La terribile abitudine di dividere

L’insostenibile giornata tipo con un lavoratore parsimonioso.

Al bar: ci prendiamo mezzo calzone?
In ufficio: ci prendiamo mezzo caffè?
A pranzo: ci prendiamo un primo in due?
A cena: ci prendiamo mezza pizza?
A letto con la moglie : ci dividiamo un matrimoniale?

No dunque, discutiamone. La vita è piena di mezze misure, mezze parole, mezze persone e di tantissime altre suddivisioni, ma non può essere pure di mezzi pezzi di rosticceria!!!

E se Maradona avesse offeso San Gennaro?

Il caso Miccoli nei bar. Il paragone tra Maradona ed il leccese. E poi Falcone con San Gennaro

E’ una provocazione, è chiaro. Ma cosa sarebbe accaduto se Maradona avesse offeso San Gennaro? I Napoletani lo avrebbero cacciato probabilmente con ignominia!

Sembrerà strano, eppure questo interrogativo è venuto fuori dall’ascolto di una conversazione in un bar di estrema periferia di Palermo. Devo dire, con sincero compiacimento, che ho accolto la cosa con uno strano entusiasmo. A parlarne infatti, non erano salottieri professionisti, quattro persone di borgata che sorseggiavano birre e caffè.

All’inizio non capivo bene di cosa stessero parlando. In particolare non capivo perché i napoletani avrebbero potuto cacciare via Maradona. Un semidio a Napoli. Poi, ascoltando con più concentrazione, ho realizzato: paragonavano il Re del calcio all’ex capitano Rosanero come anche Giovanni Falcone a San Gennaro.

Falcone come San Gennaro, non potevo crederci. E’ la prima volta che mi imbatto in una discussione, fuori dalle mura dei lenzuoli, in cui al Giudice viene consegnato un ruolo di santità.

La santità, anzi il martirio mafioso, come riconoscimento assoluto del valore civile ed umano di uomo, anzi un magistrato, lavoro assai difficile in questa Palermo. Finalmente anche la periferia conservatrice, imbalsamata e malinconica sta cambiando.

Un passaggio evolutivo non indifferente. Miccoli, eroe delle crociate rosanero, applaudito ed osannato nonostante tutto (le notizie sulle sue presunte amicizie erano in circolo sulla stampa da mesi), messo in discussione anche nei quartieri dove le persiane si alzano soltanto di giorno. Qualcosa da far impallidire Charles Darwin.

Il calcio ed i santi. Un connubio indissolubile, atto a pretesto, buono, per escludere un “falso eroe” dal “Regno degli Cieli”.

Amen.

Il lunedì degli inguaribili ottimisti

Quell’orribile sensazione che ti danno le persone felici anche all’inizio di una settimana

Sono sempre intorno a noi. Persino di lunedì, il giorno “no” per antonomasia. Li vedi sorridenti; amano la bellezza del nuovo mattino, affascinati dalla rugiada e commossi dalla brina sull’auto.

Stronzi.

Ti vedono turbato dall’assenza di sonno e dalla malavoglia di ricominciare. Provano in tutti i modi a coinvolgerti; Un caffè, una pacca sulla spalla, persino la battuta sul lunedì!!! Ecco appunto è lunedì!

Non ci scassate il cazzo penso io.

Ma loro no, sono sempre sul pezzo, devono farti sentire partecipe della “contentezza”: che si mangia oggi? Che facciamo dopo il lavoro? Che fai stasera? Quali sono i programmi per questa settimana? Te la fai la partitella dopo lavoro.

No cazzo!!!! Non faccio niente! Penso di essere già fortunato ad aver raggiunto la mia scrivania.

“Ma dai perché sei così antipatico!”

Non sono antipatico! Sono vittima di attacco misantropico sociopatico con evidente depressione e gravidanza isterica.

Non ci rompete di lunedì.

La “pistola” dei potenti

L’uso della querela come pistola a salve. La nuova arma dei potenti. Solidarietà a Giacomo Di Girolamo

Ho letto con enorme stupore che l’intera “comunità di Marsala” si sarebbe rivolta ad un tribunale per tutelarsi da azioni lesive all’immagine dell’amministrazione dovute all’attività di informazione che un direttore “rompicoglioni” in questi anni avrebbe portato avanti.

Ho letto con amarezza che quel direttore è una giornalista che da tanti anni si espone, anima e corpo, per una giusta causa; l’amore per la sua professione e la dignità con cui la porta avanti.

Ma lo conosco quel direttore: è Giacomo Di Girolamo.

Per questo mi rendo conto di quanto sia assolutamente assurdo sparargli un colpo di querela. Di una cosa sono certo: la qualità delle informazioni che ha sempre pubblicato è figlia dell’onesto lavoro di un professionista serio ed informato sui fatti. Per carità, c’è anche la possibilità che si possa sbagliare, è un essere umano come tutti gli altri. Però è garantita l’assoluta buonafede e l’onestà intellettuale.

Ed è forse l’onestà intellettuale a far paura alla classe dirigente, il fastidio che qualcuno possa agire in assoluta libertà. E’ il diniego dell’intelletto altrui che si materializza e diventa problema da arginare a prescindere dalla bontà del lavoro portato avanti.

Ormai ci siamo abituati. E’ accertato che arrivino più querele che lettere anonime. I blogger ed i giornalisti sono oggetto di continue pressioni. L’obiettivo è sempre lo stesso: alterare o limitare il raggio d’azione a tutti i costi. Alla fine perdere qualche soldo in una disputa legale senza senso non ha prezzo.

L’ abbiamo visto con Sergio Nazzaro che per anni è stato bersaglio di minacce in carta bollata che poi si sono concluse con 3mila euro di risarcimento per le spese legali. Nessuno lo ha però risarcito dello stress da schizofrenico della parola.

Nello specifico della querela risulta intollerabile anche la sola idea che una “amministrazione intera” voglia negare ad un giornale, ad un giornalista, il diritto di fare delle domande e di informare delle risposte i propri lettori. Assolutamente sproporzionato pensare di voler porre limiti, in nome di una “salvaguardia d’immagine”, che ad onor del vero, storicamente, non è mai stata lesa dagli articoli di un giornale, ma dalla cattiva opera dei propri amministratori.

Cari amministratori dunque, passatevi una mano sulla carta bollata e rifletteteci bene prima di adire azioni legali. Fatevene una ragione, è di un diritto previsto dalla nostra costituzione che, a prescindere dall’antipatia personale, si avvale di un valore senza prezzo: la capacità di esprimersi con la propria coscienza.

Ciao Giacomo, fascioemartello.it è con te.

Orlando ed il primo anno da “leone Ciccio”

Cracolici lo definì il vecchio leone Ciccio di Villa Giulia, ma lui vinse le elezioni con il 70% dei voti al ballottaggio

orlando il leone ciccioDefinito da Cracolici il Leone Ciccio, immagine dissacrante di un leone vinto dalla vecchiaia ed incapace di graffiare, come appunto il felino dimenticato di Villa Giulia, giusto un anno fa, veniva eletto Leoluca Orlando.

Sarà come non sarà, ma il leone Ciccio, in barba all’opinione politica, riuscì a dare l’ultima graffiata, anzi timpulata, di quelle che fanno molto male. Se lo ricordano il partito Democratico e quei “compagni” resi ciechi dall’esercizio “onanistico-mentale” dell’auto consacrazione.

Me, ahimè, compreso.

Ma un anno, anche a Palermo, è un periodo congruo per fare bilanci e dunque proverò ad analizzare l’operato di Ciccio Leone l’eterno.

Partendo dall’assunto che un paio di mesi fa già parlai di una politica di città completamente addormentata e nascosta all’opinione pubblica, vorrei riprendere qualche tweet che scrissi alcuni momenti dopo la vittoria del “Sinnacorlando”. Giocai molto sul parallelismo con gli anni ’90, già passati ruggenti momenti del tre volte Sindaco.

Con “Luca” di nuovo in sella, tutto ci riportava proprio a quegli anni: tornavano in Serie A il Pescara e con lui Zeman, Frizzi presentava Miss Italia, Claudio Fava aveva perso qualche elezione ed io avevo addirittura appena ritrovato il conopalla in una bottega di Atene.

E poi c’era lei, la cultura del sospetto, da sempre cavallo di battaglia del professore; “il sospetto è l’ anticamera della verità” diceva citando qua e la santi e filosofi del pleistocene. La usò benissimo anche in questa campagna elettorale tuonando ai brogli ed ai complotti, annientando di fatto le già inutili primarie del centrosinistra e candidandosi pur “avendole perse” in associazione temporanea di scopo con Rita Borsellino (BorsOrlando).

Dulcis in fundo “la Rete”, anche questa volta, forse caricato dalla vittoria, il sospettoso Sindaco ha in mente un suo nuovo soggetto politico che nascerà dallo sviluppo di una serie di incontri intitolati la retitudine2018. Insomma sono passati vent’anni ed i parallelismi storici tra la vita di Orlando e gli avvenimenti sembrano correre su di un unico binario. Persino il calcio, con la retrocessione del Palermo, ha voluto concedere un omaggio alle coincidenze.

Tornando ai risultati, considerato anche il momento storico in cui viviamo, potremmo affermare che, oltre all’immobilismo di un consiglio comunale silenzioso, quasi anonimo al momento, poco ha fatto o potuto fare l’attuale amministrazione. Non penso vi siano colpe riconducibili ad un cattivo operato del Sindaco e alla sua Giunta. I problemi più gravi però sono restati ed alcuni sono precipitati.

L’ Amia ad esempio è fallita, bellolampo ha ancora una volta esautorato gli spazi per il conferimento dei rifiuti e non si sa il destino dei lavoratori dell’azienda.
I precari ogni giorno rivoltano la città, quasi che fosse una guerra civile, ed in questo casino non si capisce bene quali siano gli interlocutori che dovrebbero risolvere i problemi. Il sindaco scarica le responsabilità sulla Regione e la Regione li rimpalla all’amministrazione comunale.

Passando alla cultura non sono giunte voci di rivoluzione, anzi gli ultimi provvedimenti sui locali pubblici hanno causato non poche grane ai gestori. Anche se, a mio avviso, un minimo di regole andavano applicate.
Sul welfare al momento nessuna novità, mi incuriosisce molto il fatto che siano spariti dall’agenda delle manifestazioni di protesta i senza casa.

Sarà un caso.

Anche le attività produttive non se la passano meglio; hanno chiuso quasi tutti i grandi marchi storici della città, l’ultima in ordine di tempo la catena di librerie Flaccovio. E se a qualcuno non è chiaro, questi sono posti di lavoro e tasse che la città perde per sempre.

Non ci resta dunque che sperare.

Nel frattempo al “Sinnacociccio” do una dritta presa dai miei tweet di maggio: acquistiamo due azioni di facebook e ci infiliamo 500 precari. Forse non se ne accorgono.

Per i più curiosi ecco i tweet di maggio 2012.

Leoluca Orlando, Zeman e poi il Pescara in A…minchia siamo tornati negli anni novanta senza la macchina del tempo #BacktotheFuture

#OrlandoèsindacodiPalermo mangio un pacco di cicciopolenta a 50lire ed ho trovato la figurina di Ciccio Baiano in viola

#OrlandoèsindacodiPalermo ed il conopalla é aumentato a 800lire! Mia madre non mi lascia Mario Bross sulla mia nintendo

#OrlandoèsindacodiPalermo ed io ho solo 500lire, mi posso permettere solo un ghiacciolone alla cocacola o limone

#OrlandoèsindacodiPalermo ed il calippo é così in voga che quello della marca concorrente per vendere ci mette dentro una ciunga a pallina

#OrlandoèsindacodiPalermo ho scritto un bigliettino “ti vuoi mettere con me – si/no” alla mia compagna

#OrlandoèsindacodiPalermo ed io che ho perso faccio il #simpa, perché in fondo in fondo c’è chi sta peggio

#OrlandoèsindacodiPalermo ed ha comprato due azioni di facebook per infilarci 500 precari

La verità però è che #OrlandoèsindacodiPalermo perché ancora un discorso lo sa fare

scritto per Fascioemartello.it il 27 maggio 2013

L’antimafia a consumo

La lotta alla mafia è un impegno personale che va preso seriamente, non come momento antimafia a consumo

In questi ultimi mesi, forse addirittura nell’ultimo anno, ho mostrato assoluta “indifferenza” verso le ricorrenze e celebrazioni promosse dal cosiddetto mondo antimafia, quello a consumo.
Chi mi conosce si ricorderà il tempo e le parole che ho dedicato alla diffusione del “sentimento antimafioso”, dell’impegno per la legalità, della ricerca della verità.

Questo però non è un momento autocelebrativo dunque passerò immediatamente alla questione di cui vorrei parlarvi oggi.

Colgo, a malincuore, l’occasione della scomparsa di Agnese Borsellino per togliermi questo peso “enorme” dallo stomaco che, pur essendo abbastanza capiente, non riesce a contenere oltre la rabbia e la delusione che provo.

Questa nota era indirizzata esclusivamente ai blogger di questo sito (fascioemartello), poi però ho pensato che sarebbe stato corretto renderla pubblica.

Per tanti anni sul nostro blog abbiamo scritto fiumi di parole sull’antimafia, su quanto fosse giusto e consapevole spendersi in favore della legalità. Abbiamo partecipato a decine di manifestazioni ed eventi e non abbiamo MAI e ribadisco MAI nascosto la nostra faccia.

Sono ancora convinto dell’importanza di tutto ciò, nonostante la “fede partecipativa”, com’anche la passione, sia affievolita.

In questi giorni non ho scritto una riga che riguardasse La Torre, Impastato, Falcone, etc etc. Attenzione, non perché me ne fossi dimenticato, volevo che fosse evidente che il nostro sito non trattasse l’argomento.

Non vi nascondo quanto sia stato turbato da questo. Va contro i miei principi, contro la mia volontà contro qualsiasi cosa abbia detto in questi anni. E vi giuro, vorrei avere quella spinta che da sempre, pioggia/caldo/vento, mi e ci portava ad urlare nelle piazze e nei cortei. Vorrei ancora commuovermi per un gesto come l’alzata al cielo dell’agenda rossa, ma non posso.

Ormai è palese quanto il movimentismo antimafia sia sempre più sottobosco di arrivismo e mistificazione, strumento per ottenere qualcosa; che siano finanziamenti, incarichi politici o candidature poco cambia.

I “fedeli”, “i fessi”, vengono usati per alimentare l’immagine di pochi. Per alcuni siamo il marketing perfetto. Numeri da elencare per ottenere qualcosa, teste indossatrici di cappelli e consumatori affamati di merchandising.

Sono stanco di stare al loro gioco, di sacrificare il mio tempo ed i miei sentimenti. Sono stanco di veder morire i buoni propositi in cambio di omaggi personali.

Non è “il fresco profumo di libertà” quello che sento. E’ il continuo olezzo dell’opportunismo e della messinscena.

L’antimafia non può continuare ad essere la mortificazione delle coscienze, non può continuare ad essere parole per l’esercizio dell’ego, non può continuare ad essere consumismo di buoni propositi. Insomma non può continuare ad essere quello che è diventata.

So che scatenerò delle polemiche che mi investiranno pesantemente. Me ne assumo la responsabilità consapevolmente pretendendo però, il rispetto del libero pensiero.

Siamo la gente ed il potere ci temono, ma unn’amu a fare chiu’ pigghiari pu culu.

Scritto per fascioemartello.it il 6 maggio 2013

L’antimafia consumista

Agnese Borsellino e l'antimafia comunista

In questi ultimi mesi, forse addirittura nell’ultimo anno, avrete notato la mia assoluta “indifferenza” alle ricorrenze e celebrazioni del cosiddetto “mondo antimafia”.

Agnese Borsellino e l'antimafia comunistaChi mi conosce, anche se ne dubito visto che la memoria umana ha una durata inferiore alla carica di un melafonino di vecchia generazione, si ricorderà il tempo che ho speso nel perseguire l’obiettivo della diffusione del sentimento antimafioso, dell’impegno per la legalità, della ricerca della verità, etc etc etc… Ovviamente non volendo fare di questo post un momento autocelebrativo non scrivo altro in merito.

Voglio però cogliere l’occasione della scomparsa di Agnese Borsellino per togliermi questo peso “enorme” dallo stomaco, che pur essendo abbastanza capiente, non riesce più a contenere la rabbia e la delusione che provo.

Questa inizialmente era una nota privata ed indirizzata esclusivamente ai blogger di questo sito, ho deciso però che sarebbe stato corretto e giusto trasmetterla a tutti.

Per tanti anni sul nostro blog abbiamo scritto fiumi di parole sull’antimafia, su quanto fosse giusto e bello spendersi in favore della legalità e la diffusione della stessa. Abbiamo partecipato a decine di manifestazioni e di eventi e non abbiamo MAI e ribadisco MAI nascosto la nostra faccia.
Premesso che sono ancora formalmente convinto di quanto sia importante tutto ciò, oggi la mia “fede” si è fortemente incrinata e la passione lentamente affievolita.

Sicuramente avrete notato che in questi giorni, e non casualmente, non ho personalmente scritto una riga che riguardasse La Torre, Impastato o chicchessia, non perché me ne sia dimenticato, ma con l’intento che fosse evidente tutto ciò. Insomma l’ho fatto di proposito.

Non vi nascondo che la cosa mi turba parecchio, va contro i miei principi, contro la mia volontà. Vorrei avere ancora la spinta che per anni, pioggia/caldo/vento, mi portava nelle piazze e nei cortei di questa città.
Vorrei ancora commuovermi per un gesto come l’alzata al cielo dell’agenda rossa, ma non posso.

Ormai è palese quanto il movimentismo antimafia sia sempre più un sottobosco fatto di arrivismo e mistificazione, sia strumento per ottenere qualcosa; che siano finanziamenti, incarichi politici o candidature poco importa.

“fedeli” vengono usati per alimentare l’immagine di pochi, siamo il loro merchandising, siamo numeri da elencare per ottenere qualcosa, siamo teste indossatrici di cappelli.
Sinceramente mi sono stancato di stare al loro gioco, di sacrificare il mio tempo ed i miei sentimenti, per poi veder di volta in volta morire i buoni propositi. Non è “il fresco profumo di libertà” quello che sento, ma il continuo olezzo dell’opportunismo e della messinscena.

L’antimafia non può continuare ad essere la mortificazione delle coscienze, non può continuare ad essere parole per l’esercizio dell’ego, non può continuare ad essere consumismo di buoni propositi. Insomma non può continuare ad essere quello che è diventata.

So che con questo post scatenerò delle polemiche sulla mia persona, me ne assumo tutta la responsabilità consapevolmente, pretendo però il rispetto del libero pensiero.

Siamo la gente ed il potere ci temono, ma unn’amu a fare chiu’ pigghiari pu culu.

scritto per Fascioemartello.it

Berlusconi a Bersani: Pranziamo insieme?

I leader dei due partiti di maggioranza si incontrano nei corridoi. Berlusconi in un gesto di “simpatia” avrebbe invitato Bersani a pranzo

Silvio Berlusconi, alla Camera dei Deputati in occasione della riunione del gruppo, salendo ai piani destinati alle riunioni, ha incontrato, “per caso” riferisce l’Agi, Pier Luigi Bersani. I Due, viene riferito da alcuni presenti, si sarebbero salutati cordialmente e con un reciproco scambio di pacche sulla spalla.

Durante l’insolito incontro, il Cavaliere, sorridendo come suo solito, avrebbe proposto al Segretario dimissionario di pranzare insieme. Non si sa poi se l’invito sia andato a buon fine e chi altri fosse stato invitato a partecipare.

Nel frattempo però….

Aggiungi un posto a tavola
che c’è un amico in più
se sposti un po’ la seggiola
stai comodo anche tu,
gli amici a questo servono
a stare in compagnia,
sorridi al nuovo ospite
non farlo andare via
dividi il companatico
raddoppia l’allegria.

L’apparizione, dimenticata, della “madonnina” del Capo

A Palermo si dice che una “Madonna” appaia di notte tra i vicoli del Capo. Fascioemartello.it è andata a verificare cosa è rimasto della notizia

E’ il 5 aprile 2013, l’intera redazione di Fascioemartello si reca in visita alla “madonnina(?!) presunta, apparsa qualche mese prima al mercato del Capo. Delle lunghe file di visitatori non è rimasto praticamente nulla, se non qualche sporadico avventore incuriosito, come noi, di verificare coi suoi occhi l’evidente infondatezza della notizia.

La cacciata di Battiato

La cacciata di Franco Battiato

La cacciata di Franco BattiatoScusate posso offrire la mia visione faziosa sulla vicenda della cacciata di Franco Battiato?

Parto subito col dire che non la condivido, a differenza di quella di Zichichi.

Veramente vogliamo negare quanto sia stata importante la sua presenza per il rinnovamento ed il cambio di immagine di questa regione? Che valore si può attribuire alla scelta di un artista, con quarant’anni di brillante carriera, di utilizzare la propria storia per offrire un’immagine di cambiamento ad una regione spesso associata solo ad eventi negativi? Quanto gli sarà costato e quanto gli costerà personalmente tutto questo?

Vogliamo farcele queste domande?

Franco Battiato ha probabilmente sbagliato nei toni, ed è evidente che un assessore di una Regione così importante non possa esprimersi “sboccatamente” e liberamente in una pubblica occasione. E’ pur vero però che un assessorato non si muove soltanto sulle espressioni del suo Assessore.

Qualcuno indica quale vera ragione dell’allontanamento, una mancata programmazione del turismo dovuta soprattutto alla sua assenza dagli uffici. Su questo però ho riscontri da tavola calda e pochi dati oggettivi. E’ palese che il bilancio di un assessorato non ottiene sulla stampa la stessa attenzione di una frase sbagliata al momento sbagliato. Ma ci vogliono i dati. Quelli che spesso mancano ai commentatori.

Inoltre è da chiarire al mondo, che la politica è certamente influente sulle scelte di una amministrazione, ma dietro alle scrivanie vi si trovano poi dirigenti, funzionari ed impiegati, che hanno un ruolo molte volte più decisivo. Infine si apprende dalle dichiarazioni stampa che, ad oggi, l’assessorato al turismo sia stato completamente svuotato dalle risorse economiche di un tempo.

Quindi, quali responsabilità? E poi, in questo poco tempo cosa si poteva fare?

Boh.

Franco Battiato resta un simbolo di questa Regione ed io ho trovato rivoluzionario il fatto che ci abbia messo la faccia. E’ inopinabile la sua storia artistica e nessuno deve negargli il merito d’averci messo l’impegno e la voglia di provarci. Anche se fosse stato soltanto per il valore della sua presenza.

La cacciata di Battiato dunque è ingiusta e ingiustificata.

La Sicilia con questo governo, e quindi anche grazie al cantante catanese, è “tornata”, anzi, è finalmente,  al centro del dibattito nazionale come modello e non come cattivo esempio da cui prendere le distanze. Paghiamo 60 anni di “gap istituzionale” ed almeno una decina di questi, lo sappiamo bene, sono pagine da cancellare dai libri di storia.

Ripulire l’immagine di questa regione, a mio modo di vedere, è stata una sfida ampiamente riuscita. Questo è l’inizio di una rivoluzione, e lo dobbiamo anche a Franco Battiato, nel bene e nel male.

scritto per fascioemartello.it