Uomini e donne perbene

Uomini e donne perbene
Io Pippo Bea e Franz
Io, Pippo, Bea e Franz in un momento di relax a Palermo

Gli uomini e le donne perbene in politica stanno sempre a pagare il conto.

L’esclusione di Pippo e Beatrice mi da profonda amarezza poiché toglie a questo Parlamento una voce lucida e coerente, due peculiarità che non piacciono alla “razza” politica delle persone.

Segreteamente era un risultato che immaginavamo, il nostro rosatellum nel rosatellum. Leu è un progetto nato con la morte nel cuore, tre zampe ed un chiodo nella testa.

Fallito, in ogni suo aspetto. Regolamenti nati per non essere rispettati, uomini chiamati per essere sfruttati e voci usate per cantare canzoni di altri.

Insomma, dagli ex compagni del Pd, ci si aspettava il cambiamento che non si era riusciti neanche a proporre nel Pd, invece è nato un figlio zoppo del renzismo, con le stesse dinamiche, gli stessi difetti ed in percentuale, gli stessi voti.

Mi dispiace molto, ma la smetterei di parlare di sinistra, pensando che la sinistra sia solo uno spazio da saccheggiare per inutili idioti.
Forza Giuseppe Civati, forza Beatrice Brignone, due amici che mi faranno compagnia per lungo tempo

Qui il post/commento di Pippo sul risultato del 4 marzo

p.s.

Ho preso in prestito questa vignetta da Mario Natangelo. Spero mi perdonerà per l’uso personale che ne sto facendo. Nel frattempo, se avete tempo, oltre alla pagina facebook di Mario che vi consiglio di seguire, date un’occhiata anche al suo blog.

Occhi aperti a Napoli

Director Fanpage Napoli

Occhi aperti a Napoli e la Campania.

Capisco il momento, ci sono le elezioni, i sacchetti bio che ci tormentano le notti, ma sta succedendo qualcosa agli amici di Fanpage.it e abbiamo tutti il dovere di raccontarla all’opinione.

Non esistono strane coincidenze quando l’abitazione della cognata di Francesco Piccinini (qui la notizia) e l’attività commerciale di un altro collaboratore del giornale (qui la notizia), zompano con atti dolosi durante i giorni di un’inchiesta che sta facendo tremare la Campania e la politica campana.

E’ dovere di tutti i giornalisti, blogger e di chiunque abbia una coscienza civica, raccontare ciò che sta accadendo in un silenzio mortificante oltre che pericoloso.
Forza Franci, Palermo, c’è!

Se non conoscete l’inchiesta, trovate qui tutti gli articoli

Storie di ordinario fascismo

storie di ordinario fascismo - nonni

Diciamocelo, il ritorno del fascismo è irreale, ma i fascisti no.

Ci saranno sempre.

In quest’Italia, e non solo, cI sarà sempre quella voglia di tornare ad una dittatura; morale, fisica, violenta. Potrà essere di parole, speriamo mai di fatti, ma quella voglia, quel sentire, che chiamiamo “fascismo”, forse, non è ancora stato debellato. E’ una legge fisica di ritorni, di ricordi e di profonda immaturità di questo paese.

E’ una storia  di famiglia, sconosciuta, forse, anche alla diretta interessata.

Ricordo gli ultimi mesi prima della nascita di mia sorella Claudia, la piccola. Siamo nel 1989 e mio nonno, anche lui Carmelo, contadino e di sinistra, che aveva vissuto gli ultimi anni del ventennio a Roma, presso il Ministero degli Interni, intento nel supplicare mia madre sulla scelta del nome della nascitura.

Io non capivo, ma leggevo una strana tensione nella sua voce, avevo poco più di 9 anni, ed era per me insolito assistere ad una discussione del nonno preoccupato per cose così “stupide”.

Miriam, era il nome designato per la prossima della famiglia e ricordo lo sbigottimento e le risatine alle parole di mio nonno: “tu non puoi sapere” diceva, “non lo puoi sapere se un giorno torneranno i nazisti ed i fascisti!”

Evitate, non vi costa nulla.

Sembravano parole irragionevoli, dette da un nonno in preda ad un terrificante ricordo da emigrato in Germania e poi costretto dai fascisti a vivere a Roma per campare. Le parole di un folle anziano che aveva fatto la guerra, la seconda e che nella prima ci aveva perso un fratello. Un vecchio, che non si rassegnava al progresso, al nuovo, al futuro. Soprattutto nei mesi successivi alla caduta del muro di Berlino.

Eppure, lette adesso, fanno quasi paura. Fa tremare le gambe non vedere l’uomo imparare dagli errori, anzi, dall’orrore.

L’orrore che faceva vivere i nostri nonni, che il ventennio lo vissero con la fame e la povertà, nel ricordo e col presagio di un futuro di ritorno.

Ecco, forse loro gli italiani, quelli “veri”, li conobbero sul serio e 45 anni dopo ne avevano ancora paura.

Potere al fosforo! (questo post è ironico)

potere al fosforo

Stiamo per arrivare al fatidico 4 marzo. Ho scritto svariati post sulle prossime elezioni, soprattutto di partiti e personaggi. Manca ancora qualcuno all’appello, non un errore di distrazione, più mancanza di volontà. Oggi però riparo il torto.

Baglioni fece un album dal titolo ” quelle degli altri tutte qui”, ecco, questo post vuole raccontare quelli di cui non parlo mai, gli altri, l’ultima riga della colonnina dei sondaggi. Ovviamente tutti qui.


I PARTIGIANI DEL PD


Cominciamo questo piccolo viaggio da quelli che ancora non sono un partito, i “Partigiani del Pd”, un gruppo di ribelli col pennacchio, che ho già citato di sfuggita qualche giorno fa scrivendo di Leoluca Orlando, ma che meritano una menzione speciale per questa elezione.

Sono il partito del 5 marzo, cioè del post elezioni e per questo hanno già annunciato iniziative all’indomani del voto.

Partigiani del pd
Foto dei Partigiani del Pd “arrubbata” sul web

Sono una corrente, anzi, uno spiffero, all’interno del Pd, contano nella forza di big che ancora non si espongono e si vestono come negli anni sessanta. Sono stempianti, barbuti e con il brio dell’acqua sgasata, ma si vendono come giovani frizzanti. Praticamente la Ferrarelle elettorale.

I partigiani nascono per via della rottura tutta interna ai democratici causata dalle scelte di Matteo Renzi in merito alle candidature siciliane.

I partigiani del Pd al circolo Noce

Si asterranno dal fare campagna elettorale, omettendo il dato oggettivo, cioè se voteranno, ottenendo però così un preventivo successo in carriera.

Intestandosi infatti il non voto, come se ne fossero artefici e non complici storici, per la prima volta in carriera saranno parte visibile, concreta, dell’analisi della sconfitta.

Il giorno dopo appunto.

Nemici giurati: Matteo Renzi, Davide Faraone, Gambadilegno, il Commisario Zenigata, la curcuma, la pianta di felce, gli 883 con Mauro Repetto e Pupi Avati. Premio: Ai caduti. Dal pero.


POTERE AL POPOLO


Potere al Popolo

A sinistra della sinistra prende campo l’opzione “centri sociali” con “Potere al Popolo”, un gruppo nato a Napoli e diffusosi in Italia grazie al “potere”, globale, di Facebook.

Stanno nei sondaggi, come da tradizione, perennemente nella colonnina degli “altri”, esistono però quasi sicuramente. Ne ho certezza per via del fatto che ne ho visto uno anche dal vivo. Pubblicano foto di teatri strapieni e file da centro commerciale ai loro eventi.

Sui social straripano contenuti e sondaggi marchiati con il simbolo. Hanno statistiche su tutto, dall’acqua piovana alle gocce di piscio che si riversano sui fiumi. Mettono una virgola sui numeri rendendoli credibili. La tecnica è quella dei fruttivendoli: scrivono qualcosa, ci mettono il “virgola 99” e lo vendono come un dato concreto.

Sono affamati di “cioè”, “però” e di democrazie di matrice venezuelana, godono dell’invisibilità dei media che ne certificano l’esistenza con comparsate tv a cui partecipa quasi sempre una sola di loro, il “capo politico”, come vuole questa legge elettorale.

Sono pro qualcosa e contro tutto, si dicono fuori dai partiti, ma ne hanno uno dentro, Rifondazione. Contraddittori a partire dal nome, dove le parole potere e popolo, si sposano e divorziano nella visione di un istante: lo spoglio elettorale.

Sono 5, ma sembrano 100.

Nemici Giurati: Liberi e Uguali, Enrico Mentana, il casatiello fuori stagione, le multinazionali, la doccia, l’elettricità, l’ironia, gli abbracci con la polizia, le foto panoramiche ed il morbillo. Premio: Simpatia (questo premio potrebbe non essere vero!).


FORZA NUOVA


A Palermo per sottolineare un’ idea idiota o un’azione altrettanto stupida si usa ironicamente dire, indicando la persona protagonista del fatto con uno sguardo leggermente indignato: “E Mussolini vuleva vinciri a guerra!”

Ecco a ben vedere, i seguaci del Dvce rimasti, debbono essere ancorati a questo semplice slogan di scherno.

Per capirci bene.
C’e’ un video su “RepubblicaPalermo” (lo trovate qui), pubblicato all’indomani della feroce aggressione ai danni di un esponente di “Forza Nuova” nel capoluogo, che poi è anche il protagonista del filmato e che a mio avviso, in quei due minuti di servizio li racconta perfettamente o almeno per come io li immagino.

passeggiate per la sicurezza

Piccolo antefatto: Forza Nuova a Febbraio annuncia di voler fare delle passeggiate per la sicurezza per le vie più “preoccupanti” della città. Praticamente delle ronde di “controllo”.

I cronisti, solerti, che mai si disinteressano di notizie stupide, dunque, si fiondano per darne risalto (Qui il comunicato di Forza Nuova nazionale e qui un pezzo del Fattoquotidiano.it)..

I fatti.

Nelle immagini registrate da Repubblica, i protagonisti sono 5 o 6, cazzuti e concentrati mentre salgono su di un autobus di linea di cui non si registra la tratta. Stanno raccontando l’iniziativa quando all’improvviso, proprio mentre stanno organizzando le truppe, i loro volti si tramutano. I loro occhi diventano spaventati e contriti. I nervi sono tutto un “fascio”, i tatuaggi prendono forma sotto ai pantaloni attillati e giubbotti da club di motociclisti post Vietnam.

tutti serrati

A questo punto chiamano la fermata e il loro “capo”, non so se dice così, si rivolge ai camerati e alle camere con l’ordine: “tutti serrati!”
I passeggianti più gli operatori del giornale a quel punto scendono dal bus; i primi in formazione “5 di mazze”, gli altri a “2 di coppe” al seguito.

La formazione a 5 di mazze

Nella scena successiva si parla quasi sottovoce, i toni infatti si abbassano e le operazioni sembrano svolgersi in luogo appartato. La giornalista tenta di capire cosa stia accadendo continuando a fare domande. L’atmosfera appare tesa, il “capo”, assai demoralizzato, ammette sconfortato, che il gruppo è stato individuato, seguito e di dover rinunciare alla ronda per queste ragioni, però li invita anche a proseguire il servizio in solitaria.
La giornalista incredula, chiede lumi: “allora per problemi di questo tipo non rifarete più l’iniziativa?” Alla domanda non segue risposta, anzi, un “no”, appena accennato e poi una mano per fermare la domanda, successivamente c’è un taglio sul montaggio, non si capisce se voluto o perché non è stata rilasciata una dichiarazione utilizzabile.

Fine del servizio.Restano mille dubbi e cioè, questi “giovani” palestrati e con la faccia da cattivi, la camminata da miglior attore non protagonista in “Sons of anarchy” si mettono paura dei ragazzini del Liceo Cannizzaro e rinunciano alla ronda di sicurezza? Ma scusate, su chi volevate vigilare? Sui pensionati ? No perché le vecchiette impaurite ci danno dentro con le borsate! Eh!

Infine, se dovevate “passeggiare” lungo le linee dei quartieri a rischio, che ci facevate in via marchese di Villabianca, nei pressi del liceo e cioè nel quartiere libertà? Ma che rischio è? E ancora: chi erano i destinatari da proteggere e chi quelli da cui difendersi? A chi era rivolta la passeggiata?
Chi vivrà, vedrà.
Nemici Giurati: I centri sociali, Obi Wan Kenobi, Milly Carlucci, L’amaro del Capo, il gas di città, la linea 101, le famiglie al ristorante coi bambini, i venditori di rose ed il battimanine che viene papà. Premio: Al coraggio di crederci ancora.


CASAPOUND


Diversi da Forza Nuova per via di un logo che rimanda alla filosofia della tartaruga e distinguibili grazie ai giubbini col pellicciotto di cammello sul collo, i militanti di “Casapound” si preparano ad entrare in parlamento ovviando alla tradizionale marcia su Roma.

Da qualche giorno hanno presentato il programma, scritto in “Futura 32” e che, dicono, l’Istituto Cattaneo avrebbe certificato quale programma più credibile di questa tornata elettorale (fonte PalermoToday).
Dopodiché pare che l’istituto sia stato trasformato in “Istituto di Igiene mentale Commissario Corrado Cattani”.

Amano la barba curata, i capelli squadrati, le arti marziali, gli acquerelli. Lottano per il diritto alla casa, le canzoni di Battisti senza Mogol, il festival di Sanremo senza stranieri, prima gli italiani!

Nemici Giurati: Le classifiche dall’ultima alla prima, la metà del corpo a sinistra, i calzini spaiati, il colore bianco, lo scooby doo rosa, gli asparagi che danno un odore agre all’urina, i poliamorosi e la “U” a forma di “U”. Premio: Miglior programma e cinepanettone.

A tutto campo amico mio

a tutto campo amico mio

Eroi a tutto campo con l’avvicinarsi del 4 marzo. Mancano poco meno di 10 giorni al voto. Candidati di tutti gli schieramenti, pochi, decidono di incontrare la gente.

a tutto campo amico mio
Io che do un consiglio per gli acquisti

Mi capita sempre più spesso di partecipare ad incontri elettorali dove oratori spregiudicati, alcuni anche pregiudicati, illustrano la propria storia politica, morale e intellettuale con un tocco di eroismo che manco la Marvell ha mai osato immaginare per i propri personaggi.

Ci sono candidati che hanno condiviso il letto con Lady D., imbiancato la Casa Bianca, illuminato gli Illuminati, montato coi lego la cappella Sistina, cantato l’italiano con Toto Cutugno, sbagliato un congiuntivo con Di Maio, raddrizzato la torre di Pisa, spiegato la bibbia a Dante e per ragioni di tempo non sono stati sbarcati sulla Luna, ma che stanno risolvendo con ampie sessioni di video montaggio notturno.

Foto tratta dalla pagina dei Socialisti Gaudenti

Insomma, fanfaroni dall’ego esagerato.

E’ facile, li riconoscerete con poca difficoltà. Terminano e cominciano le frasi con “Io” ed in mezzo illustrano l’ampio arco di amicizie coltivate nel tempo. Praticamente si raccontano come dei “Forrest Gump” consapevoli e con più talento.

Hanno la soluzione per ogni emergenza, ma ci avevano pensato prima degli altri. S’intendono di tutto e soprattutto di più. Di chi, non si sa.

salvini mangia banane
Salvini mangia banane e pubblica sul suo fb.

Durante le campagne elettorali riscoprono il mare, il turismo e la freschezza della montagna, assaporano sapori bio e dal gusto a km zero, sorseggiano vini frizzanti prodotti nei giardini di casa, aprono chiese con la sola imposizione dello sguardo e snocciolano dati manco se fossimo al dopo cenone di natale con il cesto di frutti secchi di circostanza.

Insomma ci siamo capiti.

Se vi capita di incontrali, individuarli o persino conoscerli, sappiate bene che sono i primi da non votare per le stesse ragioni per cui vi chiedono il voto.

Le campagne elettorali sono diventate così: vuote e piene di pazzi.

Si voterà a Marzo nel segno dei pesci, qualcuno si è improvvisato candidato ed ha lanciato un’esca nel mare.

Voi, non abboccate.

Algoritmo amico mio

algoritmo amico mio

Da qualche settimana è partito l’aggiornamento dell’algoritmo Facebook che modifica sostanzialmente i contenuti che visualizziamo quotidianamente quando scorriamo la nostra home di amici e pagine.

Se interessati a capire meglio l’argomento vi invito a leggere “Facebook Newsgeddon” un articolo del Corriere.it che specifica meglio gli aspetti informatici della modifica e oppure “Più amici e meno aziende” del portale lettera43.it che esplicita meglio le motivazioni.

A me interessa invece fare una riflessione del vissuto su Facebook, una piccola analisi sul primo decennio italiano della piattaforma, chiaramente ed assolutamente personale, partendo da alcune riflessioni nate visualizzando le abitudini dei contatti che frequento.

sguardo da inutile pensatore algoritmo amico mio
Io in uno scatto con lo sguardo da inutile pensatore 

Parto dal punto essenziale: questo aggiornamento dell’algoritmo Facebook è una manna dal cielo. Adesso i social media manager dovranno sforzarsi di creare contenuti lunghi ed interessanti, magari originali, senza scopiazzare. Verrà tolto spazio a madonnari, gattini e like in cambio della salvezza del mondo. Bene così.

Sarà dura. Inventarsi da zero un concetto, un pensiero o persino una riflessione che superi l’astratta idea di messaggi come quelli che “nessuno ti farà mai vedere” o condividere video presi dalla tv che però “in tv non finiranno mai”. Insomma ci vorranno inventiva e meno immagini con scritte imbecilli.

In poche parole idee, contenuti.

Tra quelli che più subiranno il colpo ci saranno i “voyeur” della notizia, cioè quelli che fanno “giornali”, testate e blog aspettando che i quotidiani pubblichino qualcosa da scopiazzare e rieditare, racimolando like e condivisioni sul lavoro degli altri.

È la fine, probabilmente, per i direttori ed editori di “testate online in attesa di registrazione” o giornali online con un autore e tutti i post firmati “redazione”, gli stessi che odiano i blogger perché non sono iscritti all’ordine dei giornalisti e però, in alcuni casi, a differenza loro, nella vita si sono impegnati nel voler trovare notizie (a volte anche a riscontrare quelle dei presunti giornali), fonti e documenti. Insomma si è spento l’inganno degli inquinatori del web.

La speranza, l’ambizione dell’azienda californiana, non un atto di gratuita bontà sia chiaro, è quella di premiare finalmente le persone che stimoleranno dibattiti su idee. Di limitare, escludere, rallentare, la crescita di “inutili pensatori” con concetti di “poche righe” (scrivere poco, scrivere il giusto, non è sempre un male! n.d.r. ). Non semplici condivisioni affrettate e da fonti non verificate. Un argine per “fakenews” e “fakeman”. Insomma non sarà più il momento dei “prof mi viene troppo lungo” e neanche del ce l’ho più lungo.

I “professionisti” dovranno sforzarsi di più; coinvolgere più parenti, fare dei post e poi supplicare la gente di leggere e commentare. Cosa assai difficile da realizzare in un’era di narcisisti come questa.

Per me, una ventata di novità interessante, forse la prima di questi ultimi 5 anni. Per altri è un po’ come quando Badoo si è trasformato da social network per nuove relazioni al sito principe per battone con foto arrubbate.

Siete spacciati.


p.s.

Da oggi, se nel cellulare avete installato Telegram e nel tempo libero, al cesso, siete interessati a leggere ciò che scrivo, ho creato un canale dove, iscrivendovi, vi arriveranno in anteprima i link dei post https://t.me/carmelodigesaro

Effetto karma con molta karma

L’effetto karma, ma attenzione, con molta karma.

Le campagne elettorali ci regalano uno spaccato di uomini che girano come anime vaganti in cerca dei danni commessi da riparare.

Ecco, se fosse realmente così, vivremmo in uno spettacolare sistema perfetto, fatto di persone, sì, ma che contribuiscono a cancellare il danno creato.

Una sorta di karma della politica: ciò che ci ha tolto, verrà finalmente restituito con le elezioni successive.

Ovviamente non è affatto così, anzi, il politico ruota intorno al danno per scansarne gli effetti nocivi e se possibile causarne di nuovi.

Un “butterfly effect” infinito che vaga nel sistema sociale e che travolge all’infinito tutto ciò che trova sulla sua strada.

Lavoro, salute, flussi migratori, sicurezza e ancora università, diritto allo studio, diritto di sopravvivere e perché no, reddito di cittadinanza. Potrei continuare questo elenco in eterno e segnare tutto ciò di cui la politica, anzi, i politici, si disinteressano.

Argomenti che vengono alle volte anche trattati con soluzioni superficiali e demagogici. Basta pensare alla questione “migranti e sicurezza” o al famigerato “reato di femminicidio”, come se il diritto di restare al sicuro e in vita non fosse già insito nella nostra costituzione, nel nostro ruolo di cittadini.

Tutti, senza asterischi.

E allora avviamoci al 4 marzo con lo spirito depresso di sempre, la consapevolezza che per ottenere l’azione del karma c’è ancora tempo, anzi, tanta karma.

Karmissima.

Il club delle menze maniche di Palermo

CLUB MENZE MANICHE DI PALERMO

Ciccio Cascio, Gianfranco Miccichè, Dore Misuraca e Diego Cammarata; i 4 temuti esponenti palermitani che formavano il “club delle menze maniche di camicia bianca” si è ormai definitivamente sciolto.

diego cammarata scrive a doreQuel che resta di un sistema di potere e aperitivi rinforzati, si è ormai dissolto come un candeggio riuscito male. Lo dicono i fatti, lo dicono le cronache, lo dicono anche le lettere di “suo pugno” (Leggi alla voce Diego Cammarata in fondo al pezzo).
Tra la fine degli anni ’90 e la fine del primo decennio del duemila, questi quattro, erano, insieme a Ciccio Scoma, che è un po’ il Riccardo Fogli di questi Pooh della politica, i padroni di Palermo.
Lo dicevano numeri e incarichi, lo dicevano interviste e ruoli di potere.
Erano il cavallo bianco di Napoleone di quel sessantuno a zero che rese Miccichè il P.R. indiscusso della Sicilia e Berlusconi il capo del Governo.
Il blocco del “qui si può”, per parafrasare un noto pezzo dell’alter ego musicale, in grado di eleggere sindaci e amministrazioni premiando uomini per il solo merito essere amici.
Dominavano e fagocitavano le folle con l’arma dei sorrisi ammalianti e delle abbronzature alla Miami Vice.
Tenenti di un esercito del destino dal petto villoso, di una guerra giocatosi tra il tennis club e le serate danzanti nel cuore della città cementificata.
CLUB MENZE MANICHE DI PALERMOQuel tocco di esotico vippismo che tanto piace ai “Miserabili” e principalmente ai miserabili con tessera Vip, che per un decennio e non solo, hanno consentito a Forza Italia di essere bello e sciccosissimo tempo.
Lo so, la mia è una affermazione forte e forzata, ma scremata dalla licenza letteraria, alla fine, tutti ricorderanno ciò che sto descrivendo, senza avere necessità di un “rinfresco di memoria”.
Ma come ogni storia da alcolista insegna; dopo una sbornia, arriva sempre un mal di testa fortissimo. Ecco dunque giungere una discesa, quasi una serata da settantenne che ha dimenticato il viagra ad un’orgia di potere, che noi chiameremo più semplicemente: secondo decennio del duemila.
Una nuova (!?) generazione di giovani marmotte a mezze maniche, capeggiata da Angelino Alfano (ex forzista) e Matteo Renzi (ex margherita) formavano un sodalizio che in pochi mesi avrebbe saccheggiato quel che restava degli ormai defunti partiti.
Con una sorta di shakerata post elettorale infatti, avrebbe preso il potere, aggiungendo all’indigesto cocktail una fetta di limone, i democristiani dispersi. Avrebbe anche diviso il potere con la formula dei grandi portatori di voti e accontentava le masse, bramose di cambiamento. Praticamente una selezione della differenziata, mettendo nel sacco l’utilizzabile e lasciando filtrare l’umido nel sottosuolo.
Da quel momento, coinciso con la caduta del secondo impero silvista, il quattro bianchi di Palermo ha smesso di essere gruppo, di essere blocco, di essere aperitivo esclusivo. Divisi un po’ di qua e un po’ di la. Soli, come uno “Ius” in casa Meloni, rimasti senza cordone e paletti a dividere i belli dai brutti, i sorrisi dalle coltellate, i fighi dai fiaschi, i pettinati dagli spettinati.
Ma il sottosuolo tutto ciò che assorbe, prima o poi, lo sputa fuori. A piccoli spruzzi infatti, ecco tornare di scena vecchi simboli e partiti per coagularsi sotto al sole caldo della disfatta dei nuovi Marescialli dalle maniche arrotolate. Renzi e Alfano insieme sono durati meno di una prestazione occasionale, di un lavoratore a voucher o di un po’ di sesso al telefono con l’199 che poi costava caro e dunque meglio “venire” subito. Una coppia di oggi, sposata, ma pronta a divorziare alla prima avance dall’esterno.
dore misuraca
Forza Italia dunque, lentamente, tornava ad esistere e con lui vecchie glorie ringalluzzite a sperare. Berlusconi, sempre lui, sul posto a riassegnare medaglie al valore. Miccichè, dimenticato nell’angolo come una “babe” qualsiasi, piano piano, a riorganizzare le truppe, vincendo, alla prima occasione, le bislacche elezioni  siciliane.
E man mano che le elezioni nazionali si avvicinano, rientrano in squadra quasi tutti: compresi il numero due Cascio ed il riporto Schifani.
Torna a parlare persino Diego (qui la lettera), il numero 3, scomparso ormai da quasi un decennio e sconvolto, persino lui, dalla decisione di uno dei bianchi, Dore, il numero 4, di entrare nel Pd.
L’uomo con la giacca sulle spalle, Misuraca, quasi un messaggio di allora per distinguersi nel club, infatti, ad un mese dalle elezioni decide di tesserarsi al partito democratico, folgorato, pensate un po’, dalla missione speranza e carità voluta dall’aggregato renziano sudato di Sicilia, Leoluca Orlando e Davide Faraone.
Il sintomo, questo, di una fine che non avrà mai fine, ma di un finale che varia a seconda della stagione.

Un pensiero per i genitori della mia generazione

Tra cinque anni

Un pensiero per i genitori della mia generazioneCosa resterà degli anni ’80, ma ancor di più, cosa resterà alla classe ’80?

Una riflessione, un dialogo avuto principalmente con la mia mente. In solitaria, come sono solito fare.

Una rivoluzione, forse, tra 5 anni arriverà. Forse, sia chiaro.

Nel momento in cui cominceranno a morire i genitori dalla classe ’80 in poi, sorgerà un problema sociale che avrà un impatto che in qualche modo si ripercuoterà sul sistema politico nazionale e, spero, nelle piazze.

Diciamoci la verità, fuori dai denti, i nostri genitori ci campano; in qualche forma, in qualche modo, in qualche misura. Che sia una casa regalata, una paghetta extra stipendio o l’intera quota di sussistenza in vita, Mamma e Papà, sono lì, a prendere il ruolo dei nonni, ormai scomparsi da tempo.

Prima del 2007 mai avevo pensato di trovarmi in una così tragica posizione nel futuro. Ho lavorato fin da quando avevo 19 anni, sempre. Anche due tre lavori nello stesso momento, accumulato contributi previdenziali fino al 2013. Poi niente, il silenzio. Ecco, il futuro. Un silenzio senza pause, un universo circondato da meteoriti e rottami spaziali.

Come me tanti quasi quarantenni, sono prossimi a restare orfani, oltre che di un reddito, anche delle proprie famiglie. Un cambiamento epocale che porterà anche i miei coetanei a farsi delle domande; a contare i danni di questa seconda Repubblica.

A prepararsi alla discesa in campo. Già, sarà per forza così. Quando cominceranno a toglierci le case, le auto e quel poco di consolidato che abbiamo, allora presumibilmente, arriverà il momento di schiodare il cervello dal chiodo.

Ma prima ancora che a quei rincoglioniti della classe ’80, è ai loro genitori che rivolgo questo mio pensiero. Agli stessi che fino ad adesso, inerti, hanno pensato alle loro pensioni, al mantenimento dei piccoli privilegi ed anche ai loro fottutissimi figli.

C’è un problema serio da far capire a quella generazione, la stessa che fino ad ora ha fatto spallucce pensando che una soluzione infinita fosse sempre dietro l’angolo. Facendo finta di non vedere i propri figli ormai adulti continuare a fare una vita da ventenni a quasi quarant’anni.

Una vita da coglioni. Spesso per indole, altre volte per rivalsa (!?!), altre perché pur provandoci, non ci si riesce.

Vi siete mai chiesti se fosse normale tutto ciò? Vi siete mai chiesti perché la maggior parte di loro, per esempio, per comprare un’auto, avesse la necessità di un garante? E perché per comprarsi la casa, ci volesse qualcuno che si intestasse il mutuo e ancora peggio che a pagare gli aperitivi fossero le vostre pensioni.

Fatiche dissipate per un’idea di vita migliore che ha decerebrato una generazione, la mia. Una miglioria, sicuramente, illusoria però, che c’ha resi immuni all’intelligenza, alla riflessione.

Un dubbio, solo uno, veramente non vi è mai venuto in mente che nessuno potrà ultimare di pagare i vostri mutui, i vostri finanziamenti o tra quelli più sicuri, i costi fissi di possesso di un immobile, di un’auto o di qualsiasi altra attuale conquista crediate di aver ottenuto?

E allora, cosa pensate di fare? Sul serio l’ultimo atto di ribellione resterà votare la Lega, tornare a Berlusconi o sentirsi le cagate di Renzi per i prossimi 5 anni?

E’ saltato il tappo. E noi siamo ancora al countdown.

Pensateci bene cari Papà, care Mamme.

Chi pagherà i vostri anni ’80? E i vostri figli…

P.s.

Intanto è di oggi la notizia che Netflix si sia trasformato nel nuovo servizio sociale del futuro. Un cliente è stato contattato a seguito di una anomala abboffata di serie tv. Un tecnico solerte infatti, si sarebbe preoccupato della salute mentale dell’utente alle prese con 63 ore filate di filmati.

Una solidarietà arrivata in streaming (qui la notizia), con  tecnici del web che si prendono cura della salute dei propri fruitori. Un evento che, se vero, sa tanto di rivoluzione appropriata per un popolo di “rincoglionati”.

Uno “psicobabysitting” dal web.

E’ tutto.

Siamo al tramonto, siamo giunti ai titoli di coda
Di una storia unica, una bella musica
Una scelta artistica di origine domestica
E questa storia unica, ha una fine drastica Leggermente comica.
Arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci, arrivedorci (Elio e le storie tese – Arrivedorci)

Leoluca porta il pallone nel Pd

Una foto d’archivio. Luca Orlando con Idv nel 2008

Orlando, Sindaco di Palermo, Presidente dell’Area Metropolitana, Presidente dell’Anci e dell’Ati, capo della curva nord, sud, ovest ed est, controllore dell’autobus, delle zone blu, della ztl e nel tempo libero posteggiatore abusivo. In poche parole, uno a cui piace comandare, decidere e come si direbbe a Palermo “fottere”, ma non nel senso stretto del termine, cioè “arrubbare” o ancora “sodomizzare”, ma nella sua accezione di “futti cumpagnu”, cioè di frega il compagno.

Ma “cumannare è megghiu ri futtiri”, lo sa benissimo il pentasindaco di Palermo.

Leoluca o Luca, è l’uomo che porta il pallone. Decide tutto lui e se non ci sta, tutti a casa. E’ cosi da venticinque anni. Adesso torna nel Pd, lo stesso partito che ha demolito, insultato, contrastato per quasi un decennio. Lo stesso partito da cui è uscito, ancor prima d’entrare, all’alba di due elezioni comunali fa.

Orlando è così, mattatore e mattacchione. Ama la ribalta, ma anche la risvolta, il colpo di teatro e, soprattutto, annunciare il copione. Nel 2012, ad esempio, disse che non sarebbe mai stato candidato Sindaco di Palermo, anzi lo precisò in aramaico, un mese prima di candidarsi. Tutto il 2017 ci rassicurò che mai si sarebbe alleato con il Pd in campagna elettorale, per poi invece averli alleati sotto “falsa identità”. Continui nel tempo furono i suoi no al Partito Democratico a cui oggi appunto si è iscritto e da cui ha annunciato, come se qualcuno gliel’avesse anche chiesto, che non sarà candidato alle prossime elezioni europee.

Ergo, preparatevi a vederlo in campo.

E se ancora non vi basta, sul sito democratica.com le sue parole appaiono chiare: “sono stato io nel ’97 a depositare il simbolo Partito Democratico”.

Fischio e palla al centro.

I partigiani del Pd si allarmano, pronosticando una scalata all’interno del partito. Sì lo so che fa ridere l’accostamento ai partigiani, ma su una cosa c’hanno ragione, il vecchio Leone non aderisce a niente che non possa scalare, dominare, comandare. Le premesse ci sono tutte. Il Pd è in declino, la sua classe dirigente è frantumata, disunita e stanca. Dividi et Impera, tutto servito su un piatto d’argento. E’ lo stile Orlando, sul serio, questo lo sa fare.

Al suo fianco, durante la celebrativa presentazione d’iscrizione, manco se fosse un avvenimento storico poi, c’era soltanto un pezzo, un’area, del Pd, quella Renziana, la stessa che si appresta a ricevere una clamorosa sconfitta alle urne (il 4 marzo n.d.r.). La stessa che, dal 5 marzo, si dovrà riorganizzare insieme a tutto il resto del partito.

E con Orlando in campo…