Era il 1 maggio del 1947, circa 2000 lavoratori, provenienti da Piana degli Albanesi, San Cipirello e San Giuseppe Jato, si erano dati appuntamento a Portella della Ginestra per tornare a festeggiare il giorno dei lavoratori. Quando all’improvviso la festa venne interrotta da una raffica di mitra partita dalle colline circostanti che lasciò per terra 11 persone morte e 27 ferite. Fu la prima grande strage dell’immediato dopo guerra. La Cgil proclamò uno sciopero generale ed accusò mafia e servizi segreti deviati dello stato quali mandanti di quell’eccidio avvenuto per mano di Salvatore Giuliano.
Due giorni fa, ancora una volta, Cgil storicamente insieme con l’Anpi, Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia, si ritrovano sulla strada di Portella della Ginestra. Dal palco un grido emozionato sottolinea l’importanza di questo primo maggio dove “la lotta alla mafia si è incontrata con l’antifascismo e la Resistenza”.
In un appello promosso dalla CGIL di Palermo e, dal titolo ”Il dovere della memoria, il futuro dei diritti”, si spiega il senso della manifestazione che si svolge 63 anni dopo la strage. ”Portella della Ginestra – si legge nell’appello sul sito dell’ANPI – ha ancora oggi il volto e il sangue di una generazione disperata, privata di diritti, lavoro e democrazia. Ha il profilo inquietante di un emblematico buco nero della giustizia, della responsabilità collettiva, istituzionale. Politica. La prima strage nell’era repubblicana”.
Nel video che abbiamo realizzato troverete le testimonianze di alcuni reduci di quella terribile tragedia e il commosso messaggio del fratello di una delle vittime.
Anche quest’anno ci sentiamo di dedicare ai caduti un sentito ricordo.
Per voi:
Margherita Clesceri,Giorgio Pomodoro, Giovanni Megna, Giovanni Grifò,Vincenza La Fata , Giuseppe Di Maggio, Filippo Di Salvo, Francesco Vicari, Castrenze Intravaia, Serafino Lascari, Vito Allotta.
Articolo scritto con F. Scaglione.

