645 è in vendita!

In questi giorni di quarantena ho chiuso la scrittura di un testo a cui tenevo particolarmente; volevo informarti infatti, della pubblicazione di 645: Una storia d’amore ritratto di un’epoca.


–Sei, quattro, cinque, è una storia d’amore fatta di dialoghi immaginari, “dialoghi sordi” e sentimenti che non trovano corrispondenza. Questa non è la storia di due persone soltanto, i personaggi alle volte non hanno nome, sesso, luogo o tempo esatto. È un racconto introspettivo che ripercorre, in un lungo fotogramma, il quotidiano di un uomo innamorato.–
È un’auto-produzione che si sosterrà con le vendite e il passaparola degli amici, il tradizionale metodo del “senza picciuli”.


Su Amazon è già disponibile la versione cartacea (https://bit.ly/Acquista_645) e Kindle (https://www.amazon.it/dp/B089Y5TF8W)
Se vuoi sostenermi con la promozione, ti chiedo di condividere sui tuoi social il link di Amazon.
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Nel caso il libro ti sia anche piaciuto, un modo per sostenermi è quello di rilasciare una piccola recensione sul portale Amazon. Se non ti piace, picchiami in privato appena avremo la possibilità di vederci.Grazie di tutto in anticipo

645, il libro

Ho finito le bozze del mio primo libro (secondo in realtà, primo da solo). Sarà un’autoproduzione e spero vi piacerà. Ulteriori dettagli emergeranno nei prossimi giorni, anche perché al momento non ne ho altri.

Avevo promesso una copertina; eccola qui. Stiamo definendo le ultime cose e sapremo una data di uscita certa (spero magari entro il 14 giugno)

Nel frattempo voglio ringraziare tutte le persone che mi stanno aiutando a capirci qualcosa di più.

Attipo: Fra Fra, Claudia Scavone, Francesca Ferraro, Alessandro Pala Griesche (che sta aspettando la bozza) e Edo (che ancora non ne sa niente)

La gola di Juukan

Nel mondo continuano a persistere atteggiamenti e comportamenti che coincidono con l’indifferenza o talvolta giustificano una presunta disattenzione, intesa come evento marginale, rispetto alla tutela di beni naturali e artistici, che rendono preziosa e unica la storia di questo pianeta.

Se da un lato la distruzione di opere d’arte attiene alla cancellazione di un’opera dell’ingegno di un altro uomo, nella devastazione della natura, si rivela la spregevole essenza dell’umanità nei confronti di un bene irriproducibile, impossibile da sostituire e da immaginare.

Così come dobbiamo al clima e all’ambiente la nostra massima attenzione in un atteggiamento di “scambio” per il benessere collettivo, la stessa considerazione va riservata nei confronti di quei beni comuni che segnano e coltivano la memoria del pianeta, la sua mutabilità, la sua creazione e in questo caso anche la cultura dell’uomo.

La distruzione dell’area archeologica e naturale della gola di Juukan in Australia è una perdita per tutta l’umanità, una sconfitta per la nostra conoscenza e la nostra memoria.

Festa e lavoro nell’Italia di oggi

<<L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione>>

L’articolo 1 della nostra costituzione è la perfetta fotografia di ciò che ogni Paese libero dovrebbe essere; costruito sul lavoro e governato dal popolo.

Le crisi, le emergenze, la globalizzazione spietata, l’indifferenza ci portano spesso lontano dai principi cardine che guidano questa Nazione dal 1946, gli stessi che consentono l’esercizio di una vita libera, democratica, serena.

Il mio pensiero è rivolto chiaramente ai quanti in questi mesi hanno perso la propria autonomia a causa della perdita del lavoro, ai tanti che quel lavoro non ce l’avevano e ancora, ai tanti che quel lavoro lo auspicano da sempre per vivere la propria libertà. La mancanza di lavoro è la più grande schiavitù di questo tempo; è emarginazione, è umiliazione, è privazione della dignità personale e molto spesso familiare.

Il lavoro è il vero collante di una società!

Dimenticare il lavoro in ragione di una qualsiasi altra priorità, è un male per la salute della nostra democrazia, delle nostre istituzioni, della nostra amata Repubblica Italiana.

First, George!

Millenovecentosessantatre, veniva ucciso un uomo, brutalmente; sapeva dire alla sua gente – “se non siamo in grado di porre fine alle differenze, alla fine non possiamo aiutare a rendere il mondo sicuro di tollerare le diversità” – quell’uomo, quel politico, si chiamava John Fitzgerald Kennedy, che il 29 maggio avrebbe potuto compiere 103 anni e senza il 1963, forse, anche due mandati da Presidente degli Stati Uniti e ancora, probabilmente, cambiato la storia del suo Paese.

“Lasciatemi, non riesco a respirare…” sono le ultime parole di George Floyd (27 maggio 2020), a cui hanno tolto la vita allo stesso modo in cui la tolsero a quell’uomo che voleva fare della diversità un valore. George, come John che non aveva altra colpa se non quella di trovarsi davanti ad un altro uomo che ha dimenticato di ascoltare.

I Can’t breath. L’asfissia è una condizione di scarsità o assenza d’ossigeno; l’asfissia da schiacciamento si verifica quando un soggetto è bloccato sotto un peso o una forza tale da impedire la normale respirazione. Non bisogna essere uno scienziato per comprendere che il prolungarsi di questa situazione ha un unico esito possibile: la morte.

George Floyd è stato per svariati minuti con il ginocchio dell’agente Derek Chauvin sul collo mentre era steso a terra al termine di una colluttazione; era ammanettato ed aveva quella che viene definita “fame d’aria”, tipica nei casi di asfissia. Floyd supplicava di smetterla, perché non riusciva a respirare e pregava di non essere ucciso, di essere aiutato.

George è morto sull’asfalto, ucciso da un uomo incapace di sentire la colpa, di gestire la violenza e persino la folla che nel frattempo, accalcata, gli urlava contro di smetterla. Un uomo anche lui, che macchiava così quel distintivo portato sul petto e che richiama ad altre parole, ad altri doveri: “proteggere e servire”.

Protegge e servire, un compito disatteso, violato e umiliato. E se non bastasse questo, a far di più orrore, è stato leggere che George non sarebbe stato ucciso dall’azione cieca della violenza, piuttosto. invece, da un incidente medico (dichiarazione della polizia del 27 maggio 2020).

George Floyd non è stato ucciso, è stato vittima di un incidente, come quando cadi dalle scale e batti la testa accidentalmente.

Ma quanti incidenti dobbiamo ancora sopportare? Per quanti altri anni ancora il colore della pelle rappresenterà un incidente della natura in grado di farti morire?

L’America e noi tutti, piangiamo un uomo che ha avuto la sfortuna di avere la pelle del colore dell’asfalto, lo stesso sui cui è morto come un’ombra appiattita.

Da Minneapolis a New York, passando per Denver, le persone scendono in piazza al grido di “I CAN’T BREATH” (non riesco a respirare n.d.r.) e tornano le tensioni che non vedevamo da un tempo, le stesse che John voleva fermare.

Alla Casa Bianca però, non c’è il sostituto di John, ma uno che definisce le proteste, opera di teppisti.

Corsi e ricorsi.

Siamo potenzialmente di fronte ad un nuovo caso Rodney King? Anche allora, una morte per incidente da uomo, causò la rivolta (Los Angeles 1992) e 30 anni dopo la situazione appare persino peggiorata.

È tempo che gli Stati Uniti, terra di libertà e di opportunità, guardino dentro i recessi bui della loro anima; la stessa che ritiene accettabile che esistano movimenti suprematisti, che si guardi ancora al bianco e al nero, che permetta ad un uomo di legge di andare in giro con un berretto con su scritto “Make whites great again”. E ancora, che permetta al suo Presidente di costruire muri.

JFK è morto sognando un paese più equo, più giusto, più uguale, ed oggi, giorno del suo compleanno, l’unico augurio che possiamo farci è che il suo sogno diventi realtà.

Carmelo Di Gesaro e Giovanni Scarlata

A cazzo di cane.

Ci chiudono in casa due mesi, non succede sostanzialmente nulla. Prima ci dicevano “è tutto a posto” e poi muoiono più di ventimila persone. Poi Boris Johnson veniva deriso e adesso puntiamo all’immunità di gregge perché in fondo, Boris, aveva solo spoilerato.
Quindi, in definitiva, apriranno tutto e continueremo ad ammalarci a caso.
Abbiamo perso soldi, lavoro e amicizie, ci siamo spaventati, prosciugato le riserve di lievito, farina e uova. Abbiamo rinunciato a tutte le nostre abitudini, aperto al controllo della nostra privacy, pagato a vuoto assicurazioni e abbonamenti, acquistato garze per mascherine a 70€ l’una, ci siamo rotti i coglioni con decine di video chiamate, pubblicato ogni singolo orrido angolo della nostra casa, cantato dai balconi, solidarizzato con Zingaretti, pianto per Sepùlveda, ascoltato ogni sera Sallusti, cazziare De Luca, ci siamo fatti dare lezioni di igiene da Barbara D’Urso, abbiamo scoperto che si può scampagnare sui tetti e lo abbiamo fatto per niente.
Grazie Italia, #andràcomesempreèandata
A cazzo di cane

Il ritorno delle seconde case

Ragionamenti sul domani, il ritorno delle seconde case.
Finita l’emergenza covid-19 succederanno molte cose, tra queste, arriverà l’estate e riemergeranno vecchie abitudini.
In questo momento pensare al futuro sembra lontano, difficile, ma torneremo ad una forma di normalità e abbiamo l’obbligo di immaginare cosa accadrà.
La prima tappa di questo percorso, a mio avviso, sarà la necessità di riconquistare la serenità, la libertà e alcune forme di “svago” dimenticate.
Quelli come me, assaporano ancora le estati felici passate nei paesi, nelle campagne, nelle piccole case al mare e legano i propri bisogni di libertà, alla normalità di quelle vacanze, di quei ritmi, di quello stile di relax.
Dopo questa esperienza di clausura forzata, causa di stress, molti di noi torneranno mentalmente e fisicamente a voler riassaporare quelle estati lì (anche perché mancheranno risorse e volontà per altro tipo di vacanze).
Ai Sindaci, agli amministratori, associazioni dei tanti luoghi un tempo meta di turisti da seconda casa, penso in particolare alle Madonie, auguro di mettersi in moto sin da ora per riuscire ad offrire al più presto servizi (es. connessioni internet pubbliche, servizi navetta), attività, parcheggi, biblioteche, aree verdi, piste ciclabili, aree giochi, ma anche, se possibile, finanziamenti per ristrutturazioni private, incentivi, e quant’altro per permettere loro un felice ritorno nei paesi d’origine e sfruttare al meglio un’occasione irripetibile per il rilancio dell’economia di tanti borghi dimenticati

La questione delle grigliate sui tetti

Fino ad ora, nella lotta al coronavirus, al rispetto delle regole, tutto sommato, la città di Palermo aveva mantenuto una sua dignità.
Certo, ripensandoci, allo scattare dell’allerta nazionale sono stati presi d’assalto i negozi h24.
Poi qualcuno ha alzato il tiro volendo saccheggiare i supermercati e adesso, giusto per non farsi mancare nulla, siamo alle feste e grigliate sui tetti.
Ora, oltre alla discutibile scelta di arrostire sul tetto di un palazzo, che non mi stupisce più di tanto poiché già visto in tempo di pace, queste persone non tengono in conto il fatto che i tetti non sono progettati per essere calpestati in massa e per farci balli di gruppo, mettendosi dunque pericolosamente a rischio.

https://bit.ly/2K3fvEV

Mia suocera beve, “dipende tutto dall’infanzia”

Con la #SquadraDeSilva abbiamo scelto di leggere con voi “Mia suocera beve” di Diego De Silva e dopo le pubblicazioni di Martina Guercio e Luciana Cusimano, tocca di nuovo a me. Siamo nel quinto capitolo che si chiama “Dipende tutto dall’infanzia”.

Come già detto, ambiamo alla vittoria, per cui lasciateci un like e fatevi un giro sulla pagina di Iorestoacasaeleggo per confrontare le nostre letture con quelle degli “avversari”.
Ciaooooo

Mia suocera beve, fine 2°capitolo

Come sapete sto partecipando al gioco promosso dal Comune di Isnello#IoRestoACasaEleggo.
Avevo scelto di leggere con voi “Mia suocera beve” di Diego De Silva e mi ero interrotto a pagina 6 del secondo capitolo che finisco in questo nuovo video.
Con Luciana Cusimano e Martina Guercio siamo la #SquadraDeSilva e ovviamente ambiamo a vincere quest’iniziativa. Per cui lasciateci un like e fatevi un giro sulla pagina di Iorestoacasaeleggo per confrontare le nostre letture con quelle degli “avversari”