Le “start-up” hanno rotto il cazzo

start-up hanno rotto il cazzo

Le start-up hanno rotto il cazzo, ve lo dico senza un minimo di preoccupazione sulle “ritorsioni” che subirò per questa affermazione. Le start-up, che in Italia poi sarebbero le attività, tutte, che stanno cominciando un percorso d’impresa, sono state per un lungo periodo la panacea dell’imprenditoria. E se questo di per sé non è un male, ad aver sinceramente rotto i coglioni è stato l’abuso dell’inglesismo.

“Ho una start-up”, ad un certo punto, è stato come dire c’ho la minchia di venti centimetri. Improvvisamente tutti hanno cominciato ad avercela lunga e ancor peggio a spiegare agli altri come avercela ancora più lunga. Una corsa all’allungamento del pene che non si vedeva dai tempi dell’esordio della mailing list.

A Palermo poi si è totalmente confuso il concetto di start-up, dove aziende con un decennio di attività si continuavo a definire “startuppers” di belle speranze. E ci guadagnavano pure. Certo nel 2008 faceva figo, poi di cinquantenne col sigaro.

Uno start-up d’impresa dura più o meno tre anni, mettetevelo in testa. Dieci no. E poi, sappiatelo, per definirsi “startupper” bisogna che la vostra impresa abbia una forte innovazione imprenditoriale. L’impresa delle pulizie è una start-up soltanto se riesce a lavare i pavimenti con la forza del pensiero. Sennò no, è solo una nuova impresa di pulizie.

Sentir parlare di “start-up” all’italiana mi fa letteralmente venire il vomito. Non scherzo. Ogni volta che qualcuno ne parla, distolgo sguardo e mimetizzo la presenza. Vado via. E’ capitato anche che mia sia alzato da tavoli, trattative e conferenze.

È ipocrita, come è ipocrita questo sistema di “presunta” impresa. Si è voluto fare credere alle persone che si poteva creare lavoro, diventar liberi e ricchi, senza spiegare a nessuno come e perché.

Da un certo momento in poi tutti volevo essere dei “Gates” e degli “Jobs” indossando maglioni a lupetto ed occhiali quadrati, dimenticando di vivere in un paese con regole e burocrazia del medioevo.

E se ancora non bastasse, nessuno ha spiegato loro i guai che una scelta del cazzo avrebbe comportato alla loro famiglia. Debiti, erosione dei risparmi e conseguente distruzione della serenità.

Oggi si piangono “startuppers”, domani soltanto dei disperati.

Ugo Forello, amico mio, sfrattato capogruppo

Io e ugo forello

Ugo Forello, attuale capogruppo del m5s in consiglio comunale nonché ex candidato Sindaco, è stato dimesso dal ruolo a Sala delle Lapidi, senza una preventiva riunione di partito (qui la notizia).

Questo è però quello che l’avvocato palermitano dichiara, passando poi al contrattacco e accusando l’area dei “dimaiani” d’ averlo estromesso dopo le parole da lui espresse, in favore dei giornalisti e della libertà di stampa e la presa di distanza dal Vice Premier e “Capo Politico” del movimento, successive all’assoluzione della Raggi (qui la notizia). E allora a me, che di questa storia “non me n’è può frega de meno”, tocca fare la parte del cattivo, regalandovi un profilo di Forello a tutto ex; ex leader di addiopizzo, dei grillini e di tanto altro ancora.

Ugo Forello, ricordiamolo, amico mio, come tradizione cinque stelle vuole, di nuova e vecchia generazione, pratica la politica del “va scupati ‘u mare”, cioè del vatti a spazzare il mare, retorica di un’azione inutile, spesso praticata dagli attivisti quale esempio di “amore” e “attenzione” verso la propria città.

Possiamo infatti ricordarli dediti a “ripulire”, di sabato pomeriggio, alcune spiagge desolate della nostra città o i giardinetti di periferia, ma spesso soltanto in campagna elettorale (giuro sono disinformato sul resto del vostro impegno).

Lui è il “leader”, anzi l’ex, e quindi gli tocca.

Una storia trita e ritrita che vuoi o non vuoi, tra “verdismi” diversi dai “verdinismi”, “ambientalismi” e “associazionismi” vari, tutti, più o meno una volta nella vita, hanno provato.

Io che scopo il mare nel 2007

E’ toccato anche a me, era il lontano 2007, quando ancora queste si chiamavano semplicemente azioni di cittadini “schiffarati”. Poi, disillusi dal risultato, ognuno tornava nelle segrete e dimenticavamo questa brutta storia.

In sostanza ci rendemmo conto, non tutti, di quanto fosse un atto fine a se stesso, anzi fine/o alla fine della campagna elettorale. Utile, probabilmente, forse, per raggranellare qualche commento sui giornali, qualche like e la simpatia di un nostalgico “vaffanculoide”.

Finita la campagna elettorale infatti, non sempre per carità (formula di rito n.d.r.), finiscono le pulizie, finiscono i giardinetti, finiscono insomma quelle attenzioni particolari, cioè di richiamo alla stampa e ricominciano i tradizionali “pipponi” sul web, i pedinamenti digitali e ogni tanto qualche banchetto nel salotto delle città.

Anche a Palermo, capoluogo tra i più attivi in tal senso, il Movimento alle ultime elezioni di primavera si è presentato con la tradizionale strategia della scopata del mare. Lo aveva fatto già nel 2012, per le regionali e le comunali, lo avevano fatto ancora prima di diventare movimento, quando in tanti vi si avvicinarono.

Altri invece, come me, restarono vicini e lontani allo stesso tempo, ad ammirarne la ripetitività.

Ma chi è allora Ugo Forello?

Oggi, anzi ieri, capogruppo dei pentastellati al Consiglio Comunale e ancor prima candidato Sindaco grazie anche all’altro ieri, quand’era volto in bicicletta dell’associazione Addio Pizzo ed avvocato (ragione per cui starò attentissimo a ciò che scriverò n.d.r.).

Io e ugo forello
Io ed Ugo quando abbiamo imparato a riconoscerci

Come le strafighe alle feste me l’hanno presentato decine di volte, ma la volta successiva non si ricordò mai di me. Col tempo, in particolare dopo le elezioni comunali 2017,  finalmente, trovammo il modo di arrivare ad una certa sintonia sino a far scoccare il bacio, doppio bacio, triplo bacio con braccio sulla spalla. Un rapporto che a “noi vippettari” piace tanto mantenere.

La prima volta che le nostre strade si incrociarono, con conseguente presentazione, fu durante l’arresto di uno dei tanti boss della mafia palermitana. Ugo in quei momenti c’era sempre.

All’epoca infatti, Addiopizzo, di cui era membro, coinvolse con euforia la stragrande maggioranza dei cittadini “operativi”, entusiasti, della rivolta antimafia portata avanti dal Comitato. Eravamo tutti felici in quegli anni e quando ne arrestavano uno, i Lo Piccolo, Raccuglia, Nicchi, solo per citarne alcuni e lo ricorderete sicuramente, da Provenzano in poi, diventò consuetudine per la “Palermo radical chic”, andare sotto la questura a festeggiare gli eroi.

C’erano tutti, c’era Forello, abbracciato con gli altri, intento ad ammirare i poliziotti incappucciati. Che bei giorni quelli. Ritrovarsi sotto la Questura, da non imputati e poi, in posa e in favore di telecamera a “festeggiare” quei momenti attesi oltre quarant’anni.

Forello-in-biciServiva pure quello, serve ancora. Lo dico con rammarico e con tutta l’onestà intellettuale, senza “H”, di cui sono capace. Ed Ugo, di quel gruppo di rivolta, fatto di slogan, adesivi e pubblicità, era il volto figo, bello e giovane. Un momento forte di questa città con un “hipster fricchettone” a rappresentarlo. Un ruolo, che noi tutti, per un attimo, avremmo voluto avere e vivere.

E invece no, c’era Forello.

Poi arrivarono le magliette di “addiopizzo” e ad Ugo spettò il ruolo di modello; un novello “Che Guevara”, barbuto come il guerrigliero cubano che però, le magliette, a differenza sua, le indossava. E quelle t-shirt le volemmo tutti, con orgoglio!

Le conserviamo ancora quale ricordo del riscatto di Palermo e da oggi di Ugo Forello.

A te, amico, Ugo.

Mostri: Geppone donne mature (5a puntata)

Geppone donne mature

Geppone è un quarantenne palermitano. Dalle foto che pubblica pare un ragazzo normale, di quelli che ne puoi incontrare tanti per strada e che passano inosservati.

Disoccupato, vive ancora coi propri genitori.

L’aspetto non è inquietante e visto cosa sta arrivando sulla mia casella di posta, è una miglioria.
Porta i capelli rasati, vestito come se fossimo sul finire degli anni ‘90. Sul profilo personale campeggiano decine di foto in casa. Sono più o meno tutte uguali. Lui sta in piedi e sempre con gli “occhiali da soli” (sono gli occhiali da sole, indossati per un selfie dentro casa”).

Tra queste, tante, tantissime, spicca il giubbotto rosso “el pampero”, evidente copia del famoso “slam” da neve.
Ecco le foto in casa, scattate non in modalità autoscatto, sono l’ evidente segnale di una famiglia opprimente, di quelle che ti fotografano perché sei veramente “bello”, ma solo a “mamma soja”.

Geppone è fotografato da qualsiasi angolazione e con qualsiasi simbolo familiare; un quadro dalla cornice dorata raffigurante un vaso di fiori finti; un divano letto con un plaid di flanella; appoggiato al mobile d’ingresso; mentre tiene la gondola, regalo di un viaggio a Venezia e poi, le più “interessanti”, davanti al mare di Isola delle Femmine.
Un grande classico della “singletudine” palermitana. Insomma, un saporito album di presentazione per aspiranti “mogliere”.

L’uomo, sin da subito si mostra un tipo insistente, un po’ sempliciotto, divertente (per me); infatti, pur non avendolo calcolato dopo avergli concesso l’amicizia, usava ripetere come un mantra la catena di presentazione.
A quel punto rispondevo con il tradizionale “pollice in su” e dopo qualche minuto tornava a presentarsi:

“sei di Palermo” ;
”sono Geppone”;
“tu” ;
“Perché non rispondi”.
Pollice in su.

Al quarto messaggio, dopo aver esaminato appunto il “curriculum da amico”, decido di rispondere ai messaggi.
E siamo già innamorati. Pensa.

Per educazione mi presento: “sono Zaira, 71 enne di Canciafrangia Tirrena, vicino Roma”.

Poco interessato alle risposte, Geppone, desidera esclusivamente accertarsi che“Canciafrangia Tirrena” non fosse troppo distante da Palermo e di volere una foto, per assicurarsi che dietro quel “cartoon” ci fosse una donna reale.
Ci vogliono svariati “no” prima che decida ad accontentare la sua curiosità.

“Canciafrangia Tirrena è vicino Roma, te l’avevo già detto!” rispondo piccato.

Poi passo qualche secondo su Google, cercando una settantunenne e alla prima immagine che trovo, sono io. Ero molto annoiato dal loop di domande e determinato a smorzare l’entusiasmo invio la foto di una vecchia con l’obbiettivo di smorzare la voglia di sedurre.

Ovviamente non succede quello che penso, anzi, Geppone chiede un’altra volta se sono di Palermo e poi parte con un “sei una bellissima donna”.

Immediatamente dopo, invia una sua foto, in piedi, dentro la stanza da quattordicenne voglioso. Con uno sguardo ammaliante, Geppone sta appoggiato alla spalliera di una sedia rossa, di quelle con le rotelle, infilata come consuedutine sotto la scrivania di ciliegio “mercatone uno”. Sul volto, gli immancabili “ray ban” a celarne lo sguardo.

Subito dopo arriva il messaggio “ti piaccio io”, la mia mente era pronta a dire “fai cagare”, ma la curiosità di capire dove volesse arrivare mi fece rispondere “sei un bellissimo ragazzo”.

Geppone a questo punto, spedito si lancia in un “peccato siamo lontani” a cui, turbato e divertito, sapendo dove voleva andare a parare decido di rispondere “per fare cosa”.

Dopo qualche minuto di “sta scrivendo” ecco la riposta del quarantenne:

“Ci faccio l’amore mi piace molto farlo con le donne che anno esperienza di sesso”.

Mentre penso alla risposta da inviare, mi accorgo con stupore ed un po’ di vergogna, che la foto inviata a Geppone è quella di una signora appena deceduta.

In pratica avevo fatto il download della copia di un’immagine che riproduceva la foto che sta in bella vista sulla lapide della signora.

La frittata ormai era fatta ed il mio amante era palesemente “straccotto” di una salma. Immaginavo il suo viso sudato, i ray-ban saldati sulla fronte, alzati appena sopra le sopracciglia, unti sulle lenti e saldati alla testa grazie al mix che calore del corpo e sudore copioso sanno creare.

Poco dopo la sua mano sulla patta, magari mentre la madre lo contatta per sapere cosa mangiare quella sera.
Mentre scorro quelle immagini, con un brivido freddo lungo il corpo, ho il colpo di genio per scaricarlo; spostare la conversazione usando un tema caro ai siciliani: la verginità.

“Sono singol da sempre, mi vergogno a fare sesso senza sposarmi”.

Geppone, incredulo, la butta là “tu vuoi sposarmi” e non si ferma più “mi vuoi sposare” e ancora “mi vorresti davvero sposarmi”.
A questo punto voi che avreste fatto? Ecco anch’io. “Perché no?” e rilancio con “hai un lavoro?”, in fin dei conti sono una settantunenne seria. Eh.

Geppone, risoluto, con una punta d’amarezza rilancia “per adesso non lavoro” ed io penso d’avere finalmente la chance per mollare la discussione.

Ma con la vittoria in tasca, il nostro impavido amante, dopo il mio “Geppone come facciamo, vivi con tua madre e tuo padre” avvia il dialogo finale, detto anche a “masculiata”.

“Si vivo con i miei genitori ho perso il lavoro tu stai bene come vivi”
“Pure con i miei genitori, non ho mai lavorato, mio padre, che adesso ha morto, era un padre padrone”
“E vivi con tua madre possiamo scambiarci i numeri di telefono che parliamo voglio conoscerti”
“Per ora no, però poi te lo darò”
“Tu stai bene economicamente”
“No, come faccio a stare bene se non lavoro”
“Quanti anni hai”
“Di nuovo? Ma sei rincoglionito? Ti ho detto 71”
“Ok va bene tu mi piaci molto ti voglio”
“Scusa Geppone, mia madre e caduta dalle scale. ci sentiamo dopo, ciao”
“Ciao ok va bene”

Fine della storia. Poi qualche giorno dopo.
“Ciao che fai dove sei possiamo messaggiare vorrei parlare con te”.

Nessuna risposta per Geppone.

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I contributi per l’autoimprenditorialità

I contributi per l'autoimprenditorialità

Ragazzi sappiatelo, nonostante tutto, per il futuro ci toccherà sempre tirare a campare. Già, perché nonostante i proclami, i redditi di cittadinanza, i finanziamenti per i giovani, il nostro domani, anzi il vostro, resta cupo quanto un lunedì di tempesta.

E se sarà vero che arriverà il reddito di cittadinanza, forse, sarà anche vero che non tutti, pur facendo assai comodo, vogliano restare dei disoccupati “campati” dallo Stato.

Entriamo un attimo nel dettaglio. Parliamo ad esempio dei contributi alle imprese o per i giovani che vogliono mettersi in proprio. Tutto nasce dall’inganno e dalla farlocca idea che il lavoro “lo si deve creare”. Vero, siamo tutti d’accordo su questo, ma come si fa?

Partiamo dal primo punto. I soldi che vengono messi sul piatto, possono bastare per uno sparuto numero di persone, mi pare pure ovvio, ed è assai improbabile che tutti i fortunati possano avere delle idee geniali o capacità tali da riuscire nell’intento di mettersi in proprio.

E vabbè, mettiamo il caso che siete tra questi, se anche la metà di voi, ma lo trovo impossibile, riesca nelle idee, l’altra metà teoricamente potrebbe assumere gli altri. Minchiate. 

L’avvio e la stabilità economica di una nuova impresa, in media, è stimato in tre anni. Quindi, se non siete tra le aziende che nel 90% dei casi fallisce, difficilmente riuscirete ad assumere personale prima del triennio.

Eppure la favola dell’autoimprenditorialità nasce più o meno su questi propositi. Viene pubblicizzato un vortice di denaro enorme al quale tu, cittadino senza alcuna speranza, potrai accedere con facilità al fine di realizzare il tuo sogno. Minchiate bis.

Se infatti i fondi sono realmente disponibili, anche se poi vedremo quanto alcuni di questi siano presunti, vengono distribuiti con dei bandi pubblici a cui però non possono accedere tutti. E qui c’è già il primo inganno. Se sono per tutti, debbono poterci accedere tutti.

La prima fetta di aspiranti imprenditori infatti, nella stragrande maggioranza dei casi non può accedere ai contributi poiché incapaci di supportare il carico a loro spese più il 22% di iva.

Mi spiego meglio.

La quasi totalità dei bandi invero, chiede come requisito che la “persona” che presenta domanda, sia in grado di supportare alla richiesta un co-finanziamento che in genere va dal 20 al 25 % dell’importo totale del progetto, oltre appunto le spese d’iva che non vengono mai finanziate, ergo su 100.000 mila euro, 25 mila del totale richiesto, più il 22% d’iva su 100mila, altri 22 mila euro.

In buona sostanza se non c’hai i “sordi”, non ti avvicinare neppure.

Alcune persone, per partecipare accingono ai fondi di famiglia, che in molti casi non sono neppure sufficienti. Cosa significa questo? I soldi ci sono, ma soltanto per quelli che c’hanno già i soldi. E a casa mia si dice: “picciuli cu picciuli”. Soldi con soldi, infatti se vuoi provare a fare soldi in Italia, attualmente devi avere già i soldi.

Se non bastasse, questi finanziamenti, per essere approvati poi ti richiedono fideiussioni o garanzie di “altro genere”, e per altro genere, visto che siete dei nullatenenti, significano i vostri genitori.

Quindi se c’hai una idea e non c’hai i soldi, chiedi a mamma e papà di farti da garante.

Ma se io c’ho genitori facoltosi, perché devo rivolgermi ad un bando? Ovvio, chi ha il genitore facoltoso, può richiedere dei soldi, pubblici, che alla fine della fiera possono anche perdersi in un progetto del cazzo, gli altri invece “fanculo”. Si attacchino alla canna del gas. E visto che il 90% di queste imprese fallisce, allora perché affidarla a dei nullatenenti?

Inutile quindi aggiungere che suddetti finanziamenti non aiutino la classe meno borghese di questo paese.

Sono un incentivo offerto esclusivamente a ragazzi e ragazze che possono, sprecare denaro, con idee di merda che non muoveranno di un millimetro l’economia di questa nazione e figuriamoci il lavoro.

Tutti gli altri no. Per loro non c’è neanche la speranza.

Mostri: Stereotipato (4a puntata)

Stereotipato

StereotipatoClichè, un linguaggio elementare, spesso sgrammaticato e volgare. Una “fotografia” da film porno di bassa qualità; l’idraulico che viene a casa, il panettiere e lo sfilatino, la “casalingua”, per citare Fantozzi.

Un mondo stereotipato, di frasi fatte e banalità senza fine. Vuoto, perso nello squallore di una dinamica che si ripete senza senso e che probabilmente ripetono a catena di montaggio a centinaia di donne e presunte tali alla quale richiedono “amicizia”.

Conversazioni che cominciano e finiscono quasi tutte allo stesso modo, con un pallido tentativo di conquista in principio, che poi tracima nella penosa eloquenza volgare.

Cosa pensano delle donne è pressoché chiaro, cosa pensano di suscitare un po’ meno. Mi rifiuto di pensare che ci possano essere persone che accettino confronti di tale abbandono morale.
E non posso credere che questa industria della banalità, possa aver in qualche modo creato un “business” credibile e concreto del sesso.

Non posso pensare che uomini e donne, riescano ad incontrarsi nel piacere, con un vocabolario così misero e povero di “appeal”.

E oggi, alla luce di quanto ho letto e partecipato, sono sempre più convinto di quanto sia necessario un ripensamento delle formule sociali di questo paese.

Penso ad esempio all’educazione sessuale, al valore della parola, alla cultura più in generale. Necessitiamo di un ripensamento del significato del termine “coppia” e delle funzioni della “famiglia”.

Questa esperienza ha lasciato in me una profonda crisi individuale, una mancanza anche dal punto di vista sociologico sulla comprensione dell’essere umano, anzi, forse con più precisione, degli strumenti di cognizione.

Lascio questa mia testimonianza affinché questo possa essere un primo passo, un documento, per riflettere, discutere in modo un po’ più concreto del baratro dell’animo umano e degli angoli bui della nostra coscienza.

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L’otto senza contare

ettore petrolini e l' otto

Siamo nel 2018 ed usate i social come nel 2008, scrivete pensieri che manco nel ’98 con foto profilo che vi ritraggono nell’ 88.

Eppure volete essere moderni, citando il ’78, con musiche del ’68, con film del ’58, votando però come prima del ’48.

Insomma c’è un evidente problema che non si limita soltanto agli anni con l’ otto, perché nel ’28, Petrolini, era già più avanti di molti, che oggi sono più “antichi” dei nati nel 1918.

«E io me ne fregio!»

Medio termine per medio mondo

mondo medio, medio termine

Da questa mattina penso solo e soltanto alle elezioni americane di metà mandato. Sarà perché starò incollato alla tv, sarà perché con Mentana, ma questi momenti mi emozionano.

Due anni fa ero assolutamente convinto che Trump avrebbe vinto con la Clinton a fare il Matteo Renzi con più affari da difendere. L’ex first lady troppo lontana da ciò che gli americani chiedevano e già ‘complice’ dei tarocchi per vincere su Bernie Sanders.

Al momento la distanza tra Democratici e Repubblicani si è assottigliata, seppur ad influire siano stati, al ribasso, la tracotanza di Trump e un partito democratico incapace di rinnovarsi.

Ci aspetta una lunga notte, dove i punti percentuali tra gli schiermenti alla Camera saranno molto vicini, con differenze che andranno, a mio avviso, dal’ 1% al 3%, con Trump, sempre in vantaggio, a differenza di ciò che pensano i media locali (55% per i dem). Al senato invece i repubblicani nettamente sopra.

Insomma, chi vivrà Trumperà

Mostri: Un profilo mutante (3a puntata)

Un profilo mutante

Un profilo mutanteSe già non fosse abbastanza assurdo che un uomo si spacci per una donna, intraprenda relazioni virtuali, non volute con degli sconosciuti, ancor più incredibile è stato il mutevole profilo personale della stessa Zaira.
Talvolta mutevole persino con gli stessi interlocutori!

Decidevo infatti di creare delle storie diverse e di far nascere una Zaira dissimile con ognuno dei pretendenti. Ciascuno di loro dunque parlerà con una donna discrepante, seppur con lo stesso alias.

All’inizio in realtà fu assai complicato dover ricordare i dettagli di una storia, di una persona, rispetto ad un’altra, mi scrivevano in centinaia. Poco dopo invece, scoprii questa tendenza comune di non soffermarsi sui dettagli. Da quel momento tutto scorse velocemente e mi dedicai ad ognuno di loro in modo assai sbrigativo.

Il mutamento mi rese tutto più semplice e avevo la speranza che mi scoprissero. Costruivo storie di Zaira palesemente false in modo da indurre lo scrivente sedutorre a deduzioni facili. Non ci poteva essere una Zaira col marito in carcere e contemporaneamente vedova e poi ancora single da una vita.

Eppure, tutte queste incongruenze non inducevano i miei interlocutori a porsi delle domande su ciò che raccontavo. Andavano dritti ad un unico punto: scopare, fosse anche soltanto nella loro testa.

Non aveva alcuna importanza cosa dicessi, non prestavano attenzione su nulla e su niente. Quindi se a Dario dicevo “sono di Roma” e due minuti dopo di un paese che inventavo tipo “Mastronicola in Fidelcastro”, esso non nutriva alcun dubbio, probabilmente perché neanche leggeva.

Tutto questo chiaramente mi scocciava, avrei voluto delle reazioni sulla quale poi far nascere delle conversazioni. E invece niente. Continuavano a scrivere a raffica, provando a chiamarmi, videochiamarmi e poi tentando di invogliarmi con delle foto loro.

L’intraprendenza e l’assoluta mancanza di dignità personale infatti, è una cosa che accomuna praticamente tutta la comunità dei “mostri”.

Essi non si creano alcun problema ad inviare foto personali a torso nudo al primo contatto, ad il proprio numero cellulare al terzo messaggio o l’indirizzo di casa.

Infine, con un forte istinto di “sopravvivenza” non si mortificano nel ricevere risposte altamente lesive della propria immagine, perseguono nell’intento di doverti strappare un incontro di qualsiasi natura.

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10 cose da fare dalle 4 alle 5 del mattino

10 cose da fare dalle 4 alle 5 del mattino

Tra le 10 cose da fare dalle 4 alle 5 del mattino, la prima, indubbiamente, sarebbe dormire, ma nel caso in cui, come me, dobbiate alzarvi per necessità lavorative, allora eccovi un elenco di proposte utili per svegliarvi e cominciare la giornata al meglio. Quasi.

1) Spegnere la cazzo di sveglia che suona ininterrottamente da 20 minuti;

2) Chiudersi in bagno sperando in una bolla temporale che vi riporti all’età di 8 anni, quando l’unico motivo che avevate per svegliarvi era finire il cioccolato nella dispensa;

3) Uscite dal bagno;

4) Una volta vestiti evitare di pensare che giunti all’esterno la temperatura non sia poi così tanto fredda. Sarà freddissima!;

5) Mettete nel portafoglio monete e banconote di piccolo taglio;

6) In auto sintonizzatevi con qualcosa di rilassante, nel mio caso prende solo radio Maria, quindi la spengo;

7) Cercate un bar aperto;

8 ) Se fate un lavoro molto movimentato evitate il cappuccino, non si sa mai;

9) Quelle belle bionde al bancone sono esattamente ciò che pensate. Quindi evitate di prestare attenzione agli ammiccamenti. Con questi occhi da cinese cerchiati come un panda, anzi, una Panda, sarete attraenti solo per uno sfascia carrozze ;

10) Pagate con le monete di piccolo taglio. Quanti caffè può aver venduto un’attività aperta da 10 minuti per avere il resto alle vostre cento euri fiammanti di bancomat?

Una volta usciti dal bar sarete pronti per entrare a lavoro freschi come un salume appena uscito da un frigo.

Guddemoring!

Mostri: Chi è Zaira? (2a p.)

Zaira - mostri seconda puntata
Zaira - mostri seconda puntata
Nei panni di Zaira

Zaira è la protagonista assoluta di questo viaggio nell’abisso dello squallore umano. Un tuffo scoordinato nell’asimmetrico animo dell’individuo qualunque. Zaira è una donna, ma sono io.

È una storia vera, che, a parte i nomi di fantasia, non subirà censure.

La storia di Zaira, questo il nome della protagonista, come anticipato, si sviluppa per caso, quando uno scherzo muta inconsapevolmente in uno studio/inchiesta sui nuovi “mostri” che si nascondono tra le pieghe del web.

Poco dopo aver vestito i panni di una donna, infatti, mi ritrovai invaso da notifiche e richieste di amicizia, tante delle quali, mi parvero sin da subito un po’ inquietanti. I social network però sono così, dopo tanti anni non ci fai neppure caso a ciò che ricevi, figuriamoci poi quanta attenzione si può prestare ad un profilo fasullo. Mai mi sarei messo a filtrare.

Quello che mi stupì qualche giorno dopo è che cominciarono ad arrivare richieste sempre più strane, ma da un target preciso, seppur non individuabile per età o gruppo sociale, erano tutti “arrapati” dalla richiesta facile. Come avessero fatto a trovarmi non riuscivo a spiegarmelo. Probabilmente qualcuno di quelli che avevo accettato funzionava da cavallo di troia, della serie “questa ci sta”, proviamoci tutti insieme. Non trovo altra risposta all’ondata sempre crescente di “nuovi amici” con gli stessi istinti con il quale cominciai ad interloquire.

Ne venne immediatamente fuori un quadro desolante; ero entrato in un giro di “pistolettari” del sesso che mi tormentavano di chiamate, videochiamate, messaggi, “poke” e tutto quanto fosse nelle loro possibilità di utenti digitali. Una realtà che prima d’allora non avevo esattamente percepito.

Quello di Zaira è un profilo praticamente anonimo, con l’immagine personale tratta da un personaggio dei cartoni animati e neanche di quelli avvenenti. Scrive tra le informazioni di vivere a Palermo e non condivide, almeno fino a quando non decido di cimentarmi nel ruolo, praticamente nulla. Ci sono articoli di giornale, qualche like, condivisioni stupide e frasi fatte.

In “copertina” una donna di spalle e poi in seguito, fino alla fine dell’esperimento, una poesia stupida, scritta a macchina da scrivere per trollare un’altra comunità, quella degli autori de “ilmiolibro.com”, storia di cui parlerò in seguito.

Zaira, come dicevo, arriva sul web senza alcuno scopo, se non quello di deridere qualche amico e poi, in seguito, per monitorare la reazione ad alcuni post suscitata da un particolare bacino di utenza: casalinghe, pensionati, uomini e donne fuori dalla mia tradizionale rete di contatti. Insomma, volevo tastare il polso della gente su alcuni contenuti.

Lo scopo era ben chiaro, studiare le reazioni per sviluppare alcuni linguaggi di comunicazione diversi che riuscissero a raggiungere una porzione di utenti differenti dai soliti che frequentavo e che ormai sapevo intercettare.

Quello che non mi sarei mai aspettato accadde però, in messaggistica privata.

Stay tuned.

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