Breve storia di un aperitivo (2a parte)

Dicevamo nella prima parte

Nella prima parte eravamo in cerca di un aperitivo, venendo rimbalzati tra i tavoli con fare scortese. La storia si ripete e si conclude la giornata…

Giunti all’interno del locale decidiamo di fare un aperitivo in piedi. I tavoli erano tanti, ma l’orario ormai era quasi quello di cena.

Locandina aperitivo campariAl volo riusciamo ad “acchiappare” la banconista del banco rosticceria, la quale di lì a poco si dileguerà fino alla fine della nostra consumazione, facciamo riscaldare un’arancina al burro, facendola tagliare in due parti.

La ragazza, prima della consegna, ci chiede l’esibizione dello scontrino. Nel frattempo dunque, uno di noi va a pagare e l’altro ritira il pezzo. Peccato che alla cassa, una sola per 30 persone in fila, si poteva ammirare la più classiche delle scene da “cassa”: le persone si dividono su tre file disorganizzate e con inserimenti dai lati. Quindi la cassiera si improvvisava spartitraffico a casaccio con i clienti in coda per un tempo superiore a qualsiasi media di attesa diversa dal “parto”.

Intanto il pezzo stava sul piatto a freddarsi.

Nell’attesa, ero io quello rimasto sulla sponda del bar, col piattino in mano, decido di spostarmi sul bancone. Mi faccio preparare i Crodini, 2,50 € cad., che mi vengono serviti senza alcun stuzzichino (a quel prezzo è il minimo che uno si aspetti). Faccio passare qualche minuto, tanto ancora l’altra persona stava in coda e chiedo dei tovaglioli per coprire l’arancina ormai fredda.

Sgarbatamente mi viene risposto che posso prenderli da solo al banco pasticceria. Premetto che avevo fatto la richiesta soltanto perché i due contenitori di fazzoletti sul banco stavano coperti da altre persone che non mi sembrava carino disturbare.

Ma vabbè. Mi girai e andai a prenderli al banco pasticceria.

Nel frattempo nessuno “stuzzichino” veniva portato e cominciavo a spazientirmi.

Durante i 15 minuti di attesa, non sapendo cos’altro fare e non avendo manco niente da “spizzuliare”, presi ad osservare in giro.

Lo stesso banconista, annoiato e sgarbato, continuava lentamente il suo lavoro. Un tizio con accento milanese di Bagheria, smoking e scarpa da tennis, chiedeva due calici di vino. Sbuffando, il barman prendeva la bottiglia e e riempiva i bicchieri fino all’orlo. Mi accorgevo da lontano che qualcosa galleggiava in superficie. Se n’accorge anche il “milanese”.

“Scusi, c’è del sughero nel bicchiere!”

“Ah si?” risponde seccatamente.

A quel punto tutto il bar si aspettava il cambio del calice. E invece no.

Il banconista pensava bene di riversare il contenuto di metà calice in un bicchiere, praticamente fino a rimuovere il sughero in superficie, poi beatamente prendeva la bottiglia e saturava ancora il calice del cliente. Io lo guardavo incredulo, il cliente, un po’ sbigottito, mestamente si allontanava coi calici in mano.

15 minuti dopo, con l’arancina ormai intenta a chiedere pietà, arrivava il mio amico con lo scontrino. Una volta al mio fianco, si girava con sorpresa, poiché accanto a noi aspettava stoicamente la sua arancina, un tizio che aveva pagato almeno dieci minuti prima. Praticamente lo aveva intravisto alla cassa ad un terzo del percorso d’attesa ed ora ancora lì in cerca della “banconista Houdinì”.

Intanto i nostri Crodini, ormai acquosi, grazie all’enorme quantità di ghiaccio, aspettavano di essere bevuti sgranocchiando qualche cosa, così mi decidevo a chiedere due stuzzichini: “scusi, ci può portare delle patatine?”

Senza ricevere alcuna risposta, venivamo serviti con una ciotola scarsa di patatine, però bella “‘nzivata”.

A quel punto finivamo in fretta il nostro aperitivo per tornarcene finalmente a casa.

Si potrebbe dire che “la breve storia di un aperitivo” si sia conclusa così, con un pizzico di delusione e di scontento. In realtà questo, dalle nostre parti, è solo un esempio tra i tanti che ho voluto raccontare. Un cattivo modo di fare pubblicità alla propria città e alla propria impresa.

Ed è un peccato.

Siamo in un momento favorevole, in cui l’economia legata al turismo è in ascesa, dove Sicilia fa coppia con bellezza. E invece, ancora, stiamo qui a raccontarci le occasioni perdute, le delusioni e i locali da evitare.

Purtroppo questo è un “atteggiamento” diffuso, quello sì che andrebbe evitato, per il futuro degli esercenti e, in verità, per il futuro del nostro “turismo”. Un futuro di cui siamo responsabili, anche, per non dire soprattutto, attraverso l’atteggiamento. Un’arroganza che deve cedere il passo all’accoglienza, che, badate bene, passa anche da una semplice ciotola di patatine pulita.

Breve storia di un aperitivo (1a parte)

storia di un aperitivo

Voler fare un aperitivo anche nelle città più “pronte” all’accoglienza turistica può essere un’esperienza sbalorditivamente negativa… Vediamo perché…

storia di un aperitivoNon sono bastati tripadvisor, social, twitter, food blogger, nonne col telefonino, tag super utilizzati quali “foodporn” e recensioni di qualsiasi genere. In provincia di Palermo un aperitivo, ma anche una cena, devono sempre essere motivo di mortificazione e noncuranza del cliente.
Caso vuole, “bottana ra miseria”, che il cliente sia molto spesso pure io.

Più o meno la storia è sempre uguale: fai un giro, è quasi ora di cena e decidi di fermarti in un bar più o meno noto della zona. In questo caso Cefalù.

Apro una parentesi.

Cefalù ad agosto, per la nostra provincia, è come Taormina per i Messinesi o Cortina per i Veneti.

Comunque sia, dicevo, l’obiettivo è abbastanza semplice: ristorarsi prima di rientrare a casa.
Il problema invece è sempre lo stesso: la gestione delle attività.
Teoricamente, tutte attrezzate e organizzate per accogliere al meglio il cliente. Nella pratica invece, sembra siano in gara per non farlo tornare più.

Non farò i nomi delle attività in questione, non è il mio compito e manco mia intenzione far cattiva pubblicità. Con questo post invece vorrei aprire un dibattito sul tema “accoglienza del cliente”. Ovviamente, sono salve dalla questione, tutte quelle imprese che ben lavorano e figurano sul territorio e che, come diciamo noi a Palermo: “ca sa sientinu”. Meno invece, per quelli “ca sa sientunu sucata”. Loro, in genere, sono esattamente quelli che dovrebbero prestare più attenzione.

Ma torniamo ai fatti.

Dopo un pomeriggio di mare, con alcuni amici, decidiamo appunto, di fermarci in un rinomato bar di Cefalù. Appena arrivati prendiamo posto in uno dei tavoli liberi sulla terrazza esterna del locale. Qualche minuto dopo, una cortese dipendente, ci invita ad alzarci poiché il tavolo risulta essere prenotato, pur non avendo alcuna indicazione evidente al mondo esterno.

Un po’ seccati, ci spostiamo su quello affianco da cui altri clienti s’erano appena alzati per andar via.
Mentre ci stavamo per sedere, una coppia di ragazzi del luogo, si avventa sul tavolo, con fare prepotente, per soffiarci lo spazio.
Poco prima infatti, li avevo visti intrattenersi con la cameriera, seppur in amicizia, per la nostra stessa ragione: un altro tavolo riservato in anonimo.

A differenza nostra però, avevano deciso di andar via scendendo le scale d’ingresso. Solo allora s’erano accorti del tavolo attorno a cui ci stavamo accomodando e, invertendo la rotta a tutto gas, come se noi fossimo assenti, pretendendo anche e forse, il diritto di prelazione di cittadinanza. “Prima di tutto i Cefalutani!”

Presa un po’ alla sprovvista dalla mossa degli “amici” ci propone, su invito del ragazzo che ormai aveva anche deciso di sedersi, di condividere il “nostro” tavolino.
All’insistenza della cameriera e all’invadenza del ragazzo, ormai deciso a non andarsene, rispondo con un secco “no”. Prendo lo zaino con fare infastidito per andar via e a quel punto il colpo di genio dell’impiegata: “guardate che dentro abbiamo altri tavoli, potete accomodarvi li”.

Me lo dice sorridendo e col block notes pronto per le ordinazioni degli amici.

Quindi pure la più classica delle beffe. Comunque salutiamo e andiamo via.

E intendiamoci, il tavolo condiviso non mi spaventa, mi da fastidio la dinamica.

E vabbè…

Senza perdere l’entusiasmo decidiamo di trasferirci in un altro locale. Alla fine Cefalù è grande, l’offerta infinita.

Anche questo è un bar, un pò più affollato del precedente, di quelli dove fai lo scontrino prima di consumare.

Scegliamo dunque un’arancina accompagnato da un Crodino. Un aperitivo tutto da consumare in piedi.

“Stavota un mi futtinu”, pensai tra me e me.

continua… (qui)

Avidi di sofferenze

Avidi

Creare identità è un mestiere complicato, un’arte da coltivare con estrema cura e attenzione. I dettagli sono come le briciole, se non le aspiri, poi attirano le formiche.

E chi si nutre di dettagli ha sempre fame.

Un po’ come quelli che si alimentano del dolore altrui.

Famelici assetati di sofferenza, di cortile, di suggestioni del peccato. Avversi alla felicità, pronti a speculare sul destino.

Goderecci nel trafiggere e affondare la lama nel momento del non ritorno. Distratti dall’avidità, ciechi nel calpestare la notte delle persone.

Avidi.

Questione di Hacker

Le catene estive, le risposte con i propri dati personali, le foto nei luoghi delle vacanze. Dati consegnati gratuitamente agli hacker

Da qualche settimana gira su facebook la nuova catena dell’estate. Come è noto, queste molto spesso servono da esca per acquisire informazioni private sugli utenti che poi, per permettere al gioco di continuare, taggano altri utenti che a loro volta aggregano altri utenti. In poche parole un post che potrebbe sembrare elementare, quasi stupido, finisce per essere veicolo per rendere pubbliche alcune informazioni private che malintenzionati possono facilmente sfruttare per superare i controlli di sicurezza di molti account online.

Più o meno le domande del gioco sono queste:

L’anno che mi è stato assegnato è il ****
Quanti anni avevo?
Adesso?
Avevo una relazione?
Adesso?
Dove vivevo?
Adesso?
Avevo animali?
Adesso?
Ero felice?
Adesso?
Avevo figli?
Adesso?
Clicca mi piace e ti assegno un anno.

Una volta condiviso lo stato con le proprie risposte, quando un utente clicca “mi piace” al post, avrà assegnato dall’autore un anno a cui associare i propri dati e così via.

Ed è molto interessante che si partecipi così disinibitamente a sto gioco virale, catena di polli, in cui senza sforzi si consegnano agli hacker informazioni per violare profili e account.

Poi non lamentatevi se sarete hackerati perché, pur avendo stabilito tramite uno status che facebook non potesse usare i vostri dati, avete rilasciato tutte le informazioni utili per superare le impostazioni di sicurezza dei vostri account, taggando anche milioni di altri profili e quindi condividendo il tutto con decine di migliaia di sconosciuti.

E non lamentatevi neppure quando verrete contattati dalla polizia postale perché la vostra mail verrà utilizzata da un finto Principe nigeriano coi soldi bloccati e che richiede un versamento urgente per sbloccare le somme in cambio di un compenso

Bravy, vi lovvo tantyssymo

La frantumazione ad opera di Sky

La risoluzione di un contratto con Sky diventa il mio incubo quotidiano. Chiamate spesso scortesi e offerte allettanti a cui difficilmente si può rifiutare

lista-chiamate-skyRiuscire a risolvere un contratto Sky è una sfida all’ultimo sangue tra operatori e cliente. Sfide a cui molte volte si cede per sfinimento o perché le proposte risultano in effetti assai allettanti. La mia però è stata una battaglia di principio, ho voluto la risoluzione anticipata e, grazie alla legge Bersani, da quando ho deciso di rompere il rapporto con l’azienda, sono stato bersagliato quotidianamente da telefonate provenienti da tutta Italia.

Ho riscontrato un pressing che manco una fidanzata lasciata senza motivazione ha intrapreso nei miei confronti. Una media di 4 chiamate al giorno su tutti i numeri di famiglia, cioè ad ognuno dei dispositivi registrati, oltre a decine di lettere e mail.

In questi due mesi penso di aver parlato con almeno il 60% del personale ai call center. Sono mancati solo gli appostamenti sotto il palazzo, il rapimento e si può affermare che hanno provato in tutti i modi a convincermi.

Sono arrivati fino a dimezzare il mio canone annuale del 50%, ma io niente, irremovibile, anche perché la scortesia di molti centralinisti è veramente senza precedenti, specialmente le chiamate da Milano. Molto più simpatiche le chiamate ricevute da Bari.

Questo, che potrebbe apparire un dettaglio, è stato uno dei motivi che mi ha convinto a non rinnovare l’abbonamento. Mi sono accollato di tutto, servizi non sempre efficienti e a cui non pongono rimedio, tipo SkyGo o gli On Demand, dove non vengono inserite alcune puntate e anche se glielo segnali non si ottiene risposta.

Per non parlare del fatto che per anni ho pagato l’hd senza poter usufruire molto spesso dei servizi Hd. E che dire poi del trattamento sui ritardi del pagamento: non ti danno il servizio, giustamente per carità, però poi ti chiedono pure una penale (canone mensile per servizio non fruibile e penale del 50% del canone).

Insomma, posso tollerare, ma fino ad un certo punto. Non posso infatti accettare pure la scortesia delle chiamate ricevute.

Sinceramente, avete frantumato le palle.

A mai più.

Topi protagonisti dell’estate

I topi protagonisti della vostra estate, con il sito che ha fatto commuovere il webbe. Iscrivete il vostro quartiere al Palio di Santa Rosalia

paliodei-topi
Stanno prendendo le iscrizioni per il palio dei topi di Santa Rosalia nostra patrona di Palermo. Ogni quartiere può iscrivere un numero massimo di 5 topi. Si raccomandano soprattutto le dimensioni minime: 20 cm + 20 max di coda. Onde evitare esclusioni e perdite di tempo, si pregano gli organizzatori di quartiere, di leggersi il regolamento che verrà pubblicato sul sito ufficiale del concorso all’indirizzo che ha fatto commuovere il webbe, “www.topiprotagonistiinnocentidellatuaestate.it”.

Si ricorda ai furbi che è severamente vietato camuffare gatti da sorci. La gara è prevista per la notte del 14 luglio, quale omaggio alla Santa nonché alla presa della Bastiglia (lo ha voluto il Sindaco in persona). La gara si terrà lungo il percorso che va dai cantieri culturali della Zisa al Tribunale, Prenderanno parte all’evento tutte le autorità della città; il Sindaco, i Consiglieri comunali tutti, i Consiglieri di quartiere, i bidelli, i preti e le perpetue. Il premio, 5mila euro in gettoni di croccante, offerto dalla gelateria “Uno su mille ce la fa” di Corso dei mille, sarà consegnato la mattina del 15 luglio alle ore 5.40 presso i giardini di villa Giulia. Non più tardi perché poi si squara dal caldo. Presentano la manifestazione Gegia (in ricordo di Bud Spencer), i suoi fratelli e la speciale omelia del Vescovo del capoluogo.

E’ gradita la partecipazione di tutta la cittadinanza.

P.s. : Questo concorso potrebbe non essere vero.

La privacy degli allocchi

privaci allocchi

Se anche voi siete diffusori “legali” esperti in privacy sul web allora benvenuti su questo post. Copiatelo e condividetelo coi vostri amici

privaci allocchiVi sarete sicuramente accorti che periodicamente girano degli status su facebook, che invitano la collettività a diffondere, copiare ed incollare, degli altri status che disciplinano il proprio volere su presunti aggiornamenti relativi alla privacy utente.

Mettiamola così; premesso che tutte le volte che “Zucky” fa delle modifiche voi non vi accorgete mai di un cazzo, tutto ciò che pubblicate sul profilo lo avete sempre scelto voi in maniera autonoma, disinibita e ogni tanto nel pieno delle vostre facoltà.

Nessuno vi ha quindi obbligato, anzi, avete pure sottoscritto un contratto tra le parti, che disciplina la privacy, che non avete neppure mai letto. Dunque qualsiasi cosa accada ai vostri dati è sempre colpa vostra (nostra).

Detto questo; l’argomento mi appassiona. Dunque voglio partecipare alla diffusione di un messaggio centoundici (!!!111!!!), che vi pregherei di condividere per mantenere alta l’attenzione sul tema dei rincoglioniti.

Attenzione: Facebook nelle prossime 16 ore avvierà un programma di perforazione globale della vostra privacy attivando, a suo insindacabile giudizio, le vostre web cam personali. A quel punto ogni vostra scorreggia in ufficio diverrà proprietà intellettuale di Mark Elliot Zuckerberg che potrà disporne come meglio crede, anche per girare un sequel di “Vacanze sul Nilo” senza Boldi ma con De Sica.

Successivamente tutti quelli che scrivono “sei/siete bellissimi/a/o” sotto alle foto verranno segnalati alle autorità competenti quali molestatori della sanità mentale. Sappiate inoltre, che tutti i vostri messaggi privati verranno inoltrati a tutti i parenti che avete segnalato come tali per il vostro profilo.

I vostri selfie, anche quelli di spalle mentre tutelate la privacy dei vostri figli, verranno cestinati poiché inutili al mondo. Le foto dei vostri animali domestici saranno utilizzate per promuovere le sottomarche dei croccantini dei cani e dei gatti. Mentre infine le foto copertina saranno inoltrate ai produttori di pannoloni.

Se volete evitare che tutto ciò accada copiate ed incollate questo status su un foglio word, firmatelo e fatelo autenticare da un notaio di vostra fiducia ed inviatelo per raccomandata con ricevuta di ritorno all’indirizzo del vostro Sindaco che, in prima persona, si occuperà di raccogliere e segnalare a Facebook la vostra volontà.

Buona condivisione

privacyIn questo screenshot un’altra invenzione su facebook, per social allocchi, che sta girando

Das Auto, Das Fidanken

Questa mattina, dopo 12 anni di “onorato”, quasi, servizio, ho rottamato la mia auto. Le ho voluto dedicare un pensiero affettuoso

Non ce la faccio, troppi ricordi.
Il fresco profumo di gasolio la mattina, quel continuo ticchettio sotto le ruote,
Ricorda il piacere di rimanere al buio di notte ed ogni singola lampadina cambiata.
Ricorda il brivido di viaggiare con gli stop continuamente bruciati.
Ricorda la mattina, quando speravo che girando la chiave ti mettessi anche in moto.
Ricorda la sensazione di non poter fare sorprese per la paura che ricambiassi di cuore facendoti trainare.
Ecco, oggi è il tuo ultimo viaggio, te ne sei andata come avresti voluto.
Sul carroattrezzi. Ancora una volta, per l’ultima volta.
Vai Meriva, insegna alle altre come ci si guasta.
DAS AUTO, DAS FIDANKEN
Tuo amato

Appello ai dietroquintisti televisivi

Uno sfogo rivolto ai “dietroquintisti” televisivi, ai produttori, ai partiti politici italiani. Stoppiamo i soliti 4 volti noti dei talk show!

Ci hanno regalato una televisione con 900 canali digitali e la cosa meno interessante di questa storia è che su almeno 899 di essi, contemporaneamente, mandano dei talk show in cui l’ospite del giorno è il Senatore Stefano Esposito del Pd che argomenta il nulla.

Ora lo capiamo tutti che la politica fa della televisione la necessità di cui il popolo ha bisogno, però che cazzo, cambiateli ogni tanto gli interlocutori!

Rivolgo questo appello al gruppo selettivo per le telecomunicazioni del Partito Democratico e alle altre componenti Parlamentari; basta con Stefano Esposito, basta con Enrico Zanetti, basta con Andrea Romano, basta Gasparri, basta Lupi. Poi a voi conduttori e “dietroquintisti” di La 7: basta Rondolino amoroso, basta Andrea Scanzi, basta Maria Teresa Meli, insomma basta, basta e ancora basta.

I vostri programmi sono già poco interessanti, per carità, è una mia opinione, ma quantomeno selezionate ospiti differenti. Possibile mai che ruotate i commentatori scegliendo quasi esclusivamente tra questi citati sopra? Possibile mai che in Italia non ci siano interlocutori con altri argomenti da proporre? Possibile mai che l’opinione di questo paese si formi soltanto sul commento di queste poche persone?

Basta.

Questo sfogo a casa mia  lo chiamiamo “santiare”! Voi prendetelo come un appello.

Prendetene nota.

Volare oh oh

30 minuti di donna manager all’orecchio e un piccolo sfogo prima di salire a bordo di un aereo di linea

Volare oh oh. Ogni tanto anche a noi semplici capita di viaggiare, di spingerci oltre la barriera di sicurezza dell’aeroporto. Forse perché da tanto non mi trovavo in situazione di partenza oppure perché questa volta viaggiavo da solo, non ho potuto fare a meno di infastidirmi su alcuni comportamenti, che poi ho ricordato essere classici, da viaggiatore.

Ad esempio trovo insopportabile ai controlli di sicurezza il tizio/a che non si organizza per tempo; Cazzo. Lo sai che la cinta suona, che gli stivali te li fanno togliere e che il portatile lo devi mettere nella vaschetta! Allora perché ti fai rimproverare tutte le volte e ci fai perdere decine di minuti inutili dietro di te? Che poi ti puzzano pure i piedi, quindi lavateli.

Superato l’ostacolo dei controlli poi arrivi al tuo gate e ti accorgi che la fila per l’imbarco si è già formata da almeno mezz’ora. Lo capisci dalle smorfie di dolore dei primi della fila. Quelle gambe che continuano ad accavallarsi e lo sguardo fisso al distributore delle bibite. La sofferenza acuta delle “vecchie” che ad un certo punto si lasciano andare sul malcapitato davanti.

A me tocca sempre la donna “manager”, una che racconta i suoi cazzi al mio orecchio. Mi ha gia’ scassato il birriolo quando poi ad un tratto deve pure darmi a parlare di cose che non interesserebbero neppure ai giardinetti. Indossa l’auricolare, ma non comprende che il suo volume supera di gran lunga l’interfono aereoportuale. Uno stress insopportabile.

Nannò con la gnuantieraChe poi sta cosa che appena si entra in aeroporto tutti diventino automaticamente dei professionisti impegnati non la capisco. Li vedi coi maglioni con le palline e le esquadrillas bucate, però si atteggiano da grandi professoroni della neuroscienza, maneggiando disinvolti i loro nokia 3210.

Ma finitela.

Persino i “nannò” con le gnuantiere di cannoli diventano iperprofessionali, un po’ Cannavacciuoli e un po’ equilibristi. Un orgoglio ostentato che manco li avessero fatti loro.

Infine, ma non alla fine, quello che sei terzo in coda per salire e appena aprono i nastri deve superati per forza. Ma picchì? Al massimo arrivi terzo e ci sono ancora 50 cappelliere tutte per te che ci puoi stivare pure te stesso in confezione regalo by Dexter. Non ti capisco.

Dulcis in fundos (come direbbe il nannò), siete adorabili voi che entrate dal lato opposto al vostro posto assegnato. State bloccando tutta la fila arrivando nel senso contrario. Eppure c’era scritto nel biglietto che se avete il posto 2d dovete entrare dalla porta anteriore e se avete 27c dal posteriore. Ma che lo tenete a fare in mano quel biglietto, per tutta la durata del viaggio, cioè da quando uscite di casa fino all’arrivo, se poi non lo leggete?