lo scontrino prima di consumare.

Scegliamo dunque un’arancina accompagnato da un Crodino. Un aperitivo tutto da consumare in piedi.

“Stavota un mi futtinu”, pensai tra me e me.

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10 Agosto ad Isnello: “Come me non c’è nessuno”

Come me non c'è nessuno

“Come me non c’è nessuno, diario di un sogno” E’ un libro, il primo, di Anton Emilio Krogh, avvocato penalista del foro di Napoli, che giorno 10 agosto a partire dalle ore 18.00, presso piazza Mazzini ad Isnello, verrà presentato per la prima volta sulle Madonie.

Come me non c'è nessunoIl volume, 226 pagine, edito dalla Mursia, è un viaggio nell’armadio dei ricordi di Anton, oggi affermato ed apprezzato professionista, ieri un ragazzo come tanti, figlio di una Napoli borghese, ricca e spensierata durante il boom degli anni ’60 e troppo impegnata per dedicarsi ai propri affetti. Un viaggio a metà tra Napoli e le nostre Madonie, Gibilmanna, luogo di vacanza della famiglia Krogh e delle prime “libertà” del ragazzo.

Anton Emilio, spronato da Rita Pavone, co-protagonista del racconto ed inconsapevole “spalla” nella vita, si immergono nella memoria di un bambino, impaurito dall’arrivo del domani, fino ad arrivare alla piena scoperta di sé. Un appuntamento voluto dal “destino” e rivelatosi poi, un’amicizia fraterna nella realtà.

Non a caso, lo stesso autore, riferendosi all’incontro, il primo, con la “Voce”, così definisce l’artista nei suoi ricordi, afferma, “Ogni vita ha un suo big bang, il mio è stata un twist”.

Un twist crudo, vero e spietato, compagno di una vita e ancora di salvezza nei momenti di sconforto.

Una scrittura veloce, mai banale e piena di sospiri, in cui perdersi, commuoversi e rivedersi. Anton Emilio Krogh, con uno sforzo introspettivo, racconta, senza filtri, le criticità personali di un uomo, cresciuto in un ambiente “privilegiato” ma con difficoltà comuni.

Durante l’iniziativa sarà possibile acquistare il libro. Presente durante la presentazione il Sindaco di Isnello, Marcello Catanzaro. Moderatore, il blogger palermitano, Carmelo Di Gesaro.

Aggiornamento 10 agosto: un momento video della presentazione

Bentornate Province siciliane, amiche mie

Erano state abolite, ma dopo 4 anni di commissariamenti, di ignota attività, tornano in pompa magna le “Province”, quelle senza la “i” ma con le elezioni

Tornano le Province in Sicilia e con loro, il solito dubbio: ma la “i” si mette o no?

Erano state abolite con l’intento di non mettere mai più in imbarazzo migliaia di aspiranti candidati nei loro volantini. Si occuparono dell’evento le maggiori testate nazionali, internazionali e trattandosi di un intervento voluto dal Presidente Crocetta, persino quelle extraterrestri. Vennero tolte le “selezioni col voto” e introdotti i commissari senza scadenza.

Ma dopo 4 anni di commissariamenti, di fermo biologico, di ignota attività, tornano in pompa magna le “Province”, quelle senza la “i” ma con le elezioni.

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Isnello senza volano, amico mio!

Marcello Catanzaro è il nuovo Sindaco di Isnello. Si chiude una campagna elettorale da “volano” della simpatia, con “PartecipazioneImpegno” che fa il pienone

Da un periodo di tempo ho scoperto che si vince un’elezione solo se non si citano alcune particolari parole che potremmo definire parole “chiavica”. Una di queste, sicuramente è “volano”, termine tra i più abusati dalla politica italiana, per indicare un potenziale “traino inarrestabile” di un settore di qualcosa. Una “metafora” insomma, usata dalla stragrande maggioranza della politica, la stessa che ha esaurito termini, terminologie e persino le metafore.

Per non parlare delle idee, dei progetti e della progettualità. Anche ad Isnello si voleva vincere usando “volano” dentro ad un comizio, citando Papi da un balcone alto sei metri rispetto alla piazza in ascolto e con la tattica dell’immersione e sottrazione dal confronto. Una cosa che manco il Berlusconi dei “cucù” avrebbe retto.

Insomma, qualcosa che a pensarci non è solo anacronismo, è proprio un errore di comunicazione da sussidiario della politica. Da abecedario della comunicazione del secolo scorso.

Bubusettete!

E’ così che il gruppo “PartecipazioneImpegno”  ha stravinto, con uno scarto di 265 preferenze, la competizione per la guida della cittadina. Marcello Catanzaro, amico mio, quindi, da ieri notte, è il nuovo Sindaco.

Sfida ad isnello palchi che si guardano
Le due liste allestiscono la piazza Mazzini in contemporanea

Avevo previsto sarebbe stata una vittoria con una forbice dal 65% al 70%, ho sbagliato più o meno di 3 punti percentuali, senza però mai rompere con le telefonate ed i sondaggi. Giusto una questione di intuito rispetto al sentire della piazza, la stessa che si tentava di coinvolgere da 6 metri d’altezza. La stessa che ad un certo punto è rimasta ad ascoltare Marcello raccontare ormai la sua infanzia, il meteo e come si stava bene quando gli autobus partivano in orario (ad Isnello non ci sono e non ci saranno mai ferrovie).

Una campagna elettorale arrivata al culmine, dopo mesi di mugugni e grandi entusiasmi, venerdì notte, quando, entrambi i candidati, a pochi minuti di distanza uno dall’altro, si sono sfidati per la prima volta vicini (incredibile!), ma non insieme.

Una situazione surreale. Momento che ho vissuto come in una delle famose scene del film di Franco e Ciccio “I 2 Deputati“; la trama era la stessa, due parenti, qui ad Isnello molti di più, che si detestano e si scontrano a pochi passi uno dall’altro, cordialmente.

Un duello fatto di parole, accuse, contraccolpi. Prima da parte di Maria Grisanti ed i suoi, infine di Marcello, da solo, su un palco affollato.

Ma è stata la parola “volano” a mettere fine alle speranze della candidata della lista “Insieme per Isnello” (“votate per il simbolo con la fontana” cit.).

Scherzo (non è vero).

E’ così, ieri sera e tutta la notte fino al mattino, col fiato sospeso, ma non troppo, buona parte del paese si è riunito presso la scuola di Isnello, ad attendere il risultato dello scrutinio.

Intorno alle due era ormai chiaro che Marcello fosse ad un passo dalla vittoria e dunque calava, silenziosamente, anch’esso verso i seggi per l’esito definitivo dello spoglio. Più leggero, incredulo, baciando bambini, adulti, anziani, uomini e donne indistintamente, il tutto mentre si avviava un cambio turno naturale con i supporters della lista avversaria, che, pian piano, capito l’andazzo, si allontanavano “felpatamente” tra la folla. A differenza invece di quelli che avevano già in tasca il biglietto del carro del vincitore. Loro stavano sempre al loro posto. Da tristi a felici in poco meno di un secondo. Più veloci di una Lamborghini! Alcuni anche in lacrime, da veri professionisti.

Più o meno verso le tre, un lungo l’applauso, accompagnava alla conclusione le operazioni di lettura delle schede, proprio mentre tra la folla, ormai da due ore e per la trecentesima volta, arrivava il messaggero di turno con il telegramma dai seggi: “mancano le ultime 50 e ci siamo”. “Carollo (Antonio ndr) da primato, quasi gli stessi voti di Maria (Grisanti ndr)“.

E fu subito festa.

Foto, abbracci, baci, doppi baci, baci ripetuti, baci carpiati, baci bavosi, baci sudati, baci rubati. Catanzaro ufficialmente Sindaco di Isnello e tutti in fila, in ascesa, presso la sede di “PartecipazioneeImpegno” dove, spumante e bicchierini da caffè, siglavano il termine della notte delle elezioni.

E venne il giorno…