Ciao Guglielmo, Onorevole amico

Federico Guglielmo Lento - Onorevole per caso

Federico Guglielmo Lento - Onorevole per casoScrivere con il giusto distacco dai fatti, crediamo sia una delle doti che un buon narratore o giornalista che dir si voglia deve sempre mantenere viva.

Quando però le parole che butti giù sono per qualcuno che ti è molto vicino diventa tutto più complicato. Lo è ancora di più perché oggi purtroppo le nostre sono parole tristi, parole dedicate ad un amico che non c’è più. Un amico nel senso più vero del termine.

Lui è Guglielmo (Guglielmo Federico Lento) che oggi se n’è andato, lasciandoci tutti spiazzati e circondati da un enorme incolmabile vuoto. Ci eravamo conosciuti per caso, complice un altro compagno di battaglie e suo amico fraterno e da allora non ci siamo più lasciati. Lui grande, con una vita piena di storie e racconti che sembravano appartenere a 100 vite messe insieme e vissute intensamente, ha saputo farsi amare con la semplicità di un sorriso, di una pacca sulla spalla e perché no di un bel vaffanculo quando ci voleva.

Una persona autentica, genuina, capace di leggerti dentro con un semplice sguardo e con lo stesso sguardo dire tutto, anche senza l’uso di troppe, e spesso superflue, parole. Chi l’ha conosciuto gli ha voluto bene, sul serio.

Per noi è stato un po’ un papà, protettivo, affettuoso e mai distante. La sua etica, la sua morale lontana dai moralismi, ma fortemente ancorata all’idea di un’ onesta intellettuale e umana pulita, della lealtà come principio alla base di ogni rapporto, è una delle cose che ci ha donato. E adesso ci sentiamo soli, perché Guglielmo non c’è più e la sua assenza è ancora troppo pesante per accettarla. Il pensiero va a quel suo sorriso, al suo sguardo illuminato da un’idea, alla sua appassionata voglia di vivere che riusciva a trasmettere a chiunque, quasi per osmosi.

Il ricordo va anche agli ultimi giorni, al suo sguardo che anche davanti alla sofferenza non ha mai perso quella luce. Noi ti porteremo sempre dentro, con queste parole semplici, ma più che altro con la consapevolezza che ciò che abbiamo condiviso è qualcosa di grande e di forte. Qualcosa che ci unirà sempre, nel ricordo e nelle azioni. Con tutto il nostro affetto, Onorevole per caso, ma poi mica tanto amico nostro.

Gli amici di FascioeMartello.it

Il filmino di pasquetta 2: ‘u billino

Torna un anno dopo dall’ultima volta, il filmino di pasquetta. Il gruppo si troverà invitato a Menfi, provincia di Agrigento: ‘nno billino

Dopo le esagerazioni della prima pasquetta passata insieme (video qui), il gruppo si riunisce ancora una volta per ravvivare il giorno di festa più salsiccioso dell’anno.

Quest’anno si è festeggiato in una location immersa nel verde a Menfi, provincia di Agrigento. Il video, accozzaglia di immagini registrate a caso, riprende il tema allusivo e demenziale dello scorso filmato.

Per l’occasione è stata creata persino una pagina facebook (qui) dove sono stati raccolti gli scatti, presenti e passati, ed i video, conosciuti anche come “firmini”.

Le prostitute e la prostituzione di Palermo

Palermo e l’ “ingestibile” prostituzione per strada, ci fanno tornare indietro di mezzo secolo

Agli inizi del 2000, Leoluca Orlando non è più Sindaco ma, con la riqualificazione del foro italico, riusciva finalmente a stoppare il fenomeno “incontrollabile” della prostituzione lungo il mare di città. Il nuovo millennio, dunque, sembrava aver aperto un nuovo corso sul controllo del “mercato” più antico del mondo.

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Il Sindaco Cammarata mostra un’espressione godereccia (archivio personale)

Qualche mese dopo, sullo scranno più alto di città, arrivava Diego Cammarata, che proseguiva l’opera, grazie anche alla spinta data dalla nascita di comitati di cittadini, ripulendo dal sesso a pagamento tutte le zone limitrofe alla via Roma. Insomma, l’ingresso a Palermo, le zone interessate sono porto e stazione centrale, appariva finalmente dignitoso di una capitale degli anni 2000.

Oggi invece tutto questo sembra essere soltanto un ricordo per “amatori”, scusate il gioco di parole. Avrete notato tutti quanto indietro si è tornati lungo i percorsi che vennero riqualificati poco meno di dieci anni fa.

Anzi, lo squadrone del sesso occasionale, come in una partita a Risiko, è avanzato alla conquista di nuovi territori con esisti, per loro, “soddisfacenti”. Scusate ancora il gioco “amorevole” di parole.

Da un annetto infatti, chiunque sia passato da via Francesco Crispi, lungo le cancellate del porto e nei pressi del carcere, si sarà accorto dei marciapiedi occupati da giovani donne, probabilmente dell’est europeo, che offrono in bella mostra il proprio corpo.

Era da oltre 30 anni, confermano gli abitanti storici del quartiere, che da quelle parti non si assisteva al continuo via vai di auto in attesa di un preventivo “orale” (non resisto alla tentazione) tutto “cosce e tette”. E’ dunque facile constatare che la zona, tra l’indignazione e l’indifferenza, sia tornata ad essere una via trafficata del sesso.

E sempre da un trentennio, primo avvistamento questo giovedì, che non si vedevano prostitute sotto le falde di Montepellegrino, praticamente dai tempi della “tri mutura”. A tutti gli effetti una profanazione del “sacro” percorso dell’”acchianata” che porta i fedeli alla Santuzza di Palermo (Santa Rosalia patrona).

Insomma, appare evidente che le “repressioni” degli anni duemila siano già un lontano di ricordo, con una Palermo tornata ad essere medioevo di se stessa.

Scritto per fascioemartello.it il 2 febbraio 2010

Letture: Dubai confidential

Sergio Nazzaro con Dubai confidential
riassume una città unica al mondo che pone gomito a gomito emiri e muratori schiavi

Sergio Nazzaro è un giornalista campano raffinato e pungente. Nel corso degli anni si è impegnato a raccontare storie di camorra, mafie e quant’altro con uno schema sempre preciso ed inconfondibile. Nazzaro è un cronista da notizia, di quelli che anticipa con il suo lavoro eventi e flussi di eventi. Con Dubai confidential, libro che squarcia il velo dello scandalo “immobiliare” che ha investito il mondo, ci rivela anche il suo lato da romanziere senza mai perdere di vista il gusto dell’inchiesta. Quella vera.


In un vortice di eccessi e intrighi la vera storia della città più glamour del mondo, la città di cui tutti parlano, ma che pochi conoscono realmente. Il lato buio della mezzaluna, un viaggio nei vizi e nelle perversioni, negli affari illeciti e nelle grandi speculazioni, all’ombra dei minareti. Nei locali più alla moda o nelle strade del deserto, tra gare di cammelli e sfruttamento di bambini, il miscuglio di razze e civiltà è posseduto dal demone di accumulare ricchezza e fuggire, prima del grande crollo. Città di contraddizioni e violenze nascoste, città sicura dal crimine perché tutti sono schedati. Mondo Arabo delle libertà fintanto che non si toccano gli interessi della famiglia reale. Dubai, un immenso parco giochi per adulti, dove non arriva l’inglese di Shakespeare, ma quello basic degli affari. In questa parodia dell’Occidente, Valentino cerca il grande riscatto della sua vita e la fuga definitiva.

autografo sergioUna Wall Street nel deserto, una storia vera mai raccontata prima. Un romanzo-reportage che rivela attraverso la voce del protagonista il catrame del petrolio sotto le tuniche immacolate e le giacche sartoriali.

ESTRATTO
“Valentino, biondo, quasi albino, il corpo ectoplasmico, tutto pelle e ossa, con una calma raggelante mi aveva immerso nell’afoso caldo di un sistema di faccendieri e puttane, di religioni e affari che sembrava quasi irreale. Mi ero occupato sempre di Camorra e dintorni. Soggetti che qualche volta preoccupano. Ma i personaggi che affollavano, o forse affollano ancora il mondo di Valentino, sono più pericolosi. Mi aveva colpito l’estrema lucidità dei ricordi, delle concatenazioni. Di sicuro non c’era molta invenzione. Dubai o l’hai vissuta o non la conosci. Non puoi inventarla”.

Dubai Confidential di Sergio Nazzaro in vendita dal 20 novembre in tutte le librerie. Pagine 180 formato 14×21 brossura

Parola d’ordine: Demagogia

diego cammarata e la demagogia

diego cammarata e la demagogiaStrappare voti, consensi e cercare facili plausi, oggi tutto ciò è considerabile una disciplina olimpionica.

I campioni mondiali di minchionerie, detti anche politici, a forza di leggi inefficaci, leggi di facciata, istruzioni per l’uso, modificano la nostra legislazione ed applicano ordinanze molto spesso disattese anche da loro stessi.

Parliamo oggi del caso “alcol” a Palermo, dove il sindaco, a mio avviso, ha emanato una ordinanza che presumibilmente non verrà mai applicata, emanata sulla scia “dell’effetto notizia” causata “dall’illuminazione” del Sindaco di Milano Letizia Moratti, di proibire ai giovanissimi milanesi il consumo di alcol.

Partiamo dunque da quanto scrive il nostro primo cittadino nel testo dell’ordinanza , che a partire dal mese di novembre o dicembre, vieterà il consumo di alcol ai minori di 16 anni, con pene pecuniarie e detentive ai gestori di locali pubblici adibiti alla rivendita.

«Il consumo di alcol fra i giovanissimi sta diventando un fenomeno sempre più diffuso, con evidenti ricadute negative innanzitutto sulla salute dei ragazzi e per la loro incolumità ma anche nei loro comportamenti, con un evidente peggioramento della qualità della vita della comunità tutta soprattutto laddove si concentrano gruppi di giovanissimi sia nelle zone centrali che in quelle periferiche della città».

L’ordinanza prevede dunque che i pubblici esercizi non potranno somministrare né vendere bevande alcoliche di qualunque gradazione (anche in quantità limitata o diluita) ai minori di anni 16. Per ristoranti, trattorie e pizzerie il divieto scatterà solo dopo le ore 23. In questo caso le bevande alcoliche potranno essere servite solo al tavolo: ristoranti e pizzerie, non potranno vendere alcolici al dettaglio.

Il mancato rispetto dell’ordinanza prevede sanzioni amministrative e pecuniarie; multe da 516 a 2582 euro, arresti domiciliari fino a sei mesi o i lavori di pubblica utilità, ed infine la anche la sospensione dell’esercizio.

Tutto questo però era già scritto è regolato dall’articolo 689 del codice penale, non si vede il motivo per cui il nostro Sindaco abbia sentito la necessità di varare una ordinanza, che di fatto aggiunge ben poco alla già disapplicata normativa nazionale. In questi anni si poteva semplicemente far applicare la normativa vigente e non è stato fatto. Non mi pare di aver visto vigili multare esercenti alla champagneria o in altre zone della nostra città.

Non ho memoria di azioni di contrasto al borgo vecchio o nei punti di vendita di rosticceria che stanno aperti 24 su 24, dove la birra viene venduta a chiunque ed in qualsiasi momento.

Come abbiamo visto far rispettare veramente le regole e vigilare il territorio non ti fa finire sui quotidiani e non ti fa prendere i consensi che una ordinanza, pressochè inutile, ti fa ottenere. Abbiamo anche visto come politici e politicanti in questi giorni hanno cavalcato l’onda del divieto per finire sui giornali, tutti pronti a dire la propria.

E poi voglio chiudere con una riflessione; mi riferisco ai venditori ambulanti di alcolici, come ad esempio quelli che si mettono davanti allo stadio o davanti il velodromo prima e dopo i concerti: non sarebbe intanto prioritario chiedere le licenze di vendita? Non mi pare che qualcuno si muova in tal senso, anzi molto spesso mi è capitato di vedere vigili urbani “sbevacchiarsi” una bibita fresca acquistandola dagli abusivi.

n.b.
Questo articolo è frutto di un mio pensiero personale, chiunque è libero di credere che la mia riflessione sia sbagliata o frutto della mia voglia di contraddire sempre tutti.

Letture: “Io per fortuna c’ho la camorra”

“Io per fortuna c’ho la camorra” narra di un mondo a stento registrato dai media che se ne accorgono solo quando ci scappa un morto di troppo

sergio_io per fortuna c'ho la camorraIo, per fortuna c’ho la camorra” è il primo libro di Sergio Nazzaro che leggo. E’ un campano, di Mondragone per la precisione, amante del mare e che conoscevo già nei panni di sagace e pungente autore del “graffio” sulla rivista Left.

Devo dirvi che la sua scrittura mi ha piacevolmente sorpreso. E’ sempre fresca, mai scontata e/o banale come spesso si rischia di essere quando si trattano temi così delicati. Nazzaro non cerca lo stimolo dei sentimenti, è un cronista con il dono dell’arte del racconto che sa suscitare emozioni.

Ha un modo di leggere gli eventi davvero particolare e li descrive utilizzando una tecnica di percezione del tempo e dei fatti quasi da sceneggiatore teatrale.

Non ho dubbi nel dire che “Io, per fortuna c’ho la camorra” sia un vero capolavoro giornalistico che tutti, giornalisti compresi, dovrebbero leggere almeno una volta nella vita.

«Sei uno di cui mi fido e ne abbiamo vista qualcuna insieme, soltanto chi rischia insieme sa cosa significa Questo maledetto lavoro e questa maledetta terra».
ROBERTO SAVIANO

C’è un’altra Italia che vive sul confine tra la provincia di Caserta e Napoli. Posti come Mondragone, Castelvolturno, Arzano, Villa Literno, Aversa, Frattamaggiore. Un mondo a stento registrato dai media che se ne accorgono solo quando ci scappa un morto di troppo. Un mondo fatto di gente che ogni mattina riprende a lottare per la propria dignità senza alcuna garanzia di farcela e un mondo di gente che ha dichiarato guerra al mondo degli altri. E tra questi mondi allignano le storie di Sergio Nazzaro. Un giornalista scomodo che la Camorra e il Sud se li porta appiccicati nello sguardo e nel furore di una prosa barocca e risentita. Nazzaro affonda le mani in una realtà fatta di sfruttamento, dolore, disoccupazione, morte, violenza, sottosviluppo.

Il suo sguardo registra le piccole cose delle grandi tragedie che nessuno vuole vedere. Le storie che nessuno racconta diventano 24 ore in terra di Camorra: un giorno come tanti altri. Rivelandone la tessitura segreta. I legami col resto del mondo. Nazzaro in queste vicende marginali di muratori abusivi, poliziotti mortuari, legionari napoletani, avvocati cocainomani, spacciatori e vedove di morti ammazzati, ci entra con tutte le scarpe. La sua rabbia è una disperata forma di compassione. Un atto di solidarietà e cruda testimonianza scandito con il ritmo serrato del vero romanzo d’azione. Un romanzo duro e bruciante come la vita di tutti i giorni, tra l’Asse mediano e la Domiziana.

Letture: Tutto sotto il cielo

Tutto sotto il cielo

Matilde Asensi con “Tutto sotto il cielo” ci porta alla ricerca del tesoro perduto del Primo Imperatore Cinese “Qin Shi Huangdi”

rotta del viaggio
Rotta del viaggio

Tutto sotto il cielo è un’ avventura nella Cina del ‘900, un viaggio pieno di emozioni, alla ricerca del mausoleo del Primo Imperatore Cinese “Qin Shi Huangdi”.

E’ un romanzo ben scritto, emozionante e con tanta suspence. Forse il migliore fin qui scritto dell’autrice spagnola. In poche parole un capolavoro alla portata di tutti.

Matilde Asensi, ancora una volta, è riuscita a regalare avventure ed enigmi lungo un percorso di fatti e cronache studiate per incuriosire il lettore. Tra filosofia e descrizioni mozzafiato non riuscirete a staccare gli occhi dal testo fino alla conclusione.


La trama: 

Anno 1923. Elvira, una pittrice spagnola residente a Parigi, riceve la notizia che suo marito Rémy è morto in circostanze oscure a Shanghai. Quando giunge in Cina, accompagnata dalla nipote Fernanda, scopre che Rémy le ha lasciato una valanga di debiti. Unica cosa di valore: uno scrigno antico che contiene una strana mappa. Elvira apprende anche che il marito è stato assassinato dai sicari della mafia di Shanghai, la Banda Verde, proprio per quello scrigno misterioso. Si scopre che interessati allo stesso vi erano anche gli eunuchi imperiali e i seguaci del movimento nazionalista. Intuendo lo straordinario messaggio serbato nel cofanetto, Elvira e Fernanda si lanciano sulla pista del leggendario mausoleo di Qin Shi Huangdi, il Primo Imperatore, dove si favoleggia siano conservati tesori inestimabili. All’avventurosa spedizione si uniscono un antiquario cinese, un giornalista irlandese, amici di Rémy, un intraprendente e giovane servo, Biao che rivelerà sorprendenti doti di deduzione matematica e il monaco Jade Rojo, maestro di filosofia taoista e arti marziali. Solo con il loro aiuto le due donne potranno sciogliere gli enigmi e superare le prove micidiali che proteggono il luogo di sepoltura del Primo Imperatore del Celeste Impero.

Appello per Crocetta Presidente: la lettera

Rosario Crocetta - Presidente

Insieme all’Associazione Fascio e Martello abbiamo promosso un appello per liberare la Regione dalla Mafia con Crocetta Presidente

Pregiatissimo Dott. Crocetta

A scriverle questa lettera, è un gruppo di giovani palermitani.
Il motivo di queste righe è molto semplice. Le chiediamo accoratamente di essere il “nostro” candidato alle prossime elezioni regionali. Ci riconosciamo appieno in lei, nel suo modo di combattere la mafia e voler sradicare da questa nostra terra, l’erba cattiva, che ormai, da troppo tempo ci opprime e ci impedisce di crescere.
Non vorremmo essere retorici o sembrarlo, non siamo dei ragazzi di estrema sinistra, abbiamo orientamenti politici molto diversi gli uni dagli altri, ma in questo caso non c’entra nulla il “partito”.
Noi riteniamo che lei sia la persona giusta per mandare avanti la nostra regione e unanimemente abbiamo deciso di avviare una raccolta di consensi popolari, per chiedere in massa la sua candidatura come prossimo Presidente della Regione Sicilia. Vogliamo, anzi pretendiamo, che la nostra terra abbia un’immagine diversa ed una mentalità diversa. Non si può più tollerare la presenza di elementi che, per mero interesse personale, occupano posti di potere, non curandosi di arrecare danni a ciò che amministrano.
La nuova immagine di cui parliamo, la rivediamo in lei. Non sappiamo neppure se sarà d’accordo o se queste parole le faranno piacere, chiaramente ce lo auguriamo. Questa volta vorremmo essere noi siciliani a scegliere il nostro candidato, il nostro Presidente, non vogliamo più uomini imposti dai partiti. La libertà, crediamo stia anche in questo, nel poter decidere di dare fiducia ad una persona che stimiamo, a qualcuno che ha tutta la nostra fiducia e soprattutto ad un uomo che ha dimostrato, combattendo ogni giorno, di essere un amministratore degno di questo nome ed una grande persona.
Abbiamo creato un blog, che spiega le ragioni di questa scelta. Sul blog è presente un link, che dà possibilità di firmare e dare il proprio consenso, appoggiando questa nostra idea.

Noi ci crediamo

Ass. Culturale Fascio e Martello

http://www.fascioemartello.it

Io qui non posso entrare

Dato che il Giornale di Sicilia non reputa mai interessanti le mie lettere, rispondo qui, come posso, all’articolo di Giulio Giallombardo, pubblicato sul Gds del 04 Gennaio 07 riguardante le porte d’ingresso della posta.

Devo ammettere che sono diversi anni che le poste e le banche mi concedono il privilegio d’entrare nelle loro sedi scortato dai direttori di filiale. Un lusso che forse neanche Briatore o Montezemolo hanno avuto quando erano dei poveracci come me. Ammesso che Montezemolo sia mai stato povero.

io qui non posso entrare
Espressione da lettore del Giornale di Sicilia

Dopo tutti questi anni però, non mi sono abituato ancora a soffrire il disagio di questo privilegio. Non mi piace infatti beccare le porte elettroniche che annunciano a gran voce alla fila che precedo: “Siete pregati di uscire ed entrare uno alla volta”.  Quante volte me lo sarò sentito dire? Una vera chicca di delicatezza! E che piacere poi la gente che ridacchia alle mie spalle… una goduria pari a quando vai in farmacia e ti pesi sulla “bilancia stereo”.

Sono pure molti anni che mi chiedo cosa possa cambiare tra una persona che pesa 120, 130 o 140 kg e l’unica risposta che mi sono dato è che forse hanno paura che gli si sfondi il pavimento! Praticamente non ci vogliono all’interno!

Ed è pure vero, come scritto dal sig. Giallombardo, che  il Direttore della filiale che viene ad aprire ti offra solo sufficienza. Anzi gli da proprio fastidio. Diciamoci la verità. Alzarsi dalla comoda poltrona per venirti ad aprire è proprio una gran scocciatura!

Figurarsi restare all’esterno quanto lo possa essere per noi allora!

Caro Direttore, dobbiamo aspettarla 5/10 minuti davanti l’ingresso perdendo pure il turno, perché è ovvio che il resto delle persone che riesce ad entrare non aspetti i nostri “comodi”.

Care Poste e care Banche, quanto è ancora più assurdo quando, oltre al responsabile, dobbiamo pure avvisare la guardia giurata che sta fuori. Un altro che si infastidisce di farci entrare in un luogo che garantisce il suo stipendio. Capisco quanto sia dura essere interrotti mentre si fuma o persino essere dissuasi da una chiacchierata con l’avvenente “zinnona”.

Ma noi che ci possiamo fare?

Sarebbe dunque auspicabile che vi rendiate conto della “discriminazione” che subiamo. Del bullismo tecnologico a cui siamo sottoposti senza alcuna ragione. Anche perché, per forza di cose subiamo la necessità di usufruire del vostro servizio. Ecco allora che gradiremmo essere trattati come normalissimi utenti che passando inosservati. Sia quando entrano, sia quando escono senza passamontagna.

Esprimo solidarietà all’amico di pancia Giallombardo nell’attesa che arrivino anche le scuse della Sig.ra Lala.

Cordiali Saluti

Scritto per fascioemartello.it 20 gennaio 2007