Posted on 18 dicembre 2009.
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Posted on 17 dicembre 2009.
Sabato 12 dicembre si è svolto a Palermo il convegno “L’alba di una nuova resistenza” che ha visto la partecipazione di diversi relatori. Da Peter Gomez a Fabio Repici, da Sonia Alfano ad Antonio di Pietro, da Gioacchino Genchi a Salvatore Borsellino. Tutti quanti hanno raccontato la loro esperienza e il loro punto di vista analizzando il momento che sta attraversando il nostro Paese.
Dalla giustizia e la riforma sulle intercettazioni ai tagli alle forze dell’ordine, il vuoto di personale e risorse all’interno di moltissime procure siciliane, nonché la riapertura delle indagini sulle stragi del ’92 e le recenti polemiche nate dalle dichiarazioni del pentito Spatuzza su Berlusconi e Dell’Utri e le smentite da parte del boss Graviano, alcuni dei temi trattati. Una sala gremita, che ha accolto tra gli altri il del “popolo delle agende rosse”, un gruppo nato il 19 luglio del 2009, che si rivede nei valori e nella figura di Paolo Borsellino. Ragazzi e ragazze, provenienti da tutta Italia e addirittura qualcuno che per l’occasione ha raggiunto Palermo da Praga e dalla Norvegia. Vi proponiamo di seguito i filmati con gli interventi dei relatori.
Tags: Alba di una nuova resistenza, Antimafia, Benny Calasanzio, Beppe Lumia, Fabio Recipici, Gianni Lannes, Nino di Matteo, Palermo, Salvatore Borsellino, Sonia AlfanoPosted in Mafia, youtubeComments (0)
Posted on 14 dicembre 2009.
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Posted on 11 dicembre 2009.
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Posted on 07 dicembre 2009.
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Posted on 06 dicembre 2009.
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Posted on 05 dicembre 2009.
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Posted on 05 dicembre 2009.
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Posted on 27 novembre 2009.
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Posted on 23 novembre 2009.
15 novembre 2009 – La Polizia di Stato ha arrestato nel trapanese il boss latitante Domenico Raccuglia, ricercato da 15 anni ed inserito nellelenco del Ministero tra i 30 latitanti più pericolosi. In attesa dell’arrivo dell’ex latitante presso la sede della squadra mobile di Palermo.
Le immagini dell’arrivo del Boss Domenico Raccuglia alla squadra mobile di Palermo ed i festeggiamenti di addiopizzo e dei cittadini presenti. Riprese esclusive di Carmelo Di Gesaro e Francesca Scaglione.
Tags: Antimafia, boss, Catturandi, Mafia, Marangoni, Palermo, Raccuglia DomenicoPosted in Mafia, youtubeComments (0)
Posted on 16 novembre 2009.
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Posted on 16 novembre 2009.
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Posted on 09 novembre 2009.

L'attore Giulio Cavalli
Lui si chiama Giulio Cavalli e fa teatro civile di denuncia. Questo come abbiamo già raccontato tante volte gli è costato minacce di morte di stampo mafioso.
Minacce vere tanto che lo stato dopo due anni di titubamenti, ha deciso di asseganre all’artista lodigiano una scorta di due uomini.
Oggi, per l’incontro annuale con la ‘gente dello spettacolo’, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha voluto ospite al Quirinale. Non solo. Al termine della tradizionale cerimonia di premiazione, il presidente si è intrattenuto a lungo con Cavalli, per ascoltare una storia iniziata quasi tre anni fa a Gela, quando il regista e attore mise in scena, con alcuni magistrati e giornalisti siciliani, Do Ut Des, una commedia satirica composta da stralci di intercettazioni ambientali finite in processi per mafia e dalla lettura di alcuni pizzini di Bernardo Provenzano.Il tutto, spiega Cavalli, “in chiave comica, ma riprendendo anche la lezione di Peppino Impastato”. Il progetto ebbe successo, ma per Cavalli, una volta rientrato a Lodi, cominciarono le minacce, che andarono moltiplicandosi quando mise in scena uno spettacolo sulle infiltrazioni mafiose negli appalti in Lombardia.
Alla fine, servizio scorta per l’attore e nuovo spettacolo, stavolta realizzato in collaborazione con Libera, l’associazione per la lotta alle mafie di Don Luigi Ciotti. Oggi, infine, l’appuntamento al Quirinale, con Napolitano.
Il presidente, durante il colloquio con l’attore, ha avuto parole di elogio “per il coraggio di denunciare” e a esortato Cavalli “a proseguire con il suo lavoro”.
L’attore, però, ha denunciato una sorta di ‘abbandono’ da parte del mondo del teatro e in generale dello spettacolo di chi, come lui, fa teatro-denuncia e a volte si trova esposto, al pari di giornalisti, scrittori e magistrati, esposto alle vendette delle cosche. All’allarme di Cavalli di è associato anche il direttore di Ossigeno, l’osservatorio della Fsni sui giornalisti minacciati e sulle notizie oscurate con la violenza, Alberto Spampinato. “Ci sono troppi casi come quello di Cavalli – ha detto Spampinato – e di altri autori e giornalisti che vengono lasciati troppo soli”.
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Posted on 02 novembre 2009.
Questa mattina il portale www.byoblu.com ha diffuso questo video di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso dalla mafia il 19 luglio 1992. Nel video si esortano i cittadini a non prendere parte al “premio Borsellino” consegnato nella giornata del 2 novembre in memoria del giudice palermitano ed al quale parteciperanno Gasparri e La Russa del Pdl.
Secondo Salvatore Borsellino i due politici sono compartecipi di un sitema che tollera la presenza di Marcello Dell’Utri in parlamento pur essendo ritenuto uno dei possibili “mandanti occulti” della strage del giudice e dunque inconciliabili con la figura del fratello e non meritevoli di partecipare ad eventi che portano il suo nome.
A seguire il video messaggio e la lettera inviata agli organizzatori del “Premio Borsellino”.
MESSAGGIO DI SALVATORE BORSELLINO
Fu una Strage di Stato
Il 19 luglio di quest’anno alcune centinaia di persone, giovani e non, convenuti a Palermo a proprie spese da ogni parte d’Italia, armati soltanto di un’Agenda Rossa, della loro rabbia e della loro voglia di Verità e di Giustizia hanno impedito che in Via D’Amelio, in quel luogo reso sacro dal sacrificio di Paolo, di Antonino, di Claudio, di Emanuela, di Vincenzo e di Walter ci venissero imposti per l’ennesima volta quei funerali di Stato che la famiglia Borsellino aveva rifiutato 17 anni fa nella consapevolezza che, se non altro, lo Stato aveva omesso di proteggere in maniera adeguata il Giudice Paolo Borsellino e la sua scorta.
E’ bastata la notizia che quelle persone avrebbero presidiato sin dalla mattina di quel giorno Via D’Amelio per far sì che, per la prima volta in 17 anni, nessuno degli avvoltoi che usavano, il 19 luglio, volteggiare sul luogo di quella strage, si presentasse con le sue ipocrite corone di fiori, le sue finte lacrime e i suoi falsi discorsi di circostanza, a profanare ancora una volta Via D’Amelio.
In quella via era stata preparata da uno di quei giovani la riproduzione di una lapide a Vittorio Mangano, l’eroe di questa disgraziata seconda repubblica, proclamato tale da Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi per indirizzare su questa lapide eventuali rappresentanti delle Istituzioni che avessero tentato di deporre i loro simboli di morte davanti all’olivo che, come simbolo di pace e di speranza, la mamma di Paolo ha fatto piantare nel luogo della strage.
Per la prima volta in 17 anni quei politici che oggi governano il nostro paese grazie agli equilibri politici nati dal sangue delle stragi del ‘92 e del ‘93 hanno avuto forse vergogna di se stessi oltre che paura della rabbia di poche centinaia di persone, anche se armate solo di Agende Rosse, e nessuno di loro ha avuto il coraggio di presentarsi in Via D’Amelio.
Quelle poche centinaia di giovani sono diventati migliaia il 26 settembre a Roma in una manifestazione che, benché occultata dai quasi tutti i mezzi di informazione, ha riempito le vie di Roma, da Piazza Bocca della Verità a Piazza Navona, di migliaia di Agende Rosse levate in alto al grido ripetuto ed assordante di “Fuori la mafia dallo Stato”.
Scacciati da Via D’Amelio, quei politici vogliono domani, 2 Novembre, sfruttare la possibilità offerta loro da un premio intitolato a Paolo Borsellino per andare a Pescara a lustrare la loro squallida immagine accostandola a quella di un nome che non sono degni neanche di pronunciare.
Oggi sappiamo che non di mancata protezione si è trattato 17 anni fa in Via D’Amelio, ma di una vera e propria Strage di Stato, purtroppo l’ennesima nel nostro paese. Strage organizzata da pezzi deviati dello Stato stesso per eliminare quel magistrato che si era opposto a quella scellerata trattativa avviata tra lo Stato e l’antistato che oggi le rivelazioni di collaboratori di giustizia e la improvvisata ritrovata memoria di membri delle Istituzioni, che mi auguro siano chiamati a rendere conto del loro prolungato silenzio, stanno in maniera sempre più chiara portando alla luce grazie all’opera di magistrati coraggiosi che finalmente stanno per squarciare il velo che per anni ha coperto i veri responsabili di quella strage.
Io e tutto il Popolo delle Agende Rosse che mi sostiene nella mia lotta di RESISTENZA per la Verità e la Giustizia, abbiamo appoggiato quella manifestazione a Roma, inserita nell’ambito dello stesso premio, in cui è stato conferito il premio ad una persona come Giovanna Maggiani Chelli, della Associazione Nazionale Familiari delle Vittime di via dei Georgofili, che di un premio intitolato a Paolo è sicuramente degna. Due ragazze, membri del nostro movimento, hanno personalmente consegnato il premio alla Sig.ra Maggiani Chelli.
Contesteremo però nella maniera più dura chi vorrà strumentalizzare il nome di Paolo Borsellino utilizzando un premio a lui intitolato per tentare di ripulire la propria immagine mentre nei discorsi e nelle azioni quotidiane legate alle proprie responsabilità di parlamentare o di membro del governo contribuisce, attaccando anche e demonizzando la magistratura allo scopo di tutelare gli interessi del proprio padrone, ad alimentare il puzzo del compromesso morale, della contiguità e della complicità che ammorba l’aria del nostro paese.
Clemente Mastella ha già avuto la decenza di rinunciare a partecipare all’incontro previsto nell’ambito del premio, lo stesso chiediamo che facciano altri rappresentanti delle Istituzioni, quali Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa, altrimenti non potremo fare a meno di contestare la loro partecipazione a questo premio levando in alto le nostra Agende Rosse e gridando la nostra rabbia e la nostra indignazione.
Invito personalmente a Leo Nodari, che mi risulta essere tra gli organizzatori nel Premio e con il quale ho partecipato in passato a incontri per la Legalità e per la Giustizia, a non volere, per il futuro, inseguire riconoscimenti da parte delle Istituzioni mescolando per questo il sacro con il profano.
Dove si ricorda , si commemora o si onora il nome di Paolo Borsellino vogliamo che si possa sentire solo un “fresco profumo di libertà” e niente altro.
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Posted on 30 ottobre 2009.
La difesa del senatore Marcello Dell’Utri, sotto processo davanti alla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa, denuncia ai giudici «incursioni indebite della Procura presso il Tribunale di Palermo nel processo d’appello». A dirlo l’avvocato Alessandro Sammarco, uno dei legali del senatore, nel suo intervento davanti al presidente della Corte d’Appello Claudio Dall’Acqua per opporsi all’audizione del pentito di mafia Gaspare Spatuzza. «C’è un altro spunto processuale -ha detto Sammarco- siamo in possesso di un foglio firmato dal procuratore di Palermo che viene inviato al procuratore generale della Corte d’Appello. Costa sta accadendo? Ci troviamo di fronte a pressioni che subiamo da due accuse. Insomma una anomalia processuale che va risolta al più presto. Ecco perchè chiediamo alla Corte d’Appello di prendere in considerazione il problema tracciando i limiti».
«La Procura di Palermo -ha proseguito Sammarco- sta intervenendo attraverso il suo capo svolgendo una serie di attività investigative su questo processo, quando processuale la Procura si è spogliata, aggiungo fortunatamente, della cura del senatore Dell’Utri. Si accaniscono in questa indagine e riversano il materiale al procuratore generale. C’è un’interferenza funzionale. Ci troviamo a fronteggiare insomma due accuse». E aggiunto: «Voglia la Corte d’Appello prendere in considerazione l’incostituzionalità di questa anomalia. Noi non accettiamo forzature».
Infine i giudici della Corte d’Appello di Palermo, al termine della Camera di consiglio, hanno deciso di accogliere l’audizione del pentito Spatuzza.
La Corte ha disposto che il procuratore generale depositi le dichiarazioni rese da Spatuzza su Dell’Utri non solo ai magistrati di Palermo ma anche a quelli di Caltanissetta. Era stata la difesa di Dell’Utri a chiedere l’acquisizione di tutti i verbali degli interrogatori resi da Spatuzza. Per quanto riguarda i verbali della Dda di Firenze, però, la Corte si è riservata la decisione di chiederne il deposito in quanto «al momento i contenuti noti sono vaghi e non è possibile stabilirne la rilevanza».
I giudici, infine, decideranno solo dopo avere sentito il pentito se citare sul banco dei testimoni, come sollecitato dal procuratore generale, i tre capi mafia Giuseppe e Filippo Graviano e Cosimo Lo Nigro.
Il processo è stato rinviato al 6 novembre, data in cui verrà stabilito il calendario delle audizioni di Spatuzza
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