Posted on 27 novembre 2009.
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Posted on 30 ottobre 2009.
Siamo lieti di comunicarvi la nascita di della collaborazione tra fascioemartello.it e la casa editrice Aliberti Editore. A partire da questa settimana pubblicheremo sul nostro portale le ultime novità editoriali della casa editrice Emiliana.
Il primo libro che vi proponiamo ripercorre la vita di Michele Santoro, comunque la pensiate, scritto da Giandomenico Crapis, autore calabrese, di Lamezia Terme, medico, di occupa di storia della tv e della cultura di massa.
Ha pubblicato nel 1999 La parola imprevista sulla nascita della tv in Italia con prefazione di Alberto Abruzzese (Edizioni Lavoro), nel 2002 Il frigorifero del cervello: il Pci e la tv da “Lascia o raddoppi” alla battaglia contro gli spot (Editori Riuniti), nel 2006 Politica e televisione negli anni ’90 (Meltemi). Ha collaborato con «Gulliver» e con i quotidiani «Il Manifesto» e «L’Unità».
SCHEDA LIBRO
Michele Santoro, Comunque la pensiate, vita e carriera del “fazioso” che da vent’anni tutti (o quasi) vorrebbero cacciare. Senza riuscirci.
Pagine 281, costo 16,00€
Santoro irrompe nella tv dell’ultimo ventennio come un terremoto.
Di parte, populista, arruffapopolo, antipatico, grande conduttore, lo si è definito in questo e mille altri modi. Ma l’anchorman più amato-odiato rimane un esemplare unico di “animale” televisivo, di professionista irriducibile a qualsiasi potere.
Qualcuno l’ha chiamato l’arruffapopolo. Arruffare come disordinare. Mettere in disordine la realtà.
In fondo il giornalista questo deve fare.
Santoro ha sempre rivendicato fino in fondo questo ruolo: di chi scompagina le carte, l’ordine tradizionale del discorso. E per questo ha pagato prezzi pesanti.
Santoro l’irriducibile. Santoro l’arruffapopolo. Il rompiscatole. Santoro chi?
Già. Chi è davvero Michele Santoro?
Comunque la pensiate, come direbbe lui, è il protagonista assoluto del giornalismo televisivo italiano degli ultimi vent’anni; colui che più di ogni altro ha innovato la comunicazione giornalistica e politica del nostro Paese.
Questa prima biografia completa prende le mosse dagli anni Settanta, quando Santoro si divideva fra la politica militante e il giornalismo.
Gli inizi da leader studentesco, il carisma del trascinatore, l’indole polemica e insofferente che già si manifesta contro qualunque estabilishment, anche quello della propria parte.
L’esperienza da giornalista, che lo vede redattore e direttore della «Voce della Campania» e collaboratore del «Mattino», dell’«Unità» e di «Rinascita».
Poi il trasferimento a Roma: Santoro entra in Rai, dove scrive sceneggiati radiofonici di successo e s’impegna nel sindacato alle dipendenze del Tg3, da una cui costola nel 1987 nasce Samarcanda.
La progressiva straordinaria affermazione della trasmissione, con ascolti vertiginosi nei primi anni Novanta, lo fa diventare una star televisiva di prima grandezza.
Ma infinite e continue sono le questioni che nascono dalle sue performance. A lui si devono l’invenzione della “piazza” e la scoperta della “gente”, e la caratteristica conduzione in piedi.
All’ordine del giorno, dopo ogni puntata, scoppiano violentissime le reazioni dei politici e seguono le bacchettate della critica, anche di quella di sinistra.
L’impegno in prima linea contro la mafia lo colloca nel mirino della criminalità organizzata.
Nascono il sodalizio con Costanzo e le “staffette televisive”: di nuovo furiose polemiche, soprattutto da parte di esponenti della classe politica siciliana.
Quindi la nascita di nuovi format come Il Rosso e il nero e Tempo Reale; l’uscita dalla Rai e il tempestoso passaggio a Mediaset, i tre anni alla Fininvest con Moby Dick non baciati dagli ascolti di prima; il ritorno nell’azienda pubblica con Circus, Il raggio verde, Sciuscià, prima dell’“editto di Sofia”, il noto pronunciamento di Silvio Berlusconi che lo mette alla porta insieme a Enzo Biagi e Daniele Luttazzi.
Qui comincia forse il periodo più difficile della biografia professionale santoriana, con l’astinenza dal video e l’impegno per la libera informazione nel proprio Paese, poi al Parlamento europeo. Fino al ritorno in tv.
La volontà di ripartire da zero. Anzi, da Annozero. Di nuovo audience da capogiro come ai tempi di Samarcanda.
È storia di oggi. E c’è da giurare che il “tribuno Santoro”, rafforzato dai silenzi dell’opposizione, dai conformismi dell’informazione, dell’arroganza del potere, non ha certo finito di far discutere, stupire, infuriare, pensare.
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Posted on 04 settembre 2009.
Venerdì 4 settembre alle ore 21.30 a Marsala (Tp),presso l’ex Convento del Carmine, avrà luogo la presentazione del libro “Vite sospese. Dieci storie di resistenza contemporanea” dell’autore Vincenzo Figlioli.
Nato da un viaggio-inchiesta nel centro di accoglienza di Perino, nella periferia marsalese, “Vite Sospese. Dieci storie di resistenza contemporanea” - il nuovo libro della Navarra Editore, firmato da Vincenzo Figlioli – racconta le storie di dieci giovani migranti richiedenti asilo in Italia – la loro vita, i loro sogni, la situazione del loro paese e il trattamento ricevuto in Italia – e allo stesso tempo affronta gli aspetti giuridici legati alla tematica dei rifugiati e dell’asilo politico.
Vincenzo Figlioli è nato a Sondrio nel 1978, ma è cresciuto a Marsala (TP) dove tuttora vive. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Bologna, dal 2006 è iscritto all’ordine dei giornalisti pubblicisti. Ha collaborato con il quotidiano free press “Marsala C’è”, con il settimanale “QP – Il quarto potere” e con alcune emittenti radiofoniche e televisive, tra cui RMC 101 e Tele 8. Attualmente scrive per il quindicinale “L’isola” e collabora con il sito www.liberainformazione.org. Assieme all’amico Renato Polizzi, nel 2006 ha fondato la “Communico”, un’agenzia di comunicazione e promozione culturale con cui ha partecipato all’organizzazione del 1° Festival del Giornalismo d’Inchiesta “A chiare lettere”, a Marsala.
Dalla prefazione di Diego Cugia
Le “Vite sospese” di cui tratta questo libro meriterebbero quasi tutte uno sceneggiatore e un regista. Sabi, Betlemme, Aden e gli altri, con i loro destini storti, avranno comunque qualcosa di nobile da raccontare ai loro nipoti. Hanno dato la vita per vivere. Sono i cavalieri del terzo millennio. Fuggiti dai loro paesi, perseguitati dalle polizie locali, vittime d’ingiustizie politiche, di dittatori militari, di ras di quartiere, d’infamie di ogni genere, approdano in Italia, dopo aver trascorso la loro vita a scappare, come Karimi. E finiscono “dentro” un poco accogliente centro d’accoglienza, come un Alberto Sordi nero, “detenuto in attesa di giudizio”. In un’Italia che più emigrante non si può, che è stato accolta in America, in Australia, in Germania e in Svizzera per oltre un secolo, le loro vite rimangono più sospese che mai. È un brutto limbo col filo spinato, un’eterna attesa di rifarsi una vita, un muro burocratico, un ostracismo non dichiarato, a tenerli “dentro”.
Discuteranno del libro insieme all’autore
Maria De Vita, responsabile Centro di accoglienza di Perino
Ottavio Navarra, editore
Renato Polizzi, giornalista
Enzo Zerilli, presidente associazione “Amici del Terzo Mondo”
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Posted on 27 giugno 2009.

Enrico Mentana, foto Francesca Scaglione
Questa sera Enrico Mentana è approdato a Palermo per presentare il suo primo e “forse ultimo libro”, come dichiara ironicamente, dal titolo “Passionaccia” che racconta la sua vita professionale ed il suo percorso giornalistico. L’abbiamo seguito presso la libreria Flaccovio per un dibattito-intervista ed uno scambio di battute con i presenti.
Un uomo apparentemente mite, con uno sguardo pieno di fierezza e consapevolezza di se. Un sorriso spesso soltanto accennato e una risposta sempre pronta, come un asso nella manica.
Un giornalista serio e composto, ma non rinchiuso dentro i recinti del potere, dai quali ha sempre voluto stare fuori. Mentana che ha raccontato la sua passione per quel fare informazione che lo porta ad essere legato più che mai al giornalismo televisivo.
Enrico ha un piglio molto deciso, che incute quasi timore. Durante la parte ufficiale della presentazione racconta il suo percorso professionale ed il suo “volontario” distacco dalla politica.
Racconta di non andare a votare da tantissimi anni per una precisa scelta di correttezza “deontologica”, poiché afferma che un giornalista debba rimanere imparziale anche nel momento del voto, che costituisce di per se una scelta e dunque una preferenza, perché è colui che racconta i fatti e non può esserne influenzato.. anche se poi in qualche modo accade sempre.
Cerca di parlare il meno possibile della questione Mediaset che l’ha visto coinvolto negli ultimi mesi e alla domanda “Lei guarda Matrix?”, risponde con una battuta, “ritorneresti mai a vedere chi gestisce la casa che hai abitato, dopo che hai traslocato?”
Si definisce un “animale da televisione” e ribadisce in tutti i modi che è così che vorrebbe concludere la sua carriera professionale. Sembra non apprezzare tantissimo l’informazione che parte dalla rete, perché spesso, afferma, “ internet dice tutto e niente ed è come se avessimo la possibilità di stare dentro una libreria per un’ora, dovendo leggere tutti i libri al suo interno.. il risultato sarebbe scarso”, quindi anche se rivela di seguirla nei ritagli di tempo con attenzione, non mette mai da parte lo spirito critico e la consapevolezza che l’informazione della rete non è verità assoluta.
In quest’errore cade qualche volta chi, tralasciando l’informazione tradizionale, crede di trovare il Santo Graal e la notizia pulita o vera soltanto navigando in internet.
Parlando poi del suo futuro professionale, afferma di essere ancora in attesa di un contratto, magari per la conduzione o la direzione di un telegiornale in un network nazionale, ma che non ha alcuna intenzione di “concedersi” al primo venuto. Enrico vuole farsi corteggiare un po’.
Racconta anche un particolare di una famosa cena del 1994 a casa Berlusconi, alla quale parteciparono anche Confalonieri ed altri del gruppo Fininvest. Era all’indomani della prima vittoria di Silvio e tutti tendevano a prostrarsi ai suoi piedi. L’anno della discesa in campo, una serata di convenevoli dove Enrico ha tenuto a precisare d’essersi tenuto in disparte.
Finita la parte ufficiale della presentazione ha risposto alle domande del pubblico, poste sempre con la premessa d’essere velenose, alle quali ha risposto con tono deciso, riportando fatti, accompagnando il tutto con una buone dose di ironia ed autoironia ricercata ma sempre efficace.
Video integrale da Flaccovio
Video su C6 Tv redazione di Palermo, servizio Carmelo Di Gesaro e Francesca Scaglione
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Posted on 01 giugno 2009.
“Siamo spettatori universali: il dissolvimento delle democrazie in oligarchie mediatiche è all’opera non solo in Italia ma in tutto il mondo.”
Hans Georg Gadamer
C’era una volta. C’era una volta chi si dava come compito quello di incalzare il potere e di controllarlo: un’élite temuta e ascoltata. C’erano una volta i “maestri”, i Pasolini, i Moravia, gli Sciascia, i Calvino, ma anche i Bobbio, i Galante Garrone, gelosi custodi del libero pensiero. E ora? Read the full story
Tags: fascioemartello, I nuovi mostri, Libri, Oliviero BehaPosted in Libri, fascioemartelloComments (0)
Posted on 11 febbraio 2009.
Presentazione Libro, solo a Palermo. Intervista a Daniele Billitteri. Libreria Feltrinelli 04/02/2009. Noi c’eravamo ed abbiamo parlato con l’autore. Presente durante la presentazione il comico Marcello Mordino.
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Posted on 03 gennaio 2009.
Sergio Nazzaro è un brillantissimo scrittore 35enne, nato e cresciuto a Mondragone. Giornalista pubblicista ha scritto reportage sulla riminalità per «Clorofilla.it», «Left Avvenimenti», Megachip», «Nazione Indiana». Ha collaborato con Radio Kossuth (Ungheria), il quotidiano «MF NS» (Praga), «Rumore» e «Next Exit». Scrive per «Il Pizzino».
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