Domani si vota

domani si vota - beatrice brignone carmelo di gesaro pippo civati franz foti

Vorrei scrivervi un “domani si vota - beatrice brignone carmelo di gesaro pippo civati franz fotipitazzo” chilometrico su domani, vorrei trovare le parole per entrare nella testa di ognuno di voi e scoprire con estrema certezza che insieme non “traghetteremo” la Sicilia nelle mani del centrodestra siciliano.

Vorrei, ma non posso. Opto però per la fiducia, in particolare nella vostra libertà individuale, qualsiasi essa sia, affinché domani alle urne, esprimiate una preferenza, libera e onesta, ricordandovi, ancora, di mettere a fuoco gli anni che furono di Cuffaro e Lombardo.

Non avete bisogno di qualcuno che vi spieghi ogni singolo perchè; ce l’avete in casa, in famiglia o tra i vostri amici.

Ecco, citando Jobs, non act, siate folli, ma smettetela di essere affamati con le motivazioni sbagliate.

A domani

Quasi 5 novembre

Quasi 5 novembre

Quasi 5 novembreForse l’ultimo di questa campagna elettorale, ma anche il più difficile, quello in cui effettivamente dobbiamo impegnarci a fare l’ultima telefonata, l’ultimo sms e l’ultimo caffè per raccontare quanto è pericoloso riconsegnare questa regione al blocco di potere che dal 2000 ad oggi ha portato la Sicilia al default e che ci ha tolto, in sintesi, l’opzione “diritti” dalla scheda dignità.

Quel blocco, dopo anni di sputi e veleni, rivendica una gestione eccelsa della nostra terra, la stessa che oggi viene ricordata dai media solo come la “regione degli sprechi” senza però ma chiedersi la “ragione” degli sprechi.

La cosa divertente, non per me chiaramente, è che buona parte di essi, nel periodo d’oro della Casa delle libertà, la stessa che oggi si proclama al futuro al grido “sarà bellissima” ma con il fondamentale hashtag (il cancelletto), fu il motore di quella stagione degli sperperi.

Dalle assunzioni senza concorsi, alle gare di appalto milionarie, dai servizi esternalizzati e senza controllo fino alle famose partecipate. I somma, basta farsi un giro negli archivi della stampa per capire i motivi per cui quel blocco che si ripropone, adesso unito, per tornare a gestire quel che resta della nostra Regione.

E noi, sinceramente, non possiamo consentirlo! E attenzione, non per via di nomi impresentabili (che ci saranno sempre) e altre cagate varie che sono l’unico argomento di questa tornata elettorale, ma più semplicemente perché questa sicilia ha bisogno di redistribuire i diritti, non poltrone, non soldi, non clientele.

Una relazione tossica

relazione tossica

relazione tossicaOgnuno di noi nella propria vita, prima o poi, instaura una “relazione tossica”, che, attenzione, non è mai soltanto per causa specifica della persona incontrata: amico, amante, collega, etc.

A volte noi stessi siamo tossici per altri. Facciamoci sempre questa domanda se intrecciamo una relazione intensa. Insomma, è una questione di chimica anche questa. Non è complicato riconoscerle, molto spesso sono quelle con cui siamo più affini.

In alcuni casi, certamente, alcune di loro, possono essere, più di altre, “anime nere” compulsive, riflettendo la propria negatività sulle vite che incontrano in modo ripetuto.

In generale dunque, nessuno di noi può escludersi da questa “oscura” e spiacevole lista.Ma in ogni caso se vi accade di incontrarle, l’unica soluzione che vi resta è liberarvi di loro, non prima però, di aver capito che non siano ancora fondamentali per noi. Eh.

Tranne per i compulsivi della tossicità, quelli cancellateli e basta.

P.s.
Se vi chiedete perché ho scritto questa nota, la risposta è semplice, ma datevela da soli.

I met a gin-soaked, bar-room queen in Memphis
She tried to take me upstairs for a ride
She had to heave me right across shoulder
Cause I just can’t seem to drink you off my mind
It’s the honky tonk women
Gimme, gimme, gimme the honky tonk blues
I laid a divorcée in New York City
I had to put up some kind of a fight
The lady then she covered me with roses
She blew my nose and then she blew my mind
It’s the honky tonk women
Gimme, gimme, gimme the honky tonk blues
It’s the honky tonk women
Gimme, gimme
Alright!
It’s the honky tonk women
Gimme, gimme, gimme the honky tonk blues
Yeah, it’s the honky tonk women
Gimme, gimme (Rolling Stones – Honky Tonk Women )

Questione di questioni

Questione di questioni

Questione di questioniTra poche settimane si chiuderanno le liste elettorali che proietteranno i siciliani verso gli ultimi 30 giorni di campagna elettorale. Quelli veri, dove non mancheranno colpi bassi e gli immancabili premi “fuffa” per le sparate più grosse.

Per dirne una, è ricominciata la storia del ponte quale opera strategica per lo sviluppo della Sicilia.

Vabbè. A canusciemu chista.

Il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana è storicamente il nodo centrale su cui poi si riassettano alleanze e partiti dei prossimi cinque anni. Praticamente l’anno zero, il reset generale per tutti i sistemi operativi della politica locale. Un tempo si riteneva fungesse da laboratorio in proiezione delle politiche. Praticamente noi le cavie inconsapevoli per la costruzione delle nuove camere, usati come “maiali” della cosmesi.

Negli ultimi anni ad esempio, si parlò di “modello-sicilia”, quando per un brevissimo periodo Crocetta riuscì a dialogare apertamente col Movimento Cinque Stelle, suscitando clamore su tutto il territorio nazionale. Durò pochissimo, ma si sperimentò.

Un po’ come quando fai giocare dei bambini con le costruzioni, ci giocano fino a sera, poi tutto viene smontano e conservato nella scatola, per poi ricominciare da zero l’indomani.

Funziona esattamente allo stesso modo, solo che nelle scatole ci vanno sempre i buoni propositi, i progetti e tutte le promesse, mentre i bambini si mettono a letto, comodi, al calduccio.

Saltano alleanze, ci redistribuisce, ci si accorda e tutto quello che è stato fatto il giorno prima non esiste, è una partita a se.

Ecco quindi che, giusto per farvi un altro esempio, a Palermo, la sinistra “sinistra”, che ha chiuso in primavera una alleanza “strategica e programmatica” anche in vista delle regionali con Leoluca Orlando e con il carrozzone identico a quello che oggi si presenta all’appuntamento per il rinnovo dell’Ars, diventa improvvisamente un accordo “insostenibile”.

Attenzione. Giusto così. Ma doveva esserlo anche a Palermo, dove, le presenze ingombranti erano esattamente le stesse. Un pò come se le influenze un peso diverso a seconda dell’istituzione che si intende guidare.

In realtà, gli addetti ai lavori conoscono bene i motivi di quella scelta. Meno i disattenti. E allora ci si presenta separati in regione e sposati in città, con un doppio ruolo complicato da spiegare e discutere, sia politicamente che logicamente.

Ma chi se ne frega. Un po’ di cipria copre tutto.

La coerenza in politica non è poi solo una questione di fatti, alla fine è un problema di dignità. Un evidenza che viene superata dalla “necessità” di sopravvivere a tutti i costi. Non ci si assume mai la responsabilità di non essere stati scelti, di non essere risultati credibili o semplicemente di non stare simpatici.

Il cambio casacca quale metodo, strumento, per riciclarsi.

Allora capita pure che due mesi prima ti candidi con un partito e all’alba di una nuova elezione vieni folgorato dal “cambiamento”, fino allo spergiuro di quanto fatto fino al giorno prima.

Una volta perso il giro, si deve e si può calpestare tutto: percorsi, identità e valori, principalmente. Appunto una questione di dignità.

Una semplice “questione di questioni” come la chiameremmo da queste parti.

Valori che probabilmente non si avevano neppure prima, quando in qualche modo s’ era riusciti ad entrare nel “circuito degli eletti”. Dei buoni. Poi invece un colpa di tromba, irretisce, trasforma in una notte. Ed è un modo elegante per dire che sono dei semplici “trombati” con il solo obiettivo di collocarsi in un nuovo spazio.

Ci si sposta, come sostanze liquide, fino al prossimo argine. E facciamone pure una questione di punti di vista, il mio è questo. Il vostro spiegatelo agli elettori.

Hasta la frittura siempre!

Forse l’ultima volta che ho usato il bus da Isnello a Palermo è stato tra il ’93 e il ’94. Non è cambiato nulla, manco il freddo delle 5.45.

Lo stesso, che dieci minuti dopo l’arrivo alla fermata mi ha già consumato le scorte di fazzolettini, un polmone, la pettinatura alla Little Tony e attivato la collezione di malattie invernali per l’anno 2018.

Non è cambiata neppure l’abitudine di sapere di cipolla in piena alba, come se a friggere le persone fossero i primi raggi del sole. Un olezzo da competizione. Un po’ come vivere sopra ad una friggitoria pakistana stretta, lunga, buia e, soprattutto, puzzolente. Solo che non sei stato tu a scegliere d’entrare, ma il destino ad assegnarti il vicino imperfetto per te.

Un modo certo per portarsi via il secondo polmone e la sicurezza che oggi non avrai mal di testa. Amen.

Ma se ancora hai una speranza, nel momento in cui stai valutando se dormire o no, acchiana idda: chidda ca parra siempre. Saluta tutti, bacia e abbraccia pure la ruota di scorta, fa due volte il giro dell’abitacolo fino poi a tornare in prima fila a guidare lo scassamento di minchia e disturbare non il conducente, ma l’intero sindacato degli autisti.

Un modo come un altro per lasciare un testamento di confessioni futili del tipo: me marito è tignuso, ma a matina s’ave a fare u shampoo.

Buttana ra miseria.

E qualora ve lo stesse chiedendo, il mezzo, stamattina, profumava di pulito, di brezza madonita, un’odore inconfondile che a me tanto ricorda il sapore dei miei nonni. Ergo, un mu puozzu scurdare!

Hasta la frittura siempre!

 

Minchia! Si futtieru i cabine!

Minchia! Si futtieru i cabine
Minchia! Si futtieru i cabine
Io e un facinoroso gruppo di estremisti della pennica, durante una manifestazione per liberare Mondello dalle cabine (gabbine).

Dopo la triste e sorprendente notizia del furto della Lapa ai danni dell’ex candidato Sindaco di Palermo, Ismaele La Vardera, di cui abbiamo parlato qualche giorno fa qui, si viene a sapere che ben mille cabine elettorali, anzi “gabbine” in alluminio, sono state sottratte la scorsa settimana, da un deposito comunale in via Luigi Galvani (fonte Repubblica Palermo).

Un ratto, pensato o forse nato, sulla base di un notevole equivoco: poterle riutilizzare lungo il rinnovato litorale di romagnolo.

Da qui dunque, la trovata di tre palermitani, così dicono le cronache, ricercati e poi trovati, per aver sottratto alla città beni di notevole valore a pochi mesi dalle elezioni di novembre. Un danno che il Comune adesso dovrà affrettarsi a risarcire, magari chiedendo un prestito alla “Italo Belga”.

Alle prossime elezioni dunque, si potrebbe realizzare il sogno di tutti i palermitani: un posto vista mare, grazie alla politica.

Purtroppo, la notizia vera dice che, nonostante siano stati individuati i presunti ladri, una parte di essere era già stata triturata per essere venduta sotto altra forma.

Ma se non fossero state distrutte, sarebbero sicuramente finite al “porto franco” di Ballarò, come bancarelle sui cui appoggiare ulteriore merce “arrubbata”.

Dove devo firmare? (citazione di una domanda che se hai fatto almeno una volta nella vita lo scrutatore avrai subito)

p.s.

Vi allego l’articolo pubblicato su “La Sicilia di Catania” del 2007 che ci raccontò come un gruppo di pensionati, io avevo 27 anni, che voleva liberare il mare dai ladri con le cabine. Un pezzo di storia da non dimenticare

Micari e la generazione Next amica mia!

Micari e la generazione Next amica mia!

Micari e la generazione Next amica mia!Fin dalla comparsa dell’uomo, prevedere il futuro è stato al centro del più grande mistero da indagare per l’intera umanità. Se ne sono occupati tutti; dai Maya, alle civiltà Egizie fino ad arrivare oggi al candidato dell’ammucchiata e Rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari.

Interessarsi dei giovani e del loro futuro è un bell’intento, non ho che dire su questo. Rende onore a qualsiasi politico di qualsiasi schieramento, persino uno che non voterei.

Il problema resta invece sui contenuti. L’uso di concetti triti e ritriti come Next, un inglesismo per una candidatura che si immagina di accattivare la sicilia ed i siciliani, e, non si capisce perché, rivolta in particolare ai giovani, che a loro dire, vedrebbero in una parola Inglese, lo stesso fascino che suscitavano specchietti e perline sui colonizzati.

Una Sicilia a cui si prova a rendere onore colorando di giallo e rosso due strisce all’interno di un logo, che onestamente, non rappresenta nessuno: né i giovani, né i Siciliani. Un’identità grafica stantia e con un concetto antico già ai tempi dei fenici.

Ecco, ci potevate mettere una bella nave! Quella sì che avrebbe rappresentato la situazione attuale dei siciliani: la fuga da questa regione. E non la migrazione per migliorarsi auspicata e venduta ai quattro venti da Leoluca Orlando.

Dalla Sicilia si scappa. E non solo perché non c’è il lavoro. Non ci sono concetti. Si vende frittura di aria come se fosse prelibatezza di prima scelta. E la puzza di frittura da questa parte del fronte ha saturato l’aria. Fino a farci mancare il respiro. Fino a farci mancare la volontà.

Dal Rettore della prestigiosa Università di Palermo, sinceramente, mi sarei aspettato un passo in più, un impegno concettuale tale da coinvolgere, coinvolgermi, piuttosto che farmi pensare: la solita minchiata.

Perché se è vero che Alfano non lo sosterrei mai, è pur vero che abbiamo bisogno di un progetto a cui “affezionarci”. Non due parole su “chi non vuole restare solo a guardare” chiamandolo a raccolta, differenziata, solo per i giovani, ma anche i non giovani (un si ecca nienti, eh! ), dentro ad un “contenitore politico”, l’ennesimo (qui alcune dichiarazioni).

Perché di contenitori siamo pieni. Mancano sempre e soltanto i contenuti.
Argomenti che un Rettore, seppur alla sua prima uscita da candidato, avrebbe dovuto proporre, visto che ci si rivolge ad una fascia di persone che non vive di soli social network, per citarlo, ma anche di social network, proprio a partire dall’immagine proposta con il suo stemma.

“Next” e “nuova generazione”, non parlano a nessuno, neppure agli Inglesi in vacanza in cerca di una direzione o ai vecchi nostalgici del futurismo! E quel cerotto coi colori della nostra regione, sinceramente, è assai indicativo del progetto che si vuole rappresentare: una toppa.

Vittorio Sgarbi e quella voglia di Sicilia

Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi e le provocazioni
Vittorio Sgarbi e le provocazioni

Vittorio Sgarbi ci tiene proprio “a prenderci per il culo”. Ed io lo capisco.

La sua candidatura, ennesima, resta un modo simpatico per far parlare di sé e occupare i giornali con le sue sparate. I giornalisti ed i quotidiani ringraziano.

Uomo di televisione, cultura, arte, politica, e tanto altro ancora, Vittorio Sgarbi è sempre al centro della scena, qualsiasi cosa faccia.

Capiamoci: io lo amo. E’ un personaggio di cui l’Italia non può fare a meno. Un vero adone della notizia, anzi erotico, citandolo, praticamente come le colonnine di destra dei quotidiani: tu cerchi la notizia, ma alla fine la buttano sempre sui culi.

Ed io lo amo, ripeto, perché quest’Italia cialtrona, senza un Vittorio Sgarbi, dovrebbe sostituire l’ ironia con altre cazzate, tipo quelle di Salvini. Matteo della Lega, che non ne fa una questione di satira, ma di programma e questo alla fine della fiera, appunto, diventa un problema, non uno spasso. Al contrario di Vittorio.

“La politica è eros. E non mi venite a sostenere che è attraente ed erotico Armao: mi dicono che abbia delle splendide giarrettiere inglesi… oppure Lagalla… Vi sembra erotico Musumeci? Micari è erotico come un baccalà. Fava invece non è male: ha un suo erotismo drammatico” (fonte Repubblica Palermo).

Logo Mir Vittorio SgarbiE’ cominciata così la nuova campagna, stampa, di Sgarbi e del suo MIR (Moderati in Rivoluzione) alla ricerca di un “Rinascimento Siciliano”. Due battute, messe là, come esca appunto, per mettere in chiaro le cose, soprattutto una: sono pronto a buttarla in caciara! Alla ricerca di voti, sicuramente. Alla ricerca di visibilità, immancabilmente.
Un classico.

E devo dirvi la verità, il piattume che si prospettava per questa tornata elettorale era assai evidente; Con Crocetta fuori dai giochi, Fava e Musumeci che si scambiano amorevolmente mazzi di fiori e con i Cinque Stelle impegnati a tradurre i discorsi di Cancelleri, si rischiava la noia.

E per non farci annoiare, il nuovo risorgimento di matrice sgarbiana, ha già messo sul piatto nomine assessoriali di livello, artistico, quali il cantante Morgan o del comico e presentatore tv Piero Chiambretti per non parlare delle più “anti-sistema” Mori-Contrada o di quelle “gay friendly” come Wladimir Luxuria.

Insomma, il tentativo, tedioso, è di entrare “in competizione” a gamba tesa, nonostante sia una battaglia già persa in partenza. Lo sanno tutti. Pure Sgarbi, che si da già al 4%.
Ma con simpatia.

Una pratica che usò pure a Salemi (Tp) quando ne divenne Sindaco; chiamò ancora Morgan, appena epurato dalla Rai, Alessandro Cecchi Paone che sostituì in corsa un altro famoso, Oliviero Toscani e tanti altri ancora.
Un sistema che non va premiato certo per originalità, diciamocelo (pure io voglio fare richiami a personaggi famosi). E non solo per via di Sgarbi.

Più recentemente infatti sono ancora fresche le fallite “nomination” del primo Crocetta in Regione (Battiato-Zichichi), di cui Sgrarbi era grande sodale ai tempi di Salemi o di Virginia Raggi che ci provò a Roma con il rugbista Andrea Lo Cicero. Un utilizzo del “political-show” all’ americana, l’attore Reagan fu addirittura Presidente o per andare un po’ indietro nel tempo, alla romana, Caligola, un’altro “matto di successo”, che nacque un po’ prima di Vittorio e che nominò al suo fianco un cavallo.

In Italia comunque, giusto per riassaporarne il gusto, furono storiche e di berlusconiana memoria le elezioni ottenute da Iva Zanicchi in Europa e a Palermo, su tutti, Totò Schillaci al Consiglio Comunale.

Vittorio Sgarbi e Totò Cuffaro
Vittorio e Totò in una foto pubblicata stanotte (13 settembre) da Sgarbi sul suo profilo Fb.

Un altro Totò di Sicilia (se vi sfugge la citazione leggete qui); Eh sì, perché sul “rinascimento show” c’è finito pure lui, Totò, però Cuffaro. L’eroe dei due torti.

Già, perché un’altra delle risposte che Totò Cuffaro ha dato sulle elezioni di novembre é stata proprio la candidatura di Vittorio: “farei voto disgiunto”. Totò che parlò, pur avendo un grande amico in corsa, l’ex Rettore e suo ex Assessore in giunta, Roberto Lagalla che viaggia, dopo l’ennesimo tentativo di candidatura fallito, al fianco di Musumeci.

E se di sicuro non è per un fatto esclusivamente politico, l’ex Presidente risulta sodale a Sgarbi per ciò che lo stesso critico d’arte pensa della sentenza che lo portò in prigione: “vittima della magistratura”, come Contrada e Mori, già citati. Una solidarietà che Totò, a mio avviso, ironicamente, ha deciso di contraccambiare con un endorsment, “fasano”, ribadisco sempre a mio avviso, elettorale.

E se di Cuffaro tutti sappiamo, nel curriculum dell’eccentrico critico, ci sono decine di “querelle” legali contro le toghe e non solo. Per citare la più famosa, una condanna per diffamazione che subì in favore del pool di Mani Pulite per una dichiarazione del 1994 a “Sgarbi quotidiani”. Ma questo non è il nostro campo.

E tra le cose che meno, forse, ci ricordiamo, c’è un’altra esperienza siciliana e risorgimentale, anzi rivoluzionaria, di Sgarbi. Nel 2012 infatti, provò a diventare di Sindaco di Cefalù; dopo due sentenze che lo videro perdere (ancora i magistrati, sic!), in virtù dell’art. 143 del D. Lgs. n. 267/2000 che prevede l’incandidabilità al primo turno elettorale utile per gli amministratori di enti sciolti per infiltrazioni mafiose (fonte Wikipedia), finì così l’avventura di Salemi (Tp), riuscì comunque ad arrivare al voto del 6 e 7 maggio, non ho ben chiaro come, piazzandosi però al terzo posto tra i vari candidati con il 16,8% dei voti.

Ma se in Sicilia i tentativi politici, con questo, al momento, si fermano a tre, è su tutto il territorio nazionale che Vittorio ha collezionato incarichi e frequentazioni che a citarli tutti ci vorrebbe un mese. Uno sforzo che lascio alla vostra curiosità, ma che voglio rendervi più succulento dicendovi che esiste una lista, di partiti e incarichi, da far invidia a Ferrandelli, che però è ancora “giovane”. Ma se posso “spoilerarvi” qualcosa, alcuni passaggi resteranno per sempre inarrivabili: tipo il Partito Monarchico o le candidature simultanee, cioè nella stessa competizione ma su comuni diversi, con il PCI e il PSI del 1990 . Chissà!

Buon divertimento, rivoluzionario, anzi rinascimentale.

Il destino dei Totò

Totò Cuffaro è indubbiamente il volto della Sicilia degli anni duemila.

Un imprescindibile connubio tra bene e male che nel primo decennio del nuovo secolo ha incantato, deluso e amareggiato almeno due milioni, su sei, cittadini dell’isola.

Totò Cuffaro e Pierferdinando Casini
Totò Cuffaro e Pierferdinando Casini nel 2008. Alle spalle cerca visibilità Totò Cordaro. Fu l’Udc

Totò l’impareggiabile: baciatore e baciato, amato e odiato, sbeffeggiato e sbeffeggiatore. Nessuno meglio di lui può simboleggiare la nostra sicilianità; Mafioso, ma anche no. Con un problema di coscienza, ma risolvibile. Carcerato, ma salutava sempre. Totò grasso, poi dimagrito. Totò infamato, ma celebrato. Insomma Totò, per sempre Totò.

Da quando è uscito di prigione non si fa altro che rincorrerlo, intervistarlo, coccolarlo. Tutti vogliono un parere da Totò; per chi votare alle regionali, comunali, condominiali. Totò ti piace Ferrandelli? Vorresti adottare un figlio con Crocetta? Sei renziano o vulcaniano? Che ne pensi delle bretelle di Crisafulli?

Insomma tutti a fargli domande, a cercare risposte e avanzare richieste. Totò qua, Totò là. Domande che non disattende mai, come ai bei tempi della sua Presidenza.

Totò un postu ppi me figghiu; Totò mi tagghiaru l’acqua; Totò fa chioviri.

Totò cuore d’oro rispondeva sempre.

Totò centralino.

Totò 2008.

E da allora, da quel fatidico anno, da quell’ingestibile giorno, da quel pomeriggio di dolore e indignazione, da quei cannoli, poggiati su un piano che Totò zuccherato diventò Totò sdisonorato.

E venne il giorno, ca su purtaru. Anzi, che si consegnò, con l’incredibile forza di un uomo, distrutto e logorato dal potere, un uomo su cui tutti mangiarono e fecero mangiare, come solo il triste destino di un ultimo, vero, democristiano saprebbe fare.

Totò croce e delizia.

Totò numerato, anzi, sbarrato, come una vecchia identificazione dell’Amat.

Totò in galera, come un orso in primavera.

Totò crociato, per i compagni d’avventura, per i compagni in gattabuia.

Totò scudato, per i compagni di partito, per i compagni di destino.

Totò parafulmine, come un altro Totò, quello che baciava un democristiano.

Il destino dei Totò. Smack

Luigi Maria Burruano e ho detto tutto

Unico, immenso e irripetibile. Dalle canzoni con Alamia e Sperandeo, di cui voglio sicuramente ricordare “Fofò“, al cinema al teatro.

Burruano era l’espressività più estrema, la faccia del cinismo e la brutalità del Palermitano come noi soltanto lo conosciamo.

Strafottente, un po’ cafone (fingeva di esserlo), ed allo stesso tempo raffinato, di cultura, quella vera e di strada. Un grande, grandissimo caratterista che se ne va.

Un mito.

Eccezionale nel suo genere. Capace di far sorridere, sognare e incantare. Persino quando fu arrestato nel 2006, riuscì a sorprendere tutti; lo trovarono a sorseggiare una birra al bar, poco dopo aver accoltellato il genero, colpevole, disse, di esasperare la moglie e di non pagare gli alimenti ai tre figli. Finì ai domiciliari e patteggiò una pena a 16 mesi.

Lo perdonarono tutti e tornò sul grande e piccolo schermo.

Oggi, a soli sessantanove anni ci ha lasciato, con la certezza d’aver svuotato questa città della sua arte, della sua ironia.

Burruano: alla salute!

Viviemu!