Mostri (prima puntata)

Qualche tempo fa, inconsapevolmente, celando l’identità dietro al profilo facebook di una donna, mi sono ritrovato protagonista di un esperimento sociale; senza nessuna immagine che potesse far pensare che lo fossi, senza alcuna allusione che si trattasse di un essere umano e senza alcun cenno al fatto che cercassi qualcosa minimamente assimilabile al sesso, mi ritrovai coinvolto in una serie di conversazioni surreali che hanno inequivocabilmente cambiato la percezione che avevo del genere umano maschile.

In realtà avevo creato questo pseudonimo per caso, senza alcun motivo reale, stavo cercando una alter ego per scherzare con alcuni amici a cui mi ero già rivelato. Quello che non mi aspettavo è che pochi minuti dopo sarei stato preso d’assalto da un branco di illusi del facile sesso, scambiando la “mia” casella di posta per una bacheca di annunci pelosi da quotidiano domenicale, senza neppure un “AAA… cercasi”.

Spesso infatti questi messaggi venivano ignorati o risposti in malo modo, senza però suscitare al mio interlocutore alcun imbarazzo o, come mi sarei aspettato, risentimento. Dialoghi unilaterali, allusivi e alle volte neppure tanto astratti. Foto di genitali, membri e anche innocenti pettorali, inviati come un’esca nel mare. Tra questi, adulti, sposati, evidenti disagiati, insospettabili, impiegati pubblici, militari, baristi, imprenditori e tanti altri ancora che neppure riesco a ricordare.

Senza che me ne rendessi conto, uno spazio di scherno s’era trasformato improvvisamente in una ricerca dalla quale non riuscivo a staccarmi, del genere “capire come funziona il mondo” senza aspettare un gruppo di “esperti americani” che te lo racconti senza citare fonti. Uno spaccato sociale da un punto di vista “unico”, incredibilmente libero e senza filtri, un’ indagine di mercato sulla lussuria umana “aggratis” (per citare un carissimo amico*).

Una lascivia sfrenata, incontrollabile che trasforma persone apparentemente normali in predatori seriali. Eccitati per un pollice in su, un “grazie” forzato, un ammicco neppure lontanamente voluto. Qualsiasi reazione accennata, instaura in loro, l’inizio di una relazione scontata, voluta, desiderata.

Ti chiamano “amore”, “amo”, “vita”, “tesoro”, “bellissima”, “gioia” con un vocabolario lento, ripetitivo e noioso, che non lascia spazio all’immaginazione, il ritratto palpabile, viscido e losco, di uomini che si masturbano seguendo sconclusionate conversazioni in cui ti coinvolgono o pensano di averti coinvolto.

Creano reazioni immaginarie, in cui si tuffano a capofitto senza alcuna perplessità; ti lasciano il numero, ti inviano foto, ti tormentano di video chiamate e gif animate tristi. Al primo “contatto” sono già in una storia e da quel momento può succederti di tutto.

Sono miei simili, ma fanno paura.

Dopo ciò che ho vissuto, posso sinceramente affermare che se fossi donna non uscirei di casa. Se quello che mi aspetta fuori è quello che si trova in questo spazio, avrei paura a compiere qualsiasi passo.

Avrei paura di vivere, uscire, respirare. Dietro a degli insospettabili si celano mostri dalla natura incomprensibile. Che siano artisti, militari, pensionati, imprenditori, dipendenti pubblici, disoccupati, questi uomini hanno insinuato in me il dubbio di vivere in una società normale.

Anzi, posso certamente affermare che la finta moralità di cui si circondano, alla fine, è la prima evidenza della devianza. Se pubblicano santi, rose, frasi amorevoli, alle spalle nascondono, quasi sicuramente, una personalità violenta e pericolosa.

Stay tuned.

*Gianpiero Caldarella, autore della rubrica “aggratis” su Balarm.

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Lavorare in Amazon a Passo Corese

Prima dell'alba amazon salvo sottile

Prima dell'alba amazon salvo sottileIl 29 ottobre 2018 è andato in onda un servizio di Salvo Sottile per la trasmissione “Prima dell’alba” (qui il video) che ha raccontato la filiale di Amazon a Passo Corese (frazione di Fara in Sabina), in provincia di Rieti. Per i curiosoni, dal minuto 9.55 ecco la struttura ed i suoi dipendenti.

Rispetto le domande che verranno:

a) ad Amazon si guadagna poco?
“Il giusto” è la risposta vera. È pur sempre un lavoro da catena di montaggio, operai. Quindi sì, è il giusto.

b) ad Amazon ti controllano per andare in bagno?
No! Devi comunicarlo ad un collega e puoi andarci tutte le volte che ti serve. Ovviamente non devi abusare del tempo.

c) ad Amazon si fa fatica?
Mi pare ovvio! E’ un lavoro di magazzino, si scarica, si scarica.

d) ad Amazon il ritmo è frenetico?
E’ normale, non credo ci siano lavori di “catena” lenti. Ma non è un dramma. Ci si abitua.

e) ad Amazon si fa amicizia?
Sì. Come in qualsiasi luogo in cui due o più persone si ritrovano in una stanza.

f) ad Amazon si lavora di notte!!! Oddio!
E’ il mio turno preferito! Esco e faccio colazione con i cornetti caldi. Vado a letto e dalle 14 fino alle 22 posso fare quello che mi piace.

g) ad Amazon ci sono persone di qualsiasi età?
E’ verissimo! Amazon non discrimina per sesso, religione, età, peso, esteriorità e per nessun’altra ragione.

h) ad Amazon si realizzano tutti i sogni personali?
Al momento non saprei rispondere. Certo se ti trasformano il cartellino da verde a blu, probabilmente sarà così.

i) ad Amazon si è contenti?
Personalmente lo sono.

p.s.
Come avrete potuto notare so l’alfabeto.

p.s. 2
Salvo Sottile hai posteggiato nel modo sbagliato!!

p.s. 3

Ad Amazon puoi andare vestito come ti pare, ed io vivo in tuta.

Il Bacarretto di Marco Accardi

il bacarretto di marco accardi

Tra le cose belle di questa tre giorni non avevo ancora detto che sono stato a Venezia, avendo dimenticato e cito, “‘u pane pi picciuna”, sono stato a trovare un amico di gioventù, altro compagno di classe che ha deciso di lasciare la Sicilia per il Veneto.

Marco Accardi, le cui qualità tanti conoscono, ha aperto uno splendido ristorante con piatti della tradizione siciliana proprio a Venezia, ed io, che in genere non amo il cibo migrante, posso assicurarvi di non aver mangiato piatti così siciliani lontani da casa.

Il “Bacarretto” della famiglia Accardi è veramente un luogo top, prima ancora che per il mangiare, per la passionale accoglienza di Marco. Quindi, amici lontani da casa, se passate da Venezia ed avete “spinno” di spinciune, arancine, caponata e cannoli, fate un salto al Bacarretto.

Johnny Bruschetta ad Arezzo

Johnny Bruschetta

Apro un capitolo Arezzo su e per Johnny Bruschetta. Ristoratore raffinato, gentile, sincero, con un locale di forte personalità, eccentrico e di quel “figo” che piace, un po’ come il proprietario: vero e appunto sincero nella proposta.

Cibo buono, con abbinamenti che vanno dai salumi e le verdure del territorio, accompagnato da una musica di sottofondo vintage piacevole.

Portate i vostri cani, gli verrà offerta acqua fresca e nessuna smorfia di dispiacere per la presenza. Se passate da qui e non ci entrate, siete scemi.

Dieci cose da fare ad Arezzo se vi si guasta l’automobile

Nel caso in cui vi si guasti l’auto mentre siete in autostrada, Arezzo è la città ideale per fermarsi, ristorarsi e riparare il guasto.
Eccovi 10 motivi per cui, nella sfiga cosmica che alle 23.00 di giovedì vi si sfasci qualcosa mentre sognavate soltanto di arrivare a casa il prima possibile, dove un convegno ha saturato i posti letto nell’albergo che pensavate di aver avuto fortuna nell’averlo trovato proprio quando la macchina ha smesso di funzionare e comunque sperando vi succeda ad Arezzo.

1) Ad Arezzo non fa freddo come a Pordenone;
2) L’elettrauto Paffetti detto anche “il Maestro”, vi soccorrerà con gentilezza e, spero, non calcando la mano sul prezzo (questo ve lo dirò a fine riparazione);
3) L’albergo “La Posta” a Badia Al Pino (AR) non sarà il top, ma è l’unico che a mezzanotte ha aspettato e dato una camera senza lamentarsi del cane. E’ un ambiente assai familiare, con il vecchio proprietario gentile e dolce ( a differenza dei 4 stelle di cui sopra);
4) Ad Arezzo trovi dei cantucci top, ma ancor di più quello del “bar pasticceria Stefano” di Corso Italia. Minchia;
5) I cittadini di Arezzo sono simpatici, cordiali, vestono in modo bizzarro, questo vi alleggerirà il nervoso (Si porta molto il leopardato);
6) Tra questi, potresti incontrare dei personaggi famosi, tipo il famoso giornalista Andrea Scanzi con il suo look da disco “tunz tunz” in “total black”;
7) Se passeggiate con un cane, sarà un continuo incontro con altri Papà con molto “dispiacere” di tante Mammà;
8 ) I bar che ascoltano Ligabue evitateli. Io vi ho avvisato;
9) I tassisti di notte ascoltano Vasco a tutto volume, facendo “Air guitar”, come se fossero dei 18enni arrapati;
10) I giovani sembrano sul serio giovani.

Aggiornamento
Confermo, meccanico onesto, serio e con fattura

Dieci cose da fare a Pordenone quando fa freddo

Mi trovo a Pordenone che, tutti saprete, sta in Friuli Venezia Giulia, che in effetti esiste.
Dunque, per i meridionali da sempre terrorizzati dal solo nome, ho deciso di scrivere un elenco, di una decina di punti, di cose da sapere su Pordenone.

1) È vero, fa un cazzo di freddo;
2) La colazione è migliore che da Roma, ivi compresa, a salire, ergo, ci si riscalda facile. Specialmente con le brioche alla crema pasticciera;
3) La gente sorride molto di più che al sud, nonostante il cazzo di freddo;
4) C’è cordialità, senza invadenza. Questo non dispiace affatto;
5) Se c’hai un cane, fai amicizia presto. Non vi sentirete soli;
6) Fa freddo l’ho già detto?
7) Qui non sembrano gradire i libri di Alessandro Borghese, penso per via del guanciale nelle ricette e ne trovi a pacchi dentro i cestini della carta (mi è caduto l’occhio e ne ho preso uno).
8 ) Se ci andrai in auto troverai parcheggio con estrema facilità;
9) I ragazzetti in bici in orario scolastico guidano in modo assai pericoloso, dunque fa attenzione sia a piedi che in auto.
10) Gli uomini sulla sessantina, sono uno strano incrocio tra Massimo Ciavarro dopo una decina di pinte di birra e Zamparini col suo marcato accento ,la calma, la sobrietà di quando esonera un allenatore.

Infine il campanile vicino al Duomo S. Marco è bello, ma non ci vivrei.

Aggiornamento
Ci sono agenzie grandi e vistose, tipo bet point, dedicate alla ricerca e l’offerta di colf e badanti. un’idea intelligente per un paese sempre più vecchio e solo.

Sul cadavere del mondo

sul cadavere del mondo

Sul cadavere del mondo.

I mediocri hanno già vinto. Sono ovunque, a testa alta, tra gli scaffali, tra i banchi, davanti ad un pubblico, ovunque ci sono loro a ritirare il premio.

Ed è inutile qualsiasi altro ragionamento, hanno già vinto; a tavolino, con la monetina, carta forbice pietra e pure nascondino.

Vincono sempre.

Il Governo c’è. E gli altri (partiti)?

E gli altri?
E gli altri?
Io e Mario Borghezio nella stessa stanza

Amici miei!!!

E’ nato il Governo del cambiamento e dei punti esclamativi! (!!111!!!)

Giubilo e gioia sui social. Commossa la “gente”, il “popolo del web” ma anche la “base”, tutte figure liquide che completano lo scenario da fantapolitica di questi ultimi anni. Con loro, a sorridere, ci sono anche identità reali, i signori dei partiti della tradizione che, nel momento del rifiuto di Giuseppe Conte, hanno vissuto uno psicodramma dal finale certo: l’estinzione.

Tra questi, se la ridono e respirano con sollievo infatti”gli altri”, gli abitanti sospesi del nuovo “Tempio del popolo” a Roma. Liberi e Uguali, Partito Democratico, Forza Italia e Fratelli D’Italia dunque, prendono fiato, sapendo di aver superato quelle ore di terrore per il ritorno alle urne che nella migliore delle ipotesi avrebbe avuto l’effetto di un “suicidio” di massa.

Nel frattempo, a mente serena, scampato il “pericolo”, sono pronto a raccontare alcuni scenari che, sotto la spinta del “cambiamento”, hanno preso forma al di là del fiume, cioè fuori dai partiti “vincitori” (Lega e M5S) di questo primo round della terza Repubblica.

Ipotesi finora soltanto ventilate adesso sembrano più che concrete con “drammi” consumati ed “importanti” mutazioni di scenario. E se immaginate anche solo lontanamente quello che penso, in questi ultimi tre/quattro giorni vi sarete resi conto che alcuni “capitani” nel mezzo della tempesta abbiamo lasciato le navi in difficoltà mentre altri siano rimasti più o meno saldamente a bordo.

La sinistra di “Leu“, Liberi e Uguali, non ha praticamente preso parte al dibattito sul nuovo Governo. Certo non ne avrebbe avuto modo visto il risultato ottenuto alle ultime elezioni. Eppure, in qualche modo, qualche timido tentativo è stato fatto ed è risultato il solito: la divisione per tentare di sopravvivere. Si è già compreso che il percorso dell’aggregazione infatti è pressoché finito.

Qualora fosse necessario o vi interessasse sul serio, passate a leggere i commenti di alcuni dei loro leader, Brignone, Bersani e Fratoianni tra gli altri, che quando ormai tutto ci ha fatto concludere che saremmo potuti andare al voto tra la fine dell’anno e quello nuovo,  s’erano già svincolati dagli altri.

In realtà non c’è neanche bisogno di analizzare in modo più approfondito i fatti per comprenderne i motivi. Se si andasse al voto per Liberi e Uguali si profilerebbe “l’en plein” di perdenti. Tutti fuori. In definitiva però, si è ormai certi che Possibile, Sinistra Italiana ed Mdp siano orientati a prendere strade diverse da quella che li portò al disastro di marzo. Voci di corridoio infatti insistono sull’ipotesi che Mdp sia pronta a rientrare nel Partito Democratico, mentre per SI e PO si profilerebbe un nuovo impasto con altra sigla, tentando magari di inglobare l’1,5% di Potere al Popolo. La solita minestra in alternativa alla finestra.

Il Partito Democratico continua la sua strategia d’estinzione, come quei fan della roulette russa. Ostaggio del suo ex-segretario Matteo Renzi e vittima di una inadeguatezza d’azione difficilmente potranno mutare le sorti in vista della prossima campagna elettorale.
Pur avendo scelto Maurizio Martina quale nuovo reggente, in attesa del congresso, l’ex premier democratico continua in ogni caso a spadroneggiare come un invasore arroccato sulla torre, interferendo costantemente sulla linea e sulle scelte del partito.

È stato così per esempio nei giorni del primo giro di consultazioni al Quirinale, quando parve possibile, vista la situazione instabile lasciata dal voto, un governo Pd-M5S. Un momento che eccitò gli animi di alcune correnti democratiche ammosciando allo stesso tempo quelle degli stellati, ma che si schiantò preventivamente sulle dichiarazioni in diretta televisiva di Renzi, che si oppose fermamente all’ipotesi senza dibattito alcuno e chiudendone di fatto la possibilità.

Il Pd vegeta in una nuova stagione senza leader e con molti capi, che si concluderà con un ulteriore pessimo risultato elettorale e probabilmente col definitivo crollo del centro sinistra italiano ma con Bersani e D’Alema che intanto torneranno a rivendicarne la sconfitta.

La simpatia che tutti proviamo per il nuovo Berlusconi, 81enne, un po’ “svalvolato” e sempre meno inibito, nonché la sua riabilitazione non fermeranno il grande esodo che colpirà Forza Italia. Quello di Silvio infatti diverrà il primo partito migrante della Terza Repubblica. Gli indicatori ci sono tutti, da tempo la Lega è decisamente la nuova terra promessa, Salvini il messia. Il che poi sembra un paradosso da commedia dei pupi, fa ridere pensare ad un Salvini che accoglie. Chissà se il neo Ministro dell’Interno avrà qualcosa da dire su questo genere di rotte.

Infine Fratelli D’Italia. Il partito di Giorgia Meloni resiste, forse l’unica resistenza attualmente attiva in questo paese. Resiste ma non alle tentazioni. Nel giorno del No a Paolo Savona infatti fu la prima a lasciarsi tentare dall’Impeachment per Sergio Mattarella, poi anche la prima a tentare di entrare nella lista dei Ministri del giorno dopo, quella del sì a Giuseppe Conte. Ma Giorgia è così, prendere o lasciare. Il suo partito è forse il più liquido che si conosca, con aderenti che vi transitano il tempo di una dichiarazione.

E questo, in vista di un nuovo “polo della libertà” potrebbe diventare un problema.

Chi voterà, vedrà. Nel frattempo, amici miei, fatevi avanti.

Di complotti e ragionamenti (pausa)

Di maio salvini complotti e ragionamenti

Questi appena trascorsi possono definirsi con estrema franchezza i tre giorni più pazzi dell’ultimo ventennio della politica e allora non possiamo non occuparci con dei ragionamenti di ciò che è accaduto.

Eppure ne abbiamo passate negli ultimi vent’anni. Tra ribaltoni, D’Alemoni, Prodoni, Berlusconi, tecniconi, trattativoni e chi più ne ha più ne metta, niente e nessuno, aveva mai costretto l’Italia e gli Italiani a riflettere e discutere così tanto di politica.

“Prima di tutto gli italiani” uno slogan a forma di boomerang, di quelli che lo lanci e prima o poi ti torna indietro. Per il lanciatore la speranza ha un volto soltanto: riprenderlo al volo. Un errore potrebbe colpirlo alla nuca con irrimediabile danno.

Improvvisamente infatti, la possibilità del cambiamento ha reso i cittadini partecipi e questo, in politica è un bene, per i politici no. Un pubblico presente si può manovrare. Un pubblico partecipe lo si deve convincere.

Dopo aver analizzato i percorsi che fin qui hanno portato l’Italia a non avere un Governo, due Premier incaricati, uno con rinuncia e l’altro sospeso come un caffè al bar di Napoli è il momento di provare a formulare anche qualche conclusione.

Mentre le sorti del paese, dopo quasi quattro mesi dall’esito del voto, restano ancora in balia degli “scontri”, l’elettorato, prima convinto di aver trovato un nuovo nemico nel Capo dello Stato, adesso si trova a duellare e parteggiare fra Matteo e Luigi. Ci siamo infatti tutti svegliati con in testa una domanda: chi ha vinto e chi ha perso nella trattativa per il fallito “governo del cambiamento”. Salvini o Di Maio?

Questa, anche se per molti è soltanto la risposta senza un approfondito ragionamento, è comunque una questione che va analizzata.

Dicevo quindi, quello tra chi sia stato il vero vincitore morale di questa partita è il dibattito del popolo. I sostenitori degli uni e degli altri, dopo 24h passate ad insultare il Presidente della Repubblica, fino ad allora, accusato persino dai due partiti d’essere mandante del fallimento, hanno scoperto un nuovo nemico: l’alleato.

Il tarlo del dubbio infatti si è insediato un po’ ovunque. E’ bastato infine che Di Maio confessasse a denti stretti che Salvini in fondo lo avrebbe fregato, per far zompare dalle sedie anche i sostenitori del cambiamento più ottusi.L’input che forse il vero responsabile del fallito governo del cambiamento non sia stato Sergio Mattarella infondo non era difficile da ipotizzare. Tutti, nella loro vita, prima o poi si saranno trovati a dover fare un passo indietro per il bene di qualcosa. Persino i muli più cazzuti.

Tra i sostenitori di entrambi scricchiola l’armonia e tra chi accusa quello e chi accusa l’altro, alla fine bisogna tirare le somme sui fatti.

Abbiamo già raccontato la strategia vincente della Lega che, grazie alla fermezza di un equino ha in realtà raggiunto l’obiettivo di inchiodare al palo il movimento cinque stelle e lo stesso Mattarella, divenuto il nemico del popolo, ottenendo così l’obiettivo di un voto anticipato dopo un forte incremento della popolarità.
Di Maio invece sta sul filo. Rantola

Il leader degli stellati ha vinto proprio nulla ed abbastanza palese il fallimento di strategia promosso. Cospargendosi il capo di cenere, dopo una figuraccia stratosferica col Capo dello Stato e con la maggior parte degli italiani, ha compreso di essere stato fregato da Salvini. Ha fatto l’unica mossa che gli restava: chiedere scusa e tornare col cappello in mano dal Presidente.