Io

977111_10200901774480827_99389923_oCarmelo Di Gesaro, paranoico amico di se stesso. Lascia una moglie, due cani, una casa ancora da pagare, una scrivania completa di computer, un cellulare con due sim.
Tante volte ho immaginato il giorno della mia morte, com’anche la lettera che avrei scritto ai miei cari come congedo. Quando ero giovane nella mia testa ero convinto che sarei morto da eroe anziano e depresso, tipo un Batman rientrato da una fila per ritirare la pensione o come un uomo Ragno che non riesce più a trattenere le ragnatele. Poi una volta sul divano e sintonizzato su “Topazio” avrei esalato l’ultimo respiro. Così, felice, perso in un ultimo sguardo nel vuoto di Grecia Colmenares.
Quando verso i tredici anni capii che il piano per diventare un eroe era definitivamente abortito, cominciai a vivere da uomo normale ma con una leggera tendenza al bipolarismo; avevo un profilo Facebook, uno smartphone, un blog dove scrivere sotto pseudonimo, un profilo falso dello pseudonimo, una sim ufficiale su un telefono tarocco ed una andatura falsa per un profilo da tono. Insomma conducevo una vita comune.
Poi un giorno mi dissero che la mia generazione sarebbe morta berlusconiana. Provai per anni a rassegnarmi senza successo. Tutto scorreva normalmente tra un sorriso, uno scandalo ed una mazzetta. Cominciai a lavoricchiare improvvisandomi esperto di qualsiasi lavoro mi venisse offerto. Pensandoci bene ancora oggi non saprei legare alla mia storia un mestiere, ho sempre vissuto improvvisando. Quindi, se mai fosse necessario indicarlo, risponderei “asdhoihadhaod…tore”.
Ma quando tutto sembrava scorrere inevitabilmente verso il nulla, capii che sarei potuto morire renziano. Vi lascio immaginare la mia reazione. Ero ossessionato dai nei e dalle sputazze da foro tra i denti. Dovunque andassi sentivo sempre più vicino il giorno in cui il renzismo avesse preso possesso del mio corpo. Mi vedevo riflesso nelle vetrine col tacco 12 ed una camicia bianca con le maniche arrotolate. La paranoia aveva sopraffatto i miei pensieri, segnavo i giorni sulle pareti, quando Matteo non appariva in tv mettevo una tacca e sospiravo felice. Sapevo però che prima o poi una sputacchia m’avrebbe colpito. Insomma conducevo ormai una vita di merda, però normale.
Poi un giorno arrivò l’organizzazione mondiale della sanità.
Mai avrei pensato, nemmeno nelle mie più nascoste fantasie, che sarei potuto morire di salsiccia. Nonostante la fissazione di mia madre per la pizzaiola.
E invece, nonostante i martellanti avvisi di Bruno Vespa, accettai un invito per la pasquetta.
Fu così che mi uccisi per davvero e per l’ultima volta. Ma è anche così che vorrei essere ricordato; per tutti e per sempre sarò l’uomo che morì di salsiccia.

3 Comments

  1. Riccardo
    18 febbraio/2016
    Reply

    …ho riso troppo, però se morte deve essere almeno muori di sfogline.

  2. Sara
    24 giugno/2017
    Reply

    Comunque la morte per cibi è la migliore che si possa desiderare…secondo il mio “medio” parere!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *