Hasta la frittura siempre

Forse l’ultima volta che ho usato il bus da Isnello a Palermo è stato tra il ’93 e il ’94. Non è cambiato nulla, manco il freddo delle 5.45.

Lo stesso, che dieci minuti dopo l’arrivo alla fermata mi ha già consumato le scorte di fazzolettini, un polmone, la pettinatura alla Little Tony e attivato la collezione di malattie invernali per l’anno 2018.

Non è cambiata neppure l’abitudine di sapere di cipolla in piena alba, come se a friggere le persone fossero i primi raggi del sole. Un olezzo da competizione. Un po’ come vivere sopra ad una friggitoria pakistana stretta, lunga, buia e, soprattutto, puzzolente. Solo che non sei stato tu a scegliere d’entrare, ma il destino ad assegnarti il vicino imperfetto per te.

Un modo certo per portarsi via il secondo polmone e la sicurezza che oggi non avrai mal di testa. Amen.

Ma se ancora hai una speranza, nel momento in cui stai valutando se dormire o no, acchiana idda: chidda ca parra siempre. Saluta tutti, bacia e abbraccia pure la ruota di scorta, fa due volte il giro dell’abitacolo fino poi a tornare in prima fila a guidare lo scassamento di minchia e disturbare non il conducente, ma l’intero sindacato degli autisti.

Un modo come un altro per lasciare un testamento di confessioni futili del tipo: me marito è tignuso, ma a matina s’ave a fare u shampoo.

Buttana ra miseria.

E qualora ve lo stesse chiedendo, il mezzo, stamattina, profumava di pulito, di brezza madonita, un’odore inconfondile che a me tanto ricorda il sapore dei miei nonni. Ergo, un mu puozzu scurdare!

Hasta la frittura siempre!

 

Scritto da ME

Carmelo Di Gesaro, paranoico amico di se stesso. Lascia una moglie, due cani, una casa ancora da pagare, una scrivania completa di computer, un cellulare con due sim.

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