Johnny Bruschetta ad Arezzo

Johnny Bruschetta

Apro un capitolo Arezzo su e per Johnny Bruschetta. Ristoratore raffinato, gentile, sincero, con un locale di forte personalità, eccentrico e di quel “figo” che piace, un po’ come il proprietario: vero e appunto sincero nella proposta.

Cibo buono, con abbinamenti che vanno dai salumi e le verdure del territorio, accompagnato da una musica di sottofondo vintage piacevole.

Portate i vostri cani, gli verrà offerta acqua fresca e nessuna smorfia di dispiacere per la presenza. Se passate da qui e non ci entrate, siete scemi.

Il Governo c’è. E gli altri (partiti)?

E gli altri?
E gli altri?
Io e Mario Borghezio nella stessa stanza

Amici miei!!!

E’ nato il Governo del cambiamento e dei punti esclamativi! (!!111!!!)

Giubilo e gioia sui social. Commossa la “gente”, il “popolo del web” ma anche la “base”, tutte figure liquide che completano lo scenario da fantapolitica di questi ultimi anni. Con loro, a sorridere, ci sono anche identità reali, i signori dei partiti della tradizione che, nel momento del rifiuto di Giuseppe Conte, hanno vissuto uno psicodramma dal finale certo: l’estinzione.

Tra questi, se la ridono e respirano con sollievo infatti”gli altri”, gli abitanti sospesi del nuovo “Tempio del popolo” a Roma. Liberi e Uguali, Partito Democratico, Forza Italia e Fratelli D’Italia dunque, prendono fiato, sapendo di aver superato quelle ore di terrore per il ritorno alle urne che nella migliore delle ipotesi avrebbe avuto l’effetto di un “suicidio” di massa.

Nel frattempo, a mente serena, scampato il “pericolo”, sono pronto a raccontare alcuni scenari che, sotto la spinta del “cambiamento”, hanno preso forma al di là del fiume, cioè fuori dai partiti “vincitori” (Lega e M5S) di questo primo round della terza Repubblica.

Ipotesi finora soltanto ventilate adesso sembrano più che concrete con “drammi” consumati ed “importanti” mutazioni di scenario. E se immaginate anche solo lontanamente quello che penso, in questi ultimi tre/quattro giorni vi sarete resi conto che alcuni “capitani” nel mezzo della tempesta abbiamo lasciato le navi in difficoltà mentre altri siano rimasti più o meno saldamente a bordo.

La sinistra di “Leu“, Liberi e Uguali, non ha praticamente preso parte al dibattito sul nuovo Governo. Certo non ne avrebbe avuto modo visto il risultato ottenuto alle ultime elezioni. Eppure, in qualche modo, qualche timido tentativo è stato fatto ed è risultato il solito: la divisione per tentare di sopravvivere. Si è già compreso che il percorso dell’aggregazione infatti è pressoché finito.

Qualora fosse necessario o vi interessasse sul serio, passate a leggere i commenti di alcuni dei loro leader, Brignone, Bersani e Fratoianni tra gli altri, che quando ormai tutto ci ha fatto concludere che saremmo potuti andare al voto tra la fine dell’anno e quello nuovo,  s’erano già svincolati dagli altri.

In realtà non c’è neanche bisogno di analizzare in modo più approfondito i fatti per comprenderne i motivi. Se si andasse al voto per Liberi e Uguali si profilerebbe “l’en plein” di perdenti. Tutti fuori. In definitiva però, si è ormai certi che Possibile, Sinistra Italiana ed Mdp siano orientati a prendere strade diverse da quella che li portò al disastro di marzo. Voci di corridoio infatti insistono sull’ipotesi che Mdp sia pronta a rientrare nel Partito Democratico, mentre per SI e PO si profilerebbe un nuovo impasto con altra sigla, tentando magari di inglobare l’1,5% di Potere al Popolo. La solita minestra in alternativa alla finestra.

Il Partito Democratico continua la sua strategia d’estinzione, come quei fan della roulette russa. Ostaggio del suo ex-segretario Matteo Renzi e vittima di una inadeguatezza d’azione difficilmente potranno mutare le sorti in vista della prossima campagna elettorale.
Pur avendo scelto Maurizio Martina quale nuovo reggente, in attesa del congresso, l’ex premier democratico continua in ogni caso a spadroneggiare come un invasore arroccato sulla torre, interferendo costantemente sulla linea e sulle scelte del partito.

È stato così per esempio nei giorni del primo giro di consultazioni al Quirinale, quando parve possibile, vista la situazione instabile lasciata dal voto, un governo Pd-M5S. Un momento che eccitò gli animi di alcune correnti democratiche ammosciando allo stesso tempo quelle degli stellati, ma che si schiantò preventivamente sulle dichiarazioni in diretta televisiva di Renzi, che si oppose fermamente all’ipotesi senza dibattito alcuno e chiudendone di fatto la possibilità.

Il Pd vegeta in una nuova stagione senza leader e con molti capi, che si concluderà con un ulteriore pessimo risultato elettorale e probabilmente col definitivo crollo del centro sinistra italiano ma con Bersani e D’Alema che intanto torneranno a rivendicarne la sconfitta.

La simpatia che tutti proviamo per il nuovo Berlusconi, 81enne, un po’ “svalvolato” e sempre meno inibito, nonché la sua riabilitazione non fermeranno il grande esodo che colpirà Forza Italia. Quello di Silvio infatti diverrà il primo partito migrante della Terza Repubblica. Gli indicatori ci sono tutti, da tempo la Lega è decisamente la nuova terra promessa, Salvini il messia. Il che poi sembra un paradosso da commedia dei pupi, fa ridere pensare ad un Salvini che accoglie. Chissà se il neo Ministro dell’Interno avrà qualcosa da dire su questo genere di rotte.

Infine Fratelli D’Italia. Il partito di Giorgia Meloni resiste, forse l’unica resistenza attualmente attiva in questo paese. Resiste ma non alle tentazioni. Nel giorno del No a Paolo Savona infatti fu la prima a lasciarsi tentare dall’Impeachment per Sergio Mattarella, poi anche la prima a tentare di entrare nella lista dei Ministri del giorno dopo, quella del sì a Giuseppe Conte. Ma Giorgia è così, prendere o lasciare. Il suo partito è forse il più liquido che si conosca, con aderenti che vi transitano il tempo di una dichiarazione.

E questo, in vista di un nuovo “polo della libertà” potrebbe diventare un problema.

Chi voterà, vedrà. Nel frattempo, amici miei, fatevi avanti.

Lega contro tutti (2° tempo)

Luigi Di Maio Lega contro tutti (2° tempo)

Leggi il Primo tempo.

Eravamo rimasti con Carlo Cottarelli, incaricato di formare il “governo del Presidente”, viene convocato il 29 maggio alle ore 16.30 per discutere un’eventuale lista di Ministri.

Cottarelli accettaIl Pd, finora silente, va in soccorso di solidarietà si schiera con Mattarella, per gli insulti che intanto piovono dal web, ma si asterrebbe da un eventuale voto di fiducia sul nuovo esecutivo.

Si asterrebbero anche Forza Italia e Fratelli d’Italia, nessuna notizia da Liberi e Uguali. Sempre sul pezzo.

La sera del 29 maggio dunque, la nomina di Cottarelli  viene congelata a sorpresa. Colpisce nel segno anche la notizia di una nuova apertura al Colle da parte del Movimento Cinque Stelle. Salvini, sull’onda delle dichiarazioni di Di Maio, riapre anch’esso la discussione per la nascita dell’ormai noto governo del cambiamento.

Carlo Cottarelli a colloquio da Mattarella, nella serata del 29, quando ormai avrebbe dovuto consegnare la lista dei Ministri, stoppa tutto, su consiglio dello stesso Presidente, in attesa di capire se Lega e M5S si decideranno a chiudere la partita politica.

Viene annunciata una nuova convocazione per il due giorni premier nella mattina del 30 di maggio.

Mai visto niente del genere.

Retroscena

Salvini a conti fatti se si andasse alle urne già dopo agosto, potrebbe diventare il capo del centrodestra e Premier con la maggioranza assoluta anche senza il Movimento Cinque Stelle.

Ecco spiegato il motivo per cui non ci sarebbe mai stata la volontà di spaccare la coalizione con Forza Italia e Fratelli d’Italia, che, alle condizioni attuali, con i sondaggi tutti a favore e con Silvio riabilitato, consentirebbero a una vittoria assoluta al centrodestra.

Ecco perché non c’è interesse da parte della Lega a mantenere vivo il sentimento d’accusa su Mattarella che però a questo punto mette in forte imbarazzo il Movimento tutto, complice, per compiuta scarsezza politica, della strategia della Lega.

Agli osservatori è infatti sempre stato chiaro che Salvini non fosse mai stato davvero convinto di mandare in porto il contratto di governo. Fin dai primi giorni che seguirono il 4 marzo, si pensò immediatamente che la soluzione migliore per la Lega fosse protrarre il più possibile tutte le decisioni dal Colle, per arrivare fuori tempo all’ipotesi del ritorno al voto. Questo avrebbe fatto sì che Pd e FI, con l’idea malsana e già sperimentata del voto utile, avrebbero ceduto quote in favore di Lega e M5S.

Stesso pensiero sul Movimento che, a differenza del carroccio, si sarebbe fatto convincere strada facendo, cadendo quindi nella tela di Salvini.

Dopo 58 giorni di stallo dunque, i due partiti concordano la nascita di una leadership Lega-5s, stoppando l’ipotesi di voto anticipato e governo tecnico fino a dicembre, annunciato dal Presidente Mattarella dopo il terzo giro di consultazioni non andato a buon fine

L’anomalia dunque sembra essersi compiuta anche se i sospetti di un fallimento programmato della nuova alleanza, non si sono mai arrestati. A dar forza all’idea che fosse tutto un bluff il documento siglato dai due partiti che fino alla versione definitiva non chiariscono i dubbi sulle manovre proposte e che, a sentire gli economisti, avrebbe causato una uscita in bilancio di 150 miliardi di Euro a fronte di un’entrata da 50 milioni.

Di Maio ed il movimento dal PresidenteMa come si potrebbe compiere una simile manovra? Uscendo dall’Europa che, anche per costituzione, ci impone il pareggio di bilancio. Ad avallare questa ipotesi, trapela la notizia della proposta di nomina di Paolo Savona al Ministero dell’Economia, da sempre, euroscettico.

Il contropiede su Mattarella dunque si compie grazie alla furba idea di Salvini di insistere sulla proposta di nominare un Ministro sgradito all’Europa e respinto già ufficiosamente dal Presidente.

Durante le prime ore della nascita del Governo Conte infatti, trapelarono già le voci di un veto all’economista su cui alla fine crollerà il contratto di Governo.

Il perché resta sempre uno: alla Lega conviene il voto anticipato ma non prima del nuovo anno. Questo infatti sarebbe il risultato perfetto. Il centrodestra unito volerebbe quasi al 50% dei consensi. Una campagna elettorale contro “il sistema” farebbe presa sulla gente, già mobilitata e giustamente incazzata, seppur, molto spesso inconsapevole sul vero mandante di questa nuova situazione d’emergenza.

Il movimento, lasciato solo sulla questione “impeachment” e solo su una futura campagna elettorale, capisce di essere stato fregato e rilancia con l’unica opzione possibile: riaprire il dialogo col Presidente e rimettere la Lega attorno al tavolo. Obiettivo: un governo politico per fermare il centrodestra e principalmente non restare con un pugno di mosche in mano.

La Lega adesso è contemporaneamente con tutti e contro tutti.

30 Maggio, solo confusione

continua…

(qui l’articolo precedente)

Lega batte tutti (1°tempo)

Salvini lega nord
Salvini lega nord
Nella foto un parlamentare leghista con gli immancabili braccialetti pro-salvini

Dopo il no a Mattarella ad un esecutivo Lega e 5 Stelle con Paolo Savona Ministro e la successiva rinuncia di Giuseppe Conte al ruolo di Premier, la domanda che più mi hanno rivolto è stata: è adesso cosa succederà?

Provo a scrivere un’analisi comprensibile e che, più o meno, descrive cosa è successo e cosa accadrà nel prossimo futuro del paese.

Salvini, con una astuta manovra politica ha chiuso il Movimento Cinque Stelle ed il Presidente della Repubblica nell’angolo. Questo ormai è un dato abbastanza chiaro a tutti.

A conti fatti le variabili erano semplici da prevedere.

La Lega da un lato ha incastrato gli inesperti del M5s, vogliosi della possibilità di arrivare al governo dopo soli 5 anni dall’approdo in parlamento, siglando un “accordo di governo” in perdita (bastava leggerlo) e dall’altro, ha preso tempo col Quirinale, concorde alla nascita di un Governo politico sostenuto dai “principali partiti” dopo il risultato del 4 marzo.

La Presidenza della Repubblica infatti in questa situazione di stallo non voleva tornare alle urne, se non prima dell’approvazione della manovra finanziaria di dicembre e lo studio di una nuova legge elettorale che risolvesse una probabile futura identica situazione in caso di ritorno voto.

E così quindi, mentre tutti si aspettavano la nascita della terza Repubblica, annunciata con enfasi da Luigi Di Maio e lo stesso Matteo Salvini, succede quello che molti non si aspettavano.

La Lega infatti, pur cedendo praticamente tutti i ministeri ed il Premier, cosa che peraltro ovvia dato il peso politico assai sbilanciato in favore dei Cinque Stelle, ha imposto la presenza di un papabile Ministro, tale Savona, già inviso al Colle per via di alcune posizioni euroscettiche che avrebbero portato, a sentire il Quirinale, il Paese verso il rischio di un crollo finanziario.

L’avvocato Giuseppe Conte dunque, ottenuto ed accettato l’incarico offerto da Mattarella, seppur con riserva, sarebbe presto divenuto il Primo Ministro di questo paese dopo quasi 80 giorni di blocco.

Il partito di Salvini intanto, che non aveva sollevato alcun polverone alla prima ventilata notizia contro Savona, avrebbe continuato nella sua “intenzione” di arrivare alla formazione di un Governo in breve tempo.

Il passo successivo adesso sarebbe stato quello di ottenere l’ok definitivo dal Colle per la formazione dell’intera giunta di Governo. I partiti, domenica 27 maggio, convocati al Quirinale per discutere dunque una lista definitiva dei Ministri però arretrano. Nonostante non ci fossero stati “veti” ulteriori a quelli del Savona, infrangono l’accordo col Presidente e ritirano tutto. La situazione di stallo, passa da quasi governo a rinuncia all’incarico per Giuseppe Conte.

I grillini, spalleggiati dalla Meloni, che però non faceva parte dell’accordo, gridano all’impeachment, cioè per la “messa in stato d’accusa del Presidente”, Salvini, lancia l’assalto dalle piazza con un video in verticale su facebook.

Tutto da rifare.

I cittadini intanto, infervorati dal clima cominciano ad inveire contro Mattarella e contro il Pd, reo, non si capisce come, d’aver causato la nuova crisi.

Salvini chiuso l’accordo col Di Maio avrebbe dovuto interrompere i rapporti con gli altri partiti di destra che nel frattempo venivano esclusi o si erano auto esclusi, dall’accordo di Governo.

Sarebbe stato infatti naturale pensare che una volta nata una “nuova colazione”, la precedente sarebbe venuta meno. Invece l’intero centrodestra si è tenuto in piedi unito, con scolorite dichiarazioni di astensione sul voto al nuovo Governo.

Intanto Forza Italia, che a marzo aveva pressoché gli stessi voti della Lega, si riabilitava e si rinforzava grazie al “rientro” in campo di Silvio Berlusconi ottenuto per via legale. Nessuno quindi, fate attenzione a questo passaggio, nel centrodestra, Lega inclusa, ha mai sciolto l’aggregazione che aveva ottenuto quasi il 37% dei voti degli italiani poco tempo prima.

E questo di per se è anomalo. Non s’era mai vista una coalizione restare in coalizione con posizioni assolutamente distanti come questa (una parte al Governo ed una no).

Salvini intanto, accettando un contratto “per il cambiamento” del Paese ha via via accresciuto la personale popolarità, portato il suo partito dal 18% dei consensi a sondaggi che lo stimano tra il 25 e il 27 %.

Un successone per il leader del carroccio, riuscito dove nessuno era mai arrivato “un accordo con i Cinque Stelle”. Una mossa politica e strategica che gli ha consentito di continuare a fomentare la piazza di entusiasmo e speranza, utilizzando persino la strabiliante macchina comunicativa del Movimento.

Un capolavoro.

I cinque stelle intanto, felici, per aver escluso Berlusconi ed il Pd dalla leadership del paese, gongolavano, senza mai rendersi conto di ciò che stava realmente accadendo.

Torniamo al 27 e 28 maggio.

Mattarella, preso atto del rifiuto di Conte e dei principali sponsor, convoca al Quirinale Cottarelli, economista inserito nella lista dei Ministri Cinque Stelle durante la campagna elettorale. Una mossa astuta, che mantiene vivo il rapporto con il partito di Grillo e che, nonostante gli insulti e le accuse, agli osservatori appare come un messaggio al movimento.

Il 28, Cottarelli annuncia di aver accettato l’incarico con riserva. Intanto tutti gli indicatori di mercato salgono, mandando in frantumi i guadagni del 2018 in borsa.

A questo punto ci si avvia verso un governo tecnico senza voto di fiducia dalle due camere. Un disastro politico che non risolve i principali problemi da cui siamo partiti: finanziaria a dicembre e nuova legge elettorale. I partiti infatti annunciano di voler votare nell’immediato, sapendo già di non poter comunque arrivare a nulla, visti i tempi assai ristretti per poi avviare una discussione sulla finanziaria.

Nel frattempo, sulle note dell’impeachment Beppe Grillo, manda un messaggio ai suoi: “Calma”.

Dalla Lega rispondono: “Chi insulta e minaccia Mattarella non fa parte del futuro del paese”.

Messaggio consegnato. Di Maio arretra sulla richiesta di messa in stato d’accusa del Presidente, ammonendo Salvini per essersi svincolato da un appoggio in aula. Il Movimento alla fine della giornata si dichiara disponibile per un sostegno al colle.

29 maggio cambia ancora lo scenario.

Continua…

Smettetela di camminare e iniziate a guardare

Smettetela di camminare e iniziate a guardare

Smettetela di camminare e iniziate a guardareAvete tempo di saltare, contare passi e scrivere merda, se restare indifferenti, come ogni giorno, risparmiatevi un lutto.

Nessuno ha bisogno di slogan, citazioni e spot vuoti della memoria. Nessuno, ripeto nessuno, è interessato a leggere e commemorare.

Non interessa a nessuno sentirsi ripetere che le idee camminano sulle gambe della gente, anche perché, ci deve essere stato ancora un problema di malasanità. Qua tutti zoppi sono rimasti.

E allora, avete voglia di sparare nel mucchio, di centrare bersagli nel vuoto, di immaginare cerchi nel campo di grano della memoria.

Non interessa a nessuno fino a quando pagherete ancora il pizzo, non denuncerete un abuso, non vi opporrete al malcostume, sì, anche quello è una montagna di lercio che ogni giorno attraversa immune il vostro sguardo.

E allora smettetela di camminare. Iniziate a guardare, a sorprendere il vostro sogno incantato, di immaginare una coscienza che si pulisce con le parole. Fermatevi, fatelo adesso.

Fatelo ogni volta che siete in grado di fare qualcosa e invece, indifferenti, passate oltre.

Non è con una sconfitta che si celebra la dignità. Basta con i premi, basta con i social, basta con le parole che non hanno mai senso nel rivedervi ogni giorno allo specchio.

Siate fieri di qualcosa che avete fatto, non di qualcosa che altri hanno fatto. Siate fieri di non aver detto, di non aver soltanto condiviso.

Ecco, anche oggi, risparmiatevi un lutto.

Alla ricerca della banalità

Se ci fosse un nuovo titolo accademico da creare, proporrei sicuramente quello di ricercatore della banalità. Se fosse un premio, avrei poche difficoltà ad assegnarlo.

Ogni giorno comprendo sempre di più le potenzialità di un social network invasivo come facebook. Grazie ad esso, anzi ad essi, riesco ormai, con più facilità a saltare notizie che non meritano la mia attenzione o un mio commento.
La potenza e la capacità degli algoritmi del nuovo pianeta sociale, per me, sono divenuti infatti un utile strumento per arrivare al centro di tantissime questioni, soprattutto quelle da evitare per non sembrare banale. Ai miei occhi, è chiaro.
Ad esempio uso i trend topic o per meglio dire, gli argomenti più utilizzati, per arrivare alle notizie più stupide del “mondo del web”.
E’ infatti consuetudine per i cosiddetti “influencer” concentrarsi sulle notizie futili del giorno e commentarle fino allo sfinimento.
Un metodo, questo, nato per le classifiche di gradimento che intendono superare, confondendo il potere di influenzare, col potere di farsi commentare o di questuare un commento, come spesso accade con l’utilizzo spregiudicato dei tag che alcuni sono soliti fare, abusandone.
Sarà infatti capitato a tutti voi di essere stato infilato in discussioni di cui faremmo a meno e su cui vogliono estorcerci un parere. È vero?
Un po’ come se il vostro vicino più loquace, fosse anche il più popolare del condominio, solo perchè in ascensore oltre al buongiorno, discute con voi delle condizioni meteo.
Ma la necessità di sentirsi appagati, gratificati e attivi, è ormai una bestia incontrollabile, arrivando ad infestare le bacheche dei seguaci, i nostri vicini silenziosi, fino a renderli dei potenziali “assassini della porta accanto”.

Reddito di scimunitanza

reddito di scimunitanza

Trasformare la questione del reddito di cittadinanza in reddito di “scimunitanza” sta sinceramente facendo scadere qualsiasi ragionamento post voto.

Questo fatto che il m5s sia stato votato esclusivamente per la misura appunto del reddito è una bufala a cui solo degli stupidi allocchi possono credere. Intanto chiariamo un punto: al sud non siamo degli imbecilli.

Non voglio schierarmi ne con loro ne contro di loro, ma a conti fatti, nel mezzogiorno gli unici fin qui ad aver fatto assistenzialismo sono la Dc e gli eredi nostalgici di quel sistema di potere. La ragione però su cui mi concentrerei è poi una sola: auto-sostenersi è un diritto!

Non è un privilegio pensare di campare. Non una volontà per scansarsi il lavoro.

Continuare a parlare di assistenzialismo in termini dispregiativi mi fa ribrezzo, e anche sinceramente orrore. Prima gli italiani, che non è sicuramente uno slogan del “movimento”, passa anche da un presupposto: gli italiani debbono stare meglio!

Per farlo hanno bisogno di lavoro e reddito certo. Se le case sono sfitte, se i negozi sono vuoti, se non c’è lavoro è perché non circola denaro, non perché si pensa agli immigrati.

Sono concetti elementari, banali. Quando tutti, dal nord al sud, vi troverete senza un lavoro, perché nessuno è disposto a pagarvi, auguratevi che qualcuno abbia a cuore di sostenervi, pagare la vostra birra e se avete avuto coraggio, le spese della vostra famiglia.

Insomma auguratevi che almeno la politica si curi di voi.

Uomini e donne perbene

Uomini e donne perbene
Io Pippo Bea e Franz
Io, Pippo, Bea e Franz in un momento di relax a Palermo

Gli uomini e le donne perbene in politica stanno sempre a pagare il conto.

L’esclusione di Pippo e Beatrice mi da profonda amarezza poiché toglie a questo Parlamento una voce lucida e coerente, due peculiarità che non piacciono alla “razza” politica delle persone.

Segreteamente era un risultato che immaginavamo, il nostro rosatellum nel rosatellum. Leu è un progetto nato con la morte nel cuore, tre zampe ed un chiodo nella testa.

Fallito, in ogni suo aspetto. Regolamenti nati per non essere rispettati, uomini chiamati per essere sfruttati e voci usate per cantare canzoni di altri.

Insomma, dagli ex compagni del Pd, ci si aspettava il cambiamento che non si era riusciti neanche a proporre nel Pd, invece è nato un figlio zoppo del renzismo, con le stesse dinamiche, gli stessi difetti ed in percentuale, gli stessi voti.

Mi dispiace molto, ma la smetterei di parlare di sinistra, pensando che la sinistra sia solo uno spazio da saccheggiare per inutili idioti.
Forza Giuseppe Civati, forza Beatrice Brignone, due amici che mi faranno compagnia per lungo tempo

Qui il post/commento di Pippo sul risultato del 4 marzo

p.s.

Ho preso in prestito questa vignetta da Mario Natangelo. Spero mi perdonerà per l’uso personale che ne sto facendo. Nel frattempo, se avete tempo, oltre alla pagina facebook di Mario che vi consiglio di seguire, date un’occhiata anche al suo blog.

Occhi aperti a Napoli

Director Fanpage Napoli

Occhi aperti a Napoli e la Campania.

Capisco il momento, ci sono le elezioni, i sacchetti bio che ci tormentano le notti, ma sta succedendo qualcosa agli amici di Fanpage.it e abbiamo tutti il dovere di raccontarla all’opinione.

Non esistono strane coincidenze quando l’abitazione della cognata di Francesco Piccinini (qui la notizia) e l’attività commerciale di un altro collaboratore del giornale (qui la notizia), zompano con atti dolosi durante i giorni di un’inchiesta che sta facendo tremare la Campania e la politica campana.

E’ dovere di tutti i giornalisti, blogger e di chiunque abbia una coscienza civica, raccontare ciò che sta accadendo in un silenzio mortificante oltre che pericoloso.
Forza Franci, Palermo, c’è!

Se non conoscete l’inchiesta, trovate qui tutti gli articoli

Storie di ordinario fascismo

storie di ordinario fascismo - nonni

Diciamocelo, il ritorno del fascismo è irreale, ma i fascisti no.

Ci saranno sempre.

In quest’Italia, e non solo, cI sarà sempre quella voglia di tornare ad una dittatura; morale, fisica, violenta. Potrà essere di parole, speriamo mai di fatti, ma quella voglia, quel sentire, che chiamiamo “fascismo”, forse, non è ancora stato debellato. E’ una legge fisica di ritorni, di ricordi e di profonda immaturità di questo paese.

E’ una storia  di famiglia, sconosciuta, forse, anche alla diretta interessata.

Ricordo gli ultimi mesi prima della nascita di mia sorella Claudia, la piccola. Siamo nel 1989 e mio nonno, anche lui Carmelo, contadino e di sinistra, che aveva vissuto gli ultimi anni del ventennio a Roma, presso il Ministero degli Interni, intento nel supplicare mia madre sulla scelta del nome della nascitura.

Io non capivo, ma leggevo una strana tensione nella sua voce, avevo poco più di 9 anni, ed era per me insolito assistere ad una discussione del nonno preoccupato per cose così “stupide”.

Miriam, era il nome designato per la prossima della famiglia e ricordo lo sbigottimento e le risatine alle parole di mio nonno: “tu non puoi sapere” diceva, “non lo puoi sapere se un giorno torneranno i nazisti ed i fascisti!”

Evitate, non vi costa nulla.

Sembravano parole irragionevoli, dette da un nonno in preda ad un terrificante ricordo da emigrato in Germania e poi costretto dai fascisti a vivere a Roma per campare. Le parole di un folle anziano che aveva fatto la guerra, la seconda e che nella prima ci aveva perso un fratello. Un vecchio, che non si rassegnava al progresso, al nuovo, al futuro. Soprattutto nei mesi successivi alla caduta del muro di Berlino.

Eppure, lette adesso, fanno quasi paura. Fa tremare le gambe non vedere l’uomo imparare dagli errori, anzi, dall’orrore.

L’orrore che faceva vivere i nostri nonni, che il ventennio lo vissero con la fame e la povertà, nel ricordo e col presagio di un futuro di ritorno.

Ecco, forse loro gli italiani, quelli “veri”, li conobbero sul serio e 45 anni dopo ne avevano ancora paura.